Bill Frisell, un compositore tra folk e avant-gardeTempo di lettura: 6'

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Come compositore, Bill Frisell sceglie formazioni inedite. Mentre aderisce ad archetipi folk e avant-garde, si caratterizza per la forza melodica

DI EUGENIO MIRTI

© BOB BERG/GETTY IMAGES
© BOB BERG/GETTY IMAGES

L’analisi del corpus delle opere di un musicista multiforme e costantemente in evoluzione come Bill Frisell è impresa delicata e impegnativa. Nel nostro caso è stata facilitata dalla lettura di un bel libro, Bill Frisell: An Anthology (Cherry Lane Music Company, 2001). Si tratta di una raccolta contenente le partiture di 82 brani del chitarrista americano, da lui stesso scelti tra quelli composti per gli album che vanno da “In Line” (ECM, 1983) a “Bill Frisell With Dave Holland And Elvin Jones” (Nonesuch, 2001): i 18 anni più rappresentativi dell’evoluzione e della maturazione dello stile di scrittura di Frisell.

È importante rilevare come Frisell sia sempre stato ispirato da formazioni musicali anomale. Come nel caso di “Rambler” (ECM, 1985), la cui line-up è composta da chitarra, tromba, tuba, basso elettrico e batteria, o di “Quartet” (Nonesuch, 1996), musica per chitarra, tromba, violino, tuba, trombone. Si tratta di scelte insolite che hanno naturalmente influito sullo sviluppo delle composizioni e degli arrangiamenti, spesso originali ed efficaci proprio per via delle texture inconsuete.

Va inoltre ricordato che in alcuni degli album più conosciuti (e nelle colonne sonore) Frisell ha “riletto” celebri standard mantenendo la melodia immutata ma, di fatto, riscrivendo completamente la componente armonico-ritmica, come in un esercizio di composizione classica di armonizzazione del canto dato, con effetti di grande freschezza e originalità.

LE COMPOSIZIONI LUNGHE

Frisell sembra rapportarsi alla scrittura più nelle vesti di compositore classico che non in quelle di chitarrista jazz. Numerosi sono i brani interamente scritti e senza assolo, e anche in quelli che prevedono parti improvvisate, le sezioni sono generalmente molto articolate e arrangiate. Si passa da lievi “acquerelli” sonori per due chitarre (Throughout) a veri e propri arrangiamenti che richiamano la musica da camera (gli strumenti sono diversi ma la precisione nella scrittura è la stessa), come in Rob Roy, Beautiful E. e Let Me In; quest’ultima composizione presenta un sound da marcia funebre, esasperato nel tema distorto e dalla ossessiva ripetizione dei due accordi di Mi maggiore e La maggiore.

La conferma di questa propensione slegata dalla tradizione si trova nell’aspetto formale dei brani, che non ricade mai nei classici canoni jazzistici (forma AABA e simili). Anche quando richiama strutture più consolidate, è mirato in realtà a decostruirle, come dimostrano Resistor (un blues totalmente dissonante, basato su due frasi di 14/4 che costituiscono un eccezionale esercizio poliritmico) e Blues For Los Angeles (costruito sul dissonante shuffle di basso, che integra contemporaneamente la settima maggiore e minore).

LA MUSICA FOLK

Il richiamo alle radici della musica folk è costante ed è operato sia attraverso i suoni (i manierismi country e bluegrass, l’uso del banjo) sia attraverso l’uso delle armonie più semplici. Il songbook di Bill Frisell è ricco di brani basati sui tre gradi principali della scala maggiore (I, IV e V) e quasi sempre in questi contesti le melodie sono sviluppate sulla scala pentatonica maggiore, proprio come in Oh! Susanna (1848) di Stephen Foster.

È proprio il mondo di Foster a essere richiamato dal chitarrista, nelle intenzioni, come ben illustrano: Rambler, The Pioneers, My Buffalo Girl, Rain Rain (suonata con lo slide) e Roscoe. Altri elementi folk ricorrenti sono il tempo di Marcia (spesso teatro di divagazioni sperimentali e creative, come in Music I Heard, When We Go e nell’atmosfera di Unsung Heroes) e la tecnica fingerstyle (Good Dog, Happy Man).

AVANT-GARDE

Bill Frisell alterna spesso le atmosfere bucoliche dei brani folk a quelle molto aggressive dei lavori avant-garde, legate all’uso spericolato di cromatismi, con soluzioni armoniche ambigue; spesso si accompagnano anche a un suono distort che ne sottolinea ulteriormente le intenzioni di eversione sonora. Esempi di quest’approccio sono: Resistor, Unscientific American, Hangdog (con la particolare indicazione di tempo in chiave di 14/8) e la melodia di Unsung Heroes che copre praticamente l’intera scala cromatica.

BLUES & FUNK

Numerose composizioni (o parti di esse) si basano su vamp alla James Brown, lunghe sequenze di un solo accordo di settima di dominante. Ne sono buoni esempi Big Shoe (che ha un andamento melodico cromatico e poliritmico sull’accordo di Sol7) e Pleased To Meet You (ancora funk in Sol7). L’influenza del blues è evidente, anche se spesso si esprime più nelle melodie basate sulla scala pentatonica che sull’uso della forma in dodici battute; indicative è Gone, Just Like A Train: alla partenza modale in Dom segue un tempo di rumba che introduce l’assolo, aggressive e tagliente, sulle dodici misure. Echi di blues sono presenti anche in Amarillo Barbados, così come nella parte dell’assolo di Cadillac 1959.

DIVAGAZIONI MODALI

I brani modali sono quelli che hanno, in genere, uno o al massimo due accordi: l’armonia rimane immobile ed evocativa. Gli accordi non sono legati in maniera consequenziale ma costituiscono sfondi statici che permettono al chitarrista di sviluppare al meglio l’aspetto melodico delle sue improvvisazioni.

Scritte con questa concezione sono: Nature’s Symphony (basata su un pedale di Mib), Sherlock Jr., Strange Meeting (crepuscolare e notturna), Lookout For Hope (con l’andamento ritmico di basso e batteria in evidenza), Again (un 3/4 misterioso e notturno in La minore). Interessanti anche The Way Home, una melodia pura in la maggiore, e Twenty Years, brano con tempo swing basato sui continui pedali di Mib.

LO STILE

In conclusione si può sintetizzare lo stile delle composizioni di Bill Frisell come basato sulla scelta degli strumenti spesso inedita; sulle forme inusuali e mai ripetitive dei brani, generalmente con sezioni scritte molto lunghe; sull’adesione ad alcuni archetipi formali (folk, avant-garde, radici nere, modalità) che, apparentemente distanti tra loro, vengono legati dalla immediata riconoscibilità della vena melodica del chitarrista: forza melodica che è il vero tratto d’unione di tutta l’opera del chitarrista americano, il parametro costante che ne caratterizza, sintetizzandola, l’intera cifra stilistica.

© MICHAEL WILSON
© MICHAEL WILSON

BRANI CITATI

Anni Ottanta

Throughout                     In Line (ECM, 1983)

Resistor                           Rambler (ECM, 1985)

Strange Meeting             Rambler (ECM, 1985)

Rambler                          Rambler (ECM, 1985)

Music I Heard                 da Rambler (ECM, 1985)

When We Go                   Rambler (ECM, 1985)

Amarillo Barbados         Smash & Scatteration (Minor Music, 1985)

Unscientific American    Strange Meeting (Antilles, 1987)

Hangdog                         Lookout For Hope (ECM, 1988)

Lookout For Hope          Lookout For Hope (ECM, 1988)

Unsung Heroes               Where In The World? (Elektra/Nonesuch, 1989)

Again                              Where In The World? (Elektra/Nonesuch, 1989)

Rob Roy                          Where In The World? (Elektra/Nonesuch, 1989)

Beautiful E.                    Where In The World? (Elektra/Nonesuch, 1989)

Let Me In                        Where In The World? (Elektra/Nonesuch, 1989)

Anni Novanta

The Way Home               Is That You? (Elektra/Nonesuch, 1991)

Twenty Years                  Is That You? (Elektra/Nonesuch, 1991)

Blues For Los Angeles   Gone, Just Like A Train (Nonesuch, 1998)

Pleased To Meet You     Gone, Just Like A Train (Nonesuch, 1998)

Gone, Just Like A Train Gone, Just Like A Train (Nonesuch, 1998)

Nature’s Symphony        Gone, Just Like A Train (Nonesuch, 1998)

Sherlock Jr.                    Gone, Just Like A Train (Nonesuch, 1998)

The Pioneers                   Good Dog, Happy Man (Nonesuch, 1999)

My Buffalo Girl              Good Dog, Happy Man (Nonesuch, 1999)

Rain Rain                        Good Dog, Happy Man (Nonesuch, 1999)

Roscoe                            Good Dog, Happy Man (Nonesuch, 1999)

Good Dog, Happy Man   Good Dog, Happy Man (Nonesuch, 1999)

Big Shoe                         Good Dog, Happy Man (Nonesuch, 1999)

Cadillac 1959                  Good Dog, Happy Man (Nonesuch, 1999)

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