Recensione di “Soul Blueprint”, di Gianni BardaroTempo di lettura: 1'

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“Soul Blueprint” colpisce per la varietà dell’ispirazione compositiva e l’intensità delle percussioni. Ecco la recensione del nuovo disco di Gianni Bardaro

Recensione di "Soul Blueprint", di Gianni Bardaro

GIANNI BARDARO

SOUL BLUEPRINT

  • EMARCY, 2012 (UNIVERSAL)

Gianni Bardaro (alto); Randy Brecker (tr, flic #2, #4, #7); Francesco Calì (pf); Andreas Hatholt (cb); Jacob Hatholt (batt); Samuel Torres (conga, perc #7)

L’ultimo lavoro discografico di Gianni Bardaro riluce di una concezione musicale molto efficace e originale, nella quale ogni dettaglio è ben pensato e curato, dalle composizioni alle dinamiche all’utilizzo degli ospiti. Colpisce particolarmente la grande varietà nell’ispirazione compositiva. I brani spaziano dal free (molto articolato e quasi bop, come in Against) a composizioni in 11/8 (la brillante Dav) a morbide ballad.

Le tracce sono caratterizzate dalla presenza di numerosi episodi differenti (duetti tra strumenti diversi, riff aggressivi, linee bop, swing). Randy Brecker esalta le tre composizioni in cui è ospite, ma colpisce la ritmica dei fratelli Hatholt, a proprio agio nei tempi dispari più complessi così come nello swing più semplice. Notevole il livello di intensità che Bardaro riesce a raggiungere, ben coadiuvato dall’apporto al pianoforte di Francesco Calì, sempre propulsivo e molto originale nel sostenere il quartetto. (EM)

Neffertiti / Il tempio della nuvola bianca / Dav / Against / Into / Flame In Blue / Illegal / Beso de negra / A Slow Walk To No-Action

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