Andrea Farina e il restauro di Moana 60, 18 metri, con 150mila euroTempo di lettura: 8'

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La rinascita di Moana 60: un gruppo di amici guidati da Andrea Farina acquista e restaura il 60 piedi progettato per la Vendée Globe del 1992, poi nel tempo abbandonato. Ora è tornato a navigare

di Eugenio Ruocco
Andrea Farina e il restauro di Moana 60, 18 metri, con 150mila euro
Talvolta i sogni posseggono una strana caratteristica. Quella di diventare realtà. Nel 2004 un’idea si fa strada nella mens velica di Andrea Farina, esperto istruttore e fondatore della scuola vela Estgarda. Ha saputo che Moana 60, lo scafo nato dalla penna di Franco e Vittorio Malingri, progettato per la Vendée Globe del 1992, è in vendita. Un appassionato di vela e di mare come lui non può lasciarsi scappare un’occasione simile.

Chi è Andrea Farina 

Andrea naviga da anni sui Mini 6.50, peraltro raccogliendo ottimi risultati, la voglia di traversate ce l’ha nel sangue. È l’uomo giusto per raccogliere la pe- sante eredità che porta con sé il Moana. Ed ecco il colpo di genio: perché non coinvolgere nell’acquisto i ragazzi della sua scuola vela, a cui Andrea è riuscito a trasmettere il suo sapere, ma soprattutto la voglia e la passione? Quella che in un primo momento pareva una proposta folle, viene accolta con entusiasmo insperato. Venti soci aderiscono all’iniziativa e ci mette lo zampino anche qualche sponsor (AC&E Advanced consulting & Engineering su tutti, tiene a sottolinare Farina). Quando vanno a ritirare la barca, però, capiscono che sono solo a metà – anzi ad un quarto – dell’opera.

Moana 60 in stato di abbandono

Il precedente proprietario, non rendendosi conto di quale mostro marino fosse in possesso, l’ha trasformata in un semi peschereccio. La fedele alleata prima di Malingri, poi di Simone Bianchetti, ora viene usata per pescarli, i bianchetti. Quindi soffre di modifiche strutturali condizionanti. Dopo la Vendeé Globe lo stesso Malingri aveva optato per allungare la chiglia (4,65 m) per garantire una maggiore stabilità. Il predecessore di Andrea e soci ha ripristinato la lunghezza originale del bulbo (3,20 m), assolutamente insufficiente per una “tranquilla navigazione oceanica”. Con venti nodi d’aria, racconta Farina, la barca è ingestibile.

Il progetto impossibile: un restauro fai-da-te

I nostri eroi si muniscono di penna e taccuino e portano a termine una prima analisi della barca. Tanti i lavori da fare, tanti i soldi da spendere. A meno che… A meno che non si decida di evitare la manodopera qualificata e rimettere a posto l’imbarcazione seguendo le regole del fai- da-te. Gli amanti del mare, si sa, sono un po’ masochisti. Più c’è da farsi il mazzo, più godono.
Andrea Farina e il restauro di Moana 60, 18 metri, con 150mila euro
E quando la barca arriva in cantiere, a fine 2004, trova ad aspettarla un nutrito drappello di persone. Che di refitting e restyling nautico poco s’intendono, ma che hanno buona volontà da vendere.

I lavori

Come per magia, il vecchio bulbo viene segato e sostituito con l’agognata chiglia di oltre 4 metri e mezzo, i timoni subiscono fondamentali modifiche. Si assiste ad un rinnovamento total dell’impiantistica di bordo e lo scafo si tinge di una nuova livrea, azzurra come i mari che è in procinto di solcare. Infatti Moana, in alcuni dialetti della Polinesia, è un termine che indica il colore del mare al largo, oltre al punto in cui un navigatore può decidere di ritornare a terra.

Un lavoro di squadra

A partecipare a questo grande “sbattimento” collettivo non sono solo i soci. Si uniscono presto amici e profani che sgobbano duro in cambio di qualche giornata di navigazione a bordo di Moana. Andrea pubblica inoltre annunci in internet e sulle più importanti riviste di nautica (tra cui Il Giornale della Vela). Promette miglia a chi ha voglia di venire a dare una mano. Avvocati, architetti, gestori di locali notturni, milanesi, varesini, padovani e trevigiani sacrificano molti weekend per recarsi a Ravenna (dove la barca è in secco) ad usare il flessibile e sporcarsi di vetroresina.

Il varo di Moana 60

Non è facile quantificare il numero di persone che hanno ruotato intorno alle operazioni di ristrutturazione, ma sicuramente si aggira intorno ad alcune decine. Nell’estate del 2006, dopo oltre un anno e mezzo di sforzi e 150.000 euro di spese, tra acquisto e restauri, il varo. Splendida. Ritornata al suo antico fulgore, Moana 60 è qualcosa di più che una bella barca da regata. E’ la realizzazione di un sogno, è tangibile, è lì, a disposizione. La dimostrazione vivente di come l’entusiasmo possa sopperire alla mancanza di competenza in fatto di ristrutturazione barche.

Nel 2006 il varo e la navigazione ai Caraibi. Ora Moana 60 si prepara a partecipare alla World ARC

Regate

Nel 2006 Andrea e i ragazzi di Moana 60 partecipano a regate come la Rolex Middle Sea Race e la ARC. Ai Caraibi, prendono parte (peraltro con un’eccellente prestazione) al Grenada Sailing Festival, reclutando un equipaggio di italiani residenti a Grenada e di volenterosi locali. Lo spirito agonistico viene soddisfatto, ma è soprattutto la consapevolezza di star raccogliendo i frutti del proprio lavoro e la possibilità di visitare luoghi esotici che gasa a mille i ragazzi. Nel 2008 l’imbarcazione torna in Europa, percorrendo la classica rotta Caraibi-Azzorre.

E adesso?

Adesso si fa sul serio. Nel frattempo, qualcosa è cambiato: il team originale ha perso un po’ di smalto. Chi ha famiglia e figli non può dedicarsi anima e corpo al progetto e, per evitare che il calo d’entusiasmo porti ad un nulla di fatto, Andrea chiede all’Associazione Mediterraneo Sail (il nome che si sono dati Andrea e soci possessori di Moana) che gli venga data la barca in gestione. Dopo una votazione la proposta viene approvata.

Sopra, la scia di Moana: 14 nodi in poppa, a dicembre 2006, tra le Canarie e Capo Verde, e un momento del Grenada Sailing Festival. In posizione da gladiatore Davide Costantini, italiano emigrato gestore del marina Prickly Bay. Qui accanto, Moana di bolina larga nel viaggio di trasferimento da Trapani alle Baleari nel novembre 2006.

Il secondo restauro e il progetto di beneficenza

Nel 2009 lo scafo è tirato nuovamente a secco, per ulteriori modifiche e per il rinnovo dell’antivegetativo. Anche qui, stesso modus operandi. Volontari desiderosi di farsi una vacanzina estiva. A marzo 2010 Moana è nuovamente in acqua. Primo ed unico obiettivo: il giro del mondo, partecipando alla World ARC. Andrea decide di avviare una partnership con CESVI, una onlus che si occupa di porre le basi per l’istruzione dei minori in zone depresse, operativa tra l’altro ad Haiti. Quando le tappe della ARC toccheranno le coste dei paesi in cui sono presenti i centri operativi della CESVI, i ragazzi di Moana porteranno materiale didattico proveniente dagli istituti italiani e dirigeranno le operazioni di “gemelllaggio scolastico” tra Italia e questi paesi.

Come partecipare

Un progetto ambizioso a lungo termine, destinato a concludersi nel 2013 e in programma a partire dall’ottobre 2010, subito dopo la Barcolana. Chiunque può imbarcarsi (pagando una cifra modesta: 50 euro al giorno), a seconda delle sue esigenze: per i “drogati” di vela le regate in giro per il mondo rappresenteranno manna piovuta dal cielo, per i crocieristi sarà possibile visitare dei veri e propri angoli di paradiso (Haiti, Bora-Bora…). Le tappe sono già stabilite e basta visitare il sito dedicato per farsi un’idea del progetto.

Scrive Andrea: “Moana 60 ha un cuore…”

Una storia di vita vissuta, un’anima al suo interno che viene trasmessa a chi naviga con lei. Moana parla con il suo equipaggio e racconta di onde alte dieci metri, di planate da urlo e velocità assurde fino a sfiorare i 30 nodi. La sua corazza però avvolge, protegge e non fa temere nessun mare perché lei stessa insegna a rispettarlo. Insegna l’umiltà perché le insidie sono sempre dietro l’angolo. A non avere paura di avere paura perché è l’atteggiamento giusto per non fare ca- volate. Insegna l’amore perché navigare in mezzo all’oceano significa anche amore per il mare, per l’avventura e per la propria barca”

Alcune istantanee ben descrivono l’atmosfera che si respirava a bordo di Moana 60 durante la permanenza ai Caraibi: si poteva regatare, ma anche rilassarsi in paradisi per diportisti, mangiare aragosta sulle spiagge delle Grenadines, gustarsi uno splendido arcobaleno o festeggiare il Natale nel Mar dei Caraibi. Bello anche aver potuto ammirare i locali remare utilizzando di foglie di palma a Wallilabou Bay, nell’isola di St Vincent, dove è stato girato “I Pirati dei Caraibi”.

Andrea Farina, il maniaco della planata

Andrea Farina è nato a Monza nel 1971, ma vive da tempo a Torri del Benaco (VR), sul lago di Garda.
Istruttore da ormai 25 anni, ha fondato la scuola vela Estgarda. Nonostante la laurea in Economia e Commercio, ha abbandonato qualsiasi attività lavorativa convenzionale per dedicare “anema e core” alla vela, partecipando alle maggiori manifestazioni internazionali, regate d’altura in mare aperto e oceano.
Andrea appartiene alla ristretta categoria di coloro che, oltre ad essere ottimi marinai, in regata sanno il fatto loro.

I successi

Nel 2003 si è laureato Campione Italiano classe Mini 6.50 (su “Kidogo”, l’ex barca di Simone Bianchetti), nel 2004 ha vinto i Campionati Europei Asso 99 e ha in programma di partecipare alla Mini Transat 2011, a bordo di “MaVie”. Con Moana 60 è stato amore a prima vista, per un semplice motivo: l’unica cosa che conta, per Andrea, è raggiungere la planata… se non plani non godi, e Moana è in grado di soddisfare in piano questa pulsione irrefrenabile. Sotto, i deus ex machina dello scafo, Vittorio e Franco Malingri, che hanno progettato questo 18 metri per prendere parte alla Vendeé Globe del 1992.

 

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Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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