Una nuova edizione di “Charlie Parker Plays Cole Porter”Tempo di lettura: 5'

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“Charlie Parker Plays Cole Porter” fu registrato pochi mesi prima della morte del sassofonista. Ecco la storia di questo bellissimo (ma incompiuto) album

DI VALERIO PRIGIOTTI

charlie parker plays cole porter
WILLIAM GOTTLIEB/LIBRARY OF CONGRESS

Per quanto si provi, non è possibile iniziare la recensione di questa ristampa senza entrare nel dettaglio luttuoso dei fatti. Il songbook di Cole Porter doveva introdurre Charlie Parker nell’era degli LP, i cui tempi estesi avrebbero concesso lo spazio necessario a riprodurre in studio la libertà solistica finora goduta solo dal vivo. Purtroppo una vita di terribili eccessi, dolori e crisi depressive lo avrebbe ucciso nel marzo 1955, appena tre mesi dopo la seconda seduta d’incisione dedicata al progetto, voluto da Norman Granz.

Straordinario Parker, fino alla fine

Al contrario di altri giganti perseguitati da alcol e droghe, nelle sue registrazioni finali Parker non appare muoversi fra decadenza tecnica ed estrema urgenza espressiva, come poco tempo dopo avremmo ascoltato negli ultimi lavori di Lester Young o Billie Holiday. Al momento di suonare il suo spirito ritrovava la consueta freschezza, stimolata da brani memorabili per inventiva melodica, dotati di testi ancora oggi attuali e strutture spesso anomale rispetto ai canoni del songwriting americano.

Cole Porter, dandy anarchico e irregolare, affrontava tematiche scomode in Love For Sale. Elaborava chorus di insolita lunghezza in Night And Day. Regalava ai jazzisti una palestra per le cadenze minori in What Is This Thing Called Love?. Fondeva con naturalezza swing e ritmi latini in più di una composizione.

Incompiuto

Granz aveva una vera passione per i songbook, trovando in Ella Fitzgerald e Oscar Peterson i suoi interpreti ideali. Possiamo immaginare che il lavoro su Porter fosse solo il primo di una serie di LP che avrebbe posto Parker alla testa di organici diversi, per interpretare selezioni di altri autori del Great American Songbook. Il sogno di Granz si fermò senza neanche raggiungere la durata necessaria a un long playing.

Il produttore dovette allora ricorrere alla pratica di pubblicare più versioni dello stesso brano. Lo aveva già fatto la Dial e ai fan piaceva: ogni nota di Bird era appresa come verbo neotestamentario, ascoltata, memorizzata, analizzata e riprodotta.

Il senso del blues

Una divinizzazione che aveva certo a che fare con la sua figura di artista dannato, ma trovava le giuste basi nella straordinaria evoluzione linguistica operata da Parker negli anni Quaranta. Con minor profondità concettuale rispetto all’amico Gillespie, ma con una straordinaria capacità di toccare le radici del blues e riproporle in forma del tutto originale per l’articolazione della frase.

Il suo modo di swingare le crome (unità base del lessico jazz) mostrava differenze palesi rispetto ai musicisti della generazione precedente, come anche l’esplorazione di intervalli ampi, tese sostituzioni armoniche, abbaglianti volate di semicrome. Il senso del blues si rivelava anche nel saper interpolare momenti di grande ironia all’interno dei passaggi più arditi, facendo emergere citazioni tratte da una memoria vastissima, dove convivevano i classici europei, vecchi successi ragtime, temi tratti dai cartoon.

Charlie Parker e Cole Porter

L’omaggio a Porter concluse la fase della sua carriera legata a Granz, riportandolo nel familiare contesto del combo be bop. Questo periodo non è sempre apprezzato, in quanto il produttore era (ed è) accusato di aver posto Parker in contesti a lui non adatti, troppo distanti sul piano dello stile o addirittura “commerciali”.

In realtà Bird amava gli archi, le big band, le orchestre latine e rispettava i suoi colleghi più anziani. Certo la sua vita disgregata non consentiva di far emergere una progettualità paragonabile a quella mostrata dai colleghi Monk e Gillespie o dall’ex allievo Miles Davis. Ma che fosse artista dotato di curiosità insaziabile come i suoi appetiti, questo è un fatto provato e senza dubbio positivo.

Le registrazioni with strings, in particolare, erano fra le sue preferite, come possiamo ascoltare nella versione di Easy To Love, qui inserita per completare la durata del compact con altre incisioni tratte dal repertorio di Porter, effettuate in quegli anni, a dimostrazione di come il rapporto col compositore non fosse solo legato alla fantasia di Granz. In quest’ultima avventura in studio, Parker fu ben accompagnato da veterani come Kotick e Bauer o da musicisti più giovani e destinati a carriere importanti come Bishop Jr., Haynes e Taylor.

Jerome Darr

In entrambe le sedute d’incisione è presente la chitarra, a seguito di una scelta improvvisa di Parker, che alla prima seduta d’incisione convocò Jerome Darr, dopo averlo incontrato in modo casuale. Questi era un musicista dalla carriera assai erratica, poco documentata, in apparenza ben poco attinente al be bop. Darr si limitò a un accompagnamento corretto e tradizionale, ma la sua presenza si riverberò sulla seduta del 10 dicembre 1954.

Per mantenere coerenza timbrica, Granz chiamò il più noto e moderno Billy Bauer, meglio integrato in un ottimo piccolo gruppo bop.

L’attuale ristampa di Charlie Parker “Plays Cole Porter” si apprezza tanto per il valore estetico della sua musica, come per la ricchezza del libretto storico e la coerenza dei brani che completano l’album.

CHARLIE PARKER PLAYS COLE PORTER

  • ESSENTIAL JAZZ CLASSICS, 2012

Charlie Parker (alto); Walter Bishop Jr. (pf); Jerome Darr (ch #1-5); Billy Bauer (ch #6-9 e #16); Teddy Cotick (cb); Roy Haynes (batt #1- 5); Art Taylor (batt #6-9 e #16); orchestra d’archi (#10); Max Roach (batt #11); Luis Miranda, Jose Mangual (perc #11); Charlie Parker Big Band (#12-13); Charlie Parker and His Orchestra (#14); Gil Evans (arr, dir #14); Charlie Shavers (tr #15); Johnny Hodges, Benny Carter (#15); Flip Phillips, Ben Webster (ten #15); Oscar Peterson (pf #15); Barney Kessel (ch #15); Ray Brown (cb #15); J. C. Heard (batt #15)

I Get A Kick Out Of You / I Get A Kick Out Of You (Alt Take) / Just One Of Those Things / My Heart Belongs To Daddy / I’ve Got You Under My Skin / Love For Sale / Love For Sale (Alt Take) / I Love Paris / I Love Paris (Alt Take) / Easy To Love / Begin The Beguine / Night And Day / What Is This Thing Called Love? / In The Still Of The Night / What Is This Thing Called Love? (Jam Session) / Love For Sale (Alt Take #2)

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