The Bad Plus firmano l’ottavo album: ecco “Made Possible”Tempo di lettura: 3'

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The Bad Plus (trio formato dal pianista Ethan Iverson, il contrabbassista Reid Anderson e il batterista David King) si confermano una garanzia: ecco “Made Possible”

DI LUCIANO VANNI

The bad plus made possible
© CAMERON WITTIG

È ormai un dato acquisito che i The Bad Plus rappresentino una delle migliori alternative al piano trio classico sotto il profilo improvvisativo, espressivo e compositivo. Fin dal loro esordio discografico (“The Bad Plus”, Fresh Sound New Talent, 2001), il trio ha dimostrato di sapersi affrancare sia dai modelli tradizionali (Bud Powell, Erroll Garner, Tommy Flanagan, Bill Evans, Keith Jarrett, tanto per citarne alcuni) sia da quelli più recenti (Brad Mehldau, E.S.T., Medeski, Martin and Wood).

La band

Ma facciamo un passo indietro. Sotto il nome di The Bad Plus si nascondono: il pianista Ethan Iverson, il contrabbassista Reid Anderson e il batterista David King. Iverson proviene dal Wisconsin mentre Anderson e King sono originari del Minnesota. I tre si conoscono fin dai tempi del college e suonano insieme dal 1989.

Se c’è un aspetto che li contraddistingue, è che il loro background non è strettamente jazzistico. Il jazz è la loro seconda lingua: il pianista, Iverson, ha esordito come musicista classico, mentre Anderson e King non hanno mai nascosto il loro interesse per il rock, l’hip-hop e la musica elettronica.

“Made Possible” (EmArcy, 2012) è l’ottavo album firmato dai The Bad Plus, e il primo all’interno del quale il gruppo adotta una strumentazione elettronica, espandendo le opportunità timbriche e soprattutto compositive.

L’ottavo album

“Made Possibile” traccia una linea di discontinuità rispetto alla precedente produzione discografica. Mai come in questa opera lo spartito è importante e il trio si misura con ampie suite progressive-jazz. Tutto appare ben scritto e organizzato, fin dal primo brano Pound For Pound, una splendida ballad lirica e dolcissima, ma asimmetrica, giocata su poche note e pochi accordi, in un crescendo rapsodico che è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica della loro produzione.

In Seven Minute Mind tutto ha inizio con un vamp (la ripetizione di una cellula melodica e di una figurazione ritmica) per poi procedere con cambi tempo, assolo (comunque misurati). Re-elect That è un brano che si distingue in quanto profondamente jazz, tanto da evocare il primo trio di Keith Jarrett con Charlie Haden e Paul Motian, almeno fino a quando non prende corpo una coda divertissement completamente distorta, un inserto carico di effetti.

Ritmo ipnotico

Con Wolf Out si torna a una scrittura vincolante, a tempi scomposti e a un tema ipnotico che evoca “Discipline” dei King Crimson. Sing For A Silver Dollar porta con sé elementi di un certo minimalismo: il gruppo gioca con le opportunità concesse dall’elettronica.

E se I Want To Feel Good Pt. 2 è un tema giocoso e irriverente, In Stitches è una lunghissima suite al cui interno si giocano i destini espressivi dei nuovi The Bad Plus: interplay serrato, vamp e riff reiterati, minimalismo, inserti di musica elettronica, free e (come al solito) ambientazioni liriche ed eccezionalmente romantiche

THE BAD PLUS

MADE POSSIBLE

  • EMARCY, 2012

Reid Anderson (b, synth, elettr); Ethan Iverson (pf); David King (batt)

Pound For Pound / Seven Minute Mind / Reelect That / Wolf Out / Sing For A Silver Dollar / For My Eyes Only / I Want To Feel Good Pt 2 / In Stitches / Victoria

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