Barca in leasing: tutto quello che c’è da sapere in 10 puntiTempo di lettura: 8'

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Dieci pillole per sapere come rapportarsi al meglio con gli istituti di leasing e trovare la formula migliore per farvi finanziare la vostra nuova barca

barca in leasing

«L’ ultimo anno l’abbiamo chiuso con 300 contratti, di cui solo 33 sono andati in contenzioso. Ciò significa che il mercato nautico è ancora remunerativo e noi dobbiamo continuare a dare fiducia». È un concetto inequivocabile, e soprattutto confortante, espresso da Massimo Bernazzi, presidente di MPS Leasing & Factoring Gruppo Montepaschi.

Afferma anche che: «Però dobbiamo intenderci con gli altri operatori del mercato», ovvero cantieri, istituzioni e associazioni di categoria. Insomma, ciò che preoccupa di più le banche quando devono deliberare un leasing non è tanto il rischio di insolvibilità da parte del cliente (che è un fattore ponderato), ma molto di più il rischio di incorrere in qualche frode da parte di chi vende (che è un fattore imprevedibile).

Quindi, va bene “aprire i rubinetti”, ma è necessario che ognuno faccia la sua parte per tutelare anche chi eroga il denaro. In quale modo? Che le associazioni di categoria, come l’Ucina, si adoperino per individuare degli strumenti antifrode (e in questo senso già si sta lavorando). Che le Istituzioni aprano un registro unico delle immatricolazioni come quello automobilistico. Infine che i cantieri si strutturino in maniera da evitare che dei truffatori possano dar adito a vendite fraudolente delle loro barche.

In sostanza, se volete avere vita facile sul fronte del leasing, presentatevi anzitutto con il biglietto da visita di operatori solidi e conosciuti. Intanto inquadriamo bene, in dieci punti, quali sono le potenzialità offerte dal leasing. Se invece vuoi confrontare leasing, finanziamento e pagamento in contanti, clicca qui.

COS’È IL LEASING

La banca acquista l’imbarcazione e ve la cede in uso

È un contratto tramite il quale una società di leasing (locatore) acquista la barca scelta dall’armatore/cliente, concedendogliene l’uso per un periodo prestabilito. Per tutto questo periodo il cliente si impegna a versare dei canoni, solitamente mensili o trimestrali, il cui importo può essere fisso o variabile. Al pagamento dell’ultimo canone, il cliente può decidere se riscattare la barca, pagando la cifra residua concordata in sede di contratto, diventando il proprietario del bene, oppure lasciarla alla banca, che poi la rimette in vendita.

PERCHÉ CONVIENE IL LEASING ITALIANO

Si può anche risparmiare rispetto al pagamento in contanti

Nonostante gli interessi dovuti alla banca, con il leasing italiano è possibile addirittura pagare meno la barca rispetto al saldo in contanti. È infatti un prodotto finanziario, che gode di agevolazioni dal punto di vista fiscale, poiché esiste una normativa, che permette di risparmiare sull’Iva in funzione della lunghezza della barca, più è lunga e più si risparmia.

Infine, poiché il contratto di locazione finanziaria non è espressamente disciplinato dal Codice Civile, ogni società adotta un proprio testo. Ciò alimenta la concorrenza fra le società, aumentando la diversificazione dei prodotti, quindi dei possibili vantaggi, e permette maggiori margini di personalizzazione.

Comunque si può dire che il contratto più comune ha una durata che va da 24 a 48 mesi, perché permette di ridurre notevolmente gli interessi e di sfruttare al massimo le agevolazioni fiscali. Periodi più lunghi, abbassano sensibilmente il valore dei canoni, ma alzano gli interessi e tendono a richiedere un anticipo più consistente.

TUTTO SULL’IVA

La navigazione extraterritoriale

L’argomento è semplice e complesso allo stesso tempo. Semplice, perché il leasing nautico italiano prevede una riduzione dell’Iva, che si abbassa al crescere della lunghezza della barca. Per individuare la quota di propria pertinenza non si può sbagliare: vedi tabella sotto.

Il problema è nato sul principio della territorialità che regola l’applicazione di queste quote, perché la legge prevede che una barca che navighi sempre fuori dalle acque territoriali, cioè oltre 12 miglia dalla costa, non sia soggetta a Iva, mentre lo è per il periodo che naviga all’interno delle acque territoriali.

Forfait

Poiché è difficile sia per l’Amministrazione sia per l’utente determinare l’effettivo periodo di stazionamento di una barca in locazione fuori dai confini previsti, il legislatore ha deciso di considerarlo in modo forfetario, tenendo conto delle caratteristiche tecniche della barca, tali per cui più la barca è lunga e più è probabile che navighi fuori dalle acque territoriali.

A questo proposito, una circolare dell’Agenzia delle Entrate (N. 38/2009) ha chiarito che è sufficiente una dichiarazione da parte dell’armatore sull’effettivo uso della barca. Se invece l’armatore naviga in acque territoriali in percentuali inferiori a quelle stabilite dalla legge in via presuntiva, oltre alla dichiarazione, deve fornire alla società di leasing elementi di prova.

Sulla base di tale dichiarazione, l’istituto utilizza la percentuale di forfetizzazione dell’Iva più idonea e viene esonerata da responsabilità e da sanzioni, qualora in sede di controllo, le autorità dovessero accertare una permanenza in acque comunitarie superiore a quella dichiarata.

A CHI CONVIENE IL LEASING ITALIANO

A tutti, purché sia sopra la soglia dei 60.000 euro

Un altro vantaggio del leasing italiano è che vi può accedere anche il privato e pure se acquista un natante, purché lo immatricoli, altrimenti si potrebbero perderne le tracce. Ma i benefici maggiori li hanno gli armatori delle barche di oltre 24 metri. Sotto i 60.000 euro non si hanno vantaggi tali da giustificare il leasing, anche perché con questa cifra non si potrebbe acquistare una barca con dimensioni adeguate per navigare fuori dalle acque territoriali, quindi cadrebbero i benefici dell’Iva.

COME FUNZIONA E DOVE FA RISPARMIARE IL LEASING ITALIANO

Oltre al risparmio sull’Iva, sono i programmi personalizzati a fare la differenza

Abbiamo visto che la principale voce di risparmio è l’Iva, con le riduzioni forfetarie. A ciò si aggiunge il fatto che non ci sono formule di leasing standardizzate, quindi sono sempre più frequenti i contratti formulati quasi su misura per le specifiche necessità del cliente, sia in termini di durata dell’operazione sia della struttura finanziaria, con canoni fissi o variabili.

Una programmazione oculata di quota di anticipo (che comunque non può superare il 40% del valore della barca), durata del leasing e riscatto finale (che è meglio sia al minimo possibile), permette di risparmiare circa l’1-2% sul prezzo d’acquisto dello yacht rispetto al pagamento in contanti.

COME FUNZIONA E DOVE FA RISPARMIARE IL LEASING FRANCESE

L’Iva è dimezzata per tutti e ne beneficiano anche i piccoli

In Francia, gli acquirenti delle barche piccole sono più fortunati, perché al contrario del leasing italiano, quello d’Oltralpe prevede per tutti una sola forfetizzazione del 50% dell’Iva (che da loro è la Tva ed è al 19,6%) e non è necessario che navighi fuori dalle acque territoriali; l’unico requisito richiesto è che la barca sia abilitata alla navigazione oltre le 6 miglia.

Quindi si paga solo il 9,8% dell’imposta, che per chi acquista una barca di 7,5 metri è ben altra cosa rispetto al 18% che pagherebbe in Italia. In Francia, inoltre, l’anticipo può arrivare anche al 50% e se non si ha la residenza fiscale nel Paese e la barca non batte bandiera francese, si è anche esentati dalla tassa di stazionamento, che lì esiste ancora.

IL RISCATTO

È ciò che permette di diventare proprietario

Alla scadenza del contratto di locazione il cliente ha la possibilità di riscattare il bene, pagando una cifra prestabilita all’inizio, e diventarne proprietario. Diversamente, il bene rimane di proprietà della società di leasing.

Attenzione, perché la cifra di riscatto è soggetta all’Iva piena, cioè il 20%, in quanto si tratta di un corrispettivo di vendita e non di un pagamento di locazione, quindi nel caso in cui si decida di riscattare la barca, per ottenere il massimo beneficio in termini di risparmio sul prezzo d’acquisto, è bene lasciare in fondo il meno possibile.

L’ESTINZIONE ANTICIPATA

È a discrezione della banca e conviene poco

A differenza del finanziamento, il contratto di leasing non prevede una risoluzione anticipata, ma, a discrezione del locatore, è tuttavia possibile attuarla. Un’evenienza del genere porta comunque due svantaggi di non poco conto: la penale applicata dalla banca per compensare almeno una parte degli interessi non incassati e, ancor più oneroso, il pagamento totale dell’Iva al 20%, in quanto la risoluzione del contratto determina l’acquisto del bene.

IL SUBENTRO

È bene valutare che ci sia ancora convenienza sugli sgravi fiscali

È una normale cessione di contratto di locazione, che avviene fra il “cedente”, ovvero il primo utilizzatore, e il “cessionario”, cioè il nuovo utilizzatore. Questi comunque deve essere gradito alla società di leasing e, ovviamente, prima del subentro è soggetto a tutte le verifiche di solvibilità dei canoni residui.

Se la verifica non dovesse portare alle stesse garanzie del cedente, l’istituto di leasing può negare il subentro. Oppure può non liberare il cedente, con la riserva di rivalersi su di lui in caso di insolvenza da parte del cessionario. L’operazione di subentro è sottoposta alla normativa ordinaria dell’Iva. Quindi chi decide di subentrare, deve tener conto della consistenza dei canoni residui, per valutare se c’è ancora convenienza in termini di sgravi fiscali.

10 E SE LA BARCA È USATA?

Il leasing conviene solo se si acquista da un soggetto con partita Iva

Per compare una barca usata, la prima cosa da tenere conto è se chi vende è un privato o un soggetto con partita Iva. Nel primo caso è meglio optare per un finanziamento, poiché il privato non può scorporare l’Iva dall’imponibile, quindi decadono tutti i benefici fiscali relativi a questa imposta. Se invece il rivenditore ha la partita Iva, i vantaggi e le pratiche sono equivalenti al nuovo: chi vende può produrre fattura con Iva esposta, cioè scorporata dall’imponibile.

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