Omaggio a John Nash: ecco “First Day”, di Massimo SammiTempo di lettura: 8'

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Per il suo esordio discografico, il chitarrista Massimo Sammi trae ispirazione dalla storia del matematico John Forbes Nash Jr. In questa intervista ci spiega “First Day”, brano per brano

DI CHIARA GIORDANO

Chitarrista e compositore genovese, Massimo Sammi inizia a suonare a dodici anni, complice un viaggio con suo padre a New York nel corso del quale ha modo di ascoltare dal vivo, in un club, Kenny Burrell, rimanendone folgorato dalla classe e dall’incredibile gusto melodico. Oggi debutta con un progetto discografico, “First Day”, dedicato e ispirato alle teorie matematiche del premio Nobel per l’Economia (1994) John Forbes Nash Jr.. I brani, tutte composizioni originali, si dipanano secondo la tecnica improvvisativa dello storyboarding appresa da Ran Blake presso il New England Conservatory of Music di Boston dove Sammi studia tutt’ora. Al suo fianco George Garzone ai sassofoni, John Lockwood al contrabbasso, Yoron Israel alla batteria e Dominique Eade alla voce.

“First Day” sancisce il tuo debutto discografico.

Il progetto del disco nasce in seguito all’esigenza di concretizzare un momento di transizione e di crescita molto importante, a seguito del trasferimento a Boston presso il New England Conservatory. La novità e la freschezza dell’ambiente universitario hanno fatto sì che vi fossero nuove influenze e una grande voglia di sperimentare in un genere come il jazz dove molto spesso questa istanza non è una priorità.

La tua musica, ho letto, è stata scritta seguendo la tecnica compositiva dello storyboarding. Ce ne parli?

Sono stato assistente universitario di Ran Blake per due anni, e ho avuto modo di apprendere la sua tecnica compositiva e improvvisativa denominata “storyboarding”, che si pone a cavallo tra la sceneggiatura e la colonna sonora. Un esercizio tipico è sostituire l’audio dei film con delle composizioni e delle improvvisazioni, sulla base delle emozioni suggerite dalle immagini.

“First Day”, dunque, quale film racconta?

È stato inevitabile per me fare riferimento al film A beautiful mind (vincitore di quattro Golden Globe e di altrettanti premi Oscar, esce nel 2001 con la regia di Ron Howard, ndr), il mio preferito e a John Nash in particolare.

Omaggio a John Nash: ecco “First Day”, di Massimo Sammi intervista

John Nash, matematico statunitense premio Nobel per l’Economia nel 1994. A beautiful mind ne racconta, sotto forma di romanzo, la vita da folle, quei venticinque anni trascorsi tra scienza e schizofrenia. La title track a che cosa allude? E gli altri brani, da quali immagini sono stati stimolati?

La composizione dei brani è avvenuta abbastanza di getto: First Day è ispirata alla scena dell’arrivo di John Nash a Princeton e alla sensazione di isolamento e stranezza che traspare dal confronto con i colleghi. In Encryption il protagonista comincia a decifrare una serie di numeri per conto della CIA, alla ricerca di un codice segreto. Icecream And Tears, Please fa riferimento al momento in cui Nash realizza le proprie allucinazioni, mentre Hallways ai corridoi nei quali il matematico scrive costantemente formule dopo l’elettroshock. Disappeared Friends racconta l’epilogo: Nash saluta per sempre i suoi “amici immaginari” in seguito alla premiazione del Nobel.

«“First Day” è il risultato della fusione delle mie influenze musicali che sono il jazz e la musica dei compositori di colonne sonore»

Nel disco ascoltiamo dei brani free.

Ascoltare George Garzone con il suo trio The Fringe ogni lunedì sera al Lily Pad (Cambridge, Massachussetts, USA, ndr), mentre suona per due ore free jazz, è stata per me una vera e propria rivelazione, soprattutto per l’energia creativa che quella performance è stata in grado di trasmettermi. Da lì è nata l’idea di inserire dei brani free nel disco. Restava tuttavia il problema di come connetterli al resto dell’album, che diversamente volevo fosse arrangiato e più “straight”.

Un giorno, durante una lezione privata di composizione, il mio insegnante Ken Schaphorst mi ha suggerito di leggere proprio le teorie di Nash, in particolare le Game Theories, per trovare nuovi spunti compositivi. Così ho fatto, e quando ho scoperto la teoria del Prisoner’s Dilemma mi è sùbito venuta in mente l’idea di applicarla al free jazz.

Nascono così i brani Prisoner’s Dilemma #1 e Prisoner’s Dilemma #2.

Prisoner’s Dilemma (“Il dubbio del prigioniero”) è uno strumento utilizzato da Nash per dimostrare, in maniera semplice, le sue complicate teorie matematiche sulla prevedibilità dei comportamenti umani. Teorie che gli hanno valso il premio Nobel, e che sono state utilizzate in ogni campo, dalla risoluzione di conflitti internazionali ai mercati finanziari.

Il dilemma è così strutturato: due rapinatori vengono catturati e interrogati separatamente. Se entrambi tacciono, la pena è di due anni. Quando entrambi confessano la pena è di cinque anni. Se uno confessa e l’altro tace, chi confessa prende un anno, e chi tace otto. L’esempio serve a spiegare come creare una situazione in cui le persone vengono motivate a una certa azione, a prescindere dall’azione dell’altro (nel nostro caso conviene comunque confessare).

L’idea del disco è stata quella di utilizzare una rappresentazione musicale del dilemma e una cornice per dei brani totalmente improvvisati.

In particolare il quartetto è stato diviso in due gruppi all’interno dei quali c’è un prigionerio (me e George) e uno che interroga (John e Yoron). I due prigionieri dei rispettivi due gruppi scrivono un’idea musicale di una battuta e se la scambiano, senza mostrarla agli altri. Così facendo, entrambi reciprocamente sanno se l’altro prigionero sta confessando o meno la propria idea o se tace. Gli altri membri devono capire se i rispettivi prigionieri stanno confessando o meno. E i due prigioneri basano su tale situazione di dubbio (appunto il Prisoner’s Dilemma) la loro interazione musicale.

Mi è sembrato interessante il fatto che il Prisoner’s Dilemma avesse anche un contenuto poetico, che traspare in un certo senso dalla tensione lirica dei brani, in particolare il fatto che inavvertitamente si sia venuta a creare una sorta di rappresentazione musicale della situazione dell’uomo moderno, in una società caratterizzata da un’omogeneizzazione forse senza precendenti, dove tutti giocano al gioco del follow who’s following.

Al tuo fianco una coppia d’eccezione: George Garzone e John Lockwood, due terzi dei Fringe. Perché hai scelto questi musicisti, protagonisti anche di un bel documentario, diretto da Laura Haughey, sul making of di “First Day”?

L’idea iniziale era quella di una formazione standard, mi piaceva l’idea del sax tenore e soprano per le melodie, che per gusti personali trovo si adattino meglio con il suono della chitarra. Conoscevo George Garzone tramite John Lockwood, che è stato mio insegnante di ensemble, pertanto gli ho chiesto se era interessato al progetto: lui ha sùbito manifestato grande entusiasmo.

La scelta è poi caduta in maniera naturale su Lockwood al basso, perché è un musicista formidabile, di grandissima sensibilità ed esperienza, oltre che un caro amico, e soprattutto per l’intesa insuperabile con Garzone, visto che suonano insieme da trantacinque anni. Una sera, inoltre, ho visto nella Jordan Hall al New England Conservatory un concerto di Dominique Eade con Lockwood al basso e Yoron Israel alla batteria e sono rimasto sconvolto dalla delicatezza del tocco di Yoron, un batterista che pur essendo in possesso di una tecnica incredibile – suonava con Ahmad Jamal! – non ne fa mai un uso fine a se stesso, è in grado di parlare con lo spazio che crea ed è in grado focalizzare l’attenzione dell’ascoltatore sull’insieme.

Il suono che è in grado di ottenere dai piatti e dalle pelli è unico, quasi li suonasse con i polpastrelli come un chitarrista classico. Infine, Dominique, è stata la mia insegnante per un anno e il suo lirismo ha contribuito in maniera unica ai due brani (Icecream And Tears, Please e Disappeared Friends, ndr) che sono di una difficoltà estrema per un cantante, ma che lei ha saputo eseguire con una facilità incredibile.

Quale direzione prenderà il tuo lavoro di chitarrista e compositore?

La nascita di “First Day” è il risultato della fusione delle mie due più grosse influenze musicali che sono il jazz e la musica dei compositori di colonne sonore, in particolare Ennio Morricone, John Williams e soprattutto Bernard Herrmann. Al New England Conservatory ho avuto modo di studiare film scoring e le colonne sonore costituiranno sicuramente una parte fondamentale della mia carriera; attualmente sono in corso delle collaborazioni molto interessanti con dei filmmakers, qui a Boston.

BIO IN BREVE

nome Massimo Sammi

nato il 8 marzo 1975

dove Genova

strumenti Chitarra

equipment 1988 Guild X-170; Ibanez GB-10; Yamaha CG-171 CCA; Fender Stratocaster Vintage 57 Reissue / Ampli: AER 60 Classic; Fender Hot Rod Deluxe / Effetti: Delay Line 6 DL4; Ibanez TS-808HW (Hand-Wired); Proco RAT

Ultime tracce inserite nell’iPod

  • Pink Floyd, Shine On You Crazy Diamond, WISH YOU WERE HERE (HARVEST, 1975)
  • Coldplay, Sparks, PARACHUTES (POLYDOR, 2000)
  • John Williams, HARRY POTTER AND THE PRISONER OF AZKABAN (WARNER BROS., 2004)

www.massimosammi.com

Massimo Sammi

First Day

  • MASSIMO SAMMI, 2009 (PROPRIA)

Massimo Sammi (ch); Dominique Eade (voc); George Garzone (ten, sop); Yoron Israel (batt); John Lockwood (cb)

 “First Day” può essere considerato a tutti gli effetti un concept album in quanto si ispira, nel suo complesso, alle scene di A beautiful mind, film dedicato al matematico e premio Nobel John Nash. Dalle immagini alla musica, secondo la tecnica compositiva dello storyboarding, i sette brani, tutti originali, ci appaiono come sequenze narrative di una rinnovata colonna sonora.

L’album alterna momenti di profonda liricità – è il caso della title track First Day, ballad nel solco della tradizione, o di Hallways – a schegge free form suggerite dalla condotta espressiva di George Garzone e scritte sotto l’influenza delle Game Theories di Nash (Prisoner’s Dilemma #1 e #2). Nella dolce e sofferta Icecream And Tears, Please – nitida visualizzazione dello stato allucinato del protagonista – subentra la voce straniante di Dominique Eade, che ritroviamo nel conclusivo Disappeared Friends. (CG)

First Day / Encryption / Prisoner’s Dilemma #1 – Be Quiet / Prisoner’s Dilemma #2 – Rat Out / Icecream And Tears, Please / Hallways / Disappeared Friends

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