Mauro Gargano: “Adesso basta! È ora di cambiare”Tempo di lettura: 3'

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Il primo disco da leader di Mauro Gargano si intitola “Mo’ Avast Band”: in questa intervista il contrabbassista presenta la sua musica di rottura

DI EUGENIO MIRTI

Mauro Gargano intervista ©BARBARA RIGON
«Quando ho ascoltato Turkish Mambo per la prima volta è stato uno choc, considerando che è stato registrato nel 1955 sovrapponendo delle linee melodiche in 7/8 e 5/8 sulle quali si improvvisa in maniera libera» Mauro Gargano ©BARBARA RIGON
Come hai scelto i musicisti?

Il nostro primo incontro risale al 2004, quando presentai il mio progetto per gli esami del diploma al Conservatoire National Supérieur de Musique de Paris. Si creò fra noi un’empatia musicale e umana indimenticabile.

La formazione senza pianoforte è molto efficace e caratterizza la tua concezione musicale: come mai hai scelto di sottintendere le armonie?

Sono sempre stato affascinato dalla formula piano-less, ma per tanto tempo ho avuto un senso di paura del vuoto, che mi ha bloccato nel mio avvicinamento a questo tipo di approccio. Francesco Bearzatti e Stephane Mercier sono due melodisti eccezionali e al tempo stesso due armonizzatori istantanei: questo mi ha permesso da subito di interagire, muovendo la voce grave del basso fuori del suo ruolo normale. Ho potuto così dettare i tempi armonici e le tensioni a mio piacimento, fermo restando il ruolo fondamentale di Fabrice Moreau, collante indispensabile per un gioco a quattro in cui l’equilibrio è dipeso dall’apporto di ognuno.

A volte la musica sembra avere intenti iconoclasti: penso, ad esempio, ai due assolo di sassofono in When God Put A Smile Upon Your Face, oppure al velocissimo swing di Orange. Ti riconosci in questa descrizione?

Sì, anche se il tutto è volto a ottenere un colore musicale dinamico, spontaneo e funzionale alla composizione. In When God Put A Smile Upon Your Face, il primo assolo di tenore scorre tormentato, avvolto in una frenetica lotta interna che lo porta a esplodere in un grido che giustifica l’ingresso della voce più dolce del sax contralto e del suo fraseggio svolazzante. Questo spiega bene l’intento espressivo che volevo dare alla canzone: la lotta, la catarsi e la presa di coscienza. Il free e i suoni più estremi fanno per me parte di una paletta di colori e sentimenti musicali da poter utilizzare al momento giusto, anche se non mi considero un musicista free.

Mo’ avast è l’espressione pugliese per dire “adesso basta”. Perché questo titolo?

L’espressione mo’ avast esprime urgenza comunicativa, artistica e politica. Il tema del disco è la presa di coscienza che anima il cambiamento, quel travagliato processo di reazione al berlusconismo – e non solo – che ci ha intossicato per anni.

Come mai hai scelto i Coldplay e Lenny Tristano per i due brani non originali?

Adoro i Coldplay e ho deciso di suonare When God Put A Smile Upon Your Face proprio perché affronta il tema della consapevolezza e del cambiamento. Lennie Tristano, invece, l’ho inserito perché è stato un grandissimo innovatore del jazz e credo che il suo valore non sia ancora pienamente riconosciuto. Quando ho ascoltato Turkish Mambo per la prima volta è stato uno choc, considerando che è stato registrato nel 1955 sovrapponendo delle linee melodiche in 7/8 e 5/8 sulle quali si improvvisa in maniera libera. Ho pensato che sarebbe stato interessante far vivere i due ritmi con i due sax, e poi sentivo che suonava molto rock nelle sue linee ritmiche. Tristano che incontra i Led Zeppelin! Anatema su di me?

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho appena registrato il mio nuovo progetto dedicato a un pugile francese degli anni Venti: con me Bojan Z al pianoforte, Jeff Ballard alla batteria, Jason Palmer alla tromba, Ricardo Izquierdo al sax e Manu Codjia alla chitarra. Sto per incominciare il mix e cerco contemporaneamente una casa discografica che lo produca.

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