Discografia essenziale: Paul Motian in 10 dischiTempo di lettura: 5'

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Abbiamo selezionato 10 fantastici album per conoscere la musica e il genio del batterista Paul Motian. Ecco lo discografia essenziale

BILL EVANS TRIO

SUNDAY AT THE VILLAGE VANGUARD

  • RIVERSIDE, 1961

Il disco che, insieme al gemello “Waltz For Debby”, ha consegnato il trio di Bill Evans alla leggenda. Cinque concerti, un’intera giornata di musica (il 25 giugno 1961) durante la quale la band raggiunse il proprio apice espressivo. La batteria di Paul Motian smette (per sempre) di essere un metronomo e si trasforma in una voce alla pari con le altre due. Pochi giorni dopo, un incidente automobilistico stroncava la vita di Scott LaFaro, a soli venticinque anni. Motian sarebbe restato con Evans per altri due anni.

PAUL BLEY

WITH GARY PEACOCK

  • ECM, 1970

Lasciato Bill Evans, Paul Motian suona con un pianista che e, per certi aspetti, ai suoi antipodi: Paul Bley, uno dei pionieri e dei primi campioni della free improvisation. Questo disco vede Bley e Peacock impegnati in due sedute, una del 1963 (con Motian) e una del 1968 (con un diverso batterista). Con Evans il materiale era basato su strutture armoniche tradizionali; con Bley, nonostante questa session sia piu tradizionale di molte altre sue, i temi sono soltanto il trampolino di lancio verso la liberta.

KEITH JARRETT

LIFE BETWEEN THE EXIT SIGNS

  • VORTEX/ATLANTIC, 1968

Ritratto di pianista da giovane. Registrato nel maggio 1967, pubblicato l’anno dopo, e il debutto da leader di Keith Jarrett, affiancato dalla batteria di Paul Motian e dal contrabbasso di Charlie Haden, entrambi piu anziani e piu celebri di lui. Ci sono gia tutti gli elementi del Jarrett maturo: lirismo, intensita espressiva, padronanza della tradizione jazzistica, mescolati pero a una foga giovanile che rende il disco, allo stesso tempo, sbilanciato e affascinante. Da qui nascera l’avventura del “quartetto americano”.

PAUL MOTIAN

CONCEPTION VESSEL

  • ECM, 1972

Il primo disco da leader di Motian comprende una lineup piuttosto composita: c’e Sam Brown, chitarrista spesso ospite del “quartetto americano”; ci sono Charlie Haden e Keith Jarrett (quest’ultimo anche al flauto); e c’e, sull’ultima traccia, Leroy Jenkins, guru dell’avanguardia di Chicago. Le cinque composizioni, tutte di Motian, ricordano in qualche modo il “quartetto americano” per la fusione di improvvisazione libera e risonanze etniche, ma con una clima generale maggiormente spinto verso l’astrazione.

≪Non sono in molti a sapere che Motian ha suonato con Thelonious Monk, il cui senso di testarda indipendenza informa anche il suo stile≫ (Stuart Nicholson)

KEITH JARRETT

THE SURVIVORS’ SUITE

  • ECM, 1977

Forse il capolavoro del quartetto americano, che si sarebbe sciolto di li a pochi mesi. Il disco contiene un’unica suite, divisa in due lunghi movimenti estesi ciascuno per oltre venti minuti, nei quali il gruppo raggiunge una coesione e una forza espressiva inimitabili, costruendo un travolgente arco musicale che varia dall’incantata atmosfera etnica dell’inizio, fino alla feroce visceralità blues dispiegata da Redman nei momenti culminanti. La batteria di Motian rende giustizia a entrambi.

MOTIAN & THE ELECTRIC BEBOP BAND

REINCARNATION OF A LOVE BIRD

  • JMT, 1994

Passata la soglia della sessantina, Motian continua a riunire attorno a se musicisti con la meta dei suoi anni. Questo e il secondo disco dell’Electric Bebop Band, che vede protagonisti Chris Potter e Chris Cheek ai sassofoni (tenore e contralto), Wolfgang Muthspiel e Kurt Rosenwinkel alle chitarre, Steve Swallow al basso e Don Alias alle percussioni. Il repertorio e quello del be bop (Monk, Parker, Gillespie, Davis, piu un paio di originali e un tema di Mingus), ma l’interpretazione e Motian al cento per cento.

BILL FRISELL

RAMBLER

  • ECM, 1984

Per il suo secondo disco da leader (il primo e “In Line”, ECM 1983), Frisell sceglie un gruppo atipico, con la tromba di Kenny Wheeler e la tuba di Bill Stewart, uno dei pochi specialisti dello strumento nel jazz moderno. Alla ritmica ci sono Motian e Jerome Harris. La musica oscilla tra marcette sghembe, atmosfere tex-mex, esplorazioni free, pezzi interamente costruiti su timbri e colori, con uso intensivo del guitarsynth: il contesto ideale per dare libero sfogo al drumming creativo ed eterodosso di Motian.

ENRICO RAVA

TATI

  • ECM, 2005

Appena tornato a incidere, dopo quasi venticinque anni, per l’ECM, Rava convoca un trio con Motian alla batteria e il fido Stefano Bollani al pianoforte. Fra il trombettista e il batterista, la consonanza e evidente: entrambi pochissimo interessati al virtuosismo, attenti piuttosto a una poetica della sottrazione e del silenzio. Fra i due, trova il proprio posto Bollani, come sempre versatile e inventivo. Un disco che riesce a spaziare da Gershwin a Puccini, con un’insolita rilettura di E lucean le stelle.

PAUL MOTIAN

ON BROADWAY VOL. 1

  • WINTER & WINTER, 1988

Difficile fornire un unico titolo che esemplifichi, da solo, il percorso di una band metamorfica come il trio Motian-Frisell-Lovano. Questo titolo e unanimemente riconosciuto come uno dei loro migliori risultati. I tre riescono a dare versioni fresche e anticonvenzionali di titoli usurati come Somewhere Over The Rainbow, What Is This Thing Called Love?, I Concentrate On You o Someone To Watch Over Me, passando con disinvoltura dallo swing piu trascinante alle piu eteree tessiture coloristiche.

MOTIAN/POTTER/MORAN

LOST IN A DREAM

  • ECM, 2010

Che Potter e Moran siano tra le principali forze creative delle ultime generazioni jazzistiche, e chiaro a chiunque: ma l’accoppiamento tra i due, e l’accostamento a Motian, era tutt’altro che scontato. Invece, il gruppo funziona alla perfezione. Registrato al Village Vanguard, da sempre campo prediletto delle esplorazioni del batterista, il disco fa scoprire una formazione capace di procedere sul filo di lana dell’improvvisazione, in una selezione di temi originali, quasi tutti virati verso atmosfere da ballad.

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