Eventi e produzioni per i dieci anni del Museo del Jazz di GenovaTempo di lettura: 7'

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Il Museo del Jazz di Genova compie dieci anni. Il direttore artistico, Giorgio Lombardi, ci spiega le iniziative con cui sarà festeggiata la ricorrenza

DI LUCIANO VANNI; FOTO NICOLA RUGGIA

Il Museo del Jazz di Genova compie dieci anni

Il fatto che Giorgio Lombardi sia non soltanto uno stimato giornalista e organizzatore di concerti ma anche un nostro collaboratore ha fatto sì che questa intervista arrivasse a naturale compimento di proficui incontri e telefonate e che fosse la sintesi di innumerevoli confronti. Con il Museo del Jazz di Genova condividiamo la creazione della nostra serie discografica – la Jazzit Records – dedicata ai grandi protagonisti del passato: occasione rara e per noi d’indiscutibile importanza di promuovere la conoscenza e di tenere viva la memoria dei padri fondatori della musica improvvisata afroamericana.

Caro Giorgio, portaci con i tuoi ricordi ai primi giorni di vita del Museo del Jazz di Genova. Come e perché nasce questa struttura?

Dopo aver organizzato – in tanti anni di direzione artistica del Louisiana Jazz Club e del festival di Sori (poi esteso a Portofino, Rapallo, Camogli, Recco e Santa Margherita, ndr) – centinaia di concerti con la partecipazione dei più illustri jazzmen a livello mondiale, mi resi conto che un concerto in più non avrebbe cambiato nulla del prestigio di cui godeva, a livello internazionale, la nostra struttura. La creazione di un museo, invece, come centro di studi e ricerche sulla musica afroamericana, avrebbe aggiunto quel quid che nessun altro jazz club poteva vantare.

Il Museo del Jazz, su tutto, nasce dal legittimo desiderio di lasciare alla città di Genova una traccia tangibile dell’attività del Louisiana Jazz Club, dopo trent’anni consecutivi di attività concertistica in tre diverse sedi prima in via Galata, poi in piazza Matteotti e infine in corso Saffi. Non è secondario il fatto che il desiderio di dar vita al Museo fu anche quello di trovare una degna sede per la collezione di dischi, nastri, libri, riviste che Gianni Dagnino, presidente della Cassa di Risparmio di Genova e nostro principale sponsor, intendeva lasciare al nostro club.

Quali furono i passaggi istituzionali?

Nel concretizzare il progetto, presentato ufficialmente al Comune di Genova nel lontano 1994, ebbi il pieno appoggio sia degli altri due fondatori del Louisiana Jazz Club – Fausto Rossi ed Egidio Colombo – sia dell’intero consiglio direttivo. Trovai, inoltre, molta disponibilità nei vari assessori che all’epoca si avvicendarono, Silvio Ferrari, Edoardo Guglielmino e Carlo Repetti. Un particolare aiuto ci venne, alla fine degli anni Novanta, dal sindaco di Genova Giuseppe Pericu e dal presidente del Palazzo Ducale – dove il Museo avrebbe infine trovato la sua prestigiosa sede – Arnaldo Bagnasco.

Quali sono le vostre attività principali?

Oltre a continuare a ricevere collezioni di dischi, libri e riviste di jazz e a provvedere alla loro digitalizzazione e archiviazione, il Museo opera come Centro Studi e Ricerche attraverso l’ascolto del materiale sonoro disponibile. Il Museo offre numerosi servizi, dando la possibilità di assistere alla proiezione di filmati (Telenco è a disposizione sul sito del Museo, ndr), di consultare l’archivio cartaceo e di attivare ricerche bio-discografiche sui maggiori jazzmen nazionali e internazionali. Senza dimenticare che da anni, sotto la propria etichetta Louisiana Jazz Records, il museo pubblica cd, libri, riviste e opuscoli.

Com’è nato l’archivio discografico?

Il primo, importante collezionista è stato Gianni Dagnino – già presidente della Cassa di Risparmio di Genova – che ci ha lasciato una raccolta di circa cinquemila pezzi, formata da dischi in vinile, nastri, cassette, libri e riviste. Tra le altre collezioni spiccano quelle lasciateci dalla famiglia di Eugenio Bombrini, noto collezionista romano. Comprendono cinquecento rarissimi 78 giri – comprendenti anche etichette quali la Edison e la Paramount – e moltissimi V-Disc (Victory Disc, ndr). Tra gli altri collezionisti ricordo Maurizio Domenicucci, Giorgio Dodero, Giancarlo Orcesi, Giancarla Ferraro, Sergio Portaleoni, Rinaldo Caffarena ed Ermanno Cavalli. Infine, Adriano Mazzoletti, Guido Festinese e il sottoscritto hanno messo a disposizione del Museo le proprie raccolte per un totale di circa cinquantamila pezzi.

I pezzi più pregiati della collezione?

Possiamo citare due 78 giri della rarissima etichetta Edison, come quello di Earl Oliver’s Jazz Babies dal titolo The Village Blacksmith Owns The Village Now / Thanks For The Buggy Ride; l’altrettanto significativo a firma di Georgia Melodians dal titolo Everybody Loves My Baby. E poi il vinile da venticinque centimetri Paramount CJS-102, contenente stralci di assolo registrati da Wild Bill Davison a Chicago nel corso degli anni Trenta. Le raccolte di rari e rarissimi concerti dal vivo di Duke Ellington, pubblicate su etichette Raretone, Phontastic, Unique e la collezione completa dei dischi “Piano Blues” della Magpie.

Dei grandi classici che cosa possedete?

Abbiamo le raccolte, quasi integrali, di Duke Ellington, Charles Mingus, Thelonious Monk, Billie Holiday, Eddie Condon, E poi Pee Wee Russell, Clifford Brown, Muggsy Spanier, Buck Clayton, Earl Hines e tanti altri. Ma non solo. Possiamo contare su un grande numero di vecchi film – anche in lingua originale – sul jazz, a partire da Alleluja del 1929 sino agli ultimi di Woody Allen e Clint Eastwood. Negli ultimi anni ho portato sugli scaffali del Museo una grande quantità di videocassette e di dvd che ho cominciato a collezionare a partire dagli anni Settanta. Costituisce un fiore all’occhiello del Museo.

Come si può consultare questo prezioso patrimonio storico?

Il nostro patrimonio è disponibile per la consultazione presso il Museo. La nostra sede è aperta tutti i pomeriggi, dal lunedì al sabato. Molti studiosi, appassionati, collezionisti, studenti vi fanno regolarmente capo per elaborare tesi di laurea. Oppure per compiere ricerche bio-biblio-discografiche sulla storia della musica afroamericana, attraverso l’ascolto del materiale sonoro o la consultazione del materiale cartaceo. Per qualsiasi richiesta è inoltre possibile contattarci per via telefonica, epistolare o informatica.

Il Museo del Jazz, quindi, opera come un grande centro culturale. Ma vi prodigate non poco per divulgare l’amore e la passione per il jazz e la cultura afroamericana.

Le nostre attività ordinarie sono rappresentate dal ciclo settimanale di video-conferenze tenute ogni martedì pomeriggio da critici ed esperti – Luciano Federighi, Franco Fayenz, Adriano Mazzoletti, Michele Mannucci, Luigi Monge, Raffaele Borretti, Gigi De Leo, Stefano Zenni e molti altri – e dedicate alla storia del jazz. Ogni giovedì sera, invece, presso la sede del Louisiana Jazz Club vengono organizzati concerti dedicati al jazz tradizionale. E poi, almeno due volte l’anno, sono organizzate rassegne di jazz ligure presso la Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale. Sono invitati a partecipare jazzmen operanti nella nostra regione, dai musicisti più affermati agli emergenti.

Sempre sul fronte organizzativo, il Museo del Jazz ha ideato e continua a programmare vere e proprie rassegne e festival. Ce ne parli?

Sì, certo. All’interno dei saloni del Palazzo Ducale il Museo del Jazz organizza da tre anni la rassegna Jazz in Video. Sono stati sinora invitati esperti della materia quali Paolo Mosca, Andrea Pierri, Primo Giroldini, Raffaele Borretti, Lino Patruno e Riccardo Maneglia. La nostra struttura, poi, collabora da anni all’allestimento di un grosso concerto annuale dedicato a Gianni Dagnino presso il Teatro della Corte di Genova, al quale sono invitati artisti internazionali di chiara fama. Cura da anni, infine, attraverso la mia consulenza artistica, la rassegna Liguria Jazz Summer. Nata sulle ceneri del vecchio festival di Sori, è annoverabile tra le più importanti a livello nazionale.

Passiamo al gruppo di lavoro che ti affianca al Museo.

Il gruppo che sta alla base del Museo è formato da musicisti e appassionati che prestano la loro opera gratuitamente, in un’ottica di puro volontariato. Soltanto l’addetto stampa, vale a dire il giornalista Guido Festinese, che coordina anche il lavoro di segreteria svolto dai volontari, e Marco Maiocco, addetto alla digitalizzazione dei 78 giri, vinili, nastri e cassette audio e al lavoro di masterizzazione dei cd, sono retribuiti in base ai rapporti di lavoro.

Quali sono i progetti per il futuro?

Tra i nostri progetti futuri i più immediati riguardano le celebrazioni del decennale del Museo. Tra questi rientrano la pubblicazione di un cd della World’s Greatest Jazz Band di Yank Lawson e Bob Haggart. Conterrà materiale a suo tempo pubblicato negli USA e mai distribuito in Italia. In secondo luogo, abbiamo già in programma l’allestimento di una mostra sul jazz, dal 14 al 27 gennaio 2011. Abbiamo invitato a partecipare sei pittori provenienti da tutta Italia, primo fra tutti il milanese Giancarlo Cazzaniga, dal prestigioso curriculum, ben conosciuto e apprezzato a livello internazionale.

Abbiamo in mente anche produzioni particolarmente ambiziose come l’Enciclopedia del Jazz Ligure – comprendente i nominativi, con relative schede biografiche, dei jazzisti liguri in attività. E poi una rassegna, ad aprile, dedicata al pianoforte e diretta a dimostrare lo sviluppo della storia del jazz attraverso l’evoluzione stilistica dello strumento.

Per terminare, l’evento più importante programmato per il futuro è certamente rappresentato dal concorso a livello internazionale da bandire all’interno della prossima rassegna Jazz in Video e destinato a premiare il filmato originale più significativo tra quelli presentati. A far parte della giuria di esperti in qualità di presidente, Adriano Mazzoletti – curatore dell’evento – vorrebbe chiamare Clint Eastwood o Woody Allen.

 

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Jazzit è una piattaforma editoriale che si distingue per autorevolezza e innovazione ed è stata fondata da Luciano Vanni nell’estate del 1997: è impegnata nella divulgazione della cultura della musica jazz e nel corso degli anni ha ampliato e diversificato la sua attività, adoperando i nuovi canali d’informazione e promuovendo iniziative volte a superare la frammentazione della comunità jazzistica nazionale.

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