Come i controlli persecutori in mare deprimono il mercato delle barcheTempo di lettura: 5'

0

Il racconto di un futuro armatore intimorito dai 17.000 controlli a barche che la scorsa estate la Guardia di Finanza ha effettuato, senza alcuna distinzione, in mare. Perché quest’estate ciò non accada di nuovo

di Mario Oriani

Caro Mario, ti voglio informare di ciò che sta accadendo per colpa dei 17.000 controlli in mare alle barche da parte della Guardia di Finanza. Lascio parlare il titolare di un cantiere che ho incontrato durante uno dei saloni invernali che ho visitato, cercando una barca da comprare. “Un cliente” racconta “dopo aver prenotato un 45 piedi, mi viene a trovare. Mi chiede di modificare l’ordine, passando ad una barca più piccola di 38 piedi. A parte il problema di trovare un nuovo cliente alla barca di 45 piedi (già in costruzione), gli chiedo cosa sia successo. Ecco, testualmente cosa mi risponde: “Stia tranquillo, non ho problemi economici. Ma il vento che tira nei confronti di chi possiede una barca mi preoccupa”.

La spiegazione: troppi controlli in mare

“Un amico quest’estate è stato fermato dalla Guardia di finanza cinque volte in due mesi. Una volta nel suo porto di armamento. Tre volte mentre faceva il bagno durate la crociera estiva. Una volta mentre, durante le vacanze in barca, era in un altro porto, ormeggiato per la notte. E’ uno dei 17.000 possessori di barche di ogni taglia e specie che la scorsa estate sono stati controllati”.

Cosa va a controllare l’Ufficio delle Entrate con il fantomatico “redditometro”?

Nessuno sa come funziona veramente. Come fanno a capire cosa vale una barca usata? Usano il parametro della lunghezza? Sarebbe folle. Vanno a vedere il listino del valore della barca? Ecco perché, per parare il colpo ho deciso di acquistare una barca più piccola. Non si sa mai…” Ecco cosa mi ha raccontato il responsabile del cantiere che (sic!) preferisco non nominare. Questa non è he una delle decine di testimonianze che ti potrei portare: responsabili commerciali di cantieri, rivenditori locali, broker, importatori. Tutti infatti raccontano della paura di molti potenziali acquirenti di una barca. Paura di finire nei guai con il fisco, anche se non c’è alcun motivo perché nei guai ci finiscano.

Il risultato? Rimandare l’acquisto della barca

E allora perché il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate si ostina a dire: “Noi non ce l’abbiamo con quelli che possiedono una barca. Ma è giusto che possano dimostrare che il loro reddito sia congruo con il possesso dell’imbarcazione”. Parole sante sulla carta. Ma, come dice il cliente di cui ti scritto, con quali parametri si valuta il valore dell’imbarcazione? E poi, è degno di un paese civile che, come è accaduto la scorsa estate, le vedette della finanza vengano sguinzagliate a caccia di tutte le barche ancorate per fare il bagno nei weekend? Che vengano abbordate con fare indagatorio, come se fossero a caccia di un riconosciuto evasore? Con un modo di fare tutt’altro che degno di un paese civile… Senza saper quali sono le conseguenze del controllo e se si finisce in una “lista dei cattivi” stilata dal fisco.

Se lo stesso accadesse alle auto…

Cosa succederebbe se venisse adottato questo sistema di “retata programmata” a tutti coloro che circolano per le strade italiane con auto di cilindrata superiore a 2.000 cc o con un valore superiore a 30.000 euro? Eppure è il medesimo metodo di quello che accaduto per mare lungo le coste italiane. Che ne pensi, cosa si può fare perché la prossima estate questa brutta situazione non si ripeta?

Un lettore affezionato, via mail

Strano paese questa nostra Italia

Siamo al punto che in molti di noi hanno timore a svelare il proprio nome quando scrivono a un giornale. O temono di confidare al telefonino ad un amico anche un loro piccolo segreto. Credo sia il caso del “lettore affezionato” che, pur dicendo cose giustissime, ha scelto l’anonimato. Non si sarà comportato al meglio del fair play, ma la sua lettera tira in ballo la Guardia di finanza e l’Agenzia delle Entrate. Criticandone il comportamento, che è per il cittadino normale un rischio. Diciamolo francamente: entrare negli elenchi di queste pur utili “autorità” anche semplicemente come possessori di una barca è un motivo di sospetta evasione fiscale.

Basta nulla per far nascere un sospetto di evasione

Mi torna alla mente – la barca non c’entra ma è un esempio emblematico – quando agli inizi della mia carriera giornalistica venni indagato perché andavo spessissimo al cinema con una ragazza e la domenica allo stadio. Tutto con uno stipendio troppo basso per un tale tenore di vita. Fui interrogato e liberato da ogni sospetto quando fui in grado di provare che la ragazza era la mia fidanzata (ora è mia moglie). Al cinema andavo quando mi serviva per recensire una pellicola con la tessera messa a disposizione per due persone dai gestori. Allo stadio invece andavo con la tessera CONI. Infatti la domenica ero “precario” allo sport e mi occupavo del cosiddetto “spogliatoio”, una piccola cronaca del “fuori campo”.

INDIZI DI EVASIONE. Piccole, medie grandi. La dimensione della barca non importa, i controlli della Guardia di Finanza la scorsa estate sono stati fatti a tappeto sui possessori di un’imbarcazione.

Prima considerazione: le barche non sono automaticamente fonte di evasione

Ma torno alla lettera e al motivo per il quale il lettore affezionato mi ha scritto. Trovo serio trarre una prima conclusione: non sembra incivile che un cittadino per difendere la sua tranquillità, almeno quando si dedica al suo tempo libero, per prudenza o per paura, debba rinunziare a possedere qualche cosa che, preliminarmente, può indicarlo come uno che non paga le tasse o, quantomeno, non ne paga il giusto?

Seconda considerazione

Pensate al piacere d’essere fermato al largo o in un porto perché la sua barca non è, ma sembra a un agente, molto costosa. Terza considerazione: un clima inquisitorio del genere rende difficile l’operatività di un settore. Come ci ha spiegato l’amico lettore, questo clima inquisitorio allontana l’acquirente. Quarta considerazione: ma vi sembra possibile che la scorsa estate gli indagati, non i controllati, siano stati 17 mila? Sarebbe interessante sapere quanti di questi sono risultati reali evasori e quanto è costata questo colossale operazione. Conclusione finale: alla domanda “cosa si può fare perché la prossima estate questa brutta situazione non si ripeta”? Rispondo: farlo sapere a chi potrebbe intervenire. Personalmente da questo Giornale mi darò da fare.

Giornale Della Vela

Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

Leave A Reply

Altro... Nautica
Viaggio dalla Spagna al Portogallo, puntando all’Oceano
Piccoli grandi plotter: ecco una selezione dei migliori modelli di Gps sul mercato
Una regata di prova con il nuovo fast cruiser NM 38: ecco le sue caratteristiche
Chiudi