Olimpiadi, per le classi di vela è il caos totaleTempo di lettura: 4'

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Ricomincia il balletto delle classi di vela in vista delle Olimpiadi di Rio 2016, con una domanda: chi la spunterà tra la Star e il Finn?

di Andrea Falcon

Olimpiadi, per le classi di vela è il caos totale

Ogni quattro anni, tra un’Olimpiade e l’altra, inizia il balletto delle classi. Fino ad Atlanta ’96 c’era stata una continuità con il passato, con la sostituzione di una classe alla volta. Come l’ingresso del Laser nel 1996 al posto del Flying Dutchman, per esempio. Poi i cambiamenti hanno iniziato a essere troppi, troppo frequenti e a volte folli. Si sente ancora l’eco delle grida di orrore quando, per fare posto al 49er, la commissione tecnica dell’ISAF escluse la Star dai Giochi di Sydney 2000, poi straordinariamente riammessa. Il tutto senza più togliere il posto al 49er e portando così il numero delle classi olimpiche da 10 a 11.

Perché creare nuove classi olimpiche

Tali cambiamenti sono motivati dai dirigenti dell’ISAF con spiegazioni che, quando giustificano una scelta, ne contraddicono un’altra. Per esempio: “Le classi ai Giochi devono rappresentare quelle maggiormente ed equamente diffuse in tutti i Paesi del mondo”. Questo va bene per il Laser, ma non per il 49er (inventato ad hoc per le Olimpiadi del 2000, altrimenti neanche esisterebbe). Oppure: “Le classi devono essere innovative e spettacolari”. Questo sarà vero per il 49er, ma non certo per l’Elliott 6m, per introdurre il quale è stato sacrificato il Tornado. La verità di questi valzer è un’altra: l’ISAF sa che la vela è costantemente argomento di dibattito dei dirigenti del Comitato Olimpico Internazionale.

Olimpiadi e vela: un amore impossibile?

Probabilmente non è vero che il CIO vorrebbe eliminarla del tutto dai Giochi, ma di sicuro è uno sport che gli crea fastidi. Questo perché, pur non richiamando il grande pubblico, esige la realizzazione di ampie e costose strutture da parte degli organizzatori. Spesso, poi, sono lontane dalla città olimpica, quando questa non ha un affaccio sul mare. È successo a Pechino 2008, con le regate disputate a Qingdao, e accadrà a Londra 2012, con gli equipaggi a Weymouth e Portland. Per fare in modo che la vela continui a essere sopportata dal CIO, l’ISAF continua a prendere decisioni strane. Cerca di farla apprezzare proprio per la sua originalità e diversità nei confronti di tutti gli altri sport. Allo stesso tempo, si sforza di farla diventare interessante agli occhi del grande pubblico; e, magari, anche televisivamente appetibile. Ecco perché, da qualche edizione dei Giochi, i cambi delle classi stanno diventando frenetici.

“A maggio l’ISAF deciderà se escludere da Rio 2016
la Star o il Finn, se sostituire il windsurf con
il kite e se introdurre gli equipaggi misti obbligatori”

La storia delle classi da Atene a Londra

Da Atene 2004 a Pechino 2008, sono rimaste di fatto le stesse 11, con la sola sostituzione dell’Europa con il Laser Radial per il singolo femminile. Da Pechino a Londra 2012, il cambiamento sarà già più forte. Infatti passeranno da 11 a 10, con l’eliminazione anacronistica del Tornado (nella vela, dalla Coppa America alla crociera, i multiscafi stanno vivendo un periodo di grande popolarità) e con la sostituzione della classe femminile a chiglia dall’Yngling all’Elliott 6m per il match race (specialità completamente ignorata, invece, per gli uomini). A maggio di quest’anno si decideranno le classi per Rio 2016 e c’è da reggersi forte.

La proposta Isaf

La proposta varata dall’assemblea annuale dell’ISAF lo scorso autunno è: mantenere Laser, Laser Radial e 49er. Inoltre sostituire il windsurf con il kite (maschile e femminile) e conservare l’Elliott 6m, ma utilizzarlo per le regate di flotta e non più per il match race. In pratica la novità di Londra 2012 è stata già bocciata ancor prima di andare in scena. E ancora: introdurre una classe skiff per le donne (49er o simile). Infine avere due classi per equipaggi obbligatoriamente misti (una dovrebbe essere il 470 e l’altra il Tornado). La decima classe è il Finn che, però, è a rischio perché la Star, nuovamente candidata all’esclusione, ha un’associazione di classe politicamente potente e potrebbe spuntarla ancora una volta.

Olimpiadi “eque”

Con queste modifiche, l’ISAF vuole avere un Olimpiade con una perfetta equità nell’assegnazione delle medaglie (quattro maschili, quattro femminili e due miste) e unicità di gare con team uomo-donna come solo pochi altri sport possono offrire. Il problema non è quali siano le classi olimpiche (ognuno ha la sua valida opinione in merito), ma il fatto che cambino in continuazione. In questo modo è impossibile creare una continuità, costruire una tradizione e di conseguenza una storia.

Una previsione

Non si possono fare confronti con il passato e, cosa molto grave, non si possono avere albi d’oro prestigiosi e statistiche, che costituiscono la base di tutti gli sport di successo e che contribuiscono a creare i miti che servono ai giovani per avvicinarsi alla vela con il sogno di vincere un giorno una medaglia come i loro idoli. Di questo passo, salvo pochissime eccezioni, le Olimpiadi resteranno sempre un evento per velisti sconosciuti e squattrinati, per i quali la vittoria di una medaglia sarà ambita solo perché vista come la grande opportunità di partenza verso mondi che offrono fama e ricchezza. In quasi tutti gli altri sport succede l’esatto contrario: le Olimpiadi rappresentano il punto d’arrivo.

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