Esce “Oblique – I”, di Tyshawn Sorey, maestro della batteriaTempo di lettura: 2'

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Il terzo album da titolare di Tyshawn Sorey, “Oblique – I”, comprende dieci, splendidi brani che compongono un abbecedario del jazz di oggi

DI ENZO PAVONI

Gli estimatori delle punte avanzate del jazz moderno sono senz’altro al corrente delle oculate produzioni di Seth Rosner, fondatore della newyorchese PI. È abituato a concedere ampi spazi agli artisti, condizione preventivamente legata alla qualità del progetto di turno, unitamente all’obbligo di garantire un repertorio originale. Per decifrare le intenzioni estetiche di Rosner è sufficiente ricordare i nomi di alcuni artisti del catalogo PI: Henry Threadgill, Steve Coleman, Anthony Braxton, Roscoe Mitchell, Muhal Richard Abrams, Steve Lehman. L’ultimo arrivato è Tyshawn Sorey.

Considerata la statura e la filosofia dei compagni di etichetta – andrebbe già accettato sulla fiducia. Gli eventuali dubbi si dipanano immediatamente all’ascolto di “Oblique – I”, che – sbilanciamoci subito – è splendido.

Chi è Tyshawn Sorey

In fondo, non è poi del tutto vero che abbiamo a che fare con un illustre sconosciuto. Indirettamente ne abbiamo parlato pure su queste pagine in occasione dei recenti lavori di Steve Lehman e di Steve Coleman, rispettivamente “Travail, Transformation, And Flow” e “The Mancy Of Sound”: Tyshawn Sorey è il batterista ufficiale delle due quotate formazioni. Si rafforzano quindi le considerazioni fatte in apertura sui metodi di ingaggio e sul fiuto da segugio posseduti da Seth Rosner.

Il titolare di “Oblique – I” è un maestro dei tamburi tra i più avanzati nell’arte della percussione contemporanea, in compagnia dei vari Dafnis Prieto, Gene Lake, Elliot Humberto Kavee, Brian Blade.

È però necessaria un’altra precisazione su Sorey: occorre rimarcare che si tratta di uno dei pochissimi batteristi a vantare un impulso progettuale articolato, sull’onda di colleghi di strumento del calibro di Max Roach, Shelly Manne e Paul Motian, tutti scomparsi. I tre sono stati un indiscutibile punto di riferimento per le vecchie e le giovani generazioni: non è tuttora usuale scovare batteristi-leader, specie nell’ambito dell’avanguardia, in possesso dell’autorevole dote della composizione.

L’album: Oblique – I

Alla terza fatica da titolare e all’esordio su PI, Sorey vola al di là dell’attualità con i dieci episodi di “Oblique – I”, intrisi di un crogiolo di sapori e profumi che si diramano a 360 gradi, non individuabili comunque al primo impatto perché schermati da una mistura/puzzle di natura alchemica. Un via vai di situazioni che ci portano a spasso nelle folte selve dell’intellettualismo analitico di Braxton, nella ricerca ritmica di Steve Coleman. E poi nella futuristica visione d’assieme di Lehman, nelle addizioni metriche e negli arzigogoli tonali di Threadgill.

Meticoloso, rinfrescante e aggiornato abbecedario del jazz di oggi, “Oblique – I” è in primo luogo frutto della bravura dell’intero quintetto. Consigliamo di indirizzare l’udito verso le saettanti asimmetrie di Loren Stillman

TYSHAWN SOREY OBLIQUE - I

TYSHAWN SOREY

OBLIQUE – I

PI, 2011

  • (EVOLUTION MUSIC)

Tyshawn Sorey (batt); Loren Stillman (alto); Todd Neufeld (ch, ch ac); John Escreet (pf, tast); Chris Tordini (cb)

Twenty / Eight / Thirty-Five / Eighteen / Forty / Twenty-Four / Seventeen / Twenty-Five / Fifteen / Thirty-Six

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