Paolo Damiani e Stefano Benni insieme per “Pane e tempesta”Tempo di lettura: 2'

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L’ultimo lavoro di Paolo Damiani vede una collaborazione speciale con Stefano Benni, autore dei testi delle canzoni. Ecco “Pane e Tempesta”

DI ENZO PAVONI

Paolo Damiani e Stefano Benni insieme per "Pane e tempesta"

Con il passaggio all’Egea, avvenuto al tramonto degli anni Novanta, per Paolo Damiani comincia una nuova era: si attenuano, innanzitutto, i pruriti free che ne hanno tracciato il cammino per un buon quarto di secolo.

La fase Mediana

Residui informali permangono solo nella coraggiosa e impegnativa prova con i Mediana del 1999, rimasta in cantiere per anni perché di non facile attuazione. Come risolvere, per esempio, l’“ancoraggio tonale” delle launeddas? I quattro protagonisti hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per venire a capo dei problemi. Ma ne è valsa la pena: l’omonimo lavoro dei Mediana è tra i più intriganti e innovativi ideati nella sua carriera da Damiani, che nell’occasione dà carta bianca a Sandro Satta, un altosassofonista tanto geniale quanto non sufficientemente celebrato.

Il passaggio a Egea

Nei seguenti tre cd su Egea – l’elegante “Ladybird” (2004), il pluripremiato “Al tempo che farà” (2007) e il fresco di stampa “Pane e tempesta” (2010) – il linguaggio di Damiani lievita in compattezza e scarnificazione, oscillando tra jazz, canti popolari e flash cameristici, ed emanando una sensazione di decadente nostalgia. Probabilmente, al riordino dell’utopia musicale di Paolo Damiani dà manforte Antonio Miscenà, patron della label, un produttore atipico per competenza e autorevolezza, in grado di intervenire nei progetti con grande cognizione di causa.

Stefano Benni, autore d’eccezione

Il titolo “Pane e tempesta” trae spunto dall’omonimo libro di Stefano Benni, autore dei testi delle due uniche canzoni presenti, la nuova Escort Song e la rivisitazione di Quello che non voglio (da “Ladybird”). Mancano le jazz-star dei due lavori precedenti, rimpiazzate da una decina di giovani molto preparati. Tra questi il notevole trombettista/flicornista Fulvio Sigurtà, già al fianco di Gianni Coscia, Dino Piana, Enzo Pietropaoli e di prestigiosi improvvisatori inglesi: su tutti, Keith e Julie Tippett.

Messo da parte il contrabbasso a favore del violoncello a cinque corde, in “Pane e tempesta” Damiani ricrea l’equilibrato interplay delle opere recenti, dalle quali mutua oltre la metà dei pezzi, cambiandone in taluni casi i connotati: spiccano situazioni ora cantilenanti e solari, ora eteree e inafferrabili, caratterizzate da contrappunti, fughe e inseguimenti dalle geometrie circolari. Gli arrangiamenti certosini inducono a definire la filosofia sonora del cd “cool cameristico con echi etnici”. O meglio, una dosata mistura di jazz, classica e folk della tradizione orale (ninne nanne, canti contadini, lamenti d’amore).

Paolo Damiani

PANE E TEMPESTA

  • EGEA, 2010 (EGEA)

Paolo Damiani (5-string vlc, dir); Ludovica Manzo (voc); Cristiano Arcelli (alto, sop); Marco Guidolotti (bar, cl); Fulvio Sigurtà (tr, flic); Francesco Lento (tr, flic); Massimo Morganti (trn, fisa); Luigi Masciari (ch); Michele Francesconi (pf); Daniele Mencarelli (b el); Alessandro Paternesi (batt)

Frag 2 / Sentieri smarriti / Escort Song / Laughing / Cose così / In un tempo lontano / Giochi d’acqua / Quello che non voglio / Era d’argento / Respiri di tempo

Leggi anche il programma del Mazzarosa Jazz Fest.

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