Danilo Pérez: “In Providencia suono musica di tutte le Americhe”Tempo di lettura: 11'

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Dopo aver suonato con Wayne Shorter, il pianista Danilo Pérez pubblica “Providencia”. In questa intervista racconta i legami tra la sua musica, la formazione classica e Panama, sua terra d’origine

DI STUART NICHOLSON; FOTO RAJ NAIK

Non fate l’errore di chiamare la musica di Danilo Pérez “latin jazz”. A lui piace chiamarla “jazz pan-americano”: la musica di tutte le Americhe, che include anche la musica folk e world. È una definizione chiara, perfettamente sensata se avete ascoltato il suo ultimo disco, “Providencia”. Qui il jazz incontra le melodie folkloriche e i ritmi di Panama, insieme a un po’ di musica classica aggiunta per buona misura.

Pérez, al telefono dalla sua casa di Boston, afferma che gli ci sono voluti venticinque anni per crearla. ≪Quando arrivai negli Stati Uniti da Panama, non avevo l’esperienza per realizzare qualcosa del genere, e mi ci sono voluti venticinque anni prima di poter scrivere e suonare questa musica≫.

COSTRUIRE PONTI

Eppure, il trasferimento di Danilo Pérez negli Stati Uniti non ha significato per lui voltare le spalle a Panama. Ha mantenuto un profondo legame con la sua terra natale e vi ritorna di frequente, non solo nella veste di presidente e direttore artistico del Panama Jazz Festival, di cui è uno dei fondatori, ma anche per prendere parte a iniziative sociali. Tramite la sua Fundación, Danilo Perez svolge un notevole lavoro nella riabilitazione di ex-appartenenti a bande giovanili.

Allo stesso modo, la musica della sua madrepatria è strettamente intrecciata con il suo approccio al jazz. Un filo che si può rintracciare già nel suo eponimo album di debutto nel 1993, e che prosegue in dischi come “The Journey” (1994), “Panamonk” (1996), “Central Avenue” (1998, candidato al Grammy) e nel brillante “Live At The Jazz Showcase” del 2005. ≪Sono attratto dal jazz che ha un sapore globale: dalla nozione di globalità, vale a dire dal costruire i ponti sulle differenze≫.

PASSAGGI

La globalizzazione è un tema su cui Danilo Pérez ritorna spesso. Non c’è da meravigliarsi: uno degli effetti secondari del fenomeno è stato l’aumento del nazionalismo e la proliferazione di lotte per l’indipendenza, la decentralizzazione e l’autodeterminazione. Il tutto guidato da un crescente interesse per l’etnicità e l’identità culturale. E dunque, quali sono gli elementi chiave dell’identità panamense?

Uno degli aspetti principali di Panama è il suo essere una terra di passaggio≫, inizia a riflettere Pérez. ≪È un posto nel quale molte culture sono passate, fin dall’inizio, fin da prima del canale. Era un luogo di passaggio dell’oro dal Perù: gli Spagnoli lo usavano come testa di ponte per il commercio con il Sud America. La costruzione del canale rinforzò questa posizione. C’era gente proveniente dall’India, lavoratori dai Caraibi, neri di Haiti e della Giamaica, cinesi, ebrei, brasiliani, argentini.

Parte della nostra storia somiglia a un crogiolo, al risultato di un mondo molto globalizzato. Perciò io, nel mio ruolo di musicista, di esecutore della mia musica, conservo questa mentalità di “passaggio”. Questa idea di attraversare i confini, di una musica che abbraccia i popoli. Tutte queste combinazioni di razze umane a Panama, e ce ne sono tante, formano l’identità panamense, la convivenza fra tutte queste esistenze≫.

BACH A PANAMA

Non è una sorpresa, dunque, che “Providencia” scavi ancor più a fondo nell’identità panamense di Pérez rispetto ai dischi precedenti. Lo fa esplorando canzoni d’amore popolari e ritmi folklorici, brani che usano strumenti ad ancia e una suite dedicata a sua figlia – ispirata a Bach e ai ritmi panamensi – e in più due improvvisazioni spontanee in duo con il sassofonista Rudresh Mahanthappa, per completare il programma.

Il brano di apertura, Daniela’s Chronicle, è dedicato a sua figlia: ≪Ogni sezione del pezzo è una nuova età: cresce dai tre ai cinque anni. È un esperimento, un brano con metri diversi: ad esempio, l’ultimo è in tredici ma suona come se fosse in quattro (una cosa che adoro). Ho portato delle piccole idee alla band: sono loro i miei complici. Suoniamo a orecchio, come la musica che si fa in compagnia a Panama, davvero facile e divertente da realizzare, ma quando provi a metterla per iscritto… wow!≫.

≪Al principio ci sono le mie influenze bachiane, il Clavicembalo ben temperato, e uso la sinistra in modo contrappuntistico. Molta della musica classica che amo ha un ritmo molto forte e continua sempre a svilupparsi: non torna mai da dov’era partita≫.

CANZONI D’AMORE

Una delle tracce più affascinanti del disco è Historia de un amor per la quale Danilo Pérez ha preso alcune melodie tradizionali del folklore panamense, le ha riarmonizzate e rielaborate in chiave jazz. ≪Ho usato melodie che ho ascoltato cantare per strada, che sono di pubblico dominio. Qui ci sono due canzoni di Panama che parlano d’amore, ma dell’amore inteso come lotta, e io ci ho aggiunto le armonie≫.

Ma Pérez non ha adattato al jazz soltanto delle melodie folkloriche. I ritmi tradizionali di Panama formano la spina dorsale della sua musica, come in Galactic Panama, dove ha cercato di catturare ≪l’essenza della comunità≫. È lui stesso a spiegarlo: ≪Ho preso un ritmo che si chiama tamborito, molto legato a Panama. Letteralmente significa “piccolo tamburo” e risale al XVII secolo, è influenzato dalla musica spagnola ed è suonato soprattutto davanti a un grosso pubblico. È usato in numerose canzoni, ha un tempo di 6/8, vicino al jazz. Volevo quel tipo di feeling nella musica, anche se non volevo adoperare il tamburo tradizionale≫.

ENFANT PRODIGE

Nato nel 1966, Danilo Pérez è stato un enfant prodige. Ha studiato musica classica fin dall’età di otto anni. Un’importante influenza è stata quella di suo padre, un direttore d’orchestra che tuttora si esibisce a Panama, dal quale ha imparato il canto e le percussioni. A soli dodici anni era già un musicista di professione, anche se, dietro insistenza di sua madre, ha continuato gli studi, in modo da avere un lavoro “vero” nel caso in cui la sua nascente carriera musicale avesse fallito.

Dopo la laurea in matematica ed elettronica ha proseguito gli studi all’Università della Pennsylvania. Poco dopo si è trasferito al Berklee College of Music per studiare composizione con Donald Brown. Lì ha avuto occasione di suonare con musicisti come Terence Blanchard, Claudio Roditi e Jon Hendricks.

A proposito del legame tra la sua formazione classica e quella jazzistica, Pérez riflette: ≪La musica classica ha un profondo sviluppo armonico e melodico, e più cerco di capire il bebop, più torno a Bach. Saranno stati gli studi che ho fatto, perché non c’erano veri corsi di jazz, ma ho sempre cercato le connessioni: Debussy, Stravinsky, ci sono tanti elementi collegati≫.

CLASSICA E JAZZ

≪C’è un pianista che amo, Phineas Newborn, che nella sua introduzione a Lush Life cita la Sonatina di Ravel. Ho sentito dire che “Bird” (Charlie Parker, ndr) e Bud Powell si esercitavano con Bach, e so per certo che il musicista preferito di Wayne [Shorter] è Beethoven. Questi collegamenti sono importantissimi per la musica.

Ho dei problemi a insegnare il jazz come un sistema, perché il vero jazz consiste in uno sguardo creativo sugli esseri umani, su quel che possiamo mettere in gioco, sul come far suonare sensate cose che in realtà sono difficili. Tutto ciò, per me, non è parte di un sistema. Ovviamente, credo nello studio ben strutturato (occorre conoscere John Coltrane e cosi via), ma soprattutto credo nella diversita globalizzata: delle buone fondamenta di musica classica aprono la mente≫.

“THIS RECORD IS BASED ON THE IDEA THAT WHATEVER WE DO HAS AN IMPACT IN THE UNIVERSE. THE WORD “PROVIDENCE”, FOR ME, MEANS STANDING UP FOR THE FUTURE OF THE NEXT GENERATION OF CHILDREN [DANILO PÉREZ]”

WAYNE SHORTER

Danilo Pérez ha debuttato su disco con il trombettista Arturo Sandoval, ma la sua grande occasione arrivò quando venne invitato a unirsi alla United Nations Band di Dizzy Gillespie. La sua esperienza con Gillespie ha dato forma alla sua concezione del jazz.

≪A quei tempi ero preso da Bud Powell e suonai un assolo sui rhythm changes, ma poi Dizzy venne da me e mi disse: “Quand’è che farai i conti con il posto da cui provieni?”≫. Per Pérez fu un momento decisivo: da allora, lavorò per adattare elementi della sua eredità panamense nella sua musica, che poi sarebbe stata chiamata “Pan-American jazz”.

Nel 1992 il suo trio debuttò con l’etichetta RCA/Novus, e dopo due dischi passò alla Impulse!. Dopo numerosi lavori a suo nome, nel 2002 il pianista entro nel quartetto di Wayne Shorter. Se a quel tempo il nome di Pérez non era ancora annoverato tra quelli grossi, nel giro dei festival, da allora in poi tutto cambiò. Il quartetto di Wayne Shorter venne presto riconosciuto come uno dei migliori gruppi della scena jazzistica attuale. La loro musica drammatica e libera, nella quale Pérez ha un ruolo centrale, si può ascoltare su “Footprints Live” (2002), “Alegria” (2003) e “Beyond The Sound Barrier” (2005). La collaborazione con Shorter ha influenzato profondamente il pianista.

PRONTI PER L’IGNOTO

≪Per molti aspetti, Wayne [Shorter] è stato quel che definirei un “guru”≫, afferma Pérez con ovvio affetto. ≪L’esperienza con lui mi ha fatto crescere come musicista e mi ha fatto capire quanto avevo da imparare e da vedere nel mondo: il significato della vita, sposare mia moglie, comprendere perché volevo farlo. Sono tutti avvenimenti nei quali Wayne ha avuto un ruolo rilevante≫.

≪Mi ha fatto sviluppare l’idea di tenersi pronti per l’ignoto. Io volevo sempre sapere quel che stava per succedere, ma lui mi diceva: “Danilo, non puoi occuparti dell’ignoto, è impossibile”. Mi ha fatto accettare l’idea di comporre davanti al pubblico (fa paura, nel modo in cui lui ti chiede di farlo), l’idea di lottare per trovare qualcosa di cui, in quel momento, sei soddisfatto. “Non ti nascondere dietro il tuo strumento, guarda quello che sei”≫.

≪Un altro pensiero di Shorter è quello di suonare ciò in cui credi. È stato importante quando lui mi diceva: “Suonalo, suonalo”. Questo concetto di celebrare l’umanità attraverso la musica, questo tipo di impegno prima non l’avevo. Suonando con lui – e ancora non lo do per scontato, non ci diamo l’un l’altro per scontati – non sei mai tranquillo, a tuo agio, ed e una sensazione che non ha prezzo≫.

SESTO SENSO

≪Da un punto di vista musicale, c’è anche il concetto di “magnetismo tonale” che è centrale in Shorter: vale a dire quale nota ti porta da qui a qui, quale ti spinge da questa a quest’altra. Lui non te lo spiega esplicitamente, ti dice: “Suoniamo qualcosa che non ha né inizio né fine”. Ha un molte di queste frasi sconcertanti, tipo: “Metti dell’acqua in quegli accordi”. Io sono un testimone, osservo queste lezioni musicali e vedo come tutto ciò mi ha cambiato≫.

≪Mi ha fatto ascoltare la colonna sonora dei cartoni animati di Tom and Jerry, mi ha fatto vedere dei film e ho capito che è un fanatico di cinema: ma non solo dei film quanto del suono dei film, perché quando Wayne suona, suona con tutti i suoi sensi e dice sempre che il senso più importante è il sesto, la consapevolezza≫.

≪Questo è un riassunto della mia esperienza con Wayne! Ma ti dico che frequentarlo è stata un’esperienza umana, ho sviluppato una forza interiore che non avevo prima≫.

MUSICA PER L’UMANITÀ

Il matrimonio con Patricia Zarate, una musicoterapeuta cilena, e la nascita delle sue due figlie sono state esperienze decisive nella vita di Pérez, perché gli hanno ispirato la creatività che lo ha portato a comporre “Providencia”.

La title-track è dedicata a sua moglie (≪è un brano che ho composto pensando a mia moglie, al mio amore per lei≫), mentre Daniela’s Chronicle è dedicato alle figlie (≪la cosa più importante della mia vita, l’essere padre e marito, il lavorare per loro≫).

Il suo impegno sia nella musica sia nelle attività umanitarie, la sua volontà di ispirare un cambiamento sociale attraverso la musica (ad esempio con il Berklee Global Jazz Institute – di cui è direttore artistico – e con la sua Fundacion Danilo Pérez), il suo lavoro come ambasciatore dell’UNICEF e come ambasciatore culturale della sua Panama: tutto ci racconta di un uomo, e di un musicista, eccezionale, che si è dedicato alla musica e all’umanità.

≪Certi valori sono universali: quando vengo in Italia, vedere le grandi chiese e cattedrali mi fa pensare a quanto tempo ci è voluto per realizzarle. Quel tipo di impegno va al di là della musica: riguarda l’umanità≫.

Danilo Pérez PROVIDENCIA

Danilo Pérez

PROVIDENCIA

  • MACK AVENUE, 2010 (IRD)

Danilo Pérez (pf); Ben Street (cb); Adam Cruz (batt); Rudresh Mahanthappa (alto); Jamey Haddad, Ernesto Diaz (perc); Sara Serpa (voc); Matt Marvuglio (fl); Barbara Laffitte (oboe); Amparo Edo Biol (corno); Margaret Phillips (fag); Jose Benito Meza Torres (cl)

Se “Live At The Jazz Showcase” del 2005 cattura la genuina esuberanza e l’eccitante talento che Danilo Pérez riesce a portare sul pianoforte (elementi tanto ammirati dagli altri musicisti: non ultimo Wayne Shorter, nella cui musica porta un simile slancio creativo), “Providencia” riesce a mettere in mostra un lato più riflessivo della sua personalità musicale.

Ad esempio, Daniela’s Chronicles, con il suo inizio da corale, riflette l’intenzione di Pérez di mostrare come la sua musica si muova in tre dimensioni: il jazz, la musica classica e quella latinoamericana; il brano è parte di una sinfonia che Pérez sta scrivendo. Il cameo di Rudresh Mahanthappa al sax contralto introduce un elemento di free improvisation ed è un po’ in contrasto con la disposizione globale della musica negli altri brani del disco, che include pensosi adattamenti di temi folklorici panamensi in jazz. (SN)

Daniela’s Chronicles / Galactic Panama / Historia de un amor / Bridge Of Life Part 1 / Providencia / Irremediablemente Solo / The Oracle (Dedicated To Charlie Banacos) / Bridge Of Life Part II / The Maze: The Beginning / Cobilla / The Maze: The End

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