Jazz, abbiamo scelto i 50 album imperdibili del 2012Tempo di lettura: 45'

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La redazione di Jazzit ha selezionato le migliori produzioni discografiche del 2012: ecco i migliori album jazz dell’anno

Jazz, ecco tutti gli album imperdibili del 2012

PAOLO ALDERIGHI

PIANO SOLO

  • ABEAT, 2012

Paolo Alderighi (pf)

Il piano solo è una pratica insidiosa, può estasiare o trasformarsi in vuota auto-celebrazione. Alderighi sfoggia un talento interpretative che prende le distanze da aridi esibizionismi accademici. Il programma, composto di soli standard, pesca nel repertorio della New Orleans Era, delle big band, del musical e dell’american songbook, con lo sconfinamento europeo di Manoir de mes rêves del grande Django Reinhardt, affrontando differenti stili attraverso una proprietà di linguaggio(i) che non difetta al pianista milanese.

Le riletture possono prendere direzioni alternative, come nel caso di Love For Sale, o aderire all’assetto morfologico originale (Four Brothers, Muskrat Ramble, The Kid From Red Bank, Shreveport Stomp), sempre esaltandone il corpo melodico. Una tecnica che rilegge la tradizione pianistica da Jelly Roll Morton a Fats sWaller, da Erroll Garner ad Art Tatum. (ADV)

The Nearness Of You / The Sheik Of Araby / Four Brothers / Manoir de mes rêves / Muskrat Ramble / The Kid From Red Bank / My Romance / Love For Sale / Shreveport Stomp / How Long Has This Been Going On / Tea For Two / It’s All Right With Me / Embraceable You

JACOB ANDERSKOV WITH AGNO STIC REVELATIONS

GRANULAR ALCHEMY

  • IL K, 2012

Chris Speed (ten, cl); Jacob Anderskov (pf); Michael Formanek (cb); Gerald Cleaver (batt)

La metafora del titolo, “alchimia granulare”, definisce molto bene la musica composta per questo disco dal pianista danese Jacob Anderskov. I quattro brani, ognuno dedicato a un elemento o a un materiale, sono costruiti attraverso la sovrapposizione di traiettorie apparentemente indipendenti: le linee melodiche delle ance di Speed, organizzate in sequenze ampie e cantabili, l’accompagnamento puntillista del pianoforte e, alla base di tutto, il lavoro della ritmica di Formanek e Cleaver, che scompongono la scansione ritmica in maniera del tutto libera.

Ognuna delle componenti ha una particolare “granularità” (ossia un suo spessore, una sua grana, un suo carattere tattile) che si va a fondere alle alter in un’alchimia sempre prossima al punto di tensione. Ognuno dei brani ha poi il proprio carattere peculiare: morbido il primo (sedimenti), scabro il secondo (sabbia), malinconico ma affilato il terzo (metallo), mobile e aereo il quarto (vento-cielo), con alcuni dei momenti più lirici del disco. (SP)

Sediments / Sand / Metal / Suite: Wind – Sky

BAD UOK

ENTER

  • AUAND, 2012

Leonardo Rizzi (ch, ch bar); Federico Pierantoni (trn); Andrea Calì (Rhodes, pf); Andrea Grillini (batt)

Il sound di “Enter” è costituito dalla miscela di jazz e rock con spunti free, riff all’unisono e ritmiche serrate (vedi 105 pt. 1). Caratteristica ed essenziale è la presenza del trombone di Federico Pierantoni, che non fa rimpiangere l’assenza del basso. I timbre sono vari e differenti (Rhodes, piano, chitarre e trombone con effetti) e a volte l’estetica dei brani richiama quella degli anni Settanta, come nel lungo assolo di Andrea Calì in 105 pt. 2.

Composizione emblematica delle intenzioni eversive del gruppo è 1112: parti in contrappunto, assolo, riff, suoni elettronici di trombone definiscono lo stile, che si ispira alle istanze creative degli ultimi quattro decenni, coniugando la ricerca espressiva del free con quella timbrica del rock.

Notevole la traccia 66: basata su un bel riff di piano dalle complesse linee melodiche, sfocia in una parte di chitarra distorta che precede l’improvvisazione collettiva guidata dal suono trattato del pianoforte. Una tavolozza sonora originale e di incomparabile varietà. (EM)

Intro / 105 pt. 1 / 105 pt. 2 / 66 / 1112 / 33 / 1003 / Congo / 88 / 1000 / Enter

PAOLO BADIINI 4ET

SAVE THE FLAG

  • ABEAT, 2012

Gianni Azzali (ten, sop); Roberto Soggetti (pf); Paolo Badiini (cb); Roberto Lupo (batt)

Paolo Badiini è un musicista tout court. Alle spalle ha una carrier sinfonica di prestigio (è stato diretto da Riccardo Muti e ha collaborato con Luciano Pavarotti, Placido Domingo e con la Slovenian Philharmonic Orchestra) e un’attività da sideman al fianco di cantautori (tra cui Franco Battiato). Ora è al suo esordio discografico da leader in ambito jazz.

Sin dalle prime note, quelle della title- track, carica di un potente groove, emerge una delle dominanti stilistiche di Badiini: una corda profondamente bluesy e swingante, dalla tonalità volutamente incerta e imprecisa e dal timbre oscuro e legnoso, tale da evocare Charlie Haden, così come accade in seguito nell’eccitata Sex, Drugs And Blues.

La scrittura di Badiini ha uno spettro ampio: è melodica e lirica, tendenzialmente romantica, come racconta la struggente ballad You Don’t Know What Is Inside Me (eccellenti i contributi di Azzali al soprano e di Soggetti al pianoforte) ma ha dentro di sé sfumature free (Tristano). (LV)

Save The Flag / Dark Mirror / Not There Yet / You Don’t Know What Is Inside Me / Sex, Drugs And Blues / Lullaby For Dino / Take It Or Leave It / Tristano

 BEPPE BARBERA

SOLO & DUO

  • E-EDIZIONI, 2012

Beppe Barbera (pf); Alberto Mandarini (tr, flic)

Disco che narra di un intenso amore per il jazz, di frequentazioni colte, di lontani echi popolari. Colori contrastanti e linguaggi differenti coabitano nel tocco sincretico di Barbera. L’accorato Tema di Giovanna esteriorizza in modo compiuto questa inclinazione con una partitura articolata, sul filo di un emozionale espressionismo descrittivo diviso fra ampi sviluppi tematici e dissonanti fughe, supportato dall’incisiva liricità della tromba di Mandarini.

La composizione, insieme a Le strade del bazar e Theme From The Gold Rush, fa parte del lavoro di sonorizzazione sul cinema muto svolto in sede live dal pianista nel corso degli anni. La scaletta procede alternando brani in duo (i dialoghi ispirati di A Daisy Is Born e Mother) a esposizioni al piano solo come il crepuscolare Bujo o gli omaggi al jazz: quello tradizionale, con l’evergreen Do You Know What It Means [To Miss New Orleans], e quello più evoluto di Monk con Pannonica. (ADV)

A Daisy Is Born / Do You Know What It Means [To Miss New Orleans] / Tema di Giovanna / Bujo / Le strade del bazar / Pannonica / Mother / Theme From The Gold Rush

LIONEL BELMONDO TRIO

PLAYS EUROPEAN STANDARDS

  • DISCOGRAPH, 2012

Lionel Belmondo (ten, sop, fl, flauto alto); Sylvain Romano (cb); Laurent Robin (batt)

Il trio di Belmondo esprime un’estetica jazz classica, che diventa qui lo strumento per rielaborare celebri temi firmati dai più importanti compositori europei di tutti i tempi: Bach, Brahms, Tchaikovsky, Fauré, Wagner, Chopin e altri. Il minimalismo della formazione rende il progetto interessante, con un sound malinconico e notturno.

Compaiono a volte momenti quasi bucolici, specialmente quando Belmondo suona il flauto (Elégie), e altri caratterizzati da aperture quasi funk e soul, ma in generale le atmosphere sono cupe e riflessive. Il trio sviluppa una propensione corale all’assolo e l’interplay, senza che ci sia un solista in primo piano. Rielaborare temi di giganti della musica classica è sempre un’operazione delicata, in questo caso si apprezzano l’aspetto timbrico e la sensibilità di Belmondo. (EM)

Passionate / Cercle mineur / The Love Of A Dead Man / Elégie / Desillusion / Sérénade / Come Sweet Death / Prélude / Assimilation / Song To The Evening Star / In The Bleak Midwinter

BERTELLI/ARRIGHINI TRIO

HARMONITALY

  • SPIRITOJAZZ, 2012

Federico Bertelli (arm); Riccardo Arrighini (pf); Riccardo Fioravanti (cb); Stefano Bagnoli (batt); Stefano “Cocco” Cantini (alto #3); Ruben Chaviano (vl #5)

Fra i pochi specialisti italiani dell’armonica cromatica, Federico Bertelli si conferma strumentista dotato di uno stile agile e fiorito, che coniuga la facilità tecnica con il lirismo e l’amore per la melodia. Il programma di “Harmonitaly” comprende alcune canzoni pescate dal miglior repertorio della musica leggera italiana, un paio di standard, alcune composizioni originali e un omaggio ad Alberto Borsari (Filipino Waltz), il bravissimo e sfortunato armonicista scomparso, ancor giovane, nel 2008.

Trait d’union è un melodismo sereno e solare, che ben si coniuga con lo stile di Bertelli. Il gruppo che lo accompagna non ha bisogno di presentazioni: si tratta di alcuni dei nomi più solidi della nostra scena jazz, che assicurano un sostegno esemplare per efficacia e pulizia. (SP)

E la chiamano estate / Amore baciami / Filipino Waltz / Sus-Ann-Steps / Piccolo valzer per armonica / E se domani / Fred’s Works / Blame It On My Youth / This Masquerade / Non ti scordar di me / Fontazzi Blues

PAOLO BIRRO

MONK’S FAVORITES SOLO PIANO

  • ALMAR, 2012

Paolo Birro (pf)

Thelonious Monk è unanimemente considerato uno dei più grandi compositori del jazz moderno. Questo spiega il grande numero di riletture e omaggi al suo lavoro di scrittura che sono usciti sul mercato, anche recentemente. La ricerca di Birro copre invece un’area spesso negletta dagli estimatori del pianista americano, vale a dire la rilettura di quei brani che a Monk piacevano e ha suonato lungamente, pur non avendoli scritti in prima persona.

Si tratta in genere di canzoni pop degli anni Trenta, rivisitate in origine col suo filtro di bopper degli anni Quaranta e di genio tout court. Ecco allora che l’omaggio di Birro diventa interessante, perché al contempo svela un aspetto di Monk meno conosciuto e regala uno spaccato della sensibilità musicale del pianista italiano. Un disco intelligente, ben congegnato e ben suonato. (EM)

These Foolish Things (Remind Me Of You) / Dinah / Just You, Just Me / Just A Gigolo / Lulu’s Back In Town / I Surrender Dear / Liza (And The Clouds’ll Roll Away) / I’m Confessin’ (That I Love You) / Remember / Smoke Gets In Your Eyes / All Alone / A Ghost Of A Chance / Between The Devil And The Deep Blue Sea

MICHAEL BLAKE

IN THE GRAND SCHEME OF THINGS

  • SONGLINES, 2012

Michael Blake (ten); JP Carter (tr, elettr); Chris Gestrin (Rhodes, pf el, Moog); Dylan van der Schyff (batt)

Canadese, ma attivo a New York fin dagli anni Ottanta, il sassofonista Michael Blake si è distinto come membro dell’area creative del jazz americano (Lounge Lizard, Steven Bernstein, Ben Allison, Hamid Drake, Medeski Martin & Wood, Nicole Mitchell, Jazz Composer Collective oltre al suo fortunato gruppo Kingdom of Champa). Questo quartetto è interamente canadese, ma conserva l’impronta tipica di Blake: composizioni che sono come lunghe suite cinematografiche, caratterizzate dal timbro etereo di Carter e dalle tastiere di Gestrin (che fa anche le veci del basso).

Ma il disco può passare indifferentemente dall’elettronica al post-bop, fino al free o a sonorità post-rock, mantenendo un’unità di suono e approccio, prima ancora che di stile. Un musicista e un gruppo che meritano più attenzione di quanta ne abbiano finora ricevuta. (SP)

Road To Lusaka / The Variety Hour / Cybermonk / Willie (The Lonely Cowboy) / The Searchers / Big Smile / A View Of Oblivion / Freedom From Exile / Cordiale Drive / Treat Her Right / Serenity Lodge

ANDREA BOLZONI /DANIELE FRATI

IMPROVISING DIALOGUES

  • SETOLA DI MAIALE, 2012

Andrea Bolzoni (ch, effetti, live loops); Daniele Frati (batt, perc, live electronics)

“Improvising Dialogues” è un progetto coraggioso, costruito con l’intrecciarsi dei dialoghi estemporanei tra la chitarra di Andrea Bolzoni e la batteria di Daniele Frati. Si tratta di un’evidente “immersione” nell’improvvisazione totale, nei mondi avant-garde e free in cui l’espressività, in questo caso esaltata dal brillante (e irriverente) uso dell’elettronica, diventa molto più importante del singolo gesto tecnico strumentale.

La varietà timbrica è affascinante: alcune tracce propongono atmosfere inquietanti molto legate all’effettistica (Disagreement, Pink Thoughts), altre sono più musicali, come Interstellar Dialogues, sviluppata tra i bicordi della chitarra e la ritmica serrata della batteria, o il tema con delay di Expressed Monologue. (EM)

Reunion/ Disagreement / Pink Thoughts / Surgery Room 1 Rebellion / Interstellar Dialogues / Expressed Monologue / Reflection / Butterflies / Incomprehensions / Obscure Dialogues / Surgery Room 2 Incisions / Then You Don’t Understand / Break Up Message / Surgery Room 3 Blurry / Inhale Exhale

CÉLINE BONACINA TRIO

OPEN HEART

  • ACT , 2012

Céline Bonacina (bar); Kevin Reveyrand (b el); Hary Ratsimbazafy (batt); featuring Himiko Paganotti (voc); Pascual Schumacher (vib, glockenspiel); Mino Cinelu (perc); Michael Wollny (pf #12); Lars Danielsson (cb #12)

Caratteristica della musica proposta dal trio di Céline Bonacina (in questa occasione coadiuvato da ospiti illustri) è quella di essere molto ben strutturata, generalmente basata sui riff ritmici dei bassi, privilegiando ambienti modali.

Le melodie sono spesso minimali, con la reiterazione di brevi frammenti, e la proposta musicale è esaltata dalle scelte timbriche. Pertinente la preferenza accordata al basso elettrico, che ammorbidisce il sound, come ben si ascolta in Wild World, mentre le percussioni regalano un tocco fiabesco e la voce di Paganotti, spesso costruita con strati sovraincisi, è particolarmente originale e sensuale. Chiude il disco un brano registrato live, dalle atmosfere misteriose. Senza dubbio un lavoro notevole e particolare. (EM)

Souffle d’un Songe / Circle Dance / Wild World / Bayrum / So Close So Far / Watch Your Step / Out Of Everywhere / Pierrot / Desert / Open Heart / Snap The Slap / Lonely Dancer (bonus track)

COLLETTIVO BASSESFERE

SENZA ALIBI

  • COLLETTIVO BASSESFERE, 2012

Vincenzo Vasi (theremin, voc, elettr); Beppe Scardino (bar, cl b, arm); Fabrizio Puglisi (pf, sint, toy piano); Edoardo Marraffa (ten, sop); Cristian Calcagnile (batt, glockenspiel); Mirko Sabatini (batt); Enrico Sartori (cl, cl alto); Antonio Borghini (cb); Lullo Mosso (voc, b el); Alberto Capelli (ch); Pasquale Mirra (vib)

Bassesfere è un collettivo fondato nel 1992 per favorire la diffusione della musica improvvisata e avant-garde. Si capisce così subito come “Senza alibi” sia un disco di matrice contemporary, realizzato da una formazione atipica che sviluppa una profonda ricerca musicale. Si alternano brani con temi ben definiti e parti strutturate come L.O.V.E. ad altri con frammenti parlati, improvvisazioni collettive, esperimenti puri. Il disco è stato registrato live in differenti occasioni, motivo che spiega la cospicua energia che caratterizza le performance. Un lavoro creativo e molto originale, senza compromessi. Anche il booklet e il layout sottolineano la cura nel progetto. (EM)

Allee der kosmonauten / L.O.V.E. / Negato / Alice Reprise / Il niente e il poco / Violet Sunrise / Alice / Oska T / Toska / Kosmonauten Reprise

CORVINI/FERRAZZA/VANTAGGIO

TRÄUME

  • ZONE DI MUSICA, 2012

Claudio Corvini (tr, flic); Jacopo Ferrazza (cb, b el); Valerio Vantaggio (batt)

“Träume” è un disco caratterizzato da temi morbidi, soavi e onirici, con la ritmica propulsiva e ben presente che sostiene la tromba lirica di Corvini. La costruzione dei brani si basa molto sull’interplay che lega i tre musicisti, ed emerge senza dubbio la batteria come motore propulsivo del trio, come ben si ascolta in Teal Dreamer e Träume.

L’assenza di strumenti armonici permette naturalmente di giocare sulle ambiguità legate agli accordi, che non sono mai espressi esplicitamente (Looking At The Moon). Molto interessante è anche l’approccio dinamico: in questo senso è significativa la traccia Journey In The Lost, ricca di stop, chiaroscuri e momenti più melodici. Notevoli i groove congegnati da Vantaggio, spesso di matrice techno o hip hop, che arricchiscono il già ricco lessico musicale del trio esplorando ambiti originali e diversi. (EM)

Leave Your Love And Put It In A Dream / La mantide / Sliding Like A Meteor / Teal Dreamer / Träume / Deep Side Of Insanity / Looking At The Moon / Journey In The Lost / Another Star Is Coming To Town

COURTOIS/ERDMANN/FINCKER

MEDIUMS

  • LA BUISSONNE, 2012

Vincent Courtois (vlc); Daniel Erdmann (ten); Robin Fincker (ten)

Un violoncello e due sax tenori non sono esattamente la formazione che ci si aspetta per un trio jazz: ma chi conosce Vincent Courtois, con le sue scorribande nei settori più creativi del jazz d’Oltralpe, sa bene che da lui è normale aspettarsi l’inaspettato. Lo confermano anche le quattordici tracce di questo disco, nelle quali riescono a incontrarsi free, sonorità classiche, musica contemporanea, tenute insieme da un’attitudine all’esplorazione e al rischio.

Pienamente a proprio agio anche i due partner: Fincker, francese, classe 1983, ed Erdmann, nato nel 1973, tedesco di nascita, ma spesso attivo in Francia. Entrambi si sanno muovere con disinvoltura nelle complesse e mutevoli geometrie di questa musica, che può passare senza soluzione di continuità da densi e intricate arrangiamenti a momenti di improvvisazione libera. (SP)

Mounting / Mediums / Entresort / Une inquiétante disparition (1) / Regards / Jackson’s Catch / Une inquiétante disparition (2) / Rita And The Mediums / La femme sans corps / Bengal (1) / Bengal (2) / Bengal (3) / La nuit des monstres / The Removal

GIUSEPPE DELRE

GATEWAY TO LIFE

  • ABEAT, 2012

Giuseppe Delre (voc); Michael Rosen (ten, sop); Gaetano Partipilo (alto); Francesco Lomangino (fl); Ettore Carucci (pf, Rhodes); Mirko Signorile (pf); Vincenzo Abbracciante (Rhodes); Nando Di Modugno (ch cl); Mauro Gargano (cb); Camillo Pace (b el); Mimmo Campanale, Fabio Accardi (batt); Cesare Pastanella (perc); Strings Session (vl, vla, vlc)

Dopo aver esplorato il nutrito songbook di Cole Porter nel disco d’esordio, Delre si confronta con l’arte del songwriting firmando dieci brani originali cui affianca due cover, E se domani e Yesterday. “Gateway To Life” riassume i molteplici interessi musicali dell’artista pugliese che assomma al jazz la canzone d’autore (Una vecchia storia), il soul (Live Your Time) e nuances brasiliane (Se, in portoghese), recuperando le atmosfere porteriane in A Life Together e Let Me. Un album sospeso tra classicità e modern style con una ricerca timbrica coadiuvata dall’eccellente carnet di ospiti. (ADV)

Rebirth To Life / The Moment / In The Middle / Se / Live Your Time / A Life Together / E se domani / The Young Lady / Whispers / Una vecchia storia / Let Me / Yesterday / E se domani (alternative radio edit version)

ANTONIO DI LORENZO

  • ANGELS

BUMPS, 2012

Antonio Di Lorenzo (batt, perc); Davide Penta (cb); Vince Abbracciante (fisa, Rhodes); Vito Di Modugno (Hammond); Michael Marrano (corno); Claudio Chiarelli (alto); Fabrizio Scarafile (ten); Michele Marzella (bar); Giorgio Distante (tr); Marc Ribot (ch); Paolo Montaruli (cb #6); Mirko Signorile (Rhodes #6); Vincenzo Deluci (tr #6)

“Angels” è il terzo lavoro discografico di Di Lorenzo, ed è caratterizzato da una commistione di elementi di jazz classico e parti imprevedibili e lancinanti, come ben espresso nell’introduttiva Angels. Le composizioni sono molto elaborate e ispirate ai mondi più vari: More Fire cita il riff di apertura di Fire di Jimi Hendrix, ci sono brani in quintetto con Hammond e parti orchestrali, e l’arrangiamento di Arrivederci di Umberto Bindi è geniale tanto quanto la scelta della canzone stessa. Si tratta di un disco denso di sorprese, suonato da un ensemble particolarmente dotato: tutti I musicisti sono virtuosi e ispirati, e una menzione particolare va al lavoro di Marc Ribot. (EM)

Angels / More Fire / My Gospel (For Don Tonino Bello) / Woodstock Mud / I Remember Godfather / Arrivederci / Norwegian Wood / Sad Country

EAST RODEO

MORNING CLUSTER

  • EL GALLO ROJO, 2012

Nenad Sinkauz (ch, voc, effetti); Alfonso Santimone (elettr, tast, sint, pf, programmazione); Alen Sinkauz (b el, cb, voc, effetti); Federico Scettri (batt); Marc Ribot (ch #3, 6, 7); Warren Ellis (vl #8); Greg Cohen (cb, megafono #8); Ivana Sajko (voc #8); Giulio Ragno Favero (pf, oggetti #6)

Con otto anni di attività e oltre cinquanta cd prodotti, la Gallo Rojo si è ormai conquistata una sua precisa identità, basata (anche se sembra una contraddizione) sull’assenza di preclusioni stilistiche e sull’apertura verso qualsiasi tipo di contaminazione. Non fa eccezione questo “Morning Cluster”, in cui i tempi dispari della tradizione balcanica (i fratelli Nenad e Alen Sinkauz, creatori del gruppo, sono croati) si mescolano con rumori elettronici, distorsioni, ritmi ipnotici, melodie circolari, dense stratificazioni sonore, il tutto innervato da un amore jazzistico per l’inaspettato e da un’energia decisamente rock. Jazz? Rock? Post-rock? Forse, soltanto musica al di là dei generi. (SP)

Trom / Mrs. Cluster / Crni Grad / 939 HZ / Ballad Of LC / Straws In Glass / American Dream / Step Away From The Car / Re: Trom / Brod

KURT ELLING

1619 BROADWAY. THE BRILL BUILDING PROJECT

  • CONCORD JAZZ, 2012

Kurt Elling (voc); John McLean (ch), Laurence Hobgood (pf); Clark Sommers (cb); Kendrick Scott (batt); featuring Ernie Wats (ten #5, 8); Christian McBride (voc #7); Joel Frahm (ten #4, 7), Tom Luer (alto #11 e ten #2, 4, 11); Kye Palmer (tr #11, flic #2, 4, 11)

Alla guida di un quintetto rimasto pressoché invariato rispetto al precedente album “The Gate” (Concord Jazz, 2011), a eccezione del contrabbassista e batterista, Kurt Elling dà alla luce un disco che continua a offrire interpretazioni di un repertorio a metà strada tra standard jazz (come On Broadway, Tutti For Cootie e Shoppin’ For Clothes) e pop (come You Send Me di Sam Cooke, A House Is Not A Home di Burt Bacharach, American Tune di Paul Simon e So Far Away di Carole King).

Elling si destreggia tra una funkeggiante Pleasant Valley Sunday e sonorità rhythm & blues (I’m Satisfied) e old fashioned (Tutti For Cootie, che misura il cantante su un timing swing rétro e alla Cab Calloway). Ma sono le ballad romantiche come American Tune a esaltare le sue doti vocali baritonali, tra vibrati, suoni profondi e rotondi, sensibili e magistralmente controllati. (LV)

On Broadway / Come Fly With Me / You Send Me / I Only Have Eyes For You / I’m Satisfied / A House Is Not A Home / Shoppin’ For Clothes / So Far Away / Pleasant Valley Sunday / American Tune / Tutti For Cootie

FLU(O)

ENCORE REMUANTS

  • CIRCUM-DISC, 2012

Christian Pruvost (tr); Olivier Benoit (ch); Stefan Orins (pf); Christophe Hache (cb); Peter Orins (batt)

I cinque musicisti che qui si presentano sotto il nome di Flu(o) fanno parte, in realtà, di un più ampio collettivo, chiamato Muzzix, che comprende una trentina di musicisti ed è attivo a Lille, nel nord della Francia. Il batterista Peter Orins ne è uno dei fondatori e direttori musicali, oltre che membro di numerose band e animatore di svariati progetti musicali.

Il titolo del disco definisce i Flu(o) come “ancora inquieti”, ed è una definizione calzante per la loro musica, nella quale si fondono anime diverse: free, funk, rock, elettronica, sovrapposizioni polimetriche, echi di minimalismo, sentori di jazz nordico, il tutto declinato in un fluido e mercuriale umore urbano. I brani, tutti scritti da Orins, consistono in lunghe suite composte da pannelli di carattere contrastante, che sfumano incessantemente l’uno nell’altro, alternando improvvisazione e composizione, rumorismi e melodismi, lirismo astrale e ritmiche muscolari. Imprevedibili, nel senso più positivo del termine. (SP)

Dévorait l’air / Frigorifique / Annam / Fluo / Toujours remuants / Polly

FLUT3IBE

MOIRÉ

  • NU BOP, 2012

Stefano Benini (fl, fl basso, didgeridoo); Michele Gori (fl, fl alto, fl basso); Stefano Leonardi (fl, fl alto, fl basso); Matteo Turella (ch); Enrico Terragnoli (b ac); Nicola Stranieri (batt)

Intento dichiarato di “Moiré” è quello di «suonare l’intera tradizione jazzistica attraverso una ricerca flautistica spregiudicata e originale». La formazione è molto particolare, basata com’è sui timbri dei tre flauitisti, con il didgeridoo di Benini a caratterizzare ancora di più la varietà timbrica. Alcune composizioni sono acquerelli modali (Plastic Vortex ,la prima parte di To Be), altri brani sono invece molto articolati e con più sezioni (Moiré).

Il ritmo è senza dubbio uno degli elementi di fascinazione dei Flut3ribe, come dimostrano i 7/4 di Chaotic Paths e i 5/4 di Escape From Hope e Ancient Space e l’uso dei riff e gli assolo ritmici di The Jumping Cat. Nella grande varietà sonora spiccano l’energia selvaggia, gli assolo collettivi e le atmosfere tribali, che rendono l’ascolto di “Moiré” un’esperienza intensa. (EM)

Plastic Vortex / Moiré / Chaotic Paths / Red Landa / To Be / Escape From Hope / The Jumping Cat / Whitesox / Ancient Space

LETIZIA GAMBI

INTRODUCING

  • JANDO MUSIC, 2012

Letizia Gambi (voc); Max Ionata (ten); Antonio Faraò (pf); Dario Rosciglione (cb); Lenny White (batt); Chick Corea (pf); John Benitez (cb); Nick Moroch (ch); Patrice Rushen (pf); Dave Winch (cb); Gil Goldstein (pf); Wallace Roney (tr); Vince Evans (pf); Dave Finch (cb); Ron Carter (cb); Hector Del Curto (bandoneon); Axel Tosca (pf); Gato Barbieri (alto)

L’esordio di Letizia Gambi è memorabile per numerose ragioni: la presenza di musicisti di valore mondiale nella line up (tra gli altri, Ron Carter, Chick Corea, Gil Goldstein), la scelta dei brani, che privilegia le radici italiane (con composizioni di Battisti, Modugno, Pino Daniele e un’aria di Donizzetti), gli arrangiamenti molto curati che richiamano contemporaneamente sia lo smooth jazz internazionale sia la canzone popolare del Sud Italia.

Le atmosfere del jazz convivono con quelle più morbide del pop, e i richiami alla classica e all’opera impreziosiscono il taglio stilistico di “Introducing”, rendendolo particolarmente originale ed evocativo. (EM)

Secret Tears / Appocundria / And I Think Of You / Soli / You Are So Special / A Time / ‘O sole mio / The Question Of U / Passione / Bachelorette / The Love Of Your Life / My Town / Munasterio ‘e Santa Chiara – In A Sentimental Mood / Yo soy el sur

JAZZ SEXTET

ALL MY TOMORROWS

  • CAT SOUND, 2012

Ralph Reichert (ten); Kurt Weiss (tr); John Mosca (trn); Danilo Memoli (pf); Stefano Senni (cb); Mauro Beggio (batt)

Il Jazz Sextet è un’entità formatasi dall’integrazione di Mosca e Weiss nell’operativo Newropean Quartet. Visto l’assetto ambiguo della formazione, Memoli nelle liner notes la definisce «quasi una small-big band», in grado di proporre nuove chiavi di lettura del repertorio classico attraverso arrangiamenti mirati. Gli evergreen sono un’ottima palestra e “All My Tomorrows” ne contempla sette, cui si aggiungono due composizioni scritte dal pianista, Dan’s Tune e Bouquet.

Alza il sipario When Lights Are Low a firma di Benny Carter, esposto nella rilettura di Benny Golson. Seguono due intramontabili come Stormy Weather, indolentemente fascinosa, e Satin Doll, lasciando il compito di spingere sul pedale dello swing a Dan’s Tune. La title-track è una stupenda ballad di Van Heusen, che prelude alla poligamia metrica di Bouquet. Sensuale e inesorabile il blues a congedo Teach Me Tonight. (ADV)

When Lights Are Low / Stormy Weather / Satin Doll / Dan’s Tune / All My Tomorrows / Bouquet / Just One Of Those Things / Street Of Dreams / Teach Me Tonight

MIMMO LANGELLA

SOUL TOWN

  • GB MUSIC, 2012

Mimmo Langella (ch); Tommy De Paola (Hammond, Rhodes); Guido Russo (cb); Pasquale De Paola (batt)

La formazione protagonista di “Soul Town” è il classico quartetto per Hammond e chitarra, in linea con le similari line up di Wes Montgomery/Jimmy Smith e George Benson/Jackie McDuff, solo per citare le più famose. Protagonista d’obbligo è naturalmente il groove, sviluppato in brani divertenti e ben congegnati, tra beat rock and roll, swing, ballad e funk.

La ritmica dei fratelli De Paola è precisa e attenta, l’Hammond a volte succinto (Soul Town) a volte energico e invadente (Work Song), mentre Langella evidenzia un suono allo stesso tempo caldo e tagliente, con un fraseggio a volte aggressivo e nervoso (spesso arricchito da numerosi bending), in altri casi più jazzy e rilassato. Echi di inseguimenti polizieschi televisivi si mescolano a suoni funk, rock, realizzando un mix energico che richiama il JTQ così come il primo Santana, garantendo il divertimento all’ascoltatore. Ottima l’intensa chiusura di Pas Word, psichedelica e sognante. (EM)

Green Tuesday / Soul Town / Work Song / Pastry Cream / Messers P. N. / One Step / Waiting / Pas Word

FRANCESCA LEONE

NEW COMPOSITION

FO(U)R, 2012

Francesca Leone (voc); Guido Di Leone (ch); Renato Chicco (pf); Dario Di Lecce (cb); Andy Watson (batt)

“New Composition” convoglia le due passioni di Francesca Leone, jazz e musica latina, equamente ripartite fra nuove composizioni e riletture di brani provenienti da incisioni precedenti. La vocalità matura, dal timbro caldo e ricercato, associata a una perfetta dizione, svela accenti che richiamano le grandi interpreti della tradizione jazz d’oltreoceano.

Di Leone, co-autore di sei tracce, manifesta un fraseggio cool perfettamente intonato all’eleganza mainstream di Chicco, creando fondali sui quali la voce si muove in modo disinvolto, tra ammiccamenti al musical (In New York), vetrina per le calibrate dinamiche di Watson, e incursioni nell’idioma portoghese (l’ironica Bolsa Nova). La cantante barese flirta con l’ipnotismo afrocubano di Rumba For Kampei, cimentandosi con lo scat nel swingante Chester Blues, dedicato a Jimmy Van Heusen, per tornare sulle rotte latin in Aperitivo e Ronco. (ADV)

In New York / Bolsa Nova / Aperitivo / My Friend / It’s You / Ronco / My Little Frog / Rumba For Kampei / Chester Blues / Kisses Through The Fingers

LIVING COLTRANE

OUT OF THIS WORLD

  • INCIPIT, 2012

Stefano Cantini (ten, sop); Francesco Maccianti (pf); Ares Tavolazzi (cb); Piero Borri (batt)

L’album è il seguito di “Living Coltrane” (Incipit, 2011) e riprende l’idea di rendere omaggio a John Coltrane, proponendo brani scritti sia dal musicista americano sia da altri autori, con una particolare predilezione per le atmosfere modali. La formazione è di levatura stellare e gli ottimi arrangiamenti enfatizzano ulteriormente le grandi capacità dei singoli, come dimostra l’originale versione di Naima, molto ritmica e intensa, quasi afro.

L’iniziale Out Of This World è emblematica del sound complessivo: il riff incalzante di basso introduce un sound tipicamente anni Sessanta, rivisto però dalla personalità dei musicisti, con begli assolo (memorabile quello di Cantini, che tra l’altro cita il tema di Resolution). Ottima anche la conclusiva I Want To Talk About You, più serena e tranquilla dopo gli energici interventi precedenti. Emblematiche le note di copertina di Enrico Rava, che testimoniano la bellezza del lavoro. (EM)

Out Of This World / Crescent / India / Everytime We Say Goodbye / Naima / Tunji / Miles’ Mode / I Want To Talk About You

JORMA KALEVI LOUHIVUORI/ANTTI KUJANPÄÄ

LITTLE BLUE

CAM JAZZ, 2012

Jorma Kalevi Louhivuori (tr); Antti Kujanpää (pf)

I dettami del nordic sound rientrano solo in parte nella proposta dei due musicisti finlandesi. Nel disco trovano posto anche riferimenti alla più classica tradizione jazzistica afroamericana (Mercury, Better Times Ahead, I Hear You). “Little Blue”, come recita il titolo, è una piccola parte (metà organico) del precedente progetto a otto mani “Big Blue”, che vedeva la presenza della sezione ritmica Huhtala/Leppänen.

La musica, di conseguenza, manifesta un andamento più libero, dilatato, dai risvolti inattesi, fatto di pause, assenze, spazi aperti e impressionismo timbrico, attento alle sfumature e alle dinamiche; si fa descrittiva nella solennità introdotta da Our Song, paesaggistica in Northern Lights, con gli arpeggi colti di Kujanpää e i sussulti mediorientali della tromba di Louhivuori, diffondendo echi di Chet Baker e Tom Harrell nella malinconica I Hear You. Le tracce sono originali eccetto Opening, brano di Kenny Wheeler proveniente dalla The Sweet Time Suite. (ADV)

Our Song / Mercury / Northern Lights / Opening / Better Times Ahead / I Hear You / Blue / Little Blue

ROBERTO MAGRIS SPACE TREK

ALIENS IN A BEBOP PLANET

JMOOD, 2012

Matt Otto (ten); Roberto Magris (pf); Dominique Sanders (cb); Brian Steever (batt); Pablo Sanhueza (congas); Eddie Charles (voc)

Lontano da esposizioni filologiche, mode, manierismi o tronfio virtuosismo, Magris e il suo Space Trek contemplano il passato da una prospettiva fresca e moderna dai tratti personali. Doppio CD che “spazia” nella storiografia del jazz con una propensione all’era del be bop, tra forme classiche (On Cloud Nine, Cosmic Storyville, Nobody Knows) e proiezioni aliene (Blues Clues On The Lunar Sand, A Night In Cydonia, Signals And Prayers). Tredici brani originali e cinque cover fra cui spicca la celeberrima Giant Steps di Coltrane in un’intensa versione piano solo. (ADV)

CD 1: Blues Clues On The Lunar Sand / Across The Borders–Beyond The Faith / A Night In Cydonia / Nostalgia / On Cloud Nine / Sat / Robbin’s Space Bolero / Aliens In A Bebop Planet / Chachanada CD 2: New Cos City / Signals And Prayers / The Gypsy / Nobody Knows / Cosmic Storyville / Giant Steps / Rhythms From The Floating Space / On Cloud Nine – Duet / Saturn Sun Ra / Audio Notebook

MAURIZIO MINARDI

MY PIANO TRIO

  • BELFAG OR LAB EL, 2012

Maurizio Minardi (pf); Nick Pini (cb #1, #2, #4); Jason Reeve (batt #1, #2, #4); Felice Del Gaudio (cb #3, #5, #6, #7, #8, #9, #10); Roberto Rossi (batt #3, #5, #6, #7, #8, #9, #10)

Inciso fra Londra e Bologna, questo inedito piano trio mostra Minardi alle prese con due differenti line up: Pini/Reeve e Del Gaudio/Rossi, già col pianista nel Quartetto Magritte. Nove composizioni dell’artista bolognese, di cui Einaudito, Canicola e Breton pubblicate in precedenza, più una bonus track, Magritte (remix), ripresa con l’aggiunta di campionamenti, loop e un arrangiamento orchestrale.

L’incedere circolare riecheggia atmosphere meditative care a Ludovico Einaudi (cui si ispira Einaudito), concedendosi inserti contrastanti come gli accenni hip hop della ritmica in Shiny. Ne risulta un approccio colto, filtrato in maniera discreta dalle sfumature provenienti dai diversi interessi musicali di Minardi, dando al disco un elegante taglio ibrido a indirizzo moderno. Breton esibisce un minimalismo poetico dall’andamento libero. (ADV)

Shiny / Poppies / Einaudito / Perludio / Clapham Park / Canicola / Magritte / Tulipano Nero / Breton / Magritte (remix)

 

MP’S JAZZY BUNCH/MARCO POSTACCHINI OCTET

LAZY SATURDAY

  • NOTAMI JAZZ, 2010

Marco Postacchini (ten); Simone La Maida (alto); Samuele Garofoli (tr); Massimo Morganti (trn); Andrea Solarino (ch); Emanuele Evangelista (pf, Rhodes); Gabriele Pesaresi (cb); Alessandro Paternesi (batt)

Il Marco Postacchini Octet esordisce con un lavoro dinamico, dagli eloquenti riferimenti a un passato (dal bop al jazz elettrico) aggiornato nell’aspetto morfologico con una trasposizione moderna. La freschezza del linguaggio, sottotitolato da ironiche citazioni come Little Steps (Coltrane docet), si associa alla voce personale e ben delineata.

Frequentazioni modali e una metrica irrequieta si combinano ad arrangiamenti orchestrali in cui i fiati, in sincrono o su piani sovrapposti, creano asimmetrie tematiche (L’attesa). Fondamentali le figurazioni poliritmiche di Paternesi, contestuali all’impianto narrativo composito, su cui si innestano le improvvisazioni dei vari solisti che sfociano in intensi dialoghi (Holden’s Night è un valido esempio) sostenuti dallo swing battente. (ADV)

Lazy Saturday / Angel’s Eyes / Little Steps / Settembre / Holden’s Night / Lost In Modulation / Un attimo dopo / Pig’s Song / L’attesa

FRANCESCO NEGRO

SILENTIUM

  • ALFAMUSIC, 2012

Francesco Negro (pf); Igor Legari (cb); Ermanno Baron (batt)

Nonostante “Silentium” sia un esordio discografico, quello guidato dal pianista salentino Francesco Negro, classe 1986, è un gruppo nato nel 2009 in occasione dell’International Jazz Master Program di Siena. Il titolo dell’album si rivela essere un manifesto espressivo, come dichiara lo stesso leader: «Vedere la musica da una prospettiva diversa, cioè quella del silenzio dei suoni».

In verità nella musica del trio c’è molto più del silenzio: ci sono momenti d’improvvisazione totale (Primo frammento e Secondo frammento), due frammenti per l’appunto sicuramente ben organizzati e “composti”, ma anche partiture ben scritte, come il dolce valzer Nevamente, il groove statico di Clear The Way, il drive afro di Withdrawn e la danza La mia Africa con variazioni di black chords lirici e coinvolgenti. Interessante il contrasto tra il suono deciso, cristallino e carico di armonici di Francesco Negro (che si celebra nel brano dal titolo La finestra sul cortile), la cavata legnosa di Igor Legari e l’alternanza di accentazioni, forti e deboli, di Ermanno Baron. (LV)

Primo frammento / Nevamente / Clear The Way / Secondo frammento / La finestra sul cortile / Withdrawn / Angiolina / Koala / Via Reggio Calabria / La mia Africa

ANGELO OLIVIERI CAOS MUSIQUE

LIVE @ CASA DEL JAZZ

TERRE SOMM ERSE, 2012

Angelo Olivieri (tr); Vincent Courtois (vlc); Marco Ariano (batt); Antonio Pulli (elettr)

L’ambito nel quale si muove Angelo Olivieri con il suo Caos Musique è quello della “ricerca”: nel senso che ognuno dei brani sembra partire, più che da una strada prefissata, dalla ricerca di una strada. Ecco dunque che si incontrano free, elettronica, musica classica, contemporanea, etnica, persino una canzone di Brassens. Il tutto, senza mai rinunciare alla melodia; anzi, Olivieri e Courtois si ritagliano ampi spazi di lirismo e di cantabilità.

Le lunghe esplorazioni dei quattro musicisti mantengono sempre un’asciuttezza cameristica e assumono il carattere di dialoghi paritari fra la tromba sottile e intima di Olivieri, il violoncello di Courtois che sa assumere la pienezza di un’intera sezione d’archi, le percussioni di Ariano, che generano spesso più colori che ritmi veri e propri, e infine l’elettronica di Antonio Pulli, che interagisce in tempo reale con gli altri partner. (SP)

Strange Attractor / Azul / Me And Myself / The Hero’s Waltz / Dans l’eau de la claire fontaine / Jimi’s Wings / Chernobyl’s Lullaby / My Colors / Strawberry Mambo / Bambini

MARCO OLIVIERI TRIO

ONDA ANOMALA

  • ZONE DI MUSICA, 2012

Marco Olivieri (pf); Daniele Basirico (b el, cb); Claudio Sbrolli (batt, perc)

Filosofia e musica. Sintesi canalizzata dal pianista veronese (romano d’adozione) Marco Olivieri nella sua opera prima, “Onda anomala”. Un solido background che annovera studi di composizione, classica, jazz, colonne sonore, teatro e una laurea in Filosofia, filtro imprescindibile del suo rapportarsi con l’esercizio musicale. Composizioni al servizio di una rilevante sensibilità melodica che dispensa temi accattivanti, integrata da una vision aggiornata del jazz e libera da costrizioni stilistiche.

Una vena poetica schietta, discretamente ironica e colma di sensazioni che produce gioiose improvvisazioni; bandita ogni forma di intellettualismo asettico. L’impronta swing della title-track, sollecitata dalle bacchette di Sbrolli, lascia il campo al lirismo estatico di una romantica ballad come Bianchissima. Olivieri fruisce di un arrangiamento pop per Viaggio di note, investendo sui ritmi carioca in Colpo di gioia e atmosfere blues in Farewell, Little Fairy. (ADV)

Onda anomala / Bianchissima / Aldebaran / Viaggio di note / Farewell, Little Fairy / Colpo di gioia

ROBERTO OLZER TRIO

STEPPIN’ OUT

  • ABEAT, 2012

Roberto Olzer (pf); Yuri Goloubev (cb); Mauro Beggio (batt)

Di “Steppin’ Out” colpisce il sound fresco e originale, pur essendo un disco realizzato dalla più classica delle formazioni jazz, il piano trio. Atmosfere cristalline caratterizzano le ottime composizioni, con mood in generale notturni e misteriosi, e momenti a volte classicheggianti, come nel tema della iniziale Die Irren (To R. M. Rilke). Particolarmente brillante è il lavoro al contrabbasso di Yuri Goloubev (come si ascolta in Pat’s World) che si rivela un ottimo deuteragonista: spesso esegue i temi ed è inoltre autore di due brani.

Notevole la rilettura dei Police, Every Little Thing She Does Is Magic, con il drumming di Beggio in primo piano. Gli umori sonori sono allo stesso tempo lievi ma pieni, con una perfetta sinergia dei tre strumenti, e nell’insieme della registrazione si apprezza la bella estetica di trio proposta: appropriate chiaroscuri, un’ottima varietà ritmica, temi memorabilia e ben scanditi. (EM)

Die Irren (To R. M. Rilke) / Pat’s World / Filosofo / Gloomy Sunday / Every Little Thing She Does Is Magic / Clay / Romanza / FF (Fast Forward) / Sad Simplicity / The Edge

ALESSANDRO PATERNESI P.O.V QUINTET

DEDICATO

  • RADAR, 2012

Alessandro Paternesi (batt); Francesco Diodati (ch); Gabriele Evangelista (cb); Simone La Maida (sop, alto); Enrico Zanisi (pf)

“Dedicato” mette in luce un’ottima formazione, caratterizzata da un bel sound contemporaneo e originale e numerose idee compositive, esecutive e di arrangiamento. Già dal primo brano, Bass vs Melody, si capisce la prevalenza dell’aspetto ritmico nella concezione di Paternesi. La costruzione preferisce riff che s’intersecano, con groove quasi hip hop a sorreggere le idee musicali. Sensazione che si reitera con D. B. parte 1, composizione tutta giocata sull’accostamento ritmico di una battuta in 7/8 a una in 4/4, e sull’uso di riff e timbri di guitar sinth.

Molti brani hanno più anime, con differenti sezioni che si sviluppano in sequenza, come si ascolta in C. Z.: il dialogo iniziale della batteria e del pianoforte sfocia nel bel tema di sax, costruito sul riff del contrabbasso, e prosegue con l’assolo di chitarra, protagonista del crescendo che porta al selvaggio finale. (EM)

Bass vs Melody/ Song For India / Vai…lentina / C. Z. / I’ll Remember You / D. B. parte 1 / Parte 2 / B. B. / Corale / Per Chopin parte 1 / parte 2 / Mè…me

CHRIS POTTER

THE SIRENS

  • ECM, 2012

Chris Potter (sop, ten, cl b); Craig Taborn (pf); David Virelles (pf, celeste, harmonium); Larry Grenadier (cb); Eric Harland (batt)

Dopo aver inciso numerosi album da sideman (a fianco di Holland, Swallow e più recentemente Moran e Motian), Chris Potter firma il suo esordio da leader in casa ECM. Potter ha sempre centellinato le sue uscite da leader e con “The Sirens” sceglie un ensemble acustico e un nuovo songbook di sue composizioni originali a eccezione di un solo brano, The Shades.

Si passa da un’atmosfera sospesa ed eterea come quella di Dawn (With Her Rosy Fingers) ad ambientazioni di grande tensione emotiva (The Sirens), basate su un sistema armonico modale (Wine Dark Sea) o su cadenze ritmiche di stampo latino (Kalypso), tra minimalismo eurocolto (The Shades) e un groove moderno (Stranger At The Gate).

Il gruppo si muove con eleganza ma ciò che colpisce è il suono di Potter (sia al tenore sia al soprano), che si estende per tutta la gamma sonora dello strumento: un sound secco e al tempo stesso ricco di armonici, che si esprime con un fraseggio più rilassato rispetto al passato, ritmico e al tempo stesso morbido e lirico. (LV)

Wine Dark Sea / Wayfinder / Dawn (With Her Rosy Fingers) / The Sirens / Penelope / Kalypso / Nausikaa / Stranger At The Gate / The Shades

ANTONIO RAGOSTA

IL MARE E L’INCANTO A ROMA EST

SLAM , 2012

Antonio Ragosta (ch, ch portoghese); Paolo Damiani (vlc); Tony Cattano (trn); Irene Angelino (fl); Emiliano Pallotti (fisa); Stefano Napoli (cb); Pasquale Angelini (batt)

La caratteristica principale di “Il mare e l’incanto a Roma Est” è costituita dagli arrangiamenti originali e ben definiti che nascono dal mix di ritmica jazz e violoncello, flauto e accordion. Si tratta inoltre di un lavoro particolarmente piacevole perché l’aspetto timbrico (dato dalla formazione atipica) e compositivo sono importanti tanto quanto quello improvvisativo. Ragosta ha un bel suono di chitarra, a volte colorato dall’ottimo uso di effetti, e tecnicamente è un virtuoso, come ben si ascolta nell’assolo di La ronda.

La scelta di affiancare diversi strumenti alla sua chitarra nelle esposizioni tematiche (flauto, trombone, e così via) è indovinata e regala ulteriore varietà a un progetto già poliedrico e spumeggiante. Un lavoro molto articolato e ben costruito, che mette in rilievo le ottime doti compositive e di arrangiamento di Ragosta. (EM)

Lascio al caso / La ronda / Invisibile / Alessandra / Tristalia / Viaggioman / Variabile / Consumo / L’ultimo Baol

LEE RITENOUR

RHYTHM SESSIONS

  • CONCORD, 2012

AAVV tra cui: Lee Ritenour (ch, ch ac); George Duke (Rhodes, Moog); Stanley Clarke (b ac); Dave Weckl (batt); Kurt Elling (voc); Marcus Miller (b el); Christian McBride (cb); Chick Corea (pf); Larry Goldings (Hammond); Tal Wilkenfeld (b el); Peter Erskine (batt); Vinnie Colaiuta (batt); Dave Grusin (pf)

Il titolo del quarantacinquesimo album solista di Ritenour (!) allude naturalmente alla varietà e alla qualità delle differenti sezioni ritmiche che lo accompagnano nel progetto, che comprendono alcuni tra i nomi più blasonati del jazz mondiale: da Chick Corea a Marcus Miller, da Peter Erskine a Christian McBride, da Vinnie Colaiuta a Tal Wilkenfeld. La musica mantiene lo stile caratteristico del chitarrista americano: smooth jazz molto ben suonato e rifinito, con echi di pop ed easy listening. Interessante la scelta dei brani, che alterna composizioni originali a tracce di matrice pop rivisitate con gusto, come dimostra la bella versione di Maybe Tomorrow degli Stereophonics. (EM)

The Village / River Man / Fat Albert Rotunda / 800 Streets By Feet / Children’s Song #1 / LA By Bike / Maybe Tomorrow / Spam-Boo-Limbo / July / Rose Pedals / Dolphins Don’t Dance / Punta del Soul

RUSCONI

REVOLUTION

  • QILIN, 2012

Stefan Rusconi (pf, pf preparato, effetti, voc); Fabian Gisler (cb, effetti, voc); Claudio Strüby (batt, nastri, voc); Fred Frith (ch #4)

Il giovane pianista svizzero Stefan Rusconi si muove, con il suo trio, sulla linea tracciata da gruppi ormai storici come gli E.S.T. o I The Bad Plus: ritmiche sostenute, con uso frequente di ritmi binary al posto della scansione swing; melodie accattivanti ispirate a certo post-rock o avant-rock (Hits Of Sunshine e Theresa’s Sound- World, ad esempio, sono cover dei SonicYouth); manipolazioni e distorsioni elettroniche del suono; brani strutturati secondo logiche che sfuggono alla classica sequenza tema-assolo-tema.

“Revolution” è il quinto disco del trio, ma il primo a godere della promozione e distribuzione di una vera e propria casa discografica (è comunque disponibile per il download anche sul loro sito, a offerta libera). Fra i brani più riusciti, Alice In The Sky, un ipnotico crescendo in stile Radiohead, che si avvale dell’acida chitarra di Fred Frith come ospite speciale. (SP)

Berlin Blues / Massage The History Again / Milk / Alice In The Sky / Kaonashi / False Awakening / Templehof / Hits Of Sunshine / Theresa’s Sound-World

WILL SCRUGGS JAZZ FELLOWSHIP

SONG OF SIMEON. A CHRISTMAS JOURNEY

  • WILLIS I MUSIC, 2012

Will Scruggs (ten, sop, bar); Brian Hogans (pf); Dan Baraszu (ch); Tommy Sauter (cb); Marlon Patton (batt); Kinah Boto Ayah (perc); Joe Gransden (tr #6); Joe Grandsen (tr); Ryan Whitehead (cl); Brian Hogan (alto); Norm Ficke (ten); Wes Funderburk, Travis Cottle, Lee Watts (trn)

Se c’è un genere ad altissimo rischio di sentimentalismo, è quello dei “dischi di Natale”. E quindi, onore a Will Scruggs per aver messo insieme un’opera serissima, profondamente spirituale, che rilegge, in una coerente linea narrativa, una serie di brani tratti da fonti diverse: canti gregoriani, composizioni rinascimentali e barocche, carole popolari, spiritual afroamericani, inni protestanti. Il tutto arrangiato in un linguaggio jazzistico del tutto contemporaneo ed eseguito da un eccellente ensemble. (SP)

Part I: The Glory: O Come, O Come, Emmanuel / The Annunciation – Gabriel’s Message / Song Of Mary – Magnificat / God Rest Ye Merry, Gentlemen / Song Of Simeon – Nunc dimittis / Go Down, Moses / Part II: The Light: Lo, How A Rose E’er Blooming / We Three Kings / T’ Was In The Moon Of Wintertime (The Huron Carol) / Ideo Gloria / Joy To The World

NICOLA SERGIO TRIO

ILLUSIONS

  • CHALLENGE, 2012

Nicola Sergio (pf); Stéphane Kerecki (cb); Fabrice Moreau (batt)

Bel tocco, scioltezza tecnica, propensione per la melodia sono le doti che spiccano immediatamente nel pianismo di Nicola Sergio. Calabrese di nascita, ma attivo da alcuni anni a Parigi, il pianist si presenta qui con un trio francese, impegnato in un programma composto quasi interamente di propri brani originali, che si distinguono per le atmosfere molto evocative e per la distesa cantabilità, oltre che per una peculiare ricerca armonica, la cui chiara matrice impressionista rivela una solida formazione classica.

Gli unici brani del disco non firmati da Sergio sono i tre che stanno proprio al centro: Gretchen è un lied schubertiano, arrangiato come un duetto tra pianoforte e contrabbasso; Be My Love è uno standard, affrontato con piglio maturo e personale; For Jan, infine, è una composizione di Kenny Wheeler, con il cui mondo espressivo brumoso e introverso Sergio dimostra una particolare affinità. (SP)

Pèlegrinage à l’île de Cythère / Suspense / Parfum / Butterfly / Gretchen / Be My Love / For Jan / Il poeta romantic / La ballata dei due amanti / Chopin Is Dancing Tarantella!

WADADA LEO SMITH & LOUIS MOHOLO -MOHOLO

ANCESTORS

  • TUM

Wadada Leo Smith (tr, perc); Louis Moholo-Moholo (batt, perc, voc)

Le note di copertina del disco evocano, per descriverne la musica, l’immagine dei griots, i cantastorie africani che erano considerati il tramite fra la comunità e gli spiriti degli antenati. E il paragone è calzante, per questo incontro fra due leggende come Smith e Moholo-Moholo. I due sono diversi per origini (americano il primo, sudafricano il secondo) e per radici musicali (da una parte il blues e l’avanguardia dell’AACM, dall’altra la gloriosa tradizione del jazz sudafricano).

Li accomuna invece la generazione (nato nel 1940 Smith, nel 1941 Moholo-Moholo) e un’inesausta spinta creativa. Le tracce di “Ancestors” sono lunghe conversazioni improvvisate: la tromba, lirica ed eterea, galleggia in libertà sul brulicante tappeto percussivo della batteria, in cui polimetrie africane si mescolano a un’inesauribile fantasmagoria di suoni e timbri. Un’esperienza ipnotica, quasi sciamanica, che richiede all’ascoltatore la più assoluta concentrazione. (SP)

Moholo-Moholo /Golden Spirit / No Name In The Street, James Baldwin / Jackson Pollock – Action / Siholaro / Ancestors

JENS SØNDERGAARD QUARTET & BOB ROCKWELL

MORE GOLSON

  • STUNT, 2012

Jens Søndergaard (alto, cl); Bob Rockwell (ten); Thomas Bornø (pf); Marc Davis (cb); Dennis Drud (batt)

La fama di Benny Golson è legata principalmente all’attività di compositore. Alcuni dei più noti standard jazzistici del period hard bop provengono dalla sua penna, provvista di una fervente scrittura dalla priorità melodica. Søndergaard, non nuovo a progetti monografici di questo tipo (l’omaggio ad Art Pepper “More Pepper”, Stunt 2007), celebra il sassofonista di Philadelphia attingendo dal suo pregevole songbook, con la complicità del tenorista Bob Rockwell (da anni residente in Danimarca).

Gli arrangiamenti, improntati a una rilettura razionale e mai invasiva, elargiscono fremiti funk in Uptown Afterburn e rivestono Along Came Betty con una suadente bossa nova. Il groove inarrestabile di Blues March procede su una strada a senso alternato (6/8 e 4/4), rilassandosi sulle note sensuali di una ballad notturna come Dear Kathy. (ADV)

My Blues House / Whisper Not / Brielle Samba / Dear Kathy / Step Lightly / Uptown Afterburn / From Hearth To Hearth / Along Came Betty / Fairweather / Killer Joe / Blues March / Golsen Speaks

SUSANNA STIVALI

PIANI DIVERSI

ZONE DI MUSICA, 2012

Susanna Stivali (voc, pf #11); Salvatore Bonafede (pf #5, #10); Ramberto Ciammarughi (pf #1, #4); Fred Hersch (pf #7, #8); Pietro Lussu (pf #3, #6); Luca Mannutza (pf #2, #9); Giorgia (voc #6)

Il titolo ambiguo offre “diversi piani” di lettura. Cinque pianisti per una voce, quella poliedrica di Susanna Stivali, in grado di passare da delicate nuances (Sospesa, D’incanto, Viaggiante) ad articolati scat (Hocus Pocus, Coprimi grandemente).

Le carismatiche personalità degli ospiti e la scrittura frugale, le danno modo di sperimentare compiutamente il proprio range dinamico e timbrico, servendosi della voce in modo strumentale, con una parola che si trasfigura in suono senza privarla dell’aspetto semantico. Repertorio diviso fra riletture e originali come Viaggiante, dedicato a Tina Modotti, che si avvale della complicità di Giorgia per un canto a due. Nel CD è inserita una traccia video con i commenti della cantante e dei pianisti ripresi live alla Casa del Jazz di Roma. (ADV)

Tango del se / Sospesa / Hocus Pocus / Two For The Road / Nina si voi dormite / Viaggiante / D’incanto / Bye Bye Blackbird / Coprimi grandemente / So In Love / Passaggi

ANTONIO TORRINI AVICENNE JAZZ PROJECT

FREEDOM LOVE SONG

SMOOTHNOTES, 2012

Antonio Torrini (cb, voc); Massimiliano Pinzauti (pf); Alessandro Benedetti (batt, perc); Giovanni Pecchioli (sop, ten, cl); Serena Moroni (vl #3, #7, #10, #12); Filippo Lepri (tr #11); Cristina Capocchi (voc #10); Massimo Morrone (ch #5)

Il secondo capitolo dell’Avicenne Jazz Project riconferma la valenza tecnico-compositiva del contrabbassista toscano. La line up, convertita in quartetto, mantiene invariata la coesa sezione ritmica Torrini/Benedetti. Contemporary jazz di radice europea attento allo svolgimento melodico, portatore sano di soluzioni atipiche (il dicroico It’s Time To Leave o Meninos, puzzle improvvisativo su un tema reiterato di basso doppiato alla voce da Torrini), swing mediorientali (Porta di Damasco, Grand Bubu), itinerary latin (In The Cage, Her Love Affair With The Tango), poetici flashback (Nanna Paolina) e ballad (Where Is Amelia). (ADV)

Freedom Love Song – preludium / Under The Rain Again / Porta di Damasco / Nanna Paolina / In The Cage / Where Is Amelia / Her Love Affair With The Tango / The Shadow-line / It’s Time To Leave (Dedicated To Esbjorn) / Meninos / Grand Bubu / Freedom Love Song

LORENZO TUCCI /LUCA MANNUTZA

LUNAR

SCHEMA , 2012

Lorenzo Tucci (batt, effetti); Luca Mannutza (pf, Rhodes, Hammond)

Già collaboratori di vecchia data (basti pensare al lavoro con gli High Five), Tucci e Mannutza si cimentano qui nell’insolita dimensione del duo pianoforte-batteria. All’interno della metafora espressa dal titolo (il viaggio spaziale), i due alternano episodi intensamente percussivi con spazi di lirismo, ipnotici loop e sprazzi di improvvisazione completamente libera.

Tutti i brani, comunque, sono estese suite che lasciano ai due un ampio spazio di manovra per svoltare in direzioni inaspettate. Mannutza si divide fra il pianoforte, il Fender Rhodes e l’Hammond, usando gli strumenti elettronici soprattutto in funzione timbrica; Tucci, da parte sua, riesce a trarre dalla sua batteria una gamma di possibilità che vanno dalla pura percussione all’astrazione più rarefatta. Insomma, un disco che si regge sulla propensione al rischio e su un virtuosismo spericolato. Particolarmente gustosi l’omaggio ellingtoniano e una versione di Tea For Two dalle sonorità lounge. (SP)

Jungle & Space / Lunar Intro / Lunar / Moon Boots / The Voyager / Avaria / Jet Lag / Duke’s Nightmare / Tea For Two / Earth / Inception

ZAMBRINI /ZIGMUND/LEOTTA

LONG DISTANCE

ABEAT, 2012

Antonio Zambrini (pf); Eliot Zigmund (batt); Carmelo Leotta (cb); featuring Pietro Tonolo (ten #6, #9)

In “Long Distance” Zambrini riesce a coniugare bene le brillanti idee melodiche tipiche del suo stile con le tematiche della moderna sezione ritmica, bene esposte da Zigmund e Leotta. La formazione è il classico piano trio, ma impreziosisce la registrazione la presenza di Pietro Tonolo in Minotauro e Chanson: la prima è un bel 5/4, mentre la seconda è un brano medium tempo dalla notevole melodia.

Particolari gli arrangiamenti dei classici riproposti, come ben dimostrano la Just One Of Those Things di Cole Porter, arrangiata con le sezioni A in tempo afro, e la spigolosa riarmonizzazione di If I Should Loose You, con il basso in grande evidenza. Ma sono i brani originali a catturare l’attenzione, tra gli altri la splendida ballad di Leotta, Our Last Embrace, e la conclusive Bluesness, un blues caratterizzato da un inusuale andamento melodico e armonico. (EM)

Crevalcore / Jo dan no kamae / Beatrice / Just One Of Those Things / Our Last Embrace / Minotauro / If I Should Loose You / Choro triste / Chanson / Bluesness

ERICH PERROTTA/PAOLO ANESSI

LA CHITARRA JAZZ – SUONI E COLORI

Music Secrets, 2012

Il libro è dedicato all’esplorazione del mondo della chitarra jazz, ed è caratterizzato sia dalla ricchissima iconografia sia dall’ottima scelta di presentare i testi sia in italiano sia in inglese. Il lavoro è suddiviso in quattro capitoli: il primo è introduttivo e spiega sinteticamente la nascita e la storia della chitarra jazz, dalle origini fino a oggi, con monografie di musicisti, strumenti e liutai.

Il secondo capitolo analizza la chitarra “archtop” (lo strumento con i tagli a “f” e la cassa vuota), integrato da considerazioni sul “tocco” del musicista come parte integrante del sound. La terza sezione presenta le schede delle chitarre e degli amplificatori più importanti della storia di questo genere, che si possono ascoltare nelle tracce inserite nel dvd allegato, che presenta molte combinazioni possibili degli stessi.

Chiude il lavoro, la raccolta degli spartiti dei brani suonati negli esempi, tutte rielaborazioni di standard italiani e internazionali. Si tratta di un volume affascinante, ben concepito e realizzato, indispensabile per tutti quelli che amano la chitarra. (EM)

MARIO MAZZARO

GROOVES FUNK. METODO PRATICO PER BASS O E BATTERIA VOL. 1

  • SINFONICA JAZZ, 2012

Pagine 72 + cd – 18,00 euro

Il metodo di Mazzaro si propone di aiutare in modo graduale i bassisti che vogliano approfondire il linguaggio dell’accompagnamento funk, genere nel quale il basso elettrico ha un compito di primissima importanza. Il testo è organizzato in maniera semplice e pragmatica: studiando alcuni semplici giri e riff permette di padroneggiare in tempo rapido le varie tecniche dello stile in esame, codificate nel corso del tempo da musicisti come Larry Graham, Stanley Clarke, Bootsy Collins e altri.

Tutti gli esercizi sono scritti con pentagramma e tablatura, e si possono ascoltare nel cd allegato che si può utilizzare anche come base di studio: presentando, infatti, la batteria tutta su un canale, l’esclusione dell’altro permette ai bassisti di suonare solo con essa. Al contempo, risulta utile per i batteristi poter mettere in mute il proprio strumento per studiare insieme al resto della band. Interessante l’introduzione, nella quale Mazzaro spiega in maniera sintetica gli intervalli, la scala pentatonica, e dà alcuni consigli su come organizzare lo studio dei venticinque esercizi proposti. (EM)

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