Terre Di Mezzo: “Danza Gialla” è un inno alla vitaTempo di lettura: 3'

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Dopo quasi 10 anni di silenzio, i Terre di mezzo hanno inciso “Danza Gialla”. Ne abbiamo parlato con il sassofonista Emiliano Rodriguez

DI ANTONINO DI VITA

© MICHELE CANTARELLI
Emiliano Rodriguez, l’ultima incisione di Terre di Mezzo, “Faro”, risale al 2004.

Sì, l’ultimo cd risale a quel periodo. Il gruppo si è formato nel 1995, al suo attivo ha quattro album, numerosi concerti in Europa, Africa e Medio Oriente nonché prestigiose collaborazioni (compresa quella con Gianluigi Trovesi). Nel 2007 ci siamo presi una pausa, durata un anno, in seguito all’uscita di Simone Zanchini; abbiamo poi ripreso l’attività con l’inserimento di Luciano Biondini.

Dall’album omonimo del 1999 in trio, “Terre di Mezzo”, avete estrapolato Danza Gialla e P.P.P.. Come mai avete riproposto questi brani?

Le versioni odierne di Danza Gialla e P.P.P. ci sono sembrate fresche e attuali, decidendo così di riproporle nel nuovo album, a nostro avviso massimo punto evolutivo del nostro stile. In quest’ultimo lavoro, infatti, ci sembra di aver raggiunto un buon equilibrio tra composizione e improvvisazione, fra strutture colte (classica, jazz) e ispirazione melodica popolare. Abbiamo inoltre perfezionato la “dimensione cameristica” che caratterizza i nostri arrangiamenti e le esecuzioni.

L’ingresso di Luciano Biondini, subentrato al posto di Simone Zanchini, ha comportato una revisione stilistica del quartetto?

No, lo stile del gruppo era già definito. Sono entrambi grandi musicisti che hanno contribuito umanamente e musicalmente, in modo diverso, allo sviluppo del progetto. Sicuramente Luciano è stato determinante per il consolidamento nel gruppo di un certo modo di concepire la musica come risultato di un atteggiamento collettivo. Il suo apporto ci ha aiutato a focalizzare gli obiettivi, al punto che “Danza Gialla” può considerarsi un’opera dallo stile compiuto.

La vostra musica si nutre di cultura popolare che proviene non solo dal bacino Mediterraneo ma anche da altre fonti.

La “terra di mezzo” è il luogo dove si incrociano tradizioni diverse, un sincretismo di culture, come il mondo di oggi. Questa è la filosofia che ci anima e che ci ha portato a coniugare differenti linguaggi: in ambito popolare etnie europee e mediterranee si amalgamano a culture latinoamericane (brasiliana e argentina in modo specifico). Il tutto viene poi miscelato all’improvvisazione jazz e a forme colte (classiche, contemporanee) con un’attenzione particolare ai colori e alle dinamiche.

Le composizioni sono molto articolate, ricche di cambi tematici e ritmici. Un linguaggio narrativo quasi filmico.

Se una musica riesce a raccontare una storia con coerenza formale sia nel collegamento tra i singoli episodi sia nella forma complessiva, direi che è già un bel risultato. Se le composizioni sono molto articolate, dal punto di vista tematico (spesso sono presenti più temi) e ritmico, tutto ciò deriva dalle diverse influenze di cui si parlava prima. Particolare menzione infine merita il ruolo dell’improvvisazione che con il passare degli anni è diventata sempre più funzionale alla composizione.

Il significato di “Danza Gialla”?

In queste due parole sono contenuti due riferimenti extra-musicali che, di ritorno, estendono il significato della musica stessa. Quando una musica “danza”, nel senso che muove in armonia qualcosa dentro di noi, e allo stesso tempo suggestiona cromaticamente l’immaginazione, allora vuol dire che siamo sulla buona strada. La danza e il giallo, il movimento e il calore: c’è in queste immagini un atteggiamento positivo e ottimistico verso la vita.

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