Come funziona l’autopilota. Sicuro di saperlo usare?Tempo di lettura: 3'

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Per tutti i velisti oceanici è un compagno indispensabile e anche in crociera è diventato fondamentale. Ma siete sicuri di sapere davvero come funziona l’autopilota?

come funziona autopilota
I navigatori oceanici non ne possono fare a meno, dal funzionamento del loro autopilota dipende la vittoria o meno di una regata. Se loro lo utilizzano in mezzo all’oceano anche con vento forte e mare formato, forse anche per chi va in crociera può essere un valido aiuto, no? Il problema principale, comune a tutti gli accessori elettronici, è quello di scoprire la miriade di funzioni che un autopilota nasconde. Ecco come funziona e come usarlo.

COME FUNZIONA L’AUTOPILOTA

Il sensore, l’unità di controllo e l’unità di potenza sono le tre componenti fondamentali dei primi modelli che, ancora oggi, caratterizzano il funzionamento del pilota automatico. È cambiato, però, il modo in cui esse agiscono. Un nucleo di microprocessori elabora le informazioni degli angoli di rotta e dello spostamento. Il sensore è costituito da una bussola elettronica (fluxgate) costituita da due microinduttori ad avvolgimento, disposti ad angolo retto.

Questione di magnetismo

Il transito della corrente elettrica crea intorno ad ogni avvolgimento un piccolo campo magnetico, tanto più intenso quanto maggiore è la tensione applicata. Il sistema determina il grado di tensione necessario in modo che il campo magnetico generato possa opporsi a quello terrestre. Così si ricava la direzione del dispositivo e, di conseguenza della barca, rispetto al Nord magnetico. L’informazione di rotta è poi analizzata dal microprocessore.

In pratica

Rilevato l’eventuale errore di rotta, un impulso giunge al motore elettrico del pilota, che provvede a effettuare lo spostamento della ruota del timone per il tempo necessario a rientrare in rotta (dato tenuto sotto controllo dalla bussola elettronica). Questo comando è trasmesso dall’unità di potenza mediante una ruota dentata, una cinghia, un pistone meccanicoelettrico o un sistema idraulico, a seconda delle dimensioni della barca o della qualità di regolazione che si desidera. Al momento dell’acquisto dell’autopilota è importante sapere che il suo motore deve essere rapportato alle dimensioni della barca e alle condizioni in cui è presumibile che sarà utilizzato.

REGOLARE I PARAMETRI

Tutti i piloti prevedono la possibilità di aggiustare uno o più parametri per adattare il comportamento del pilota alla situazione in mare. In genere c’è un parametro principale regolabile detto “rudder” o “gain” (dipende dal costruttore) che regola l’intensità di barra da applicare per ottenere uno scarto di rotta. Si modifica il gain in funzione della velocità della barca. Se la velocità è elevata, non ha bisogno di molta barra per ritornare in rotta. Se invece la velocità è bassa, bisognerà “aumentare la barra”, perché la barca riprenda rapidamente la rotta dopo uno scarto.

Rudder e sensibilità

Una modifica del rudder o gain, porta di conseguenza ad adattare altri parametri (sensibilità, controbarra…) secondo una logica stabilita dal costruttore. Per esempio, quando aumenta il gain, diminuisce la sensibilità, perché un gain alto, aggiunto a una grande sensibilità, porterebbero il pilota a dare una successione rapida di gran colpi di barra e non riuscirebbe a tenere la rotta. Altro esempio: quando si aumenta (o si diminuisce) il gain, il calcolatore aumenta (o diminuisce) contemporaneamente la controbarra, di modo che barra e controbarra restino equilibrate.

LE FUNZIONI “VELICHE”

Le caratteristiche più note sono quelle per la virata / strambata dove il pilota ha già impostato dei parametri e basta premere un pulsante. Ma si può anche impostare il pilota in base alle condizioni del vento. Sostanzialmente si chiede al pilota di mantenere una rotta con l’angolo al vento apparente sempre costante. È fondamentale la connettività tra gli strumenti. Tale funzione è utilissima in crociera mentre navigate a vela durante lunghe traversate. Alle andature portanti, quando la barca tende a sfuggire al pilota, la risposta non sarà necessariamente quella di aumentare il gain, con il calcolatore che aumenta contemporaneamente la controbarra.

Prova anche a spegnerlo

Potreste spegnere il pilota, prendere la barra e studiarne il comportamento nella velocità di recupero della rotta agendo sul timone. Si cerca quindi di riprodurre questo comportamento sul pilota. Per esempio, se si spinge lentamente la barra per riprenderla rapidamente, si regolerà il pilota su un gain debole, ma con una controbarra elevata… una regolazione “su misura”.

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