Marc Copland, prendete nota di questo pianistaTempo di lettura: 3'

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Marc Copland è un pianista straordinario, anche se poco noto al grande pubblico. Per conoscerlo, potete ascoltarlo in “Some more love songs”

DI SERGIO PASQUANDREA

Marc Copland pianista "Some more love songs"
© KONSTANTIN KERN

Pochi altri pianisti contemporanei possono vantare uno status come quello di Marc Copland: vero e proprio oggetto di culto per i colleghi, ma non così noto al grande pubblico; almeno, non come meriterebbe.

Anche la sua storia di musicista è notevole: nativo di Philadelphia, classe 1948, prende lezioni di pianoforte fin da bambino, per poi passare al sassofono, che pratica fino ai primi anni Settanta. Poi, sulla scorta di un crescente interesse per la ricerca armonica, una nuova folgorazione per il pianoforte e la decisione di intraprendere ex novo lo studio dello strumento.

Partner di tutto rispetto

Seguono dieci anni di assoluto ritiro, e quindi il ritorno sulle scene, con uno stile che rielabora in maniera assolutamente personale la lezione del pianoforte jazz contemporaneo.

Del resto, l’eccellenza della sua carriera è provata dai nomi dei partner che lo hanno accompagnato in questi ultimi trent’anni: un vero Gotha del jazz contemporaneo, con personalità del calibro di Randy Brecker, Gary Peacock, John Abercrombie, Bill Stewart, Ralph Towner, Billy Hart, Bob Berg, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Paul Motian, solo per citarne alcuni.

Stile armonico e fantasia

Copland si situa fra i pochi che, nel pianismo jazz moderno, sono riusciti a porsi nel grande solco di Bill Evans senza ricadere nel servilismo stilistico. La categoria, per intenderci, dei Brad Mehldau e dei Bill Carrothers. I principali tratti distintivi del suo stile sono, da una parte, lo splendore del tocco, rotondo e luminoso, capace di infinite screziature timbriche, dall’altra la sapienza nel trattamento armonico dei brani.

In quest’ultimo ambito, Copland è dotato di una fantasia pressoché illimitata. Pur muovendosi sempre nell’ambito del linguaggio tonale, è in grado di colorare ogni accordo in maniera sempre diversa, trasformando il pianoforte in un’inesauribile macchina timbrica.

Some More Love Songs

Si ascoltino, per averne la prova, i quattro standard contenuti in “Some More Love Songs”: titoli notissimi come My Funny Valentine, I’ve Got You Under My Skin, I Remember You, When I Fall In Love, vengono rinnovati dall’interno, senza alterarne la struttura, ma lavorando piuttosto su variazioni minimali. Gli altri pezzi annoverano un classico del repertorio davisiano (Eighty One di Ron Carter), un originale di Copland (Rainbow’s End), dall’estatico andamento in rubato, e una bella versione di I Don’t Know Where I Stand di Joni Mitchell.

La riuscita del disco è favorita anche dall’interplay millimetrico di un trio di straordinaria coesione: di Drew Gress è ben noto il valore, ma anche il meno noto Jochen Rueckert si dimostra un batterista sensibile e preciso, capace di assecondare alla perfezione il lavoro del leader

MARC COPLAND

SOME MORE LOVE SONGS

  • PIROUET, 2012

Marc Copland (pf); Drew Gress (cb); Jochen Rueckert (batt)

I Don’t Know Where I Stand / My Funny Valentine / Eighty One / Rainbow’s End / I’ve Got You Under My Skin / I Remember You / When I Fall In Love

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