53 album jazz del 2011/12 ascoltati per voiTempo di lettura: 50'

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Abbiamo selezionato 53 album jazz del 2011 e 2012 e li abbiamo ascoltati per voi: ecco i brani e le recensioni, disco per disco

53 album jazz del 2011/12 ascoltati per voi

ERIC ALEXANDER & VINCENT HERRING

FRIENDLY FIRE

HIGHNOTE, 2012 (IRD)

Eric Alexander (ten); Vincent Herring (alto); Mike LeDonne (pf); John Webber (cb); Carl Allen (batt)

L’album, registrato live allo Smoke Club di New York, nell’agosto 2011, propone la più classica battaglia tra sassofoni, con tutti gli elementi caratteristici di un progetto di questa natura. Si rilevano dunque brani scelti quasi integralmente dal repertorio dei classici dell’hard bop, a firma di autori come Hank Mobley e McCoy Tyner (cui si aggiungono i due standard You’ve Changed e Here’s That Rainy Day e un solo brano originale, Timothy, a firma di Herring); assolo molto lunghi e ben sviluppati; la ritmica pulsante e indiavolata, che sostiene i solisti con energia; il calore dell’esibizione live che accende ulteriormente le esecuzioni.

Si tratta di un bel disco di hard bop, che non ha velleità di contemporaneità e novità, ma che sviluppa magnificamente i tratti salienti dello stile. Alexander e Herring fanno a gara di bravura e virtuosismo, ed è davvero pregevole la sezione ritmica capeggiata da LeDonne, anche autore di assolo memorabili. (EM)

Pat ’n’ Chat / Sukiyaki / Inception / Dig Dis / You’ve Changed / Here’s That Rainy Day / Mona Lisa / Timothy

BARBER MOUSE FEAT. SAMUEL

PLAYS SUBSONICA

AUAND, 2012 (EGEA)

Samuel Romano (voc); Fabrizio Rat (pf preparato); Stefano Risso (cb preparato); Mattia Barbieri (batt, oggetti)

Barber Mouse è un progetto nato per rileggere i brani dei Subsonica (il più celebre gruppo pop italiano dei nostri tempi), rivisti con arrangiamenti che mescolano brillantemente jazz, avanguardia e musica contemporanea. L’elemento di novità rispetto a lavori simili, dedicati ad altri autori, è rappresentato dalla presenza dello stesso Samuel Romano alla voce: il leader dei Subsonica si diverte, infatti, a cantare i classici della sua band sull’efficace caleidoscopio sonoro prodotto dalla creatività di Fabrizio Rat, Stefano Risso e Mattia Barbieri.

I brani mantengono la carica ritmica aggressiva degli originali, e il disco si segnala per la notevole capacità “mimetica” del trio, sospeso tra le sonorità più asciutte e acustiche del classico piano trio e quelle più eversive e moderne (ricche di cluster, percussioni, suoni trattati di pianoforte e contrabbasso) del trio contemporaneo. (EM)

Colpo di pistola / Amantide / Incantevole / Abitudine / Disco labirinto (B) / Disco labirinto (A) / Non identificato / Eva Eva / Come se / Salto nel vuoto / Strade / Momenti di noia

ALAIN BÉDARD AUGUSTE QUARTET

HOMOS PUGNAX

EFFENDI, 2011 (CODAEX)

Frank Lozand (sop, ten), Alexandre Grogg (pf); Alain Bédard (cb); Michel Lambert (batt)

Il contrabbassista Alain Bédard, originario del Québec, non è solo il leader di questa incisione discografica ma anche il fondatore e presidente dell’etichetta Effendi. La musica di “Homos Pugnax” è ricca di obbligati, dominata da arrangiamenti arditi e continui spiazzamenti armonici e ritmici: ascoltando il brano Casse-pattes viene subito in mente Thelonious Monk con il suo incedere sghembo e traballante. La musica è caratterizzata da intense trame ritmiche, com’è meravigliosamente esposto in L’horloge de Balthazar, dove la scrittura riveste un ruolo di grande importanza. Amorphe è uno straordinario esercizio di elaborazione tematica, lungo oltre sette minuti; ci sono anche melodie frammentate, senza perdere in swing come dimostra l’ellingtoniana Compte-rendu. Un disco affascinante, che ci consegna una musica originale, in bilico tra tradizione afroamericana e free form. (LV)

Sultopic / Casse-pattes / Amorphe / Fleurs carnivores / Mukidah / L’horloge de Balthazar / Compte-rendu / Vieux pneus / Pum & Pim / Loneliest Month

ANTHONY BRANKER & WORD PLAY

DIALOGIC

ORIGIN, 2011 (PROPRIA)

Ralph Bowen (ten, sop); Jim Ridl (pf, Rhodes); Kenny Davis (cb); Adam Cruz (batt); Anthony Branker (comp, dir)

La figura di Branker è curiosa e originale: professore a Princeton; trombettista poco noto, ma dalle molte collaborazioni illustri; soprattutto compositore e direttore in movimento fra jazz e musica contemporanea. In “Dialogic” e altri lavori a suo nome, non partecipa come esecutore, ma in qualità di compositore e direttore musicale. Un fatto frequente nell’ambito delle big band, assai raro nel caso di un piccolo gruppo, qui un quartetto che pone le sue notevoli doti al servizio delle idee che Branker ha proposto e coordinato in studio.

Dovendo sintetizzare, siamo in un ambito dove la cura nel dettaglio, l’elaborazione di percorsi originali in termini di sviluppo melodico, varietà armonica e ritmica, sembra nascondersi dietro la perfetta e libera esecuzione di quattro artisti eccellenti. Alcune coordinate estetiche le troviamo in Wayne Shorter, Woody Shaw, Joe Henderson. Nomi simbolo di un jazz contemporaneo radicato nel post bop, nel latin e aperto a moderne forme di groove. (VP)

Ancestral Tales / Land Of Milk And Honey / Iggery-Poncheek / Skirting The Issue / Y Not? / The Selfless Soul / Dance Of The Aesthetics / More Than Words / The Fire Spitters

DEE DEE BRIDGEWATER

MIDNIGHT SUN

EMARCY, 2011 (UNIVERSAL)

Dee Dee Bridgewater (voc) + AAVV

Un’antologia che non appare tale: ascoltare “Midnight Sun” senza essersi prima informati, trasmette la sensazione di un lavoro coerente, tanto da apparire pensato e realizzato in un’unica soluzione. Così non è perché il disco raccoglie registrazioni effettuate lungo un ampio arco temporale, dal 1993 di “Keeping Tradition” al 2010 di “Eleanora Fagan (1915-1959) – To Billie With Love From Dee Dee”.

La scelta di porre l’accento sulle ballad non manca di rischi, a partire dal fatto che Dee Dee è artista assai dinamica, a volte straripante, tale da far temere risultati superficiali. L’ascolto smentisce i preconcetti e le interpretazioni sono assorte, concentrate, economiche nei mezzi e attente al testo. L’intima chanson Que reste-t-il? e un capolavoro come My Ship di Ira Gershwin e Kurt Weill, scorrono delicati e lievi, caratterizzati da un uso del timbro ben espressivo. Certo, non sono letture definitive, a parte forse Lonely Woman di Horace Silver, ma il livello è alto, grazie anche a compagni di viaggio notevoli. (VP)

Midnight Sun / Angel Eyes / My Ship / Que reste-t-il? / Lonely Woman / Speak Low / I’m A Fool To Want You – I Fall In Love Too Easily / L’hymne a l’amour / The Island / Good Morning Heartache / Here I’ll Stay

FELICE CLEMENTE/JAVIER PÉREZ FORTE

AIRE LIBRE

CROCEVIA DI SUONI, 2012 (PROPRIA)

Felice Clemente (sop, ten, cl); Javier Pérez Forte (ch cl)

Il sodalizio artistico tra il chitarrista classico Javier Pérez Forte, argentino d’origine ma italiano d’adozione, e il sassofonista Felice Clemente, poggia su solide radici. Prima di entrare in studio e registrare “Aire libre” i due condividono l’esperienza nel quartetto Nuevos Aires, attivo dagli anni Novanta. Nonostante il repertorio proposto – costituito di composizioni originali e di classici sudamericani – imponga una profonda concentrazione per obbligati e passaggi di grande virtuosismo strumentale, “Aire libre” è un disco che sorprende per vitalità e allegria: l’atmosfera vivace di Alma negra si manifesta come fosse una coreografia per una danza folkloristica. Clemente si fa ascoltare al soprano, al tenore e al clarinetto, sorprendendoci per maturità, equilibrio, qualità timbrica e personalità. Gli orizzonti sonori del disco sono ampi: particolarmente interessanti le due performance in solo, che hanno come protagonista Felice Clemente (Chuku) e Javier Pérez Forte (Misa Chico). (LV)

De la raíz a la copa / Pera y chocolate / Merenguito / Perro verde / Chuku / Lila / Alma negra / Mas que nada / Misa chico /A Don Agustín Bardi

ROMAIN COLLIN

THE CALLING

PALMETTO, 2012 (IRD)

Romain Collin (pf); Luques Curtis (cb); Kendrick Scott (batt)

Romain Collin, di origini francesi ma residente in America, è un pianista balzato agli onori (dopo aver conseguito il diploma al Thelonious Monk Institute Of Jazz nel 2007) in virtù di un esordio discografico in trio che ha fatto ben parlare di sé, “The Rise And Fall Of Pipokuhn” (Fresh Sound, 2009). Non deve quindi stupire se la produzione del disco porta la firma di Matt Pierson, cui va il merito di aver lanciato musicisti quali Joshua Redman e Brad Mehldau. “The Calling” è il suo secondo disco da leader alla guida del medesimo trio dell’esordio: un lavoro che raccoglie prevalentemente tempi medium, fondati su un massiccio groove. Una musica composta e arrangiata dal pianista (a eccezione di due brani), che viene interpretata con gusto e moderazione, senza mai indugiare in virtuosismi. Emerge un modernissimo swing jazz di tipo cameristico. (LV)

Storm / The Calling / Runner’s High / Stop This Train / Burn. Down. / Pennywise The Clown / Greyshot / Strange / Nica’s Dream / Airborne / Aftermath / One Last Try

MARC COPLAND/JOHN ABERCROMBIE

SPEAK TO ME

PIROUET, 2011 (EGEA)

Mark Copland (pf); John Abercrombie (ch)

La collaborazione tra Copland e Abercrombie risale ad antica data: già partner nel quintetto di Chico Hamilton, i due musicisti avevano in precedenza inciso insieme in quartetto (“My Foolish Heart” del 1988 e “Second Look” del 1996) e in trio (con Kenny Wheeler, “That’s For Sure” del 2000 e “Brand New” del 2003) ma non avevano mai registrato in duo.

Il riferimento inevitabile di “Speak To Me” va alla lirica poetica delle incisioni di Bill Evans con Jim Hall. La registrazione evidenzia lo straordinario interplay dei due musicisti che lavorano su temi originali, due standard (If I Should Lose You e WitchCraft) e una celebre rivisitazione blues di Ornette Coleman (Blues Connotation). Colpiscono particolarmente l’equilbrio sonoro e la varietà nell’arrangiamento di temi e assolo (unisoni, contrappunti, scambi continui di ruoli). Bello il sound generale, e in particolare quello di Abercrombie, asciutto e secco, nel solco della tradizione della chitarra jazz più classica. (EM)

Left Behind / Speak To Me / Seven / If I Should Lose You / Blues Connotation / So Long / Falling Again / Talking Blues / WitchCraft

FILIPPO COSENTINO FEAT. FABRIZIO BOSSO

LANES

GREEN PRODUCTION, 2011 (PROPRIA)

Filippo Cosentino (ch); Fabrizio Bosso (tr); Davide Beatino (b el); Giovanni Sanguineti (cb); Carlo Gaia (batt)

Ci sono più anime musicali che convivono in “Lanes” e che descrivono culture, riferimenti e tecniche, che concorrono alla definizione dello stile del chitarrista piemontese Filippo Cosentino, giunto al suo esordio discografico. Innanzitutto il disco è caratterizzato da due piani sequenza contrastanti perché si esprime pariteticamente in acustico e con la chitarra elettrica, misurandosi con eguale pertinenza.

Cosentino si presenta con musica scritta di suo pugno (fanno bella mostra di sé la funkeggiante Smokin’ Jazz e l’elegante Lanes, entrambi interpretate magistralmente da Fabrizio Bosso) e con un corpus di standard che testimoniano interessi quanto mai variegati, brani a firma di Gil Evans, Benny Golson, Thelonious Monk e Miles Davis. Completano il disco tre brani registrati in completa solitudine e che ci raccontano di un’anima melodica e lirica, che guarda al Pat Metheny delle ballad più ispirate. (LV)

Lanes / Las Vegas Tango / Hassan’s Dream / Blue Monk / Smokin’ Jazz / River Avon / Reloaded / Spring Mood / Solar

ALEXANDRE CÔTÉ

TRANSITIONS

EFFENDI, 2011 (CODAEX)

Alexandre Côté (alto); Dave Mossino (tr, flic); Jonathan Cayer (pf); Dave Watts (cb); Kevin Warren (batt); David Bellemare (ten #8, #9)

Alexandre Côté è un sassofonista canadese legato al mainstream ma con gli occhi che guardano al futuro, legato al linguaggio di Charlie Parker (è protagonista dell’incisione “Hommage à Charlie Parker”, Effendi, 2011) senza per questo emularlo nell’approccio stilistico. “Transitions” è il suo album d’esordio e si configura anche come un viaggio emozionale attorno ai suoi riferimenti stilistici più moderni, Ornette Coleman (cui dedica Blues Pour Ornette) e Wayne Shorter (cui è ispirata una bella song in stile hard bop, Wayne’s Spirit), a testimoniare una vastissima tavolozza espressiva a disposizione. Il fraseggio del sassofonista è assai fluido e fortemente bluesy, ed è caratterizzato da continui sbalzi di tonalità e di effetti timbrici. Ottimi gli arrangiamenti così come alto è il livello performativo della band. (LV)

Jackart / Nice And Relaxed / Blues Pour Ornette / Lazy Morning / Mon ètoile de la lune / Wayne’s Spirit / Jackie’s Elements / Easy Sunday / New Orleans Groove

ADAM CRUZ

MILESTONE

SUNNYSIDE, 2011 (IRD)

Adam Cruz (batt); Miguel Zenón (alto #1, #2, #5, #8); Steve Wilson (sop #3, #4, #6, #7); Chris Potter (ten); Steve Cardenas (ch); Edward Simon (pf, Rhodes); Ben Street (cb)

È bello quando il disco d’esordio arriva a quarant’anni, dopo una carriera intensa al fianco di grandi maestri come Chick Corea, Tom Harrell, Danilo Pérez. Una scelta giudiziosa e matura, ben raffigurata dal titolo: una pietra miliare in grado di racchiudere venti anni di esperienza tecnica e creativa. Cruz è un batterista dotato di tocco prezioso e ampia tavolozza di sfumature, la sua scrittura, per quanto energica e articolata sul piano ritmico, non è mai soffocante e lascia ampio spazio al lirismo.

Vena melodica e aperture armoniche convivono in un equilibrio che trova le sue ragioni in Wayne Shorter, oltre che nei datori di lavoro sopra citati. Il contributo di Potter, Wilson e Zenón è prezioso, forte di una consuetudine amicale quanto estetica, ben radicata nella comune esperienza della Mingus Big Band, dal cui alveo sembrano derivare molte delle migliori e più attuali esperienze newyorkesi. (VP)

Secret Life / Emje / Crepuscular / The Gadfly / Resonance / Outer Reaches / Magic Ladder / Bird Of Paradise

NORBERT DALSASS

1/2 A DOZEN

CALIGOLA, 2011 (IRD)

Marco Gotti (sop, ten); Maurizio Brunod (ch); Titta Nesti (voc); Achille Succi (cl b); Stefano Bertoli (batt, perc); Norbert Dalsass (cb)

L’album propone una musica in ottimo equilibrio nelle sue diverse componenti: aggressione sonora di ritmi e distorsioni, riff di contrabbasso formidabili e ben congegnati, parti parlate e descrittive a cura di Titta Nesti, momenti di pazzia di matrice free, temi lievi e vagamente ispirati alla popular music. Il suono complessivo è sicuramente malinconico, e le sonorità sono le più varie: dal latin/ calypso di Bigio Bond agli ambienti sospesi e misteriosi di Oggetti riciclati, all’uso creativo e originale dei vocalizzi di The Hands Of Khalifa.

Maurizio Brunod conferma la sua vocazione ai suoni caldi (e alle sperimentazioni elettroniche e all’uso degli effetti) ed è particolarmente ben riuscito il suo duetto con la Nesti (Lone Flower). Ottimo il lavoro di scrittura e arrangiamento di Dalsass che ben impiega le suggestioni sonore di Marco Gotti e Achille Succi e l’uso creativo delle percussioni di Stefano Bertoli. (EM)

Never More / After Hours / Minuetto / Bigio Bond / Lone Flower / Oggetti riciclati / Kirke / The Hands Of Khalifa

LARS DANIELSSON

LIBERETTO

ACT, 2012 (EGEA)

Lars Danielsson (b el, vl, Wurlitzer); Tigran (pf, voc); John Parricelli (ch); Arve Henriksen (tr); Magnus Öström (batt, perc)

Il contrabbassista svedese Lars Danielsson, classe 1958, è uno dei musicisti di riferimento in casa ACT e si distingue per una cavata d’eccezionale portata, per un raffinato gusto musicale e per un’azione ritmica assai melodica. “Liberetto” ospita musica preziosa e sofisticata, che testimonia una meticolosa cura verso ogni singola nota espressa dal gruppo e un’attenzione profonda al dettaglio timbrico. Tra le pagine più alte del disco la title-track Liberetto, dove il sodalizio tra Danielsson e il pianista armeno Tigran (è sorprendente sapere che i due musicisti si sono conosciuti appena una settimana prima della registrazione del disco) raggiunge vette di grande ispirazione; così come è di eccellente livello l’interpretazione di Arve Henriksen in Day One, una straziante e sognante ninna nanna dettata con il suo personale soffio fragile. (LV)

Yerevan / Liberetto / Day One / Orange Market / Hymnen / Svensk Låt / Hov arek sarer djan / Party On The Planet / Tystnaden / Ahdes Theme / Driven To Daylight / Blå Ängar

CHANO DOMÍNGUEZ

FLAMENCO SKETCHES

BLUE NOTE, 2012 (EMI)

Chano Domínguez (pf); Mario Rossy (cb); Israel “Piraña” Suárez (perc); Blas “Kejío” Córdoba (voc, palmas hand claps); Tomás “Tomasito” Moreno (palmas, hand claps)

Il pianista Chano Domínguez, nato nel 1960 a Cadice, è uno straordinario trasformista, capace di abbandonare anche il suo nome di battesimo, Sebastián Domínguez Lozano. Il suo percorso artistico è fatto di contrasti e così ha sempre messo insieme l’amore per il jazz rock con il flamenco jazz, la musica di Bill Evans con quella di Paco De Lucia, il latin jazz con il jazz visionario di Thelonious Monk.

Con questo nuovo album il pianista compie la sua più audace trasfigurazione, vale a dire quella di rileggere in chiave flamenco il celebre “Kind Of Blue” davisiano, dal primo all’ultimo brano, alterando il senso melodico dei temi e giocando sui modelli ritmici. Per l’occasione ha dunque allestito un quintetto composto da tre percussionisti (due dei quali lavorano sugli accenti con il battito delle mani), partendo dalla consapevolezza che Miles aveva un debole per lo spanish sound. Interessanti i vocalizzi in lingua spagnola in Blue In Green e la vivacissima So What. (LV)

Flamenco Sketches / Freddie Freeloader / Blue In Green / So What / All Blues / Nardis / Serpent’s Tooth

ORRIN EVANS

CAPTAIN BLACK BIG BAND

POSITONE, 2011 (IRD)

Luke Brandon, Daud EL-Bakara, Josh Evans, Tatum Greenblatt, Leon Jordan Jr., Brian Kilpatrick, Curtis Taylor, Tim Thompson, Jack Walrath, Walter White (tr); Stafford Hunter; Frank Lacy; Joe McDonough, Ernest Stuart, Brent White (trn); Mark Allen, Chelsea Baratz, Todd Bashore, Ralph Bowen, Wade Dean, Doug DeHays, Wayne Escoffery, Tia Fuller, Rob Landham, Victor North, Jaleel Shaw, Tim Warfield, Darryl Yokley (ance)

Mark Allen, Todd Marcus (cl b); Orrin Evans, Jim Holton, Neil Podgurski (pf); Mike Boone, Luques Curtis, Mark Przybylowski (cb); Donald Edwards, Gene Jackson, Anwar Marshall (batt)

Evans è allievo di Kenny Barron, ha lavorato a lungo per Bobby Watson e registrato numerosi lavori per la Criss Cross. Un percorso che fonde bop e modernità, ora declinato alla testa di una big band le cui sezioni si tengono all’interno delle dimensioni tradizionali: la lista di musicisti qui riportata include tutti gli orchestrali e solisti presenti nel disco, registrato dal vivo nel 2010 in tre locali di Philadelphia e New York. Il linguaggio varia col succedersi di autori e arrangiatori, ma tiene una forte coerenza di fondo, assicurata dalla direzione musicale di Evans, che sviluppa premesse legate alla lezione di Thad Jones e Mel Lewis. Il collettivo appare forte e preciso, gli arrangiamenti alternano nel modo migliore parti strutturate a sezioni solistiche. (VP)

Art Of War / Here’s The Captain / Inheritance / Big Jimmy / Captain Black / Easy Now / Jena 6

LORENZO FELICIATI

FREQUENT FLYER

RARE NOISE, 2012 (GOODFELLAS)

Lorenzo Feliciati (b el) + AAVV

Attraverso “Frequent Flyer” il bassista romano Lorenzo Feliciati costruisce un album biografico, dove mette in scena i suoi infiniti orizzonti espressivi e dove espone quelli che sono i suoi riferimenti strumentali, tra jazz (Jaco Pastorius, Jeff Berlin, Victor Baily) e rock (Tony Levin dei King Crimson, Jack Bruce dei Cream, Mick Karn dei Japan, e Pino Palladino, sostituito di John Entwistle negli Who).

Ecco quindi che si alternano la kingcrimsoniana Thela Hun Ginjeet, il latin groove di Groove First (à la Weather Report), il latin hard bop di Footprints, l’eterea Never Forget e il new tango di Gabus And Ganabes, passando per un brano disco e hip hop, The White Shadow Story. Lorenzo Feliciati è un virtuoso del basso elettrico ma di rado si lancia in assolo muscolari a favore del colloquio con i numerosi ospiti della session, tra cui Bob Mintzer, Roy Powell, Stefano Bagnoli, Cuong Vu e Maxx Furian. (LV)

The Fastwing Park Rules / Groove First / 93 / Riding The Orient Express / Footprints / Never Forget / Gabus And Ganabes / Perceptions / The White Shadow Story / Law & Order / Thela Hun Ginjeet

MATTEO FRABONI QUINTET

THIS IS MY MUSIC

VIA VENETO JAZZ, 2012 (EMI)

George Garzone (ten); Logan Richardson (alto); Aruán Ortiz (pf, Rhodes); Rashaan Carter (cb); Matteo Fraboni (batt)

Una vera e propria formazione di all star accompagna il batterista marchigiano Matteo Fraboni, classe 1983, al suo esordio discografico. Risaltano lo splendido George Garzone, uno dei più significativi tenoristi del nostro tempo, il talentuosissimo pianista cubano Aruán Ortiz e l’eccellente Rashaan Carter, contrabbassista di Wallace Roney. Fraboni mette in scena musica originale (a eccezione di A Time For Love di Johnny Mendell). Il groove regna sovrano, suonato in modo rilassato nella ballad in 3/4 dal titolo Dear Friend, oppure più afro nella funkeggiante The Road e nell’ipnotica Umuntu Ngumuntu, e ancora dolcemente melanconico in Time For Love, che ci consegna un’interpretazione incantevole di George Garzone. Eccellente il livello performativo del gruppo, che testimonia la spiccata personalità di Matteo Fraboni. (LV)

4 On 7 / The Road / Something New / Dear Friend / Umuntu Ngumuntu / A Time For Love / 7 On 4 (Exit Whole)

GOVINDA + ANANDA GARI

INCIPIT

JAZZ ENGINE, 2012 (EGEA)

Mark Turner (ten); Luca Nostro (ch el); Govinda Gari (pf, Rhodes); Gabriele Pesaresi (cb); Ananda Gari (batt)

Incipit” è un lavoro dal sound contemporaneo, un’ottima miscela di ricerca melodica, ritmica e armonica. È caratterizzato da composizioni molto articolate e dalla ritmica eccellente dei due fratelli Gari insieme a Gabriele Pesaresi al contrabbasso. Elementi differenti compongono la visione sonora del disco: chitarre distorte, temi lirici, metri dispari, dinamiche emblematiche nella loro grande escursione.

Particolarmente ben riuscito l’interplay tra pianoforte e chitarra, che riescono a non sovrapporsi mai. Interessanti le tre composizioni Next Worlds: contraddistinte dai metri dispari, la prima espone una melodia memorabile, la seconda lancia un bel gioco di Rhodes e batteria, la terza ricorda i temi ariosi dei Weather Report, con echi soul nelle armonie semplici e un efficace fade out. Ottimi gli interventi di Turner al tenore, ma è il lavoro del collettivo a eccellere ed emergere. (EM)

W 4 St / No Hurry Man! / Incipit / Overflew / Song For Mom / Next Worlds #1 / Next Worlds #2 / Next Worlds #3 / Icnot Passing Away / In Loving Memories

KEVIN HAYS

VARIATIONS

PIROUET, 2011 (EGEA)

Kevin Hays (pf)

“Variations” è un titolo che ben rileva l’essenza del lavoro di Kevin Hays: temi riproposti in due, tre e a volte quattro versioni, al servizio di una poetica basata sull’approccio modale. Alcuni brani sono cortissimi (con durate anche sotto il minuto) e sembra, a tratti, di ascoltare bozzetti sonori, semplici idee ancora in stato embrionale. Gli spunti compositivi sono variegati, si passa dall’approccio ritmico a quello lirico, dalle suggestioni classiche ai riff costruiti sulle note gravi, fino all’uso creativo delle dissonanze. Una raccolta molto personale e originale, creativa e sorprendente nell’insieme. (EM)

Variations On A Theme By Schumann I / Bluetude I / The Dervish Of Harlem I / Song For The Amiable Child I / Contrapunctus I / Rumi’s View I / Countermyth I / Rhyming Game I / The Dervish Of Harlem II / Countermyth II / Langsam / The Long Line / Song For The Amiable Child II / Countermyth III / Variations On A Theme By Schumann II / Bluetude II / Rhynimg Game II / Countermyth IV / Rumi’s View II / Contrapunctus II / Song For The Amiable Child III / The Dervish Of Harlem III / Bluetude III / Variations On A Theme By Schumann III

BILLY HART

ALL OUR REASONS

ECM, 2012 (DUCALE)

Mark Turner (ten); Ethan Iverson (pf); Ben Street (cb); Billy Hart (batt)

Autorevole didatta e sideman tra i più richiesti degli ultimi vent’anni (si ricorda la collaborazione con Charles Lloyd), il batterista Billy Hart ha alle spalle anche una nutrita discografia da leader. Dal 2006 guida un quartetto comprendente Mark Turner, Ethan Iverson e Ben Street, con cui elabora una musica, sofisticata ed elegiaca, sulla scia di quella espressa dallo stesso Charles Lloyd e Paul Motian.

Il drive di Hart è notevole (si ascolti Tolli’s Dance) ma s’inserisce in una musica dalle forme aperte, senza necessariamente poggiare su melodie, in un perpetuo interplay. Si tratta di partiture complesse, alcune lasciano poco spazio all’improvvisazione (Wasteland) mentre altre sono più libere (Duchess). Il quartetto lavora sulla sottrazione e sulla gestione dei silenzi, dove Mark Turner raggiunge alte vette d’ispirazione. (LV)

Song For Balkis / Ohnedaruth / Tolli’s Dance / Nostalgia For The Impossible / Duchess / Nigeria / Wasteland / Old Wood / Imke’ March

VIJAY IYER TRIO

ACCELERANDO

ACT, 2012 (EGEA)

Vijay Iyer ( pf); Stephan Crump (cb); Marcus Gilmore (batt)

Vijay Iyer è un musicista che pensa. Vale a dire, è un musicista che ha idee chiare circa la propria musica e le esprime con chiarezza. Le note di copertina, ad esempio, affermano che la musica di questo trio si pone nella tradizione di «Duke Ellington, Herbie Nichols, Henry Threadgill, Michael Jackson, gli Heatwave e i Flying Lotus». In pratica, un ambito che spazia dalla tradizione all’avanguardia, dall’elettronica al pop e al funk.

Ciò non significa che si tratti di musica intellettualistica o priva di groove: anzi, è lui stesso a rivendicare la discendenza da una «musica basata su ritmi di danza». Tradotte in suoni, queste affermazioni si concretizzano in un disco capace di coniugare complesse poliritmie e intensità ritmica, sofisticata interazione improvvisata e accurata pianificazione compositiva. Lo stile di Iyer è del tutto personale e scevro di cliché, basato su un uso orchestrale del pianoforte. (SP)

Bode / Optimism / The Star Of A Story / Human Nature [Trio Extension] / Wildflower / Mmmhmm / Little Pocket Size Demons / Lude / Accelerando / Actions Speak / The Village Of The Virgins

JACOPO JACOPETTI

FRENCH QUARTET

TRJ, 2011 (SIMPATY)

Jacopo Jacopetti (ten, sop); Robert Persi (pf, tast); Marc Peillon (cb); Rodolfo Cervetto (batt)

French Quartet” è una raccolta dal sound jazz classico, con una netta propensione verso l’estetica hard bop. La scansione swing è sempre in primo piano e la ritmica possente di Marc Peillon e Rodolfo Cervetto ben accompagna gli assolo molto energici e aggressivi di Jacopo Jacopetti e Robert Persi. I brani sono quasi tutti originali, a firma di Jacopetti, Persi e Peillon (a eccezione di Dreaming Wide Awake di Lizz Wright), e presentano temi godibili e coerenti con il sound complessivo.

Jacopetti espone uno stile vagamente alla Sonny Rollins, con un bel suono scuro e nasale, e assolo improntati allo sviluppo melodico; ottima la prova di Persi, che sostiene con riff, pedali e contromelodie l’eccellente lavoro del leader. Particolarmente ben riuscita Topino’s Tune, con i caratteristici cambi di tempo da afro a swing, e ottima la conclusiva Serenity, registrata live a Padova, caratterizzata dal bel duetto di pianoforte e sassofono. (EM)

And White Was The Color Of His Shirt / Distacco / Trio / New Thing / Dreaming Wide Awake / Topino’s Tune / Vent d’est / Serenity (Live)

ANDERS JORMIN

AD LUCEM

ECM, 2012 (DUCALE)

Mariam Wallentin (voc); Erika Angell (voc); Fredrik Ljungkvist (cl, ten); Anders Jormin (cb); Jon Fält (batt)

“Ad lucem” porta alle estreme conseguenze la ricerca espressiva di Anders Jormin degli ultimi anni, da quando – con l’album “In Winds, In Light” (ECM, 2004) – il contrabbassista svedese iniziò a costruire un repertorio di musica sacra originale, portando all’interno del suo gruppo anche le sonorità di un organo da chiesa. In occasione del suo ultimo lavoro discografico, Jormin convoca due cantanti e scrive musica con testi in latino (a eccezione di Vox animae, in inglese), una lingua carica di fascino e spiritualità, legata alla liturgia secondo il vecchio rito pre-conciliare.

Ascoltare il corpus delle dodici composizioni proposte in scaletta significa immergersi in una nuova idea di musica, che unisce simbolicamente canto gregoriano (Matutinum), free form (si ascolti l’eccellente Vigor) e song, considerando che partiture come Vesper est hanno la forza espressiva tipica di una canzone. (LV)

Hic et nunc / Quibus / Clamor / Vigor / Inter semper et numquam / Lignum / Matutinum / Vox animae / Vesper est / Lux / Caeruleus, / Matutinum – Clausula

BENJAMIN KOPPEL/THOMMY ANDERSSON

THE SUDDENNESS OF INVENTIVITY

COWBELL, 2011 (CODAEX)

Benjamin Koppel (sop, alto, bar, pf, batt); Thommy Andersson (cb, pf, batt)

The Suddenness Of Inventivity” è un titolo che esprime bene il progetto sonoro di Koppell e Andersson, descritto nelle note di copertina: «Non c’è stato nessun accordo precedente su che cosa suonare prima che i due musicisti chiedessero all’ingegnere del suono di iniziare la registrazione. Niente canzoni, temi o melodie già esistenti non erano permessi, solo ed esclusivamente nuova e fresca musica improvvisata avrebbe potuto essere suonata e inventata».

Si tratta quindi di una fulminea session, instant music dai tratti minimalisti, con un brillante uso delle pause, e basata sull’evidente capacità di ascolto e interplay di Koppel e Andersson. A volte le atmosfere s’infittiscono e richiamano mondi bop (VII) mentre altri frammenti musicali sono sostenuti da riff ritmici (quello di basso in X e XII, quello di sax in XI). Bella e curata la varietà timbrica, che affianca a sax e contrabbasso pianoforte e batteria, rendendo ancora più particolare e personale il risultato complessivo. (EM)

I / II / III / IV / V / VI / VII / VIII / IX / X / XI / XII

JOACHIM KÜHN

FREE IBIZA

OUT NOTE, 2011 (IRD)

Joachim Kühn (pf)

“Free Ibiza” è una raccolta di sedici composizioni corte, tutte firmate da Joachim Kühn e scritte nella sua casa di Ibiza (da cui il titolo). Il materiale è estremamente vario, e si passa da piccoli bozzetti non sviluppati a veri e propri studi (di notevole complessità tecnica) per pianoforte, ad acquerelli sonori minimali e delicati. Il pianista dimostra una conoscenza profondissima della tradizione pianistica nei differenti stili, ed è piacevole la scelta di presentare molte composizioni corte, che brillano così per intensità e sintesi.

Notevole la varietà compositiva, che sfrutta temi modali, riff di due accordi, ritmi parossistici e nervosi, rimandi alle avanguardie europee (Debussy in particolare). Pertinente la chiusura di Moment Of Happiness, basata su un tetracordo frigio discendente (la più classica delle sonorità spagnole) che ben descrive la felicità del titolo. (EM)

Figueretas / Mar y sal nights / Casa nuestro / Flamingos At Cap Des Falco / Can Masia / Free Ibiza Afternoon / Es cavallet / August In Ibiza / Talamanca / Free Ibiza Night / Clean Vision / Benirras / Free Ibiza Early Morning / Salinas Waves / Eirissa / Moment Of Happiness

LED BIB

BRING YOUR OWN

CUNEIFORM, 2011 (IRD)

Mark Holub (batt); Liran Donin (cb); Toby McLaren (Rhodes); Pete Grogan (alto); Chris Williams (alto)

“Bring Your Own” è un progetto inusuale e molto creativo, selvaggio e iconoclasta, con numerosi elementi di novità e originalità. La formazione esprime una grande energia che proviene dall’aggressività del basso elettrico e della batteria, ben sovrastata dalla frenesia parossistica dei due sassofoni contralto (scelta inconsueta ma particolarmente felice) e dai suoni acidi e distorti del Fender Rhodes di McLaren (in particolare evidenza nei cluster che sostengono lo sviluppo armonico, per esempio in Power Walking). Il rimando evidente porta ai temi di “Hot Rats” di Frank Zappa, a Peaches In Regalia soprattutto, ma la musica guarda in avanti ed è uno sviluppo delle atmosfere zappiane, sospesa tra riff rock in tempi dispari (il 7/4 di Is That A Woodblock?), suoni spaziali e futuristici (Little x), echi funk dal sapore corrosivo e lisergico (Walnuts) e temi collettivi all’unisono (Service Stop Saviour). (EM)

Moth Dilemma / Is That A Woodblock? / Little x / Hollow Ponds / Power Walking / Service Stop Saviour / Engine Room / Shapes & Sizes / Walnuts / Winter

DAVID LINX

ROCK MY BOAT

NAÏVE, 2011 (JUPITER)

David Linx (voc); Rhoda Scott (Hamm); André Ceccarelli (batt). Featuring: Lenine (voc #4); Nguyên Lê (ch #1, #3, #4, #7, #11, #12); Paolo Fresu (flic #12); Julien Lourau (ten, sop #1, #11); Steve Houben (fl, alto #5, #7); Sergio Krakowski (pandeiro #1, #3, #6, #10, #11); Tejan Karefa (voc #11); Christophe Wallemme (cb #1, #3, #11); Guy Barcena (voc #1, tr #1, #3); Laurent Cugny (arr); Claude Egea (tr); Daniel Zimmerman (trn); Pierre-Olivier Govin (alto, bar)

Con il disco “Rock My Boat” il cantante belga David Linx, classe 1965, ci fa conoscere la sua anima più soul e rhythm and blues. Alla guida di un trio costruito intorno a due strumenti, l’organo Hammond e la batteria, vale a dire il massimo dell’essenzialità, Linx ci guida alla scoperta della sua arte espressiva. Linx ci presenta un linguaggio costituito da uno scat sorprendente (si ascolti I Never Went Away), da interpretazioni di commovente bellezza, specie in occasione delle ballad (Childhood), e da un timing impressionante (Rock My Boat, in cui si fa accompagnare da una nutrita sezioni fiati. (LV)

Rock My Boat / I Never Went Away / Just Give Me Time / Letter To My Son – Aos nossos filhos / Childhood / Foolkiller / Northern Star / Where Rivers Join / A Quiet Place / Even Make It Up / Yesternow / On The Other Side

FRANK LOZANO MONTREAL QUARTET

DESTIN

EFFENDI, 2011 (CODAEX)

Frank Lozard (ten); François Bourassa (pf); Adrian Veday (cb); Thom Gossage (batt)

Il tenorsassofonista canadese Frank Lozard arriva al secondo album da leader dopo aver maturato una notevole esperienza discografica in seno alla Effendi Records. “Destin” ospita composizioni dalla scrittura complessa e affascinante, come Known To Nome, dove il sassofonista dimostra eccellenti qualità improvvisative e sound corposo, ampio, profondamente bluesy e funkeggiante, ma anche brani caratterizzati da open form, come l’inquietante e minimalista Montali.

In perfetto equilibrio tra post hard bop e free jazz, Lozard ci consegna un disco anche profondamente spirituale, come si evince dall’affascinante e coltraniana Twelve Toes – Leuven Country. Assai curiosa e temeraria Birds Of Umbria dove l’autore mette insieme due improvvisazioni libere di sax tenore (un montaggio ispirato al suono degli uccelli ascoltati in un bosco umbro), lasciandosi ispirare dalla lirica di San Francesco d’Assisi. (LV)

Destin / Row House / I Said Acidity / Twelve Toes – Leuven Country / Birds Of Umbria / Known To Nome / Gods Of Taste / Montali / Shelter / Evidence

FRANCESCO MACCIANTI QUARTET

PASSO A DUE

ALMAR, 2012 (EGEA)

Francesco Maccianti (pf); Pietro Tonolo (ten, sop); Ares Tavolazzi (cb); Eliot Zigmund (batt)

“Passo a due” è un bel lavoro per quartetto e segue “Song For Ama”, un live per piano solo del 2008. Evidente è l’amore di Francesco Maccianti per Bill Evans e la sua naturale inclinazione alla melodia. Le sonorità sono leggere, ma con un forte groove, e i temi (lirici e lievi) sono ottimamente sostenuti e nobilitati dalla sezione ritmica, rispettosa e autorevole allo stesso tempo. Difficile classificare stilisticamente il lavoro del pianista; trame hard bop sono stemperate da frammenti morbidi e toccanti, e Maccianti riesce a esprimere una grande quantità di sensazioni e sentimenti diversi: malinconia (Passo a due, l’assolo di Tale), allegria (L’asceta), energia (il ritmo velocissimo di Michel). Gli assolo del leader spiccano per ricchezza melodica e costruzioni logiche e rigorose (Tutto il mondo che sento), e a volte sono ricchi di una sorprendente energia, come nelle atmosfere quasi funk di Fragments. (EM)

Passo a due / L’asceta / Tale / Michel / Tutto il mondo che sento / Fragments / Moon Waltz / The Unknowing Face / Cubic Dance

RUDRESH MAHANTHAPPA

SAMDHI

ACT, 2011 (EGEA)

Rudresh Mahanthappa (alto, laptop); David Gilmore (ch); Rich Brown (b el); “Anand” Anantha Krishnan (mridangam, kanjira)

Rudresh Mahanthappa, classe 1971, è una figura di riferimento per la nuova scena creativa newyorkese, da anni collaboratore del pianista Vijay Iyer. Nato a Trieste da genitori di origine indiana ma cresciuto in America, prima in Colorado poi a New York, per sua natura è portatore di un linguaggio musicale che è franca sintesi di più identità espressive e culturali. Mahanthappa suona il contralto con un timbro oscuro, con l’intensità e il virtuosismo tipico dei grandi solisti fusion anni Ottanta (David Sanborn e Michael Brecker).

Si presenta, inoltre, con un potentissimo groove proprio di formazioni quali Yellowjackets, Spyro Gyra, Steps Ahead e Rippingtons, costruito intorno a idee ritmiche che fanno riferimento alla musica indiana. Il suo fraseggio è folgorante e nervoso, e ne sono chiara testimonianza Killer e Ahhh, dove Mahanthappa inserisce anche frammenti di elettronica. (LV)

Parakram #1 / Killer / Richard’s Game / Playing With Stones / Rune / Breakfastlunchanddinner / Parakram #2 / Ahhh / Meeting Of The Skins / Still-Gas / For My Lady / For All The Ladies

EMANUELE MANISCALCO

FROM TIME TO TIME – THE MUSIC OF PAUL MOTIAN

EL GALLO ROJO, 2011 (PROPRIA)

Emanuele Maniscalco (pf); Francesco Bigoni (ten); Giulio Corini (cb); Nelide Bandello (batt)

“From Time To Time” è un omaggio alla musica di Paul Motian, il batterista americano scomparso nel 2011: i brani della raccolta sono tutti a sua firma, a eccezione di Ombrelini, un’improvvisazione modale realizzata dal quartetto di Maniscalco. Particolarmente interessante è la concezione ritmica del pianista, come ben evidenziano le atmosfere free di Victoria e il tempo (sempre spezzato) di Dance. Stimolante anche l’approccio creativo evidenziato da One In Three: una morbida ballad in cui compaiono alcuni elementi assolutamente fuori contesto, come l’aggressivo riff all’unisono.

Spesso il quartetto realizza una musica “in attesa”, dal lento (e allucinato) incedere, come ben si ascolta in Le voyage: il rilassato andamento del contrabbasso e i suoni lunghi del sax accompagnano, con qualche colpo di batteria, i suoni di pianoforte trattato, atmosfere cui seguono melodie dalle sonorità dissonanti e vagamente inquietanti. (EM)

The Hoax / Victoria / Dance / Ombrelini / Once Around The Park / One In Three / Le voyage

MCCORMACK & YARDE DUO

PLACES AND OTHER SPACES

EDITION, 2011 (CODAEX)

Andrew McCormack (pf); Jason Yarde (sop, ten)

“Places And Other Spaces” è un brillante lavoro per pianoforte e sassofono, che propone brani originali a firma dei due protagonisti con l’eccezione di Embraceable You, il celebre standard di George Gershwin, qui presentato in una versione evocativa e particolarmente lirica. Risalta particolarmente come McCormack e Yarde riescano a imprimere un forte aspetto ritmico alle loro esecuzioni: in D-Town, l’assolo bluesy e aggressivo di McCormack ci ricorda come il pianoforte sia classificato nella famiglia degli strumenti a percussione; non è da meno il playing di Yarde che, per esempio, trasforma con un bell’assolo ritmico Epilogue dai temi iniziali di ballad a un medium aggressivo. Le composizioni sono interessanti ed esaltano le possibilità dinamiche che in un progetto di questa fattura sono uno degli elementi più importanti, e in questo caso uno dei meglio riusciti. (EM)

D-Town / Spanish Princess / Dark Too Bright / Antibes / Epilogue / Hill Walking On The Tynerside / Other Spaces / Holding Pattern / The Spaces Before / Flowers For Japan / Embraceable You

LESZEK MOZDZER

KOMEDA

ACT, 2011 (EGEA)

Leszek Mozdzer (pf)

Enfant-prodige del jazz polacco, Mozdzer è un musicista di solida formazione classica ma a suo agio in più mondi (uno dei suoi lavori più fortunati è un disco dedicato alla rilettura jazzistica di brani chopiniani). Qui rende omaggio al padre spirituale di tutto il jazz polacco, il pianista e compositore Krzysztof Komeda (1931-1969), rileggendo in perfetta solitudine nove sue composizioni, tra le quali non poteva mancare Sleep Safe And Warm, il celeberrimo tema conduttore di Rosemary’s Baby (oltre che jazzista, Komeda fu attivo nel campo delle colonne sonore e musicò tutti i primi film di Roman Polanski).

L’esibizione in solo permette a Mozdzer di sfoggiare il suo splendido tocco e di mettere in campo tutta la sua abilità nel tessere elaborate variazioni sui temi, che mettono in evidenza uno scintillante virtuosismo e la capacità di sfruttare appieno le risorse orchestrali dello strumento. (SP)

Svantletic / Sleep Safe And Warm / Ballad For Bernt / The Law And The Fist / Nighttime, Daytime Requiem / Cherry / Crazy Girl / Moja ballada

NINA PEDERSEN

SONGS FROM THE TOP OF THE WORLD

ALFAMUSIC, 2011 (EGEA)

Nina Jori Pedersen (voc); Aldo Bassi (tr); Arnaldo Vacca (perc); Carlo Cossu (vl); Luca Pirozzi (cb); Lutte Berg (ch)

Nina Pedersen è una cantante norvegese da oltre vent’anni residente in Italia e con questo album costruisce un ideale ponte di ricongiunzione con la musica del suo paese d’origine. Ma “Songs From The Top Of The World” non è un disco di musica folkloristica tradizionale bensì un corpus di melodie tradizionali norvegesi interpretate attraverso contrasti timbrici, tra il soave e lirico fraseggio mediterraneo di Aldo Bassi (eccezionalmente evocativo in Kveld-sang for blakken) e i violenti inserti del chitarrista svedese (anche lui naturalizzato italiano) Lutte Berg, nervosi e carichi di saturazione (si ascolti Eg ser deg utfor gluggen). La voce di Nina è pulita e candida, ideale per un repertorio fondato quasi esclusivamente su ballate melodiche e romantiche. (LV)

Songen Hennar Magnill / En liten vise / Jeg lagde meg sa silde / Varvindar friska – Vardans / Kveld-sang for blakken / Sneen daler / Eg ser deg utfor gluggen / Den fyrste song / Wintersong / Hogt fra den himmelske klara

JEREMY PELT

SOUL

HIGHNOTE, 2012 (IRD)

Jeremy Pelt (tr, flic); JD Allen (ten); Danny Grissett (pf); Dwayne Burno (cb); Gerald Cleaver (batt); Joanna Pascale (voc #6)

A dispetto del titolo, “Soul” contiene una musica molto rilassata, una lunga sequenza di ballad dolci e melanconiche, come il brano di apertura, Second Love, una tenera serenata che esalta il fraseggio di struggente liricità di Jeremy Pelt e JD Allen. Fanno eccezione due soli brani, il medium fast Tempest e lo swingante What’s Wrong Is Right che mette in evidenza la splendida cavata di Dwayne Burno e l’intensità ritmica di Gerlad Cleaver.

Il gruppo lavora per sottrazione, lasciandosi cullare dalle belle melodie composte dal leader e facendo di tutto per garantire al solista la più grande libertà espressiva. E allora si comprende il valore dell’album “Soul”, il cui titolo intende mettere in risalto il concetto di “profondità” e non l’enfasi ritmica. Ottima è la performance del gruppo, sempre raffinata, elegante, leggera ma intensa. (LV)

Second Love / The Ballad Of Ichabod Crane / Sweet Rita Suite Part 2: Her Soul / The Tempest / The Story / Moondrift / What’s Wrong Is Right / Tonight…

GIANLUCA PETRELLA COSMIC BAND

COMING TOMORROW – PART TWO

SPACEBONE, 2011 (EGEA)

Francesco Bigoni (ten, cl); Mirko Rubegni (tr); Beppe Scardino (bar); Gabrio Baldacci (ch); Alfonso Santimone (Rhodes); Giovanni Guidi (pf); Francesco Ponticelli (cb); Simone Padovani (perc); Federico Scettri (batt)

Come recita il titolo, siamo al secondo capitolo discografico della serie “Coming Tomorrow” della Cosmic Band di Gianluca Petrella, un ensemble elettro-acustico costruito per celebrare l’arte visionaria di Sun Ra. Come già emerso nel precedente album, uscito nel 2009, la musica è un caleidoscopio di idee, un’utopia sonora dove si mescolano ritmi latin (Pyramid), belle melodie (The Cosmics), frammenti ipnotici (Lost On Limbara), echi zappiani (We Sing This Song), pruriti ska (The Satellites Are Spinning) e schegge di un affascinante neo hard bop funkeggiante (Friendly Galaxy No. 2). Petrella mette in bella mostra di sé un’idea di musica dagli orizzonti illimitati. (LV)

The Cosmics / Friendly Galaxy No. 2 / String Theory Stomp / We Sing This Song / Lost On Limbara / The Satellites Are Spinning / Prelude And Shadows Light / Dark Lady / Asteroid / Pyramid / Solar Motion Will Continue

QUILIBRÌ

IL DRAGO È ASTRATTO

EL GALLO ROJO, 2011 (PROPRIA)

Andrea Ayassot (alto); Karsten Lipp (ch); Stefano Risso (cb); Andrea Bozzetto (pf); Luca Spena (perc); Adriano De Micco (perc)

“Il drago è astratto” propone un approccio non di maniera verso free e musica contemporanea ed è impreziosito dall’ottima capacità di organizzazione di scrittura e costruzione degli episodi sonori. I brani spesso sono realizzati con una vamp di un solo accordo (Baboo’s Tea Yarn), che sostiene il micro-tema costantemente reiterato, dando un bel senso di attesa e sospensione.

In altri casi si susseguono più episodi di natura diversa, con una varietà ritmica non indifferente, esaltata dalla scelta dell’inserimento dei due percussionisti. Edelweiss rende bene l’idea: all’intro di percussioni in stile samba seguono tema e assolo di sax, una parte in unisono per chitarra e sax che poi si fermano e lasciano entrare il pianoforte con il contrabbasso; e non siamo ancora arrivati neanche a metà del brano. Una musica che è insieme leggera e intrigante, sorprendente e mai uguale a sé stessa. (EM)

Baboo’s Tea Yarn / Neve, luna, fiore di ciliegio / Edelweiss / Qui in aria / Easy / Caffo / Un serpent sur la route / Ballombroso

DENNIS ROLLINS VELOCITY TRIO

THE 11TH GATE

MOTEMA, 2011 (EGEA)

Dennis Rollins (trn, elettr); Ross Stanley (Hammond); Pedro Segundo (batt, perc)

La formazione del nuovo lavoro di Dennis Rollins è un power trio che prevede il trombone accompagnato esclusivamente da Hammond e batteria. Nonostante l’apparente povertà dell’organico, la musica ricorda un esplosivo jazz-rock: sviluppa un’energia selvaggia nell’aggressione ritmica ma allo stesso tempo è attenta a raffinatezze jazz in fraseggi, arrangiamenti e assolo.

I suoni sono molto curati e spesso elettronici, come dimostrano il wah wah di Rollins in Big Chill, e quelli dell’Hammond in Contemplation. Insieme alle abituali scorribande del leader nei territori del funk e del groove, l’album esplora swing, rock, bossa, gospel, soul, e regala una bella rilettura della celebre Freedom Jazz Dance di Eddie Harris. La chiusura è affidata a un brano per trombone solo, dal sapore blues, intrigante nell’uso dell’harmonizer, l’effetto elettronico che raddoppia la voce a diversa altezza musicale. (EM)

Samba Galactica / Emergence / Everything Is Mind / Ujamma / Contemplation / The Other Side / Big Chill / LightWorker / Freedom Jazz Dance / Illuminous / The 11th Gate

WALLACE RONEY

HOME

HIGHNOTE, 2012 (IRD)

Wallace Roney (tr); Antonie Roney (sop, ten); Aruán Ortiz (pf, Rhodes); George Burton (Rhodes #4); Doug Carn (Hamm #5); Rashaan Carter (cb); Darryll Green (batt #4, #5); Bobby Wards (batt #2, #7, #8); Shakoor Sanders (perc #2)

Wallace Roney è uno dei musicisti che hanno contribuito a far evolvere il linguaggio hard bop negli ultimi vent’anni, aggiornandolo sotto il profilo compositivo e soprattutto da un punto di vista ritmico e timbrico. “Home” è l’ennesima testimonianza della sua personale idea di musica, che fonde insieme funk, hip hop (si ascolti Plaza Hotel) e groove (come testimonia Pacific Express). E nonostante sia debitore del suono di Miles Davis (in Ghost Of Yesterday, interpretata con la sordina, si ha la sensazione di avere a che fare proprio con Miles), Wallace ha un fraseggio più ritmico e tecnico. “Home” è in linea di continuità con la più recente produzione discografica del trombettista americano, a partire da “Prototype” (HighNote, 2004). (LV)

Utopia / Home / Pacific Express / Plaza Real / Dawn / Evolution Of The Blues / Ghost Of Yesterday / Revive

SIMCOCK/GARLAND/SIRKIS

LIGHTHOUSE

ACT, 2012 (EGEA)

Tim Garland (sop, ten, cl b); Gwilym Simcock (pf, melodica); Asaf Sirkis (batt, perc, hang drum)

Bisogna leggere attentamente la formazione per rendersi conto che i componenti di questo gruppo sono solo tre: perché riescono a dare alla loro musica l’impatto di una formazione più ampia. Merito del suono pieno di Simcock al pianoforte, o del ricco armamentario di percussioni di Sirkis (tra cui lo “hang drum”, strumento simile agli steel drums caraibici), ma anche e soprattutto di una rimarchevole unità di intenti, che si riflette in un disco molto compatto, dal punto di vista sia sonoro sia stilistico.

Il gruppo riunisce due dei migliori nomi del jazz britannico, il giovane Gwilym Simcock e il veterano Tim Garland, con il percussionista israeliano – ma ormai da tempo residente a Londra – Asaf Sirkis. I tre collaborano da anni in questa formazione e hanno condiviso in passato anche molte altre esperienze musicali. La loro musica unisce un lirismo elegiaco con una costante energia ritmica, generando un’opera solida e molto godibile. (SP)

Space Junk / Weathergirls / One Morning / Above The Sun / The Wind On The Water / King Barolo / Wax Lyrical / Devilled / Tawel Nawr

SLIVOVITZ

BANI AHEAD

MOONJUNE, 2011 (PROPRIA)

Domenico Angarano (b el); Derek Di Perri (arm); Marcello Giannini (ch); Salvatore Rainone (batt); Ciro Riccardi (tr); Pietro Santangelo (ten, sop); Riccardo Villari (vl)

“Bani Ahead” è un disco che cela numerosi motivi d’interesse, in primis la formazione che, prevedendo quattro strumenti solisti (armonica, tromba, sassofono e chitarra elettrica), riesce a elaborare tessiture sonore inusuali e inedite. I mondi sonori creati dagli Slivovitz sono molto affascinanti e originali. I temi sono una geniale miscela di hard rock, pop, jazz, blues e rock progressivo: sorprende la facilità del settetto nel creare, con elementi molto eterogenei tra loro, un insieme variegato e personale, cangiante e sempre inaspettato.

Tempi dispari, dinamiche molto intense, brani aggressivi e altri più orientati verso un morbido sound pop, distorsioni e suoni liquidi si alternano in un vortice estremamente creativo e sostanzialmente eversivo nella riuscitissima ricerca di estrema polverizzazione stilistica, tema portante e particolarmente ben sviluppato di “Bani Ahead”. (EM)

Egiziaca / Cleopatra Through / Fat / Vascello / 02-09 / Opus Focus / Bani Ahead / Pocho

ESPERANZA SPALDING

RADIO MUSIC SOCIETY

HEADS UP, 2012 (UNIVERSAL)

Esperanza Spalding (voc, cb, b el) + guests

Esperanza Spalding, classe 1984, fa parte di una generazione di musicisti cresciuti fra jazz, pop, hip-hop, nu-soul. Questo “Radio Music Society” si pone come il seguito di “Chamber Music Society” (Heads Up, 2010). Lì il suo gruppo jazz veniva calato in un raffinato contesto cameristico.

Qui, invece, il riferimento è un pop sofisticato, arricchito da sontuosi – e, a volte, un po’ ridondanti – arrangiamenti strumentali e vocali, che vedono coinvolto un ricchissimo parterre di collaboratori: da Leo Genovese, suo pianista di fiducia, a nomi come Terri Lyne Carrington, Gretchen Parlato, Lionel Loueke, Joe Lovano, Billy Hart, Jack DeJohnette, fino al rapper Q-Tip, una big band jazz e un intero coro di bambini. Sono della Spalding sia le musiche (tranne Endangered Species, di Wayne Shorter e I Can’t Help It, di Stevie Wonder), sia i testi, spesso centrati su problematiche sociali e politiche. (SP)

Radio Song / Cinnamon Tree / Crowned & Kissed / Land Of The Free / Black Gold / I Can’t Help It / Hold On / Vague Suspicions / Endangered Species / Let Her / City Of The Roses / Smile Like That STORMS/NOCTURNES

STORMS/NOCTURNES

VIA

ORIGIN, 2011 (PROPRIA)

Tim Garland (sax, cl b); Geoffrey Keezer (pf); Joe Locke (vib)

Dopo sette anni di assenza il trio formato da Garland, Locke e Keezer torna per il suo terzo lavoro, un appassionante diario di viaggio, dove ogni composizione offre la visuale del suo autore su un luogo di particolare impatto emotivo. L’assenza di una ritmica tradizionale intensifica il dialogo paritario fra ance, piano e vibrafono, ponendo al centro la ricchezza del linguaggio di Keezer, la cui articolazione orchestrale e polifonica è il perno per il fitto dialogo intessuto dai suoi partner in brani assai intricati, come il dinamico Ripertoli.

La dialettica fra opposte emozioni, insita nel nome del gruppo, si ritrova nell’alternarsi di brani movimentati a riflessioni intime, dove il formato cameristico del gruppo trova modo di combinare le diverse estetiche del jazz e della classica, elaborando un dialogo riuscito fra America ed Europa. La lunga consuetudine e l’eccellenza strumentale del trio garantiscono il successo di un lavoro fra i più riusciti pubblicati negli ultimi mesi. (VP)

Tiger Lily’s DIY Paradise / Her Sanctuary / Ripertoli / Lake Of Weathers / Daly Avenue / Snowfall In Central Park / Ambleside Nights / A Big Wavy Thing / Inifinite Blue / Miramar 

TEST QUINTET

SARAGOLLA

MUSICA DELLE SFERE, 2011

Stefano Tesei (batt); Tony Cattano (trn); Marco Colonna (cl b); Silvia Bolognesi (cb); Mauro Schiavone (pf)

Quante belle idee ci sono in questo disco. Fresche, invitanti, intelligenti. Un quintetto dalla composizione piuttosto anomala, con trombone e clarinetto basso. Ognuno dei musicisti ha personalità e lo dimostra in tutto il lavoro. Dal tocco limpido di Schiavone, che riesce a swingare quando serve oppure a tessere astrazioni, alle bacchette agili e precise di Tesei, fino al clarinetto basso di Colonna: il musicista romano ci offre un modo di suonare lo strumento liberato dall’ingombrante eredità di Eric Dolphy, pur proseguendone la propensione avanguardistica con lucidità.

Così come pregevoli sono gli interventi sia di Silvia Bolognesi sia di Tony Cattano. I brani provengono dalla penna di tutti i membri, conferendo al quintetto una dimensione paritaria confermata dalla conduzione collettiva e dagli intensi dialoghi improvvisati. Umori da West Coast e spesso un incedere minaccioso che ricorda Mingus. Ottimo. (FM)

Amaro / Pendolo / Petali / Seme 1 / Saragolla / D.E.A.D. / Gardenia / Transiti / Seme 2 / Continua tu / Seme amaro / Fixer

THE BUMPS

PLAYIN’ ITALIAN CINEDELICS

BUMPS, 2011 (PROPRIA)

Vince Abbracciante (Hamm, Rhodes, Farfisa); Davide Penta (cb, b el); Antonio Di Lorenzo (batt, perc) + Giuseppe Pascucci (ch); Francesco Lomangino (fl, ten); Claudio Chiarelli (alto); Silvestro Di Tano (flic); Francesca Leone (voc); Giuseppe Delre (voc, whistle)

L’album è una raccolta di riletture delle classiche colonne sonore dei film italiani degli anni Settanta (con qualche brano originale scritto in stile dai membri del quartetto) e propone un sound ricco di groove, che riecheggia quello del James Taylor Quartet e di ensemble affini. I temi sono tutti memorabili (firmati da autori del calibro di Bacalov, Morricone, Gaslini, Trovajoli e altri) e la musica scorre fluida, ben arrangiata ed eseguita. Un progetto particolarmente interessante anche per il lavoro di recupero di materiale meno noto (se non completamente dimenticato), e allo stesso tempo divertente ed efficace nel risultato sonoro. (EM)

Milano rhythm ’n’ blues / Hammondissimo Bellotti / Una rosa per tutti / Allegretto per signora / Incontro all’aereoporto / Mood / L’arcangelo / Masquerade / Up To Date / L’amore dice ciao / The Grandpa Blues / Domani forse / Emmanuelle From Paris / Coda

THE IMPOSSIBLE GENTLEMEN

THE IMPOSSIBLE GENTLEMEN

BASHO, 2011 (PROPRIA)

Gwilym Simcock (pf); Mike Walker (ch); Steve Swallow (b el); Adam Nussbaum (batt)

 Un quartetto angloamericano, che vede gli strumenti armonici nelle mani dei britannici e il sostegno ritmico affidato a una coppia di maestri statunitensi, assai apprezzati in Europa. La loro intensa frequentazione del Vecchio Continente deve aver stimolato i colleghi inglesi a coinvolgerli in un progetto collettivo in termini di equilibrio e interplay, ma che vede la netta prevalenza di Walker e Simcock sul piano compositivo, con un solo brano a nome di Nussbaum.

L’estetica del gruppo appare connessa alla concezione del jazz elaborata in Gran Bretagna da personaggi come Kenny Wheeler e John Taylor, con accenni al Metheny più dinamico in alcuni brani e assolo di Walker. Una visione che mette a loro agio Swallow e Nussbaum, la cui intesa collaudata è un fattore chiave della riuscita del disco, a dispetto di una vena compositiva non sempre coinvolgente. (VP)

 Laugh Lines / Clockmaker / When You Hold Her / You Won’t Be Around To See It / Wallenda’s Last Stand / Gwil’s Song / Play The Game / Sure Would Baby

TROMBONE SHORTY

FOR TRUE

VERVE, 2011 (UNIVERSAL)

Troy “Trombone Shorty” Andrews (voc, trn, tr, tast, batt, pf, b synth, perc); Pete Murano (ch); Mike Ballard, Robert Mercurio, Lenny Kravitz (b el); Joey Peebles, Stanton Moore (batt); Dwayne Williams (perc); Dan Oestreicher (bar); Tim McFatter, Clarence Slaughter (ten); 5th Ward Weebie, Kid Rock, Ivan Neville, Cyril Neville (voc); Ben Ellman (perc); Charlie Smith (perc); Rebirth Brass Band; Warren Heys, Jeff Beck (ch); Ben Eliman (arm); Ledisi (voc)

 Troy Andrews è un tipico figlio delle brass band di New Orleans, la cui evoluzione negli ultimi decenni ha visto l’inclusione, sul classico dettato jazz e blues, di elementi soul, funk e hip hop. Con il suo gruppo Orleans Avenue ha registrato molti dischi, ottenendo risultati importanti e arrivando ora a registrare un secondo lavoro per la Verve, in compagnia di numerosi ospiti, fra i quali segnaliamo Jeff Beck e Lenny Kravitz. Al trombone Andrews segue la linea di Fred Wesley, con un solismo tutto groove e blues feeling. La musica offerta da “For True” è un ricco impasto di stimoli fra i quali emergono quelli più legati a New Orleans, come l’iniziale Buckjump che ospita la Rebirth Brass Band. Il livello di energia è sempre alto, la scrittura ricca, incessante nello stimolare al ballo. (VP)

Buckjump / Encore / For True / Do To Me / Lagniappe Part 1 / The Craziest Things / Dumaine Street / Mrs. Orleans / Nervis / Roses / Big 12 / UNC / Then There Was You / Lagniappe Part 2

BAPTISTE TROTIGNON

FOR A WHILE

NAÏVE, 2011 (JUPITER)

Baptiste Trotignon (pf); Clovis Nicolas (cb); Tony Rabeson (batt); David El-Malek (ten); Darryl Hall (cb); Dré Pallemaerts (batt); Matt Penman (cb); Eric Harland (batt); Mark Turner (ten); Tom Harrell (flic); Otis Brown III (batt). Nel DVD: Ambrose Akinmusire (tr); David El-Malek (ten); Baptiste Trotignon (pf); Thomas Bramerie (cb); Franck Agulhon (batt); Orchestre du CNR de Toulouse

For A While” è una compilation che raccoglie il meglio degli undici anni di lavoro di Trotignon con la Naïve. Trattandosi di una raccolta è naturalmente un album molto vario e ben espone le diverse anime del pianista: swing, ballad, marcette, funk, rock. Il sound preminente è quello del jazz classico, con esemplari equilibri dinamici e composizioni molto curate e interessanti, veri e propri studi jazz di notevole profondità. Completa il lavoro, il dvd con la registrazione della suite per quintetto e orchestra scritta dal pianista, un eccellente saggio di scrittura e virtuosismo pianistico. (EM)

CD: L’amer à boire / This Is New / Anyway / Nette / Urgences / Dust / Music For A While / Children Song / Soukha / First Song / Mon ange / Samsara / Fly DVD: Suite Pour Quintet et Orchestre: Intro / Part 1 / Part 2 / Part 3 / Part 4 / Transition / Part 5

COLIN VALLON TRIO

RRUGA

ECM, 2011 (DUCALE)

Colin Vallon (pf); Patrice Moret (cb); Samuel Rohrer (batt)

Rruga” evidenzia la visione musicale di Colin Vallon, che predilige atmosfere notturne e malinconiche, riuscendo a realizzare un efficace equilibrio sonoro, dovuto all’ottima (e originale) maniera di sovrapposizione dei tre strumenti. Le composizioni hanno in genere un incedere lento, con molte pause: una sorta di costante rarefazione del momento musicale, che rende i brani dei veri e propri “chiaroscuri” sonori.

Vallon ha una predilezione per le musiche dell’Est, del Caucaso, della Turchia e della Bulgaria, e questa sua passione si riflette direttamente nell’approccio sia compositivo sia di sviluppo melodico, come ben si ascolta in brani come Rruga, Meral e Iskar, quest’ultima una variazione collettiva basata sui temi di Shope Shope di Stefan Mutafchiev. Notevole l’apporto di Patrice Moret e Samuel Rohrer, che “portano” il ritmo in maniera molto originale, sia nei tempi meno comuni (il 5/4 di Polygonia) sia nelle scansioni più tradizionali, come ben evidenzia Noreia. (EM)

Telepathy / Rruga / Home / Polygonia / Eyjafjallaj kull / Meral / Iskar / Noreia / Rruga, var. / Fjord / Epilog

ULF WAKENIUS

VAGABOND

ACT, 2012 (EGEA)

Ulf Wakenius (ch, ch ac, oud, chant); Vincent Peirani (fisa, accordina, voc); Lars Danielsson (cb, vlc). Guests: Eric Wakenius (ch ac); Michael Dahlvid (darbuka, cajon); Youn Sun Nah (voc #2); Nguyên Lê (ch #2)

 Ulf Wakenius è un chitarrista poliedrico e il titolo del suo lavoro si riferisce ai diversi “giri del mondo” effettuati dapprima come membro del quartetto di Oscar Peterson, poi con Niels- Henning Ørsted Pedersen. Ospite del lavoro è Vincent Peirani, uno degli astri nascenti della fisarmonica contemporanea; completa il trio, il contrabbassista Lars Danielsson, qui anche in veste di autore. La musica dimostra la versatilità del leader e i suoi differenti interessi: folk francese, chorinho (nella cover del meraviglioso brano di Lyle Mays, per l’appunto Chorinho), musiche dell’Estremo Oriente, pop-rock e fingerstyle. Bello il suono di chitarra del leader, caldo e pieno, al servizio di un’estetica malinconica e sognante. Interessante anche l’approccio ritmico del trio che, pur nell’assenza della batteria, è aggressivo e intenso. (EM)

 Vagabond / Message In A Bottle / Bretagne / Psalmen / Breakfast In Baghdad / Song For Japan / Birds And Bees / Praying / Chorinho / Witchi-Tai-To / Encore

MICHAEL WOLLNY’S [EM]

WASTED & WANTED

ACT, 2012 (EGEA)

Michael Wollny (pf); Eva Kruse (cb, glockenspiel); Eric Schaefer (batt, kulintang, melodica)

Nel 2005, l’esordio degli [em]creò un piccolo fenomeno nel jazz tedesco. Giovani, eclettici, i tre musicisti si ponevano nel solco di gruppi come i Bad Plus o gli E.S.T., proponendo una musica nella quale la matrice jazzistica era abbondantemente contaminata da ritmiche rock e sonorità elettroniche. “Wasted & Wanted” è il loro quinto lavoro, come i precedenti album pubblicato dalla ACT, e conferma la linea già tracciata: musica dal potente impatto sonoro, retta da un’efficace interazione di gruppo e dalla capacità di costruire i brani secondo percorsi armonici e, più ampiamente, narrativi che sfuggono alle tradizionali logiche tema-assolo-tema.

Da notare l’inserzione di tre pezzi di origine eurocolta (la Trauermarsch dalla Quinta sinfonia di Mahler, Wasserklavier di Berio e il lieder schubertiano Ihr Bild), che permettono di cogliere la solida preparazione classica dei tre, in particolare di Wollny. (SP)

 Wasted & Wanted / Symphony No. V, Mov 1: Trauermarsch / Metall / Blank / Kulintang / Cembalo Manifeszt / Wasserklavier / Ihr Bild / Nr. 10 / Das Modell / Dario / Whiteout

PHIL WOODS

DIALOGUES WITH CHRISTOPHER

PHILOLOGY, 2010 (IRD)

Phil Woods (alto, pf, voc)

Nell’ampia produzione che Piangiarelli ha dedicato a Phil Woods, questa nuova uscita spicca per intensità e coraggio. Il titolo originario era “Dialogues With Myself”, poi la nascita del nipote Christopher ha mosso Woods a dedicare al nuovo arrivato un’opera registrata in solitudine, sovraincidendo al pianoforte una o più parti di contralto. Capita anche di sentir cantare questo nonno, nato sotto il segno di Parker, con la leggerezza e ironia del grande conoscitore di standard.

Certo i motivi di maggiore attenzione stanno negli arrangiamenti e nei suoi assolo, che gli anni hanno reso sempre più assorti, senza per questo perdere la naturale estroversione be bop. Le parti corali offrono armonie ricche, ben distribuite nei registri del contralto in modo da ottenere un effetto da sezione ance orchestrale. Altri passaggi tendono più al polifonico, come le voci dialoganti in I’ll Nevere Be The Same. Il risultato finale è pregevole, di alto spessore emotivo e introspettivo. (VP)  

Requiem 1 / Hank Jones / You Stepped Out Of A Dream / Pensive / Stay As Sweet As You Are / I’ll Never Be The Same / Yesterdays / Last Night When We Where Young / 2 4 Me 2 / I’ll Keep Loving You / Gary / Yesterday’s Gardenias / Sweet And Lovely / Blue Room / Requiem 2

SAM YAHEL

FROM SUN TO SUN

ORIGIN, 2011 (PROPRIA)

Sam Yahel (pf, Hamm); Matt Penman (cb); Jochen Rueckert (batt)

Yahel è un musicista dal talento versatile, che lo porta a collaborare con jazzisti del calibro di Wycliffe Gordon, Ryan Kisor e Jim Rotondi, ma anche a essere richiesto da Maceo Parker o Norah Jones. La sua fama è legata alla maestria nell’Hammond, ma qui lo ascoltiamo soprattutto al pianoforte. Ha un tocco molto nitido, percussivo o delicato in base al contesto; compone secondo un’estetica allusiva, cerebrale, che prevede groove incalzanti su giri armonici insoliti, ma non disdegna lirismo e cantabilità.

Queste emergono in modo particolare nei tre standard qui presenti, che acquistano l’atmosfera sospesa, introversa delle composizioni originali. L’equilibrio del trio alterna momenti di fitto interplay alla ripartizione classica dei ruoli, col contrabbasso di Penman a svolgere un ruolo centrale di ancoraggio, sotto i fraseggi spezzati di Yahel e lo swing agile e leggero di Rueckert. (VP)

2 Pilgrims / After The Storm / Saba / A Beautiful Friendship / One False Move / From Sun To Sun / Blink And Move On / Toy Balloon / By Hook Or By Crook / Git It / So In Love / Prelude / Taking A Chance On Love

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