Mauro Ottolini: ecco chi è il “sousaphonista”Tempo di lettura: 3'

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Mauro Ottolini, appassionato di ottoni, ha raccolto una band intorno al sousaphone, strumento a fiato in uso nelle bande. Ecco la storia di questo originale polistrumentista

DI LICIANO VANNI

Mauro Ottolini: storia chi è il "sousaphonista"
©EMANUELE VERGARI

Strano strumento, il sousaphone. Nato alla fine dell’Ottocento come naturale evoluzione della tuba, è concepito per essere suonato in movimento e prende il nome dal musicista per cui fu disegnato, il maestro di banda americano John Philip Sousa. La sua fortuna è legata alla diffusione nelle marching band, nelle fanfare, nelle bande militari e cittadine di tutto il mondo. La sua forma è davvero curiosa: ha una grossa campana di oltre sessanta centimetri, che si avvolge attorno alle spalle del musicista, così da essere sorretto e letteralmente portato “addosso” nelle lunghe passeggiate musicali.

Mauro Ottolini, classe 1972, è un polistrumentista con la passione per gli ottoni in generale (trombone, tuba, bombardino, tromba bassa, slide trumpet) e per il sousaphone in particolare. Si è formato musicalmente nella banda della sua città natale, Bussolengo, in provincia di Verona. L’idea di chiamare uno dei suoi progetti “Sousaphonix” (a questo si aggiungono, ad esempio, l’orchestra di tromboni Slide Family e la recente formazione dei Separatisti Bassi) è al tempo stesso un gesto d’amore per questo eccentrico strumento e una metafora di particolare efficacia. Perché l’obiettivo è quello di creare una musica davvero in movimento, capace di esplorare i più lontani e diversi dialetti musicali: dal jazz al rock, dal reggae allo swing, dallo ska al ragtime.

© MICHELE CANTARELLI
©MICHELE CANTARELLI

QUESTIONI D’IDENTITÀ

I Sousaphonix nascono nel 2008 su iniziativa di Mauro Ottolini. Ispirati alla Brass Fantasy di Lester Bowie (1941- 1999), compianto trombettista e cofondatore degli Art Ensemble Of Chicago, i Sousaphonix sono una moderna trasfigurazione delle tradizionali bande.

In occasione del loro esordio discografico, l’omonimo “Sousaphonix” (CAM Jazz, 2009), si presentano come un tentetto al cui interno figurano eccellenti solisti: accanto al leader, Fulvio Sigurtà, Daniele D’Agaro, Dan Kinzelman, Vincenzo Vasi, Enrico Terragnoli, Giorgio Pacorig, Vincenzo “Titti” Castrini, Danilo Gallo e Zeno De Rossi. Nel secondo album, “The Sky Above Braddock” (CAM Jazz, 2010), si aggiungono Antonello Salis, Giovanni Falzone e Piero Bittolo Bon. Il collettivo, dunque, si caratterizza per l’infinità degli strumenti coinvolti e per la vasta gamma di opportunità timbriche che ne deriva. Un vero e proprio opificio sonoro.

Il terzo capitolo discografico dei Sousaphonix s’intitolerà “Bix Factor” e uscirà per la Parco della Musica Records a settembre 2012. Sarà un omaggio a Bix Beiderbecke (1903- 1931), straordinario cornettista e trombettista che fu protagonista negli anni Venti e Trenta del secolo scorso.

PICCOLO DIZIONARIO INTERPRETATIVO

Per entrare nel vivo della musica dei Sousaphonix occorre partire dal metodo compositivo di Mauro Ottolini. Il trombonista procede con una logica di tipo cinematografico, trasponendo in note storie spesso surreali e immaginarie. Inizialmente scrive una cellula melodica, che poi elabora e armonizza al pianoforte. Gli spartiti nascono per essere lirici e cantabili. Solo in seguito (come sapeva fare magnificamente Duke Ellington) sono arrangiati per la band, adattati su misura di ciascun solista.

Da amante di Arnold Schönberg, inoltre, Ottolini è sempre attento a creare nuovi e inauditi impasti timbrici, scaturiti dall’accostamento tra strumenti diversi (theremin e fisarmonica, trombone e flicorno, chitarra elettrica e Fender Rhodes, sousaphone e clarinetto, e così via). In questo incastro perfetto di melodie e suoni il gruppo è chiamato a gestire i propri interventi con grande personalità e libertà.

Ciascun musicista pensa al suo assolo non come a una creazione individuale su un giro armonico ma come alla possibilità di costruire – insieme ad altri colleghi in sezione – sfumature e accostamenti timbrici inattesi. Generando “colori” orchestrali non dettati in partitura, ogni membro del collettivo diventa parte della “composizione”.

Tutto questo, infine, all’interno di soluzioni ritmiche sempre originali e azzardate. Si passa dallo swing al beat tipicamente rock, dalle marce al reggae, dal valzer allo ska. Perché la musica dei Sousaphonix si può e si deve anche ballare.

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