Walter Donatiello: “Mai confondere free e avanguardia”Tempo di lettura: 3'

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Al loro secondo disco, i Black Hole Quartet proseguono sulla scia avant-garde che li caratterizza. Ne abbiamo parlato con il chitarrista del gruppo, Walter Donatiello

DI EUGENIO MIRTI

Walter Donatiello intervista
«Ho completato un metodo che spero possa portare gli strumentisti e cantanti a trovare elementi melodici più creativi legati alla musica avant-garde» ©FRANCESCO PRANDONI
Il Black Hole Quartet ha una forte predilezione per i tempi dispari (5/4, 7/4).

Come gruppo abbiamo lavorato per anni al fine di costruire un linguaggio ritmico che non fosse scontato, nonostante la differenza dei percorsi formativi di ognuno di noi. L’insieme sonoro è stato costruito privilegiando l’intreccio ritmico contrappuntistico e le forme moderne, un punto focale per le composizioni e le improvvisazioni.

Si alternano parti molto creative ad altre più strutturate.

Il vero lavoro è stato fondere percorsi e personalità forti e differenti. Le parti creative sono state sicuramente un elemento difficile da gestire, poiché Michelangelo Flammia ed io non abbiamo verso la musica afroamericana un approccio rigoroso come quello di Tiziano Tononi e Daniele Cavallanti. Il nostro è più influenzato dall’avanguardia contemporanea ed europea. Negli assolo ho utilizzato il materiale scritto in modo tale da creare sfondi sonori cangianti ma legati all’idea che il suono abbia un’“anima” da rispettare per riuscire a fondersi con quella degli altri musicisti.

La tua chitarra ha in generale un suono tagliente e aggressivo, e si segnala per la creatività di stampo free/avant-garde. Come hai lavorato al tuo stile?

Dal punto di vista musicale e compositivo mi considero un chitarrista d’avanguardia. Rispetto la musica free ma non mi appartiene. Ho passato molto tempo a studiare griglie di accordi nelle quali la possibilità dei suoni armonici e dei microtoni potesse generare strategie infinite e il suono potesse caratterizzare la direzione di ogni mia frase.

L’improvvisazione e la composizione consapevole attraverso i sistemi bartokiani, le forme e i sistemi di relazione naturale permettono a un improvvisatore la libertà assoluta di creare elementi melodici, ritmici e armonici estremamente nuovi – non solo dissonanti o cacofonici – di generare consonanze perfette e imperfette e di usare le dissonanze come elemento di direzione.

C’è una differenza di concezione tra musica free e musica avant-garde?

Penso che l’errore stia nel confondere due momenti storici e due modi di intendere la musica completamente diversi. Spesso, quando il nostro orecchio avverte dissonanze melodiche o ritmiche, riconduce queste alla musica free o libera. Mentre oggi la contaminazione con la musica classica contemporanea è sempre più in uso e le strategie di scelte sonore sono essenzialmente differenti.

Penso che nella musica free vi siano delle limitazioni e non la ritengo idonea allo sviluppo musicale. Invece con un’attenta rimanipolazione di matrice avant-garde possiamo personalizzare il concetto melodico e ritmico mantenendo un contesto strettamente legato alla composizione.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto preparando un nuovo disco con un nuovo trio, formato da Bruno Chevillon e Tiziano Tononi, di musica originale avant-garde. A maggio con i Black Hole Quintet – ospite Gianluigi Trovesi – suoneremo al Blue Note di Milano un progetto sulle musiche di Frank Zappa, che presenteremo live in tutti i festival jazz della penisola. Successivamente entreremo in studio con Gianluigi per registrare il disco.

Ho completato, infine, un metodo che spero possa portare tutti gli strumentisti e cantanti jazz – e non solo jazz – a trovare elementi melodici più creativi legati alla musica avant-garde, presentando spunti tecnici e strategie teoriche che permettano allo studente di creare la propria personalità musicale. Il metodo è stato fortemente voluto da Germano Dantone della Carisch, che ha pazientemente aspettato i miei lunghi tempi di progettazione, e sintetizza il mio approccio alla musica.

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