Da sideman a leader: i primi album di Freddie HubbardTempo di lettura: 6'

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Ormai un musicista maturo, Freddie Hubbard è un sideman richiestissimo, e incide con Eric Dolphy, J.J. Johnson e Coleman. Il suo primo album da leader, nel 1960, si intitola “Open Sesame”

SUPER SESSION!

La veloce maturazione del trombettista Freddie Hubbard è testimoniata da alcune incisioni come sideman: “Go”, a nome del contrabbassista Paul Chambers (2-3 febbraio, 1959, Vee Jay 1014, con Cannonball Adderley, Wynton Kelly, Philly Joe Jones o Jimmy Cobb). E poi “Slide! Slide Hampton And His Horn Of Plenty” (1959, Strand SLS 1006, ristampa Fresh Sound FSR-CD 206) e “Sister Salvation” (15 febbraio 1960, Atlantic LP 1339, ristampa Collectables COL-CD-6173) ambedue a nome del trombonista Slide Hampton, i cui ottimi arrangiamenti esaltano un gruppo di strumentisti in cui Hubbard si affianca ad artisti come George Coleman, Booker Little, Pete LaRoca, Bill Barber, Kiane Zawadi, Richard Williams e altri.

DAVE DOUGLAS SAYS… Come ha scritto Dave Douglas: «La gioia e la libertà nel suo modo di suonare provenivano in parte dal supremo magistero dello strumento. Tutto sembrava sgorgare senza sforzo alcuno. Negli acuti il suo controllo dell’emissione era talmente sublime che le linee da lui create sembravano sfidare le leggi della fisica e dell’armonia, risolvendosi in modi inaspettati che altro non erano se non il risultato del suo totale dominio dello strumento. Freddie colse l’opportunità di quelle peculiari diteggiature per irrompere fra accordi cromatici e scale innovative. Il suo attacco era sempre precisissimo e le le sue saettanti e coraggiose idee fluivano come l’acqua in una cascata»

CON ERIC DOLPHY

Hubbard (allora, ricordiamo, appena ventiduenne) offre un eccellente contributo il 1° di aprile 1960 in “Outward Bound” (New Jazz NJLP 8236), a nome di Eric Dolphy. Con Dolphy il trombettista collaborerà in altre incisioni, occasioni per dimostrare la versatilità non solo di un eccellente strumentista ma anche un intuito fuori del comune nel decifrare le potenzialità espressive di linguaggi all’epoca affatto sperimentali:

  • “Twins” (21 dicembre 1960, Atlantic SD 1588) e “Free Jazz” (21 dicembre 1960, Atlantic LP 1364) di Ornette Coleman,
  • “The Blues And The Abstract Truth” (23 febbraio 1961, Impulse A 5) di Oliver Nelson,
  • “Africa Brass” e “Olé” di John Coltrane,
  • “The Body And The Soul” (8 e 11 marzo, 2 maggio 1963, Impulse A 38) dello stesso Hubbard

“Out To Lunch!” (25 febbraio 1964, Blue Note BLP 4163). Questa è una fra le prove più alte dell’arte del trombettista. Nell’estetica dolphyana mostra di trovarsi a completo agio, piegando la sua tecnica, la sua intelligenza armonica e la sua fenomenale capacità ritmica ai dettami angolari di un approccio innovativo, contribuendo a realizzare una delle pagine più significative del post-bop.

freddie hubbard open sesame

L’ESORDIO DA LEADER, “OPEN SESAME”

  • (BLUE NOTE, 1960)

Poco tempo prima di incidere il primo album a suo nome Freddie Hubbard è di nuovo in sala di incisione. Il 2 aprile 1960 registra quattro brani pubblicati a nome del batterista Charli Persip (“Charlie Persip And The Jazz Statesmen”, Bethlehem BCP 6046). Il 19 giugno dello stesso anno, l’esordio da leader, fulminante per un artista così giovane: “Open Sesame”, per la Blue Note. Hubbard è a capo di un gruppo che comprende il sottovalutato tenorista Tina Brooks (autore di due brani, Open Sesame e Gypsy Blue), il pianista McCoy Tyner (alle soglie del suo sodalizio con John Coltrane), il contrabbassista Sam Jones (allora il musicista più noto del gruppo) e un altro sottovalutato, il batterista Clifford Jarvis.

L’attacco netto e potente, la sonorità spavaldamente squillante, i mezzi tecnici notevolissimi sono tutti in risalto, ma anche – in But Beautiful – la morbidezza di accenti e l’eloquio raffinato quanto espressivo che contraddistingueranno l’appassionante interprete di ballad.

UN ALBUM AL FIANCO DI J. J. JOHNSON, “J. J. INC.”

  • (COLUMBIA, 1960)

Poco più di due mesi dopo, Hubbard affianca Tina Brooks (con Duke Jordan, Sam Jones e Art Taylor) in un’incisione a nome del sassofonista (“True Blue”, Blue Note BLP 4041). Un partner ideale per il trombettista, cui lo lega lo stesso penchant per un hard bop complesso, dalle venature funky e latinoamericane, e illuminato da improvvisi, intensi squarci di lirismo.

Nel frattempo, la sua carriera, che aveva già conosciuto le già citate collaborazioni con Wayne Shorter, Philly Joe Jones, John Coltrane, Sonny Rollins (una tournée di due mesi circa, nel 1959), si arricchisce dell’incontro con J. J. Johnson, con cui Hubbard incide l’eccellente “J. J. Inc.”, un album per la Columbia che lo vede affiancarsi anche a Clifford Jordan, Cedar Walton, Arthur Harper e Albert “Tootie” Heath, e che rappresenta (grazie anche, ovviamente, al talento compositivo di Johnson) un’altra tappa nella messa a punto di un’estetica dell’hard bop di straordinario livello tecnico e di eccezionale versatilità espressiva.

“GOING’ UP”

  • (BLUE NOTE, 1960)

Ormai sempre più richiesto, Hubbard partecipa a un’altra seduta discografica, il 19 settembre 1960, a nome del tenorista Walter Benton, con Wynton Kelly, Paul Chambers, Jimmy Cobb (“Out Of This World”, Jazzland JLP 928), prima di realizzare un secondo album come leader. “Goin’ Up” (6 novembre 1960, Blue Note BST 84056) vanta una line up come sempre di notevole livello, con Hank Mobley (che Hubbard affiancherà, una settimana dopo, in “Roll Call”, Blue Note BN 4058) al sassofono tenore, McCoy Tyner al pianoforte, Paul Chambers al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria.

In pochi mesi il trombettista appare ulteriormente maturato, in certi momenti (si ascolti The Changing Scene) sembra persino stupefatto, colto da timor panico di fronte alla ricchezza straripante dei propri mezzi tecnici e delle idee che paiono accavallarsi tumultuosamente, ansiose di esprimersi.

DA QUINCY JONES E FRIEDRICH GULDA…

Da poche settimane il trombettista fa parte dell’orchestra di Quincy Jones, con cui presto si esibirà in Europa, in uno sfortunato spettacolo musicale di Harold Arlen intitolato Free And Easy. Con i diciotto musicisti, fra americani ed europei, dopo la chiusura dello spettacolo nel febbraio 1961, Jones compie una lunga tournée europea (in parte testimoniata da un’incisione della Ancha, “Quincy Jones Free And Easy, Live In Sweden, 1960” e da una della Mercury, “The Great Wide World Of Quincy Jones: Live!”, realizzata il 10 marzo 1961), che si chiude negli Stati Uniti.

A marzo Hubbard abbandona, dopo avere collaborato anche con il leggendario pianista accademico Friedrich Gulda, con cui nel 1965 inciderà “Music For 4 Soloists And Band”, a fianco di J. J. Johnson, Sahib Shihab, Ron Carter, Mel Lewis, Kenny Wheeler, Rolf Kühn e altri ancora. Nel corso di questo periodo prosegue un’attività discografica cospicua, di rilevanza indiscutibile; con la Blue Note partecipa a più incisioni: la già citata “Roll Call” di Hank Mobley (13 novembre, 1960, BN 4058), “Undercurrent” di Kenny Drew (11 dicembre 1960, BN 4059), “Bluesnik” di Jackie McLean (8 gennaio 1961, BN 4067), tutte realizzazioni di notevole riuscita.

… A ORNETTE COLEMAN E OLIVER NELSON

È al di fuori della Blue Note, però, che Freddie Hubbard offre un saggio straordinario della sua bravura, partecipando a opere come “Uhuru Afrika” di Randy Weston (17 e 18 novembre 1960, Roulette SR 65001), “Boss Of Soul Stream Trombone” di Curtis Fuller (dicembre 1960, Warwick 2038, in cui sono propri gli assolo di Hubbard a rappresentare il meglio di un’incisione altrimenti trascurabile) ma, soprattutto, “Free Jazz” di Ornette Coleman.

E, ancora di più, “The Blues And The Abstract Truth” di Oliver Nelson, in cui gli esuberanti, tecnicamente superbi contributi del trombettista – fra i suoi più intelligenti e affascinanti, pressoché sassofonistici, in bilico fra angolosa euforia e straordinaria bellezza melodica – vengono sfruttati al meglio dai disciplinati, sofisticati e inventivi arrangiamenti di Nelson, che non di rado giocano, in un susseguirsi e ammontarsi di tensioni, anche sui contrasti fra le diverse sonorità e i diversi approcci dello stesso Freddie Hubbard (notare il suo uso del vibrato) e di Eric Dolphy.

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