Pietro Tonolo: in tre (senza piano) per Thelonious MonkTempo di lettura: 2'

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In occasione dell’uscita di “Corner Brilliance”, abbiamo intervistato Pietro Tonolo: ecco perché il sassofonista veneto ha scelto di omaggiare Thelonious Monk

DI EUGENIO MIRTI

Pietro Tonolo: in tre (senza piano) per Thelonious Monk

Non sei nuovo a operazioni di rilettura, penso a “Portrait Of Duke”, “Italian Songs”, fino ad arrivare a “Lennie’s Pennies” e “Your Songs”. Perché adesso Thelonious Monk?

Monk è un artista che da sempre ha accompagnato la mia vita musicale. Mi sembra che le sue composizioni, e più in generale la sua visione della musica, indaghino aspetti non necessariamente legati a uno stile o a un periodo specifico. Suonavamo molto Monk anche con la Electric Bebop Band di Motian. Ma lo stimolo maggiore mi è arrivato dal cd di Riccardo Zegna “Monk-A-Ning”, un bellissimo lavoro che mi ha fatto venire voglia di riaccostarmi a Thelonious.

È più importante il materiale di partenza o la personalità nell’approccio a esso?

Per me è certamente più importante il “come” rispetto al “che cosa”. Quando dei musicisti improvvisatori affrontano un determinato materiale lo caratterizzano fortemente grazie alla propria personalità artistica. I progetti che hai citato nella prima domanda credo ne siano la prova, e tra l’altro in quei casi ho avuto la fortuna di potermi avvalere di partner di altissimo livello.

Come avete lavorato agli arrangiamenti dei brani?

Abbiamo sviluppato gli arrangiamenti suonando alcuni concerti prima della registrazione, che a sua volta è stata una sorta di concerto (tutti i brani contenuti nel cd sono stati suonati una o due volte al massimo, senza nessun taglio o editing).

Perché la scelta di un trio senza piano, che naturalmente rende ancora più originale la proposta?

Ho sempre amato suonare nel trio pianoless, si crea una dimensione quasi metafisica all’interno della quale mi trovo a mio agio: la chiarezza del contrappunto tra sax e basso, lo spazio che si può prendere la batteria, il vuoto che si contrappone al pieno… Nel caso specifico di “Corner Brilliance” l’esclusione del piano ci ha dato la possibilità di mettere le composizioni di Monk in una prospettiva particolare, e poi sarebbe forse problematico per un pianista suonare questo repertorio, soprattutto in un quartetto con sax, ossia la formazione che Monk ha frequentato di più.

 Sei un musicista eclettico e imprevedibile: quali sono i tuoi progetti futuri?

Al momento sto lavorando al missaggio di un nuovo disco che uscirà in primavera per la Parco della Musica. Negli ultimi anni ho frequentato con una certa continuità l’Africa (Senegal e Mali) e questa esperienza mi ha portato alla creazione di un gruppo e di un repertorio originale: quattro percussioni, tre fiati e una chitarra, che abbiamo chiamato “Dajaloo” (in lingua wolof significa “essere simili, stare insieme”).

Sto anche lavorando con un trio comprendente Paolo Birro al piano e Sonig Tchakerian al violino, anche se siamo ancora in una fase embrionale. Il progetto principale resta comunque quello di cercare di suonare bene il sax

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