Ecco “Ode”, il nuovo album di Brad MehldauTempo di lettura: 4'

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Brad Mehldau torna in studio di registrazione con Larry Grenadier e Jeff Ballard: ecco la recensione di “Ode”, un album dalla doppia identità 

DI LUCIANO VANNI

Brad Mehldau recensione Ode
«“Ode” è una raccolta di originali che ho scritto avendo chiaramente in mente il mio trio con Larry e Jeff. Penso che quello che hanno dato a queste performance attraverso la loro esecuzione sia inseparabile dai brani stessi» © MICHAEL WILSON

Attraverso la formazione del trio, Brad Mehldau rende omaggio alla tradizione del jazz e, al tempo stesso, sperimenta la sua personale visione musicale. Il trio diviene il luogo metaforico, dove poter esercitare magicamente le proprie trasformazioni.

Come solo Keith Jarrett ha saputo fare negli ultimi due decenni, Mehldau ha elaborato un lungo percorso che gli è servito per assimilare la dialettica a tre voci, cercando di mantenere l’organico stabile il più possibile. Non è un caso se in diciassette anni di attività ci sia stato un solo avvicendamento, vale a dire Jeff Ballard al posto di Jorge Rossy alla batteria (quest’ultimo ha inciso con Mehldau dal 1996 al 2002, il primo dal 2005 a oggi).

Il trio come un luogo sicuro

La sicurezza, innanzitutto, perché il trio deve essere un ritrovo affidabile dove il pianista possa mostrare liberamente se stesso. Ecco allora dipanarsi gli elementi che contraddistinguono la vicenda artistica di Mehldau: gusti pop e rock (Beatles, Radiohead e Nick Drake in particolar modo), fascino per alcuni celebri standard americani, con una predilezione per le ballad (e il caso di Moon River e Alone Together) e arte della composizione melodica e raffinata sotto il profilo armonico.

Doppia anima

“Ode” vive una doppia identità, l’una in contrapposizione all’altra. Il disco, inoltre, è il frutto di due diverse session realizzate a oltre due anni di distanza: la prima a novembre 2008 e la seconda ad aprile 2011. C’è sia il ritorno alla tradizione jazzistica (Bee Blues e Stan The Man) sia il proseguimento di una personale ricerca espressiva che tocca intricate linee armoniche (Twiggy) e belle melodie articolate attorno a pedali e ostinati: un pensiero, quest’ultimo, che si manifesta nella title- track, Ode.

Non contento delle ricerche armoniche e ritmiche elaborate nel precedente “Highway Rider” (Nonesuch, 2010), Mehldau ha lavorato per corredare il trio di un nuovo suono, basato su groove ritmici che mettono in risalto l’anima grunge e rock di Jeff Ballard. E più che soffermarsi sulla raffinatezza della singola nota (come nella serie degli esordi, intitolata “The Art Of The Trio”), “Ode” racconta di un approccio alla musica meno sofisticato e quindi più naturale e rilassato: per l’appunto, un modo espressivo da jazzman di tipo tradizionale. Il disco “Ode”, in sostanza, appare istintivo e nato senza troppi indugi.

Partiture con dedica

Come dichiara Mehldau nelle note di copertina di “Ode”, molte delle partiture proposte sono delle vere e proprie odi dedicate o a figure dell’immaginario (Eulogy For George Hanson e un brano dedicato al personaggio interpretato da Jack Nicholson nel film Easy Rider) o a colleghi musicisti (M. B. e un omaggio al sassofonista Michael Brecker e Kurt Vibe al chitarrista Kurt Ronsenwinkel). Non c’è da stupirsi, perché Mehldau è un musicista di grande sensibilità, che predilige nella composizione l’immediatezza melodica.

Tutte e undici le tracce del disco sono state scritte dal pianista su misura per questo trio. E si sente, trattandosi di canzoni “minimaliste” (poggiate su pochi accordi, o addirittura su un pedale, come nel caso di 26) che fanno leva sulla versatilita ritmica di Larry Grenadier e Jeff Ballard e che sfruttano appieno la loro grande abilita espressiva

BRAD MEHLDAU TRIO

ODE

  • NONESUCH, 2012

Brad Mehldau (pf); Larry Grenadier (cb); Jeff Ballard (batt)

“Ode” è un disco che contrariamente alle ultime pubblicazioni di Brad Mehldau offre una musica più distesa e meno sperimentale, un jazz più legato alla tradizione anche nei suoni di ripresa, come dimostrano la scanzonata Bee Blues (che potrebbe essere stata scritta da Thelonious Monk) e la vivacissima Stan The Man, un modern be bop alla Bud Powell.

Ci sono echi di “Highway Rider” (Nonesuch, 2010) in Twiggy, e se M. B. è una composizione pensata per esaltare l’eccezionale padronanza armonica di Mehldau, 26 è una vera e propria danza in 6/4 assemblata su un groove ritmico e ipnotico: in entrambe le circostanze il pianista mette in mostra un fraseggio ispirato e carico di swing.

“Ode” è un album che non appartiene pienamente al passato, ma non è neppure prodromo di soluzioni visionarie, come siamo abituati ad attenderci da un musicista come Mehldau. (LV)

M. B. / Ode / 26 / Dream Sketch / Bee Blues / Twiggy / Kurt Vibe / Stan The Man / Eulogy For George Hanson / Aquaman / Days Of Dilbert Delaney

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