Bojan Z riparte senza confini: ecco “Soul Shelter”Tempo di lettura: 2'

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Il pianista Bojan Z propone un nuovo album da solista: in “Soul Shelter” ci sono dieci concisi brani, diversissimi, ma tutti eseguiti con cura e passione 

DI SERGIO PASQUANDREA

BOJAN Z SOUL SHELTER
© ZIJAH GAFIC

Jugoslavo di nascita, ma ormai francese d’adozione da oltre vent’anni, Bojan Zulfikarpaši (o Bojan Z, come preferisce firmarsi) è un musicista che si è sempre mosso in equilibrio fra mondi diversi: jazz europeo e americano, musica classica, elementi del natio folklore balcanico. Un percorso che, a partire dagli anni Novanta, gli ha guadagnato ampi apprezzamenti internazionali. E che ne fa un rappresentante emblematico di un’intera generazione di musicisti – europei, ma non solo – abituati a valicare con assoluta noncuranza gli steccati stilistici.

Pochi, curatissimi album

La sua produzione si è sempre contraddistinta per la cura di ogni singolo progetto e per la parsimonia delle uscite: questo è soltanto l’ottavo cd pubblicato a suo nome, e il secondo nel formato del piano solo (il primo fu il fortunato “Solobsession”, uscito nell’ormai lontano 2001 per la Label Blue). Tutte caratteristiche che si ritrovano anche in questo “Soul Shelter”, che è stato registrato nel giugno 2011 in Italia, a Sacile (PN), nella sala da concerto della Fazioli, cui ovviamente appartiene anche lo splendido pianoforte suonato da Bojan Z.

Il disco è composto da dieci temi originali, più una rilettura finale dell’ellingtoniano On A Turquoise Cloud. Una caratteristica che salta subito all’occhio è che si tratta di brani concisi, dalle durate comprese quasi sempre intorno ai quattro o cinque minuti (ma ce ne sono anche di brevi e brevissimi), per un tempo totale di poco inferiore a un’ora. Inoltre, ognuna delle composizioni è centrata sullo sviluppo di una precisa idea melodica, timbrica o strutturale.

I brani

Full Half Moon, ad esempio, unisce un’introduzione baroccheggiante a un tema decisamente balcanico, sviluppato poi su esuberanti linee quasi jarrettiane. Hometown sviluppa le risorse timbriche del pianoforte combinato con lo “xenofono”, un piano elettrico Fender Rhodes modificato dallo stesso Bojan Z con l’aggiunta di un gran numero di pedali ed effetti (lo si può ascoltare anche in “Xenophonia”, Label Bleu 2006).

Bohemska fonde con naturalezza sequenze bartokiane e passaggi infusi di blues. Dad’s Favorite è una delicata melodia dai toni quasi liederistici. Nedyalko’s Eleven inizia disegnando un luminoso ed elegiaco paesaggio sonoro, dalle ariose aperture melodiche, poi a mano a mano si macchia degli inquieti colori generati dal piano elettrico, dando la stura a una tormentata improvvisazione polifonica, fino a sfociare nuovamente nel tema iniziale.

Il brevissimo Subway (poco più di un minuto) è una pura esplorazione timbrica, in cui il pianoforte è adoperato come uno strumento meramente percussivo. 303, con i suoi sinuosi e virtuosistici arabeschi, ritorna su atmosfere balcaniche. On A Turquoise Cloud, infine, viene risolto in un affettuoso omaggio all’Ellington “impressionista”

BOJAN Z

SOUL SHELTER

  • EMARCY, 2012

Bojan Z (pf, p el)

Full Half Moon / Sweet Shelter Of Mine / Hometown / Bohemska / Dad’s Favorite / Sabayle Blues / Nedyalko’s Eleven / Subways / 303 / Sizuit  orever / On A Turquoise Cloud

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