Daniele D’agaro: “Tutto il bello (e vario) di casa mia”Tempo di lettura: 6'

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Daniele D’agaro, sassofonista friulano, racconta le sue terre in un album “senza camuffamenti”. In questa intervista racconta com’è nato “Exotica Domestica”

DI FLAVIO MASSARUTTO; FOTO ANDREA BOCCALINI

Intervista a casa di Daniele D’Agaro, periferia udinese. Uno sguardo ai dischi in bella vista sulla libreria: il 45 giri “Bavarian Calypso” della Globe Unity Orchestra (1975) e il cofanetto dell’integrale degli Hot Five di Louis Armstrong. L’occasione per chiacchierare è l’uscita di “Exotica Domestica”, secondo disco della Adriatics Orchestra.

Curriculum

D’Agaro è tra i pochi musicisti italiani a misurarsi alla pari con i colleghi stranieri. Sedici anni in Olanda lo hanno forgiato all’arte dell’improvvisazione secondo una disciplina che non ammette furbizie. Scuola olandese, ossia essere sempre immersi nel flusso della musica che prende forma istantaneamente, istant composer, appunto.

Oggi lo si può ascoltare con Franco D’Andrea, Alexander Von Schlippenbach e la Globe Unity, oppure con i suoi gruppi, The Tempest trio (con Han Bennink alla batteria e Bruno Marini all’organo Hammond) e l’Adriatics Orchestra.

Anche se due vittorie consecutive come miglior ancia al Top Jazz non ne hanno aumentato la visibilità nei festival, la sua è certamente una delle personalità più rilevanti del jazz italiano. Artista curioso e sensibile ha lavorato con i detenuti e con musicisti folklorici della sua regione come con i maggiori improvvisatori europei. Nel suo linguaggio strumentale si sentono i grandi maestri del jazz classico e l’avanguardia; una sintesi ottenuta per assimilazione. Nulla a che fare con il citazionismo postmoderno o con il distacco emotivo dei replicanti di stili.

La prima cosa che ti voglio chiedere è il tuo rapporto con i luoghi. I luoghi sono importanti. Questo disco è stato registrato nel piccolo Comune di Comeglians, Udine, durante il festival che tu hai ideato nel 2006 (I Suoni della Montagna). Che cosa ti ha spinto a organizzare in questo paese della Carnia un festival di musica improvvisata?

Le motivazioni sono duplici. Volevo creare l’occasione per sfruttare le potenzialità della mia orchestra, siccome nessuno ti dà da suonare. In secondo luogo volevo realizzare qualche cosa per il Friuli. Io sono profondamente legato a questi luoghi poiché sono nato nella Val di Gorto. Desidero farlo, però, rimanendo sganciato dalle politiche della gestione dell’arte in Friuli. Desidero sottolineare che questa è una manifestazione organizzata completamente in modo autonomo grazie ad alcuni carnici visionari e al Comune di Comeglians che ha creduto fortemente in questa mia idea.

Non sono molte in questo momento e nel nostro Paese le realtà orchestrali dedite alla musica improvvisata.

In Olanda ho avuto la fortuna di suonare in grandi formazioni dove la pratica dell’improvvisazione è avanzata; non avendone una mia, ho pensato di riunire questa orchestra: in realtà l’Adriatics è composta da nove persone ma non ho bisogno di più componenti, le voci e i colori che ci sono mi bastano.

“Exotica Domestica”: perché hai scelto questo titolo?

Noi siamo soliti cercare l’esotismo nei paesi lontani, mentre “Exotica Domestica” fa riferimento a qualcosa di diverso che sia di qui: non ci accorgiamo di quanta diversità abbiamo vicino a noi, ad esempio animali e fiori straordinari.

Il disco si apre con due pezzi – Tiny Pyramids e Transition – di Sun Ra, uno che di esotismo se ne intendeva, e tu hai suonato a Chicago con Robert Barry, uno dei suoi batteristi…

Ho conosciuto Robert Barry a Chicago ma sono arrivato a Sun Ra via Amsterdam. Sono entrato in contatto con la sua musica attraverso la pratica dell’improvvisazione sperimentata in Olanda. Quando ho incontrato,

suonato e registrato con Robert Barry (nel disco “Chicago Overtones”, Hat Hut, 2000, ndr) tutto ciò si è concretizzato nella possibilità di avere, diciamo, un Sun Ra di prima mano. A Chicago ho cercato di ricostruire il modo nel quale vivevano i musicisti della sua orchestra, che cosa mangiavano, come trascorrevano le loro giornate, non tanto la loro pratica musicale. Chicago è stato un momento chiave.

Hai scelto, infatti, Tiny Pyramids che è un brano del periodo chicagoano.

Sì, proprio del periodo nel quale nell’orchestra c’era Robert Barry.

Un brano bello e importante è Tibbar, ovvero il soprannome di Johnny Hodges – Rabbit – scritto al contrario. Un brano composto da te che si ricollega al tuo amore per Duke Ellington.

Sì, un’omaggio che viene dal cuore, anche se ho cercato di trasfigurarlo dal momento che cerco di evitare accuratamente ricostruzioni di tipo filologico. C’è un’introduzione lunghissima, completamente aperta.

È inevitabile che si finisca per parlare della tua esperienza olandese. Il Trio San Francisco, composto da te, Tobias Delius e Sean Bergin, è nell’Orchestra e gli hai riservato un brano. Come è nato?

Alla base di Up On The Highest Mountains c’è un riff di Booker Ervin, un sassofonista che ci piaceva tantissimo. Un giorno, ascoltando la sua musica tra una pastasciutta e una prova, abbiamo cominciato a costruirci sopra un’arrangiamento senza nemmeno annotarlo. Il modus operandi è il seguente: musica e vita che si intrecciano. Con ciò torniamo al discorso iniziale, io non voglio un luogo asettico per la musica, desidero che abbia un riferimento storico, culturale e allo stesso tempo naturalistico. Lo cerco sempre più.

La decisione di documentare la musica ripresa all’interno della chiesa di Calgaretto, seppur la resa acustica non abbia i requisiti di una incisione di alta qualità, corrisponde alla necessità di offrire una registrazione al naturale…

Come avviene in tutto il disco, perché è un album dal vivo. C’è esattamente quello che è successo, senza alcun intervento o camuffamento. L’unica cosa che ho fatto è sfumare l’ultimo brano, quello proveniente dal Festival di Udine, perché era troppo lungo.

BIO IN BREVE

NOME Daniele D’Agaro

NATO IL 13 agosto 1958

DOVE Spilimbergo (PN)

STRUMENTI Sax tenore e clarinetto

EQUIPMENT Sax tenore: Conn “New Wonder” del 1928 e Selmer Bilance Action del 1958 / Bocchino: Otto Link 12 star / Ance: Vandoren V16 n. 4 / Clarinetto: Selmer Recital / Bocchino: Charles Bay H2 / Ance: Vandoren n. 4

Discografia selezionata

  • D’Agaro – Schlippenbach, DEDALUS (ARTE SUONO, 2008)
  • Adriatics Orchestra, COMEGLIANS (EL GALLO ROJO, 2007)
  • D’Agaro – Glerum – Bennink, STRANDJUTTERS (HATOLOGY, 2003)

www.dagaro.it

Daniele D'agaro: “Exotica Domestica” intervista

Daniele D’Agaro Adriatics Orchestra

Exotica Domestica

  • ARTESUONO, 2009 (IRD)

Daniele D’Agaro (ten, cl); Tobias Delius (ten, cl); Sean Bergin (ten, alto, pennywhistel, ukulele, concertina, voc); Davide Ghidoni (tr); Mauro Ottolini (trn); Bruno Marini (bar, Hammond); Saverio Tasca (vib, marimba, balafon); Stefano Senni (cb); Han Bennink (batt); Mauro Costantini (org)

 Secondo documento discografico della formazione transnazionale del sassofonista friulano Daniele D’Agaro. Come il precedente, anche questo album raccoglie materiale registrato nel piccolo festival montano di Comeglians (eccetto una traccia, Huiswijn, ripresa durante Udine Jazz).

D’Agaro ha chiamato a raccolta musicisti della scena olandese e italiana dando vita a una orchestra che è in grado di entusiasmare fin dalle prime battute. Si parte con un paio di brani di Sun Ra e la scelta la dice lunga sulle intenzioni del leader. Nessuna delle riprese contemporanee del visionario bandleader afroamericano ha questa potenza e bellezza.

I brani

Poi, la scena, se la prende il gigantesco Sean Bergin con Oh!, uno scherzo di contagioso umorismo inventato sul momento, e con altri due pezzi ebbri di calore sudafricano (Mixin’it e Huiswijn). Up On The Highest Mountains è tutto per i fiati di D’Agaro, Bergin e Delius, ovvero il Trio San Francisco ed è tra le migliori pagine per organici di sole ance. Tibbar è un omaggio a Johnny Hodges (il titolo del brano non è altro che il suo soprannome al contrario). Magnifici, anche per la loro spontaneità nell’imperfezione della presa del suono, i brani registrati nella chiesa di Calgaretto con l’organo liturgico suonato da Mauro Costantini e l’interpretazione di You Don’t Know Me Because You Think You Know Me di Mongezi Feza. (FM)

Tiny Pyramids / Transition / Ultramarine #7 / Oh! / Up On The Highest Mountains / Tibbar Mixin’it / You Don’t Know Me Because You Think You Know Me / Soul Touch / Adriatic Gospel / Huiswijn

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