Guida semiseria ai segreti da conoscere prima di acquistare una barcaTempo di lettura: 5'

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Tutto quello che dovete sapere prima di acquistare una barca

di Simon Mastrangelo
La prima barca acquistata è quasi sempre quella sbagliata. Il battesimo della nautica è come la scoperta per Harry Potter del quartiere magico di Diagon Alley: tutto, anche un sortilegio, appare al novello armatore incantato. I progettisti, come degli alchimisti intenti a mutare i metalli in oro, propongono tipologie di barche in continua evoluzione, sempre più attraenti, ma difficili da valutare. Ed è così che scafi da crociera diventano dei crociera-veloce, prodotti pensati per le regate si trasformano in crociera-regata e austeri cruiser nordici a pozzetto centrale si convertono alla poppa aperta ispirandosi alle più sbarazzine barche mediterranee. Vi sveliamo la pozione per scegliere e acquistare nel modo migliore.

PRIMA DI ACQUISTARE DI UNA BARCA: SAPERE DI NON SAPERE!

Se varcate l’entrata di un boatshow d’autunno per acquistare una barca dovrete partire dall’assunto – Socrate ci perdonerà – di “sapere di non sapere qual è quella che fa per voi”. Questo vi permetterà di percorrere le tre fasi della presa di coscienza.

Prima fase: realismo!

È importante distinguere il sogno dalla realtà, cioè la barca che volete da quella che vi serve. Se, per esempio, desiderate uno scafo di 50 piedi in alluminio per girare il mondo ma uscite a vela solo il fine settimana per qualche regata su un J24, forse è meglio optare (almeno sino alla pensione) per un daysailer o una piccola barca da regata.

Seconda fase: pragmatismo!

Non credete a tutti quelli che vi dicono che verranno in barca con voi. Sempre meglio optare per uno scafo facile da gestire in equipaggio ridotto. A meno che la vostra famiglia non sia composta da figli di sana e robusta costituzione da obbligare in barca ogni vacanze e fine settimana.

Terza fase: pessimismo!

L’acquisto è la spesa minore rispetto ai costi di gestione (per uno scafo di 37 piedi si possono superare i 10.000 € all’anno). Dimenticate discorsi “costa, ma è un investimento”. La barca è pura e fantastica follia passionale! Piuttosto comprate un anello al vostro/a amante se volete fare una spesa così sconsiderata. Se saprete essere veramente realisti, pragmatici e pessimisti sarete sulla giusta via per la barca perfetta: la migliore possibile in base alle vostre risorse e al tipo di vela che praticate.

Velocità o comfort?

come acquistare la prima barca
Le forme del corpo canoa (l’opera viva senza le appendici) negli ultimi anni si sono allargate e appiattite (immagine 3) per aumentare gli spazi interni delle barche da crociera e per migliorare le prestazione nelle andature portanti di quelle da regata. Come si distingue una barca “larga” per esigenze abitative o di performance? Basta osservare l’angolo di entrata di prua (immagine 1): più è stretto e più sono privilegiate le doti velocistiche. Queste forme seppur prevalenti non sono forzatamente le migliori. Chi cerca un mezzo adatto a comode navigazioni con mare formato potrà optare per uno scafo con sezioni strette (immagine 2) e simmetriche (tendenti ad un semicerchio) che garantiscano un migliore passaggio sull’onda e stabilità di rotta.

QUANDO LA MATEMATICA È UN’OPINIONE

Adesso che avete capito (vero?!) cosa volete – navigare tutto l’anno dal Mediterraneo ai Caraibi e oltre o regatare il fine settimana e andare in crociera a medio raggio l’estate, ecc. – dovete trovare la barca adatta ai vostri scopi. Ed è qui che entra in gioco l’angoscia della “scelta” di Kierkegaardiana memoria. Come essere sicuri di non sbagliare? Qualcuno, convinto che i numeri e la matematica siano l’unica risposta, potrebbe pensare di prendere le specifiche tecniche (dislocamento, baglio massimo, ecc) delle brochure paragonandole per individuare quale barca è più leggera, veloce, solida… Procedendo in questo modo si avrebbe la stessa certezza di sbagliare di un ubriaco che rincasa con una persona mai vista. Il risveglio potrebbe essere traumatico! I dati tecnici vanno invece elaborati attraverso degli indici e questi ultimi vanno “ponderati” osservando le forme di carena, i materiali di costruzione e gli altri aspetti che vi riassumiamo nei focus dell’articolo.

I due indici più importanti

Sono il Coefficiente di Finezza (CF) e la Superficie velica relativa (SV/D), entrambi presenti nelle nostre superprove. Il loro funzionamento è facilmente comprensibile per chi è andato almeno una volta dal dietologo. Il CF funziona come il calcolo “dell’indice di massa corporea” (quello che valuta il peso dell’uomo in base all’altezza), mette in rapporto il dislocamento (Δ) di una barca con la sua lunghezza al galleggiamento (Lwl) attraverso la formula Δ/Lwl³. Le barche con CF tra 3,6 e 5,4 hanno un dislocamento leggero, fino a 7,2 medio e oltre 10,8 pesante.

Superficie velica relativa

L’SV/D assomiglia invece alla percentuale di grasso corporeo. Vediamo di chiarire con un esempio. Una volta stabilito con il CF quanto è sovra o sottopeso la barca, bisogna capire quanto di questa “stazza” sono muscoli. Occorre definire la quantità di superficie velica. Così l’SV/D mette in rapporto la superficie velica (As) e il dislocamento (Δ) con la formula As/V2/3, dove V è il volume di carena (si ottiene moltiplicando Δ per 1025). Le barche con SV/D sotto 15 sono poco invelate, fino a 20 mediamente, sopra 25 molto. Data la moderata stravaganza delle metafore speriamo di non vedere qualcuno intento a pinzare il grasso di uno scafo per capirne il tipo di dislocamento!

Quale costruzione?

come acquistare la prima barca
Il legno che può battere il carbonio Il più nobile dei materiali, il legno, è una delle migliori soluzioni per barche ultraleggere e robuste. Lo scafo in strip-planking (listelli incollati longitudinalmente con resine epossidiche) della foto, ad esempio, è un 100 piedi che pesa sole 28 tonnellate: a prova di carbonio!

L’ERRORE DA NON FARE

Dopo estenuanti calcoli e accurate ispezioni potrete finalmente dire “l’ho trovata!”. Libretto degli assegni ancora alla mano, con l’animo leggero di chi ha fatto la cosa giusta, l’angoscia dell’errore si potrebbe impossessare nuovamente di voi alla riflessione “forse era meglio un catamarano?”. I multiscafi sono ormai una realtà consolidata con doti di abitabilità e in qualche caso di prestazioni impensabili per i monoscafi. Non bisognerebbe mai, neanche quando vi è una preconcetta avversione per questo tipo di barca, dimenticare di mettere qualche “multi” nel paniere dei possibili acquisti. Nell’interpretare un catamarano valgono gli stessi principi di realismo, pragmatismo e pessimismo e rimangono uguali anche gli indici seppure con mutati valori di riferimento. Un CF di 5,5 è già un dislocamento medio-pesante, mentre bisogna arrivare ad un SV/D di 28 per parlare di scafi invelati.

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