Piero Odorici: “Cedar Walton è stato come un padre”Tempo di lettura: 4'

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In occasione dell’uscita di “Cedar Walton presents”, suo esordio da leader con la Savant, intervistiamo il sassofonista bolognese Piero Odorici

DI LUCIANO VANNI

piero odorici cedar walton presents
© ROBERTO CIFARELLI
Iniziamo dalla Savant, etichetta americana che ha prodotto questo disco. Sei il primo italiano a entrare nel suo catalogo, a fianco di grandi interpreti del jazz contemporaneo. Com’è nata questa collaborazione?

È iniziata una sera a New York quando Cedar Walton mi presentò al proprietario dell’etichetta Savant e HighNote, Joe Fields, dopo che avevamo suonato insieme. In seguito a quell’incontro Fields e Walton decisero di produrmi questo disco: Cedar in qualità di produttore e Joe in veste di produttore esecutivo. Sono molto contento di aver avuto un contratto con un’etichetta importante come questa.

Ci racconti il tuo rapporto con Cedar Walton?

Il rapporto con Cedar risale ai primi anni Ottanta, quando veniva in tournée in Italia con il suo quartetto Eastern Rebellion (accanto a Walton, nelle varie formazioni, si sono alternati George Coleman, Bob Berg, Curtis Fuller, Ralph Moore alle ance, Sam Jones e David Williams al contrabbasso e Billy Higgins alla batteria, NdR). Fin da ragazzo ascoltavo i suoi dischi che mi appassionavano tantissimo.

La prima volta che ho avuto modo di parlarci fu grazie ad Alberto Alberti, che allora era il suo manager per l’Italia. Cominciai a seguire i suoi tour, sempre grazie ad Alberti, e Cedar iniziò a invitarmi spesso a suonare un brano con lui a fine concerto. Da quel momento in poi e nato anche un rapporto di amicizia. Allora non ero certo in grado di suonare con loro, ma per me è stata un’esperienza fondamentale che mi ha permesso di maturare il mio modo di suonare.

E dopo qualche anno, sei a tutti gli effetti ospite del suo trio stabile.

Ci siamo sempre mantenuti in contatto, poi circa sette anni fa ho rivisto Cedar a Umbria Jazz, mi ha invitato a pranzo e mi ha detto: ≪Adesso possiamo incominciare a suonare insieme≫. Da quel momento abbiamo realizzato numerosi concerti, specialmente in Europa.

Per me Cedar è una specie di padre e maestro che mi ha sempre sostenuto e incoraggiato, anche nei momenti difficili. Realizzeremo un tour in Europa per presentare il disco e presto saremo anche negli Stati Uniti.

Entriamo nel vivo della musica del disco. Partiamo dalla scelta del repertorio, che ti vede coinvolto in latin, blues, ballad, standard, e slow, medium, up tempo.

Joe Fields ci ha chiesto un brano originale a testa, mentre le altre tracce sono state decise insieme in base alle preferenze di noi musicisti. A me, ad esempio, piace molto suonare Tin Tin Deo e a Cedar Over The Rainbow.

Il feeling del quartetto è altissimo: avete registrato a New York e la musica è frutto di un’unica session pomeridiana.

Sì, proprio così. Abbiamo registrato in uno studio nel New Jersey in un’unica session e visto che suoniamo da molto tempo insieme non abbiamo avuto problemi di feeling. Mi sono trovato benissimo nello studio perché avevamo a disposizione dei fonici professionisti di altissimo livello e potevamo godere di ottimi ascolti.

Quale aspetto di questo album ti dà più soddisfazione?

Lo spirito che si crea tra di noi quando suoniamo: lo dimostra il fatto che su otto brani, sei sono stati buoni alla prima ripresa. Cedar non ama molto ripetere i pezzi, sostenendo che a forza di ripeterli si perde il feeling naturale.

Definisci questo album in tre parole.

Versatile, genuino e appassionante

PIERO ODORICI

CEDAR WALTON PRESENTS

  • SAVANT, 2012

Piero Odorici (ten); Cedar Walton (pf); David Williams (cb); Willie Jones III (batt)

Piero Odorici appartiene a quella schiera di musicisti che possono vantare un’esperienza extra jazzistica (si pensi alle sue collaborazioni in ambito pop con Vinicio Capossela, Ornella Vanoni e Lucio Dalla) e un apprezzamento da parte dei jazzisti statunitensi che in lui ritrovano il timing, lo swing, il portamento e le dominanti stilistiche dei grandi padri fondatori. Slide Hampton, Lee Konitz, George Cables, Steve Grossman, Sal Nistico e Mike Le Donne sono solo alcuni ad averlo scelto come sideman in occasione dei loro tour.

Tra i suoi più grandi estimatori c’è il pianista Cedar Walton, tra le figure centrali per lo sviluppo dell’hard bop. In occasione di questo album lo ha introdotto alla Savant Records, ospitandolo nel suo trio stabile e affidandogli la paternità della session.

Odirici non manca di ricambiare questa fiducia con una performance di alto livello, che richiama alla memoria Gato Barbieri, come si può evincere dall’ascolto di Casadias, e Dexter Gordon, come dimostra l’interpretazione di Native Son e Over The Rainbow, con il sassofonista italiano che si esprime con un fraseggio torrenziale e sempre ben controllato e gestito, un flusso di note sempre ispirate.

Dalla sensibilità hard bop, Odorici offre il meglio di sé anche nelle ballad più lacrimose (My One And Only Love), dove si esalta la sua propensione alla melodia con un’interpretazione emozionale di grande fascino. (LV)

Casadias / For Someone So Beautiful / Over The Rainbow / Tin Tin Deo / My One And Only Love / Native Son / Willie’s Groove / If I Should Lose You

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