Nello Toscano: “Amo spiazzare il pubblico con ritmi primitivi”Tempo di lettura: 3'

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In questa intervista, il contrabbassista Nello Toscano spiega dov’è nata l’ispirazione per l’album “Patchwork Project 3”

DI ANTONINO DI VITA

Nello Toscano intervista Patchwork Project 3

Il disco “Patchwork Project 3” è un lavoro denso di chiaroscuri e sapori insoliti, un vero mosaico di sensazioni.

Patchwork è il percorso compositivo che ho seguito in questi ultimi anni: melodie primitive o istintive, ritmi di varia estrazione, improvvisazione non costretta da schemi e una grande voglia di interagire con il pubblico. Anche un po’ la voglia di spiazzare chi viene per ascoltare le solite cose.

L’album si apre e si chiude con l’omaggio a due figure carismatiche del jazz: George Russell e Lester Bowie.

Lester Bowie e George Russell rappresentano due momenti determinanti nella mia vita di musicista. Era il 1971 quando un pomeriggio, sdraiato sul letto in dormiveglia, ascoltai qualcosa che mi sconvolse, erano gli Art Ensemble of Chicago. Energia pura, musica fisica, vitale, “sociale”. Con George Russell invece ho avuto la fortuna di studiare: l’ho conosciuto nella scuola di Alan Silva a Parigi. Russell mi ha dato il senso della direzione della musica, non più chorus ma tensione e distensione, non solo ritornelli, ma “gravità” e “verticalità”.

Brani come Brooding sembrano frutto di una pratica estemporanea.

In realtà il tema è una semplice scala cromatica suonata a canone. L’intento era di un’immersione in apnea nelle cose che ci portiamo dentro, quasi una sospensione ipnotica. Personalmente ritengo che il brano si sarebbe potuto suonare meglio, ma non amo eseguire molte take. Questo tipo di approccio è più facile in duo o in trio, in quintetto la magia non è sempre a portata di mano.

Si ha l’impressione che le contenute fughe solistiche siano funzionali al disegno complessivo del disco piuttosto che semplici virtuosismi.

Il disegno, in realtà, è una struttura narrativa. La mia musica non è quasi mai provata ma illustrata e descritta: se i musicisti sono abituati ad “ascoltare”, tutto viene da sé.

Che cosa sta a indicare il titolo C&T?

Sono le iniziali di “polli” e “tacchini” in inglese ed è uno scherzo o un gioco pensato per Carlo Cattano e Rino Cirinnà. Si tratta di un ricordo, di quando da piccolo guardavo per ore nel cortile davanti casa. Dal vivo è un brano molto divertente, perché viene in parte anche mimato, su disco la lettura può essere fraintesa.

Inusuali gli intermezzi ska di Mr. Bowie: da dove scaturiscono?

Lo ska mi piace molto, ma per non più di dodici battute.

Aiuta un’etichetta come Anaglyphos, da te fondata, radicata sul territorio?

 Anaglyphos è un’etichetta nata nel 1995. Dopo qualche uscita ne ho interrotto le pubblicazioni tornando a label più note perché garantivano un minimo di distribuzione. Con la nuova situazione editoriale, nel 2010 ho ripreso a pubblicare. Vantaggi non ce ne sono ma hai una grande sensazione di libertà. Fatta eccezione per le star, ormai si vende solo in occasione dei concerti.

Quali sono i tuoi ascolti attuali?

Nei periodi in cui mi dedico alla scrittura, non ho voglia di ascoltare, ho bisogno di silenzio. È dal silenzio che riaffiorano i ricordi, le emozioni e le idee migliori; comunque sto riascoltando con molta attenzione Debussy ed è un piacere incommensurabile

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