Jazzit Awards: i lettori selezionano il miglior jazz del 2010Tempo di lettura: 5'

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Si sono conclusi i Jazzit Awards, se vogliamo i nostri Oscar del jazz. Ad assegnare i premi, la nostra numerosa (e internazionale!) giuria popolare

DI LUCIANO VANNI

PRIMA DI COMMENTARE I RISULTATI DEI JAZZIT AWARDS 2010 PENSIAMO SIA DOVEROSO INTRODURVI AL REFERENDUM STESSO. ECCO UN QUADRO D’INSIEME QUANTO PIÙ DETTAGLIATO POSSIBILE SU UN’INIZIATIVA CHE È ALLA SUA PRIMA EDIZIONE.

L’idea di dar voce ai lettori per raccoglierne le opinioni circa l’attività discografica e concertistica dei musicisti jazz italiani e internazionali parte da lontano ed era nei nostri programmi già da alcuni anni. Poi, immancabilmente, il progetto è naufragato poiché temevamo di pubblicare una classifica di tipo olimpionico, arida e quindi poco utile.

L’INDAGINE POPOLARE

Nell’estate 2010, ha invece prevalso il desiderio di costruire un’occasione d’indagine popolare in ambito jazzistico: lasciar esprimere appassionati, operatori del settore e musicisti – si badi bene, per la prima volta in Italia – non esclusivamente attorno all’attività concertistica e discografica ma estendendo l’osservazione anche sull’attività di operatori del settore (fotografi, giornalisti, direttori artistici, produttori discografici, fonici e grafici) e sull’industria del jazz (jazz club, scuole di musica, etichette discografiche, distributori, agenzie di management & booking, negozi di musica e di strumenti musicali, editori, webzine e riviste).

Il JAZZIT AWARD è diventato così un’iniziativa di più ampio respiro, una riflessione interna alla comunità del jazz sul piano artistico e produttivo, un referendum che ci consegna un’infinita quantità di dati su cui ognuno di voi farà le valutazioni del caso.

LA DOPPIA IDENTITÀ

Il JAZZIT AWARDS è stato concepito in due sezioni distinte, una prima a cura della redazione giornalistica di JAZZIT e una seconda aperta a tutti i nostri lettori. A firma della redazione troverete una sintesi dell’anno appena terminato, senza alcuna classifica o preferenza. Abbiamo limitato il raggio d’azione della nostra analisi a quattro sezioni, quelle su cui ci siamo necessariamente confrontati durante l’anno – cd, dvd, ristampe e libri – e per farlo abbiamo pensato di non compiere distinzione tra jazz italiano e internazionale.

Il sondaggio pubblico, invece, si è manifestato in cinquantaquattro categorie d’indagine per la sezione Italia e in trentasette per quella Estero, allargando l’osservazione anche a tutti coloro che fanno impresa in questo settore. Ciò che contraddistingue il JAZZIT AWARDS è il fatto che non sono presenti nomination o pre-selezioni. Tutti i musicisti e tutte le realtà produttive e associative possono votare ed essere votate.

UN PO’ DI NUMERI E QUALCHE ANEDDOTO

Partiamo con il numero dei votanti. Tra la fine del mese di ottobre e il 5 dicembre 2010 (data ultima di ricezione dei format) abbiamo ricevuto ben 5.162 schede; 547 di queste sono state considerate nulle perché prive dei riferimenti identificativi richiesti (nome, cognome, indirizzo civico, eccetera) o perché il format presentava evidenti criticità. Mi spiego meglio.

Abbiamo ricevuto schede di voto alquanto singolari, come quella che ospitava una sola segnalazione nella categoria Fotografo. A inviarci la scheda è stato per l’appunto un fotografo che ha scritto semplicemente ≪Io≫ nello spazio riservato alla votazione. A parte la manifesta testimonianza d’egotismo, abbiamo ritenuto che una simile designazione contraddicesse appieno lo spirito del nostro award.

E qui, il punto. Ci sono state alcune realtà – associazioni, musicisti, jazz club, operatori del settore e case discografiche – che, come giusto che sia, hanno chiamato a raccolta i propri fedelissimi tramite mailing list o social network. Ma si sono anche verificati casi meno edificanti di schede pre-compilate e fatte firmare ad amici e parenti. Nel rispetto di chi ha votato e ricevuto voti in regolarità, non abbiamo preso in considerazione le schede platealmente “fasulle”. Altrettanto singolari sono state alcune votazioni che hanno segnalato come orchestra dell’anno quella di Duke Elligton e Benny Goodman. O come solisti illustri del 2010 Miles Davis, John Coltrane, Frank Sinatra e Dexter Gordon. Vita brevis, ars longa.

GEOGRAFIA DEL VOTO E PROFILO DEL VOTANTE

Al JAZZIT AWARD hanno partecipato un po’ da tutta Italia. Ovviamente i jazz fan e gli operatori del settore della città di Roma e di Milano sono stati numerosissimi, circa la metà dell’intero pubblico votante. Si è mobilitato con forza anche il Piemonte, la Puglia, la Sicilia, il Friuli, la Sardegna, il Veneto e l’Emilia Romagna. Questo, grazie alla premura di jazz club, negozi di musica e associazioni che hanno diffuso i nostri format.

Ci ha fatto enorme piacere ricevere anche decine di votazioni da città europee, nello specifico dalla Francia, dalla Germania, dal Belgio, dalla Svizzera, dalla Spagna, dall’Olanda, dalla Svezia e dall’Inghilterra. Una dimostrazione di quanto sia diffusa la nostra pubblicazione anche all’estero. Abbiamo altresì registrato alcune sporadiche schede di voto anche dal Giappone (sempre più interessato e appassionato al jazz italiano) e dagli Stati Uniti, prevalentemente dalle città di New York, Chicago, Los Angeles, Atlanta e San Francisco, complice la disponibilità dei nostri abbonati del Nuovo Continente. L’età e il sesso dei votanti sono stati quanto mai vari, fin quasi a completare ogni possibile combinazione.

SINTESI

Ciò che ci ha colpito è stata la preparazione del pubblico che ha risposto al nostro invito. Abbiamo ricevuto migliaia di schede compilate in ciascuna delle sue parti. Questo dimostra che è piaciuta l’idea contribuire alla promozione delle numerose realtà che operano nel settore.

Emergono la sensibilità e la competenza di un pubblico aggiornato sulle novità del jazz sia italiano sia internazionale. Un pubblico attento al nuovo senza alcuna preclusione di stili e generi, testimoniando di apprezzare in ugual misura avantgard e mainstream. Infine, è stato emozionante comprendere quanto l’armonicista Bruno De Filippi e il sassofonista James Moody – entrambi scomparsi quest’anno – siano rimasti nel cuore degli appassionati di jazz, tanto da figurare come protagonisti nella top ten delle rispettive categorie.

A proposito di categorie

Come avrete potuto notare siamo stati costretti a eliminare alcune sezioni. Ad esempio quella relativa alla miglior performance live, perché non tutti hanno inserito luogo e data del concerto, rendendo quindi il risultato della votazione poco rappresentativo. Abbiamo poi annullato le categorie dedicate ai dvd (Italia ed Estero) e ai libri (Estero) perché nella maggior parte dei casi sono state segnalate produzioni del 2008 o del 2009.

Abbiamo anche ritenuto poco utile pubblicare il responso sulle scuole di musica (Estero), figurandone solo due (Berklee College of Music di Boston e New York University), e sugli studi di registrazione (Estero) e webzine (Estero), perché abbiamo redatto un’interminabile lista di società segnalate con meno di cinque voti ciascuna.

Ed ecco i risultati.

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Jazzit è una piattaforma editoriale che si distingue per autorevolezza e innovazione ed è stata fondata da Luciano Vanni nell’estate del 1997: è impegnata nella divulgazione della cultura della musica jazz e nel corso degli anni ha ampliato e diversificato la sua attività, adoperando i nuovi canali d’informazione e promuovendo iniziative volte a superare la frammentazione della comunità jazzistica nazionale.

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