Francesco Cafiso: un sax sospeso tra America e SiciliaTempo di lettura: 8'

0

Abbiamo incontrato Francesco Cafiso durante uno dei suoi tanti concerti: in questa intervista parla dei due dischi “Angelica” e “A New Trip”, pubblicati nel 2009

DI FLAVIO CAPRERA

 Francesco Cafiso ad un suo concerto: in questa intervista il sassofonista "Angelica" e "A New Trip"

Il 2009 è stato un anno prolifico per Francesco Cafiso, giovanissimo e affermato sassofonista dalle valenze nazionali e internazionali. Sembra passato molto tempo, da quando il trombettista Wynton Marsalis lo prese, ancora adolescente, sotto la sua ala portandolo con sé nell’European tour del 2003. Oggi Cafiso ha venti anni, ma suona e racconta la sua musica da consumato veterano del jazz. Sono due, i dischi pubblicati in questa annata, “Angelica” (CAM Records) e “A New Trip” (Philology).

Essi sono lo specchio della sua maturazione e anche la prova che l’artista è in viaggio, alla ricerca della sua musica. E che non ha commesso l’errore di adagiarsi sulla gloria prodotta dai titoli dei giornali e dai complimenti dell’establishment del jazz. Abbiamo incontrato Francesco Cafiso durante uno dei suoi tanti concerti. Gli è accanto l’amico e collega Dino Rubino, brillante trombettista e pianista. Il sassofonista è reduce da una stagione intensa, «si dorme tre o quattro ore a notte », ma carica di soddisfazioni e di «esperienze umane e musicali».

Il 2009 ha visto la pubblicazione di due tuoi dischi, “Angelica” (CAM Jazz), con una formazione americana, e “A New Trip” (Philology) con l’Island Blue Quartet, un combo siciliano. Partiamo dall’esperienza statunitense. Come nasce “Angelica”?

“Angelica” nasce dall’esigenza di realizzare un disco in quartetto. Inizialmente l’idea era di registrarlo con il mio gruppo, una band formata da musicisti con i quali suono molto spesso. In un secondo momento si è presentata l’occasione di eseguire un disco con alcuni artisti americani, bravissimi, come il pianista Aaron Parks, il contrabbassista Ben Street e il batterista

Adam Cruz. La CAM Jazz mi ha offerto questa possibilità, e io non ho rifiutato. “Angelica” è un disco che nasce in un momento particolare, non molto felice, della mia vita di ragazzo e di musicista. È un bel lavoro – è stato inciso a New York, alla fine del 2008 – e tutti e tre i musicisti sono fenomenali. Aaron Parks, poi, è davvero geniale. Alcuni episodi ti formano molto più di altri: per me questo è un album importantissimo.

“Angelica” contiene standard di Billy Strayhorn, Duke Ellington – autore della title track –, Horace Silver e Sonny Rollins, tue composizioni originali (King Arthur, December 26th, Scent Of Sicily e Waiting For) e un brano scritto dal contrabbassista Nello Toscano, Winter Sky. Perché hai scelto questa scaletta?

Alla base della selezione, in realtà, non c’è un motivo preciso. “Angelica” mi ha fatto capire che in un disco sono molto importanti le composizioni originali, nonché lasciare emergere le sonorità del gruppo. Ho scelto di suonare i quattro pezzi che ho composto perché mi piacciono; ho cercato poi di trovare degli standard che non fossero eseguiti troppo spesso.

Chi ha scelto il titolo del disco? La versione che voi date del brano di Duke Ellington è diversa rispetto all’originale…

 Il titolo lo abbiamo scelto insieme con il produttore. Il brano poi è scaturito in maniera del tutto naturale, senza alcuna programmazione. Si è sviluppato in studio e credo che sia la prima versione di Angelica. Le altre tre che abbiamo eseguito non ci sono piaciute.

«Nella realizzazione di “A New Trip” mi sentivo totalmente libero, sia sul piano psicologico che su quello musicale. Mi sono espresso senza alcuna difficoltà, e forse è uno dei pochi dischi per il quale vado fiero»

Tra le tue composizioni presenti nel disco emerge King Arthur, brano che definirei neo bop. Poi c’è il sound mediterraneo di Scent Of Sicily. Com’è stato l’approccio dei musicisti americani nei confronti di questo pezzo dalle sonorità per loro inconsuete?

A dire il vero, King Arthur non l’ho scritto con l’intenzione di realizzare un pezzo neo bop. Nel disco ha questa resa, ma ogni volta che lo eseguo con il mio attuale gruppo viene fuori in un modo diverso. Scent Of Sicily invece è dedicato alla mia isola: è un brano ricco di atmosfere siciliane, arabe. La mia preoccupazione, in effetti, era quella di portare dei brani che non appartenevano alla cultura dei musicisti che dovevano suonarli: non è stato facile farli entrare nel mood di Scent Of Sicily.

Aaron Parks, Ben Street e Adam Cruz sono dei grandi artisti, hanno fatto il possibile per immergersi nel sound e il risultato è stato soddisfacente. Il disco lo abbiamo registrato in soli tre giorni, ed è stato il primo nel quale eseguo, con musicisti americani, delle mie composizioni, alcune delle quali non rientrano nella tradizione propriamente jazz. In passato ho realizzato degli album con colleghi americani, ma suonavamo standard, un tipo di esecuzione che ti mette più a tuo agio, ti dà maggiore sicurezza. Anche da questo punto di vista, per me si è trattato di un’ottima esperienza.

Che differenza c’è tra “Angelica” e “A New Trip”?

“Angelica” è diverso da “A New Trip”: innanzitutto quest’ultimo è stato eseguito da musicisti (Dino Rubino, Giovanni Mazzarino e Nello Toscano, ndr) con i quali ho un profondo rapporto umano. C’è una grande amicizia che ci lega, e una stima professionale immensa.

Ho notato che in “A New Trip”, a differenza di “Angelica”, sei meno controllato, più spontaneo, direi libero di creare e suonare.

È vero, nella realizzazione di “A New Trip” mi sentivo totalmente libero, sia sul piano psicologico che su quello musicale. Mi sono espresso senza alcuna difficoltà, e forse è uno dei pochi dischi per il quale vado fiero.

L’Island Blue Quartet è un gruppo anomalo, composto da sax, tromba, pianoforte e contrabbasso. Senza batteria. Come nasce questo progetto?

È un progetto che sento più mio, in un certo senso. Ciascuno di noi ha contribuito alla realizzazione del lavoro portando dei brani originali e schierando un ampio ventaglio di sonorità. Inizialmente la formazione si chiamava Sicilian Quartet, ma poi abbiamo cambiato il nome in Island Blue Quartet: l’omaggio alla Sicilia rimane. Anche questo è il motivo per il quale ci sono musicisti siciliani. Senz’altro non è una band usuale, è raro trovare gruppi con dei fiati e senza batteria.

“A New Trip” che cosa significa? Un nuovo viaggio, ma per dove?

Da un punto di vista prettamente musicale è un viaggio verso la ricerca. In senso più generale, poi, i musicisti sono sempre in viaggio: questo brano l’ho scritto in aeroporto!

Qual è per te il pezzo più bello del disco?

A New Trip, perché durante la registrazione sono emersi dei suoni molto rischiosi da produrre, ma anche Pablo per il suo sound sudamericano e Dieghito Mojito per l’incastro di idee sonore che c’è tra me e Dino Rubino. Ad ogni modo, ciascun brano ha una propria particolarità a livello strumentale, stilistico e collettivo.

Dove va Francesco Cafiso? Quali sono i tuoi progetti?

Sia rispetto a “A New Trip” che ad “Angelica” mi sento un altro musicista. Ho maturato nuove esperienze, grazie anche ai musicisti con cui collaboro. C’è inoltre l’Italian Jazz Quartet che cresce sempre di più: eseguiamo musica a tutto tondo, spaziando dal jazz al rock. Questa incredibile voglia di “fare”, senza avere il timore di suonare generi determinati mi stimola tantissimo. Il mio obiettivo è quello di creare della bella musica e di essere sempre più Francesco Cafiso.

BIO IN BREVE

nome Francesco Cafiso

nato il 24 maggio 1989

dove Vittoria (RG)

strumenti Sassofono contralto

Discografia selezionata

  • Francesco Cafiso & Riccardo Arrighini Trio, CONCERTO FOR MICHEL PETRUCCIANI (PHILOLOGY, 2004)
  • Francesco Cafiso Quartet, HAPPY TIME (CAM JAZZ, 2006)
  • Francesco Cafiso Island Blue Quartet, A NEW TRIP (PHILOLOGY, 2009)

I DISCHI

Francesco Cafiso Quartet

Angelica

  • CAM JAZZ, 2009 (IRD)

Francesco Cafiso (alto); Aaron Parks (pf); Ben Street (cb); Adam Cruz (batt)

 “Angelica” è il primo disco “americano” del giovane e affermato altista siciliano. Gli sono accanto tre jazzisti navigati e di indiscussa bravura. Cafiso suona in maniera misurata, con equilibrio, dimostrando di essere capace di affrontare con disinvoltura sia brani veloci che ballad, e di poter reggere da veterano il peso dei partner americani. La title track riprende un famoso brano di Duke Ellington che vedeva John Coltrane al sax.

Si tratta di un calypso accattivante, sinuoso che Cafiso tiene in pugno con veementi e ispirati assolo di sax. L’altista è anche autore di quattro composizioni, tra le quali Scent Of Sicily è quella che più si distingue per sensibilità, tensione emotiva e ispirazione. È una ballad nostalgica che possiede un forte senso del blues. Winter Sky, brano dalle cadenze filmiche scritto dal contrabbassista Nello Toscano, chiude con pathos la riuscita avventura americana di Cafiso. (FC)

A Flower Is A Lovesome Thing / King Arthur / Angelica / December 26th / Peace / Scent Of Sicily / Waiting For / Why Don’t I / Winter Sky

Francesco Cafiso Island Blue Quartet

A New Trip

  • PHILOLOGY, 2009 (IRD)

Francesco Cafiso (alto); Dino Rubino (tr); Giovanni Mazzarino (pf); Nello Toscano (cb)

Disco solare, splendente, ricco di colori, suoni, odori, allegria e gioia di suonare assieme. Questo è “A New Trip”, recente uscita discografica del quartetto siciliano di Francesco Cafiso. L’altista dimostra in questo disco di aver lasciato alle spalle le sonorità dei suoi maestri e di aver intrapreso la strada che lo sta portando alla realizzazione compiuta di un proprio suono e di un timbro personale.

Dino Rubino, suo brillante alter ego alla tromba, lo spalleggia, lo sprona e lo sfida virilmente in questa sua crescita. Giovanni Mazzarino e Nello Toscano danno nerbo e stabilità alle impennate dei due fiatisti. Le otto tracce, tutte composizioni originali, si possono riassumere nella semplicità compositiva della corale Piazza (Mazzarino), nel tango di Pablo (Rubino), nella pacatezza sognante di Cerimoniale (Toscano) o nel latineggiante e divertito Dieghito Mojito (Cafiso). (FC)

A New Trip / Pablo / Enigmatic Night / Piazza / Conversations / Cerimoniale / Retrato / Dieghito Mojito

Related Post

Avatar

Jazzit è una piattaforma editoriale che si distingue per autorevolezza e innovazione ed è stata fondata da Luciano Vanni nell’estate del 1997: è impegnata nella divulgazione della cultura della musica jazz e nel corso degli anni ha ampliato e diversificato la sua attività, adoperando i nuovi canali d’informazione e promuovendo iniziative volte a superare la frammentazione della comunità jazzistica nazionale.

Leave A Reply

Altro... Jazz
Keith Jarrett: in “Paris/London Testament” il dolore e la catarsi
Daniele D’agaro: “Tutto il bello (e vario) di casa mia”
Wayne Shorter, il musicista che voleva essere un pittore
Chiudi