Bugge Wesseltoft: dalla Norvegia al jazz del futuroTempo di lettura: 12'

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Bugge Wesseltoft, jazzista norvegese, pubblica due nuovi album (New Conceptions of Jazz e Playing) con la sua Jazzland: in questa intervista ci racconta la sua idea di jazz del futuro 

DI STUART NICHOLSON; TRADUZIONE Sergio Pasquandrea

Bugge Wesseltoft intervista

Fra i tardi anni Novanta e i primi del nuovo secolo, davanti a club come il Blå di Oslo, il New Morning di Parigi, il Fabrik di Amburgo, il Fasching di Stoccolma, il Kaufleuten di Zurigo o il Jazzhus di Copenhagen, poteva capitare di vedere una fila che copriva due o tre isolati. In quel caso, era probabile che a esibirsi fosse Bugge Wesseltoft, con il suo gruppo denominato New Conception of Jazz. Se desideravate assistere al loro concerto, era meglio essere lì almeno un’ora prima dell’apertura, per essere certi di riuscire a entrare.

Erano anni tumultuosi. Un nuovo ordine di suoni jazzistici stava emergendo dalla scena underground di Oslo. All’inizio la notizia passava di bocca in bocca, poi dischi come quelli di Wesseltoft o di Nils Petter Molvaer salirono fino a vendite a sei cifre. Fuori dallo sguardo e dall’attenzione della cultura jazzistica dominante, la Norvegia aveva lanciato una palla a effetto che aveva colto tutti di sorpresa. Wesseltoft e Molvaer cominciarono a portare la loro musica fuori dalla Scandinavia, in Germania e in Francia.

DALLA NORVEGIA AL MONDO

«La nuova avanguardia», li definì il quotidiano francese Libération. Il loro straordinario successo si diffuse in tutta Europa come un incendio: forse furono loro – ancor più che i jazzisti delle generazioni precedent come Jan Garbarek, Jon Christensen e Arild Andersen – a situare la Norvegia con pieno diritto sulla mappa jazzistica mondiale. L’eco arrivò addirittura nella stessa casa madre del jazz: «Gli europei si fanno avanti con un nuovo suono e un nuovo beat», affermò un articolo del New York Times nel 2001.

Quegli anni eccitanti sono stati catturati nel recente box set di Wesseltoft “New Conceptions Of Jazz” (tre cd e un dvd, Jazzland 2009, ndr). Documenta il meglio della sua musica dal 1996, quando il progetto prese forma, fino al concerto al Montreux Jazz Festival nel 2004, l’ultimo anno di vita della band.

ORGOGLIOSO DI ESSERE UN JAZZISTA

I tre cd della serie contengono una grande quantità di materiale live, con la band colta spesso in stato di grazia: «Faccio conoscere brani di cui sono soddisfatto, e anche diverse aree della mia musica», afferma il pianista. «In sostanza, avevo questa idea di usare la musica elettronica, con i suoi ritmi ripetitivi, e l’improvvisazione jazz, mescolando tutto insieme e cercando un approccio più organico».

I dischi, e in particolare i brani – finora inediti – di vari concerti giapponesi, colgono la band al suo apogeo, con quegli ostinati del contrabbasso che sono stati ampiamente imitati. Eppure, è una vera e propria rivelazione l’apprendere che questi brani, con le loro introduzioni discorsive che conducono a improvvisazioni che sembrano sospese sul ritmo e crescono gradualmente di intensità, sono stati tutti concepiti spontaneamente.

È jazz basato su un approccio melodico-ritmico, più che armonico. I ritmi impliciti mascherano il fatto che ciascuno degli andirivieni armonici delle esplorazioni musicali di Wesseltoft viene assecondato dall’orecchio sempre attento del bassista Ingebrigt Håker Flaten e del DJ Jonas Lönnå. Spiega Wesseltoft: «Sono orgoglioso di definirmi un musicista jazz. Io adoro improvvisare e voglio creare la musica insieme al pubblico, dal vivo».

NEW CONCEPTION OF JAZZ

Il cofanetto è un documento importante, un’aggiunta significativa ai tre dischi pubblicati da Wesseltoft con i New Conception of Jazz. «Il mio primo disco, “The New Conception Of Jazz” del 1996, è stato un laboratorio dal quale in maniera naturale si è sviluppato tutto il resto: ho formato un gruppo e abbiamo cominciato a suonare dal vivo. La musica composta era basata su idee concepite per le esibizioni live, durante le quali improvvisavamo liberamente.

Quello che funzionava lo abbiamo adoperato sul secondo disco, “Sharing”, uscito nel 1998. In seguito abbiamo iniziato a viaggiare molto, e la band è diventata sassofono, tastiere, DJ, basso e batteria, una formazione più piccola e maggiormente focalizzata sui ritmi elettronici. Dal mio punto di vista “Moving”, del 2001, è il disco più riuscito: un’immersione organica nel jazz».

«IMMERSIONE ORGANICA»

Quando Wesseltoft parla di «immersione organica », è facile capire che cosa intenda. Nei suoi concerti di quegli anni c’era sempre un senso di grande aspettativa ed eccitazione nel pubblico, e il pianista sembrava nutrirsi di quell’energia mentre sviluppava la musica. Disponeva sempre le tastiere in modo da avere il pubblico di fronte. Raramente guardava in basso, verso i suoi strumenti: se ne stava in piedi, come sospeso, e fissava intensamente il pubblico mentre tentava diverse idee musicali.

Poteva congegnare un riff o un motivo melodico, e se il pubblico rispondeva (Wesseltoft suonava quasi sempre per gente che ballava, e anche se erano seduti si alzavano presto per ballare) continuava a svilupparla finché l’intera pista da ballo si muoveva e pulsava a tempo con la sua musica, che sembrava crescere e innalzarsi in sintonia con le risposte del pubblico. «Quando entro sul palco, non comincio mai con qualcosa di provocatorio. Voglio che il pubblico entri nell’atmosfera, capisca dove siamo, qual è l’energia, in quel preciso momento. Per me, si tratta di coinvolgere tutti, perché quando ci riesco è una sensazione bellissima».

«UN ALTRO MODO DI PENSARE»

Come risultato del suo successo, band di nujazz cominciarono a emergere in tutta Europa: i Trance Groove in Germania, Julien Lourau e i noJazz in Francia (aiutati dall’incredibile successo dei St. Germain del DJ Ludovic Navarre, il cui fortunatissimo hit Tourist fece vendite milionarie), i RinneRadio in Finlandia. In Gran Bretagna, una delle poche risposte a questa nuova musica fu “Nocturnal Tourist” di Andy Sheppard. Ma sul fronte più avanzato c’erano sempre i New Conception of Jazz di Wesseltoft, anche se oggi lui stesso preferisce evitare il nomignolo di “nu-jazz”.

«Non mi sono mai sentito a mio agio con quell’etichetta», riflette Bugge. «Noi realizzavamo pura improvvisazione, mentre altri gruppi di quegli anni provavano, scrivevano i pezzi, lavoravano a un preciso progetto per ciascuna canzone, tutte cose che noi non abbiamo mai fatto. Non sono per nulla contento dell’etichetta di “nu-jazz”; qualcosa di quella musica era interessante, ma tante altre cose non lo erano ».

Sono ovviamente i vincitori a fare la storia. Su Sharing, tratto dall’omonimo disco del 1998, una voce dice: «Da qualche parte c’è un altro modo di pensare». È difficile dubitarne, dopo aver sentito questo cofanetto di cd.

SFIDA IN SOLITUDINE

«Penso che gli anni tra il 1999 e il 2003 siano stati i più importanti per la band», continua Wesseltoft. «Eravamo completamente immersi nelle esibizioni dal vivo, dove creavamo musica spontanea. Avevamo trovato la chiave per far funzionare questo tipo di musica, per prendere i ritmi elettronici e renderli organici. Erano tempi eccitanti».

Dopo quasi dieci anni di tour ininterrotti, tuttavia, Wesseltoft decise di portare a conclusione i New Conception: «In sostanza, mi stancai di quel suono massiccio, e poi la band cominciò a diventare limitante. Allo stesso tempo, mi ero preso un grancoda che mi aveva condotto verso il piano acustico, anche perché, come pianista, arriva il momento in cui si deve incidere un album in solo. Desideravo sfidare me stesso sul palco, così negli ultimi tre anni ho eseguito quasi soltanto concerti in piano solo».

“PLAYING”

Il debutto discografico in questo formato arrivò due anni dopo con “IM” (2008): pensoso, intenso e con un accenno di lirismo in stile “lato oscuro”. Rappresentò l’inizio di un cammino che il pianista avrebbe seguito con il suo consueto impegno e originalità. “Playing”, il suo ultimo lavoro in piano solo, è stato appena pubblicato e rappresenta il secondo capitolo di questo viaggio interiore.

«Il disco si basa su quel che suono dal vivo. È molto difficile realizzare una musica così quieta, e quando sei sul palco devi davvero credere che funzionerà. Il vero problema è che devi avere fiducia in te stesso. Per me, l’obiettivo ultimo è sempre l’improvvisazione jazz, una forma d’arte inimitabile, l’unica che accade proprio qui e ora. Creo solo con il pubblico, con l’energia che c’è in sala».

JAZZLAND RECORDINGS, L’ETICHETTA DI WESSELTOFT

Tutti i dischi di Wesseltoft sono pubblicati dalla Jazzland Recordings, etichetta da lui stesso fondata nel 1996: un grande passo per un artista allora sconosciuto. Ma Wesseltoft era sicuro di sé e credeva nella sua musica. La sua energia e la forza della sua visione ne hanno fatto la più fortunata etichetta jazz norvegese, con un’impressionante scuderia di artisti e un vasto catalogo. «Nel 1996, quando decisi di creare l’etichetta, solo Jan Garbarek e Arild Andersen suonavano all’estero. Ma c’era anche una scena interessantissima a Oslo: Audun Kleive, Eivind Aarset, Nils Petter e io, che mi stavo immergendo nella musica elettronica».

«All’epoca non mi fidavo di nessuna etichetta jazz norvegese. Da noi ci sono musicisti che vendono duecento copie e ottengono una piccola recensione su un giornale locale, e questo è tutto, davvero! Oggi è facile per un jazzista norvegese raggiungere il mercato estero – anzi, non c’è mai stato periodo migliore – ma allora non era così».

IL SUCCESSO ALL’ESTERO

«Fondai dunque l’etichetta, accordandomi con la Polygram e registrai il disco. All’improvviso cominciarono ad arrivarmi telefonate dalla Francia, dal momento che vi avevano pubblicato l’album e la gente desiderava ascoltarmi dal vivo. Fantastico!».

«Cominciai a suonare all’estero: nel 1997 andai in Germania, l’anno dopo in Francia; con l’etichetta pubblicai quattro dischi all’anno. All’inizio chiamai i miei migliori amici: Eivind Aarset pubblicò “Electronique Noire”, Audun Kleive “Bitt”, Jon Balke “Saturation”, poi ci fu Nils Petter che cominciò la sua carriera con l’ECM. Nel 1998-1999 cominciarono a chiamarmi musicisti più giovani, e il primo di questi nuovi gruppi che registrammo furono i Wibutee, con Håkon Kornstad al sax tenore: avevano talento e venivano da Trondheim (città che ospita uno dei più importanti conservatori norvegesi, ndr)».

Oggi il catalogo della Jazzland vanta una vasta gamma di artisti e musiche, dalla straordinaria voce della dinamica cantante di origine sami Mari Boine, fino al grandissimo talento del violinista Ola Kvernberg.

GUBE, UN NEGOZIO ONLINE

L’ultima avventura di Wesseltoft è un altro progetto che guarda in avanti. Si chiama Gube ed è un negozio di dischi online.

«Un tempo c’erano negozi di musica a livello locale, dove le persone che vi lavoravano ci consigliavano quale disco ascoltare: era il cuore dell’industria musicale. A un certo punto sono arrivate le grandi catene e questi piccoli rivenditori sono scomparsi. Sto quindi cercando di creare un luogo dove un certo tipo di pubblico – esiste ancora gente che ama davvero la musica – si possa fidare di ciò che offriamo. Abbiamo bisogno di negozi che vendano musica selezionata, per questo motivo abbiamo deciso di scegliere lavori discografici per il pubblico e di promuoverli, di far sì che la gente ci si appassioni».

«A ciascun album, a ciascun artista e a ciascuna etichetta diamo un giudizio che è possibile leggere. Si sta andando nella direzione di un download sempre più povero: comparandolo alla qualità di un cd, io credo che le persone saranno disposte a pagare per avere buona musica».

L’ELETTRONICA È IL FUTURO

Quindici anni fa nascevano i New Conception of Jazz, ma oggi qual è la futura concezione del jazz? Ci risponde Wesseltoft: «Per quanto mi riguarda, attualmente sto lavorando sul piano solo, sono davvero soddisfatto dell’ultimo disco. Analizzando il jazz in generale, penso che le possibilità dell’elettronica stiano diventando sempre più attuali e che saranno sicuramente parte del jazz futuro.

Ad esempio, essere in grado di creare loop è un bel modo di improvvisare: posso suonare qualcosa al pianoforte, registrarla sul momento sul mio laptop e accompagnare me stesso, componendo musica lì, all’istante, e incrociarla con l’elettronica. Questo è il futuro della musica: è ancora un’attitudine nuova ma crescerà di importanza. Wynton Marsalis può cercare di fermarla, ma per fortuna il progresso non si arresta. Sia chiaro, era una battuta…».

BIO IN BREVE

nome Bugge Wesseltoft

nato il 1 febbraio 1964

dove Porsgrunn (Norvegia)

strumento Pianoforte; Synth; Organo Hammond; Elettronica

Discografia selezionata

  • IM (JAZZLAND, 2007)
  • NEW CONCEPTIONS OF JAZZ (JAZZLAND, 2009)
  • PLAYING (JAZZLAND, 2009)

Playing

Bugge Wesseltoft

Playing

  • JAZZLAND RECORDINGS, 2009 (UNIVERSAL)

Bugge Wesseltoft (pf, elettronica)

 Playing / Dreaming / Singing / Take 5 / Talking To Myself (Part One) / Talking To Myself (Part Two) / Rytme / Hands / Many Rivers To Cross  

New Conceptions Of Jazz New Conceptions Of Jazz 

  • JAZZLAND RECORDINGS, 2009 (UNIVERSAL)

Bugge Wesseltoft (pf, pf el, sint, org Hamm, elettronica, voc); autori vari, tra cui: Ingebrigt Håker Flaten (cb); Anders Engen (batt); Jonas Lönna (dj); Laurent Garnier (elettronica); John Scofield (ch)

 CD1: Somewhere In Between / You Might Say / Yellow Is The Colour / Hymn / Feel Good – Live / Skog – Chilluminati Remix / Hope – Unreleased Version / South.

CD2: Change / Existence / Poem / Sharing / Spectre Supreme / Live In Cologne / Moving / Lone.

CD3: Change – Live In Yokohama / Sharing – Live In Yokohama / Yokohama / El – Live In Yokohama / Film Ing – Live In Yokohama / Man With The Red Face (feat. Laurent Garnier) / Jazzlandsangen (feat. John Scofield); DVD (Live at Miles Davis Hall, Montreaux, 2004): Frik / Skog / Hi Is / Digital Prophecy / Hope / Sunday / Flimmer / Film Ing.

Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, il nu-jazz si diffuse in quasi tutta l’Europa, e i principali responsabili furono due musicisti norvegesi: Bugge Wesseltoft e Nils Petter Molvaer, entrambi emersi dalla scena underground di Oslo. La loro musica conservava gli elementi essenziali del jazz, ma li proiettava su ritmi ispirati all’elettronica e alla techno.

Fu una ventata d’aria fresca, che portò il jazz a contatto con il pubblico più giovane. Queste novità si trasformarono presto in trovate commerciali, prive di ogni spirito jazzistico, ma il cofanetto “New Conceptions Of Jazz” permette di cogliere la qualità delle intuizioni di Wesseltoft. Questi tre cd, più un dvd, coprono un periodo che va dal 1996 al 2004. Molto del materiale è inedito e fornisce un vivido ritratto di una band nel pieno delle sue potenzialità.

Gli ultimi anni

Negli ultimi tre anni, invece, Wesseltoft si è dedicato ai concerti in solo, sia con il pianoforte acustico sia con lo strumento elettrico e con l’elettronica. “Playing” è il secondo disco da lui inciso in questo formato, e mostra un significativo progresso rispetto al precedente “IM”, sia in termini di concezione che di esecuzione. Wesseltoft procede senza fretta, dimostrandosi un maestro nell’invenzione melodica, imparando l’arte di dire esattamente il necessario, prima di andare oltre. Quello che un tempo era un gran cerimoniere del groove, si sta trasformando in uno straordinario narratore di storie. (SN)

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