Catana 47 Carbon: il primo catamarano dotato di tecnologia Carbon InfusionTempo di lettura: 7'

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Il cantiere Catana, specializzato in catamarani per lunghe navigazioni, introduce di serie su tutta la linea la costruzione “Carbon Infusion”. Siamo andati a provare in esclusiva il primo nato di questa nuova generazione: Catana 47 Carbon

di Simon Mastrangelo

Catana 47 Carbon: il primo catamarano dotato di tecnologia Carbon Infusion
GLI 8° CHE AIUTANO. Gli scafi di tutti i Catana sono inclinati di 8° verso l’esterno della barca per aumentare la stabilità e le prestazioni soprattutto nelle andature di bolina.
Il 2011 è l’Anno Zero per il cantiere Catana. Nei capannoni dell’azienda del gruppo Poncin Yachts è successo qualcosa di “storico”, che diventa spartiacque tra un prima e un dopo. Stiamo parlando del cambiamento degli standard costruttivi che sono diventati “Carbon Infusion” su tutta la serie. Una cura dimagrante – sollecitata in parte dalla nuova linea “aggressiva” del cantiere concorrente Outremer – a base di infusione e carbonio che ha fatto “sudare” la resina in eccesso e dotato le strutture dei nuovi Catana di “muscoli” in carbonio più leggeri e resistenti. Un cambiamento talmente importante che fra qualche tempo sul mercato dell’usato si parlerà di Catana a.C. e d.C. (avanti e dopo Carbon infusion). Per valutare questo cambiamento “epocale” siamo stati invitati a provare in anteprima per l’Italia il settimo esemplare del Catana 47, primo scafo d.C.
Catana 47 Carbon: il primo catamarano dotato di tecnologia Carbon Infusion

Pregi di Catana 47 Carbon

  • Prestazioni
  • Qualità costruttiva

Difetti

  • Accesso difficoltoso al vano motore
  • Comfort dello studiolo armatoriale
Parte della dinette e carteggio. Quest’ultimo con molto spazio per l’elettronica ha un piano minimale per consultare le carte. La visibilità dalla seduta è buona ma limitata dalla forma spiovente del roof. Inopportuno, anche se protetto dal gradino, l’oblò proprio sopra all’elettronica.

Catana 47 Carbon: la prova a vela

Mentre varchiamo la diga foranea del porto di Canneten- Roussillon vicino Perpignan, dove ha sede uno dei due stabilimenti del cantiere (l’altro è a La Rochelle), abbassiamo le derive a baionetta sino a metà (il pescaggio varia da 1,10 a 2,50 metri). Quindi issiamo, direttamente dalla timoneria attraverso un pulsante, la randa a testa quadra di 90 mq in spectra. L’inferitura della vela si distende e poggiamo mure a dritta svolgendo il genoa avvolgibile di 53 mq. Prendiamo un’andatura intorno ai 60° rispetto al vento reale, che soffia da maestrale a 17 nodi. Raggiungiamo facilmente la velocità critica della barca (velocità limite di uno scafo in dislocamento che viene superata solo planando) di poco superiore ai 9 nodi. Lo scafo è reattivo e accelera/decelera ad ogni raffica. La ruota del timone, rinviata alla pala attraverso un giunto cardanico, è sensibile ma un po’ dura.

Collisione evitata per un soffio

Sottovento intravediamo, attraverso la sottile “luce” (la visibilità è limitata) tra deckhouse e bimini rigido, un monoscafo di 49 piedi. Procedendo al traverso, con mure opposte alle nostre, ci taglia la rotta. Basta uno sguardo e chi sta al timone esclama “pronti alla virata?”, in coro “pronti!”, “viro!”. Barra tutta all’orza, vela di prua a collo (necessaria per velocizzare la virata su un catamarano) e si riparte sulle altre mura col ghigno del pirata. Lavorando alla scotta randa, al centro del pozzetto, ci accorgiamo che il bimini riduce molto la visuale sulla vela. Sarebbe utile per le regolazioni una parte apribile o trasparente. Procediamo al lasco verso la poppa dell’ignaro equipaggio.

Una bella soddisfazione

Il vento cala di intensità sino a 14 nodi e rallenta il nostro “arrembaggio”. Avvolgiamo il genoa e apriamo il gennaker avvolgibile di 80 mq, armato sul bompresso, e ritorniamo sopra i 9 nodi. Tronfi della nostra prestazione, raggiungiamo e superiamo l’inerme monoscafo. L’equipaggio dall’altra barca ci guarda, giustamente, con sufficienza vista la disparità di una sfida cata Vs mono. Capiamo che anche oggi abbiamo fatto una “bella” figura e orziamo per continuare il test più seriamente. Via il gennaker e nuovamente dentro il genoa.

Il vento aumenta

Il vento aumenta attestandosi tra 25 e 30 nodi. Continuiamo di bolina larga con tutte le vele a riva contro un mare corto. Gli scafi, nonostante i sobbalzi dovuti al moto ondoso, non hanno reazioni scomposte né battono sull’onda. Questo grazie alle linee d’acqua e alla robustezza che rimangono quelle di un catamarano “giramondo”. Piccolo appunto da fare per i tientibene che ben presenti in coperta sono invece un po’ carenti all’interno soprattutto nella zona giorno.

EPPUR SI SOLLEVA! La diminuzione di peso seguita all’introduzione della costruzione “Carbon Infusion” si vede ad occhio nudo. Basta osservare come lo scafo di sopravento si alleggerisce facilmente quasi a staccarsi dall’acqua.

Costruzione del catamarano

Rientrati in porto osservando la barca al pontile non notiamo differenza rispetto al primo Catana 47 presentato nel 2010 a Cannes. Ma appena alziamo il “cofano” dei numeri capiamo che lì sotto gira un motore ben più potente. La barca, infatti, pesa 1,7 tonnellate in meno. Sono stati eliminati 1000 kg attraverso la laminazione in infusione. Si è poi preceduto ad un’ulteriore limatura di 700 kg realizzando tutte le paratie e la deckhouse in sandwich di carbonio e PVC.

Quanto costa il Carbon Infusion

Ed è a questo punto che l’armatore “tipo” che è in noi, dalla personalità bipolare, passa dall’appassionato velista al cinico affarista chiedendo con tono inquisitorio “quanto mi costa in più il giochino del carbonio & Co?”. Abbiamo fatto un confronto tra il prezzo a.C. rispetto a quello d.C. e il cantiere, aggiornando i sistemi produttivi, è intervenuto anche sul listino aumentandolo di circa 38.000 €. Incremento “contenuto” in considerazione della fascia alta di mercato in cui si posiziona questo 47 piedi e del tipo di lavorazioni e materiali proposti: nel 2010 solo l’infusione, allora opzionale, costava quasi 30.000 €.

La timoneria con i pulsanti del winch e dell’ancora.
Catana 47 Carbon: il primo catamarano dotato di tecnologia Carbon Infusion
L’ampio pozzetto coperto da un bimini rigido. La zattera vista al punto “7” è nel gavone sotto al tavolo.

Coperta

Nessuna manovra “corre” in superficie. Drizze, mani di terzarolo e base randa, dal piede d’albero scompaiono sottocoperta e, attraverso un tunnel sul fondo del quadrato, riappaiono a poppa del pozzetto passando attraverso due batterie di stopper Spinlock servite da due winch Harken 50 Radial. Questi ultimi, leggermente bassi per lavorare se si è alti, gestiscono anche il circuito sdoppiato della scotta randa. Uno dei due verricelli può essere motorizzato con un comando alla timoneria che è molto utile visto che quest’ultima dista circa tre metri dai verricelli. Più vicini allo skipper i due winch che gestiscono le manovre delle vele di prua: avvolgitore del genoa e del gennaker, cime delle derive, manovre Spi e scotte. Anche in questo caso, all’infuori delle scotte, tutto è rinviato sotto ai passavanti liberando la coperta da cime e bozzelli. Ne saranno felici coloro che hanno la brutta abitudine di andare scalzi in navigazione.

La zona ospiti

La zona ospiti di poppa è coperta da un bimini rigido e dotata a sinistra di un ampio divano a L (174 cm per 218 cm) con tavolo e a destra di una seduta a murata di 180 cm. Alzando la seduta del timoniere si accede al locale tecnico/motore molto spazioso e alto, dove i meno atletici potrebbero avere qualche difficoltà a scendere per la mancanza di gradini opportunamente segnalati.

Interni

“Gradevole gioco di chiaro/scuri tra pannelli in acero, bordi in noce americano e pareti in pelle”

L’allestimento interno è quello armatoriale che equipaggia oltre l’80% degli scafi che escono dal cantiere. La zona giorno, separata dal pozzetto da due gradini, è organizzata con una d inette a U (comoda per cinque persone), un carteggio a prua e una cucina a L “affacciata” sul pozzetto attraverso un’ampia vetrata apribile. L’ambiente è rifinito da un gradevole contrasto tra pannelli di acero chiari e cornici arrotondate di noce americano scuro. Scendendo le scale ai lati del quadrato si accede alle cabine. Rispetto ad un catamarano di grande serie, sono un po’ piccole soprattutto a prua., dove la ricerca di maggiori prestazioni e marinità impone delle sezioni più “affilate”, e a mezzo scafo dove la scassa della deriva diminuisce lo spazio utile in larghezza. Tutti pegni che chi vuole una barca più veloce e boliniera è felice di pagare.

La cabina armatoriale del catamarano

Nello scafo di destra si trova la cabina armatoriale con, a prua, il bagno con cabina doccia e, verso poppa, una cassettiera contrapposta ad un scrittoio (poco confortevole a causa dello spazio per le gambe limitato) e dulcis in fundo un letto matrimoniale. Nello scafo contrapposto si trovano oltre due cabine matrimoniali (quella a poppa è trasformabile in due singoli) e due bagni. Ogni Catana viene costruito su ordinazione e gli interni come altri dettagli sono realizzati “à la carte” con notevoli possibilità di customizzazione.
Tante altre barche, con le loro caratteristiche, sul Giornale della Vela.

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