Javier Girotto: “Io, Fabrizio Bosso e la musica contaminata”Tempo di lettura: 3'

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Il sassofonista argentino ci racconta com’è nata l’amicizia con Fabrizio Bosso, coautore, insieme a Javier Girotto, di “Vamos” (Schema, 2012)

DI LUCIANO VANNI

Javier Girotto: "Io, Fabrizio Bosso e Vamos"
© ROBERTO CIFARELLI
Come, quando e perché nasce il progetto Latin Mood?

Con Fabrizio Bosso ci conosciamo da tanti anni ma avevamo suonato insieme solo come sideman in gruppi fondati e diretti da altri musicisti. Ci eravamo sempre riproposti di condividere un progetto e l’occasione per ragionarne più approfonditamente è arrivata il 26 febbraio 2006.

Quella sera, sul palco del Ciampino Jazz Festival, Fabrizio suonò il primo set con Irio De Paula e io il secondo con Natalio Mangalavite e Peppe Servillo. Alla fine del concerto ci siamo ritrovati a discutere su un nostro gruppo e l’idea ha iniziato a prendere corpo, anche grazie all’interessamento di Giovanna Mascetti, manager di Fabrizio. È stata lei a fissare la data di un gruppo ancora da formare all’interno del cartellone del festival di cui è direttrice artistica, il Brianza Open Jazz Festival. A quel punto abbiamo avuto Quattro mesi per mettere su la band perché il 15 giugno dovevamo esibirci.

E come sono stati decisi i componenti del Latin Mood?

In verità, in occasione della nostra prima uscita, il cartellone del Brianza Open Jazz Festival annunciava semplicemente i nomi dei cinque musicisti coinvolti (Bosso, Girotto, Mangalavite, Bulgarelli e Tucci). Io ho portato dentro Natalio Mangalavite e Fabrizio i suoi due collaboratori più stretti, Luca Bulgarelli e Lorenzo Tucci.

L’idea era di non convocare esclusivamente musicisti latini, o comunque specialisti del genere, ma di costruire un gruppo capace di esprimere una musica contaminata, tra latin music e jazz. Ciascuno di noi portò un repertorio di partiture originali e così è nata la nostra prima scaletta costituita da musica dal sapore latino, rivisitata e non legata alla tradizione.

E poi nasce “Sol”, pubblicato dalla Blue Note nel 2008.

Ricordo un feeling pazzesco tra noi tanto che in un giorno abbiamo registrato quasi tutto il disco. Una delle caratteristiche del gruppo Latin Mood è che tutti noi suoniamo per divertirci e per far divertire e star bene chi ci ascolta. Questa formazione nasce per raggiungere un più vasto pubblico possibile e la musica che proponiamo fa riferimento a belle melodie e a ritmi latineggianti.

Latin Mood non è il primo e il solo progetto che ti vede coinvolto nell’interpretazione in chiave jazzistica della musica latina. Che differenza c’è con gli Aires Tango e i Cordoba Reunion?

Con gli Aires Tango abbiamo creato un filone di reinterpretazione del tango argentine con un metodo improvvisativo che fa riferimento al jazz europeo. I Cordoba Reunion lavorano su tutte le ritmiche della musica folkloristica argentina e sono molte, perché se ne contano circa trecentoventicinque.

Con il Latin Mood si fa riferimento a tutta la musica del Sud America, e non solo alla musica argentina, e l’improvvisazione jazzistica è preponderante; e poi questa band esprime un’energia e una potenza di suono davvero pazzeschi.

Infine arriviamo alla vostra più recente incisione discografica, “Vamos”.

“Vamos” arriva quattro anni dopo “Sol”. ≪Carta vincente non si cambia≫ e quindi abbiamo deciso di portare in studio lo stesso organico, con l’aggiunta delle percussioni di Bruno Marcozzi, e di organizzare un repertorio di composizioni orientate sempre su un latin melodico. Probabilmente “Vamos” ospita una musica ancora più tirata e melodica tanto che ogni singola traccia incisa si ricorda e rimane impressa nella memoria fin dal primo ascolto

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