Bora a 60 nodi in Croazia, i corpi morti cedono e… la disavventura di CarloTempo di lettura: 4'

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Croazia, fine agosto, il vento sale e i corpi morti cedono. Un lettore ci racconta la sua notte da brivido all’ormeggio

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Brutta avventura per un nostro lettore, che solo grazie alla sua preparazione ha evitato danni come questo nella foto.
Adriatico, fine agosto. Il meteo annuncia burrasca e il nostro lettore Carlo Bazzo si rifugia in una banchina nella baia a sud di Ist, in Croazia. Saggia soluzione se non che…

LA DISAVVENTURA DI CARLO

“La mattina del 28 agosto 2010, conscio dell’incombente arrivo di una pericolosa perturbazione (con previsioni di Bora fino a 60 nodi), mi sono rifugiato nella baia posta a sud di Ist nella tarda mattinata. Arrivato ho tentato un ormeggio nel porticciolo interno, ma sono stato dirottato dal Marinaio sulla banchina esterna e ho ormeggiato con corpo morto e prua rivolta a sud.

“Finivo col timone sulla roccia che fermava la barca
per almeno 5 minuti, prima di riuscire a disincagliarmi”

Sapevo che il Portolano 777 evidenziava forti raffiche di ricaduta con Bora in quell’area, ma mi sembrava la soluzione migliore rispetto al luogo in cui mi trovavo ed in base al tempo che avevo a disposizione. Tutto sarebbe andato per il meglio, se non vi fosse stato l’Imprevisto… e che imprevisto!

Le altre barche

Eravamo infatti in condizioni di apparente massima sicurezza, nonostante le raffiche potenti di ricaduta, al massimo avremmo ballato un po’. Prossima alla testata una nave da diporto di circa 30 metri, con ancora gettata a prua e 4 corpi morti appesi, alla mia destra un Pershing 64, arrivato per ultimo e ormeggiato con 2 corpi morti; quindi uno spazio vuoto, la mia barca, altro spazio vuoto e, a sinistra, un Beneteau 50, altro spazio vuoto e a seguire l’ultima barca, un Azimut 46. Particolare non trascurabile: al mio arrivo, fra me ed il Beneteau 50, veniva ormeggiato uno Jeanneau 36 che, per fortuna (sua e nostra) ripartiva quasi subito. Mentre il Pershing 64 giungeva in tarda mattinata, io ero costretto dal marinaio, nonostante la banchina vuota (o quasi), a cedergli uno dei miei due corpi morti, rimanendo con uno solo.

La prudenza non basta: effetto domino

Tutti noi, vista la previsione, eravamo distantissimi dalla banchina, corpi morti tiratissimi, spring laterali sopravvento per sicurezza a tutte le barche, per scendere bisognava saltare dalla banchina. Quindi massima prudenza e sicurezza. Alle 23, con il temporale, giungevano raffiche potentissime di ricaduta. Il Pershing trascinava indietro parte della catenaria (4 massi, visionati la mattina seguente personalmente con maschera e pinne), finiva con l’elica destra sugli scogli e lì si fermava, trascinando indietro quindi tutte le tre barche alla sua sinistra.

“Lo strumento del mio vicino ha segnalato raffiche
con punte a 92 nodi: tutti i corpi morti hanno mollato
durante la notte”

La barca bloccata sulla roccia

Un’arretramento di almeno 3-4 metri! Io finivo col timone sulla roccia che fermava la barca, appoggiata sul timone.  Almeno 5 minuti sotto raffiche potentissime prima che, motore al massimo, riuscissi a ritirare adeguatamente il corpo morto (che per fortuna a quel punto, pur arretrato, teneva per tutta la notte) e disincagliare il timone. Il Beneteau 50 e l’Azimut finivano con la poppa in banchina con danni lievi dovuti alla sola fortuna e alla reazione di tutti noi.

Notte in bianco sulla banchina

Morale: riguadagnata la sicurezza minima necessaria, notte in piedi in banchina a controllare le barche sotto raffica e, verso le 4, rientro in barca con barche stabilizzate e raffiche violente ma inferiori. Non so quanto affidabile sia l’informazione, ma mi sono state riportate dal vicino punte massime di 92 nodi, mentre io stesso visionavo sul mio strumento raffiche di 35 nodi quando la situazione si era “calmata”. Credo quindi che i 60 nodi di ricaduta fossero assolutamente realistici e credibili.

I CONTROLLI DEL GIORNO DOPO

Il mattino seguente, con sole e bora, sopralluogo personale in mare. Il masso del mio corpo morto rovesciato con le due cime sotto, timone danneggiato nel bordo posteriore d’uscita e lateralmente. Eseguiti controlli di sicurezza, barca con navigabilità possibile in condizioni di ampia sicurezza. Ripartito alla volta di Pola, per superare il Quarnaro e giungere prima possibile a casa per necessarie verifiche e riparazioni.

Una riflessione a freddo

Che dei corpi morti posti sui vari pontili e pontiletti croati ci si debba fidare relativamente è un dato di fatto. Non credevo però per le catenarie, questo proprio no. Massima attenzione quindi da parte di chi naviga e sosta in Croazia, specie in presenza di condizioni meteo marine avverse”.
Carlo Bazzo
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Giornale Della Vela

Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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