I cervelloni della Coppa America: la tecnologia auto a servizio della velaTempo di lettura: 4'

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Centinaia di terabyte di dati analizzati, sensori, cellule computazionali. Secondo Land Rover BAR saranno loro i veri protagonisti della prossima Coppa America. Ecco come la tecnologia dell’auto migliorerà le prestazioni della vela

I cervelloni della Coppa America: la tecnologia auto a servizio della vela
I cervelloni della Coppa America: la tecnologia auto a servizio della vela
Mille sensori distribuiti sulle tre barche che misurano ogni parametro. Sedici gigabyte al giorno d’informazioni raccolte. Cento terabyte all’anno di dati analizzati.
Con l’avvento dei multiscafi, e soprattuto dei foils, la Coppa America è stata al centro di una trasformazione radicale. L’apporto del la tecnologia sta giocando un ruolo chiave. Quello che abbiamo visto alla 34° edizione dell’America’s Cup non è niente se confrontato a quello che vedremo nel giro di qualche mese a Bermuda. I progressi compiuti sono mostruosi e la nuova classe ACC lo conferma. Basta vedere l’approccio di Team Land Rover BAR per toccare con mano questo cambio di marcia.

Essere bravi velisti non basta più

Il team britannico guidato da Sir Ben Ainslie ha fatto tesoro del la grande esperienza maturata in campo automobilistico da Land Rover per mettere a punto il progetto del multiscafo che schiererà al via. «Per vincere la Coppa America non è più sufficiente essere un bravo velista se non puoi contare su una barca veloce» commenta Mauricio Munoz. Ingegnere, Munoz ha una laurea conseguita al MIT di Boston e sta fornendo il suo contributo allo sviluppo del progetto dell’auto a guida autonoma presso Jaguar-Land Rover.

L’auto del futuro incontra la vela del presente

Non è un gioco di parole ma la realtà sulla quale si è articolato il lavoro di ricerca espresso da Munoz in stretta collaborazione con il design team e l’equipaggio. «La parte più esaltante di questo progetto risiede proprio nella gestione e nella capacità di analisi dei dati utili per migliorare le performance della barca. Il tutto tenendo in considerazione le numerose variabili che intervengono e che possono impattare sulle prestazioni dello scafo.

Migliaia di dati raccolti per migliorare le prestazioni

Basti pensare che se si fa navigare una barca in due giornate diverse, a parità di condizioni, alla fine si ottengono valori completamenti differenti. Ricorrendo all’apprendimento automatico, e grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, ci poniamo l’obiettivo di analizzare questa enorme quantità di dati per trovare le risposte che servono», aggiunge Munoz.

Non ci possono essere margini di errore quando si ha a che fare con barche della lunghezza di 15 metri che volano nel vero senso della parola a oltre 85 chilometri l’ora grazie all’azione di una vela rigida che ha la forma e le dimensioni di un’ala di un Boeing 737.

Vela o Formula 1?

Qualcuno ha definito la Coppa America qualcosa di molto simile alla Formula Uno. «Vero. Le analogie sono molte», commenta Martin Whitmarsh, Ceo di Team Land Rover BAR. Ha 25 anni di esperienza in Formula Uno, molti dei quali come team principal della McLaren. «La ricerca delle performance, l’impiego di materiali raffinati sono solo alcuni degli aspetti che mettono in relazione questi due mondi», prosegue Whitmarsh.

A fare la differenza però c’è un aspetto sostanziale. In Formula Uno le monoposto gareggiano seguendo un tracciato ben definito e maggiore è l’aderenza migliore sarà l’assetto dell’auto. Al contrario in Coppa America tutto si giocherà sulla capacità di ridurre al minimo l’attrito facendo letteralmente volare lo scafo sulla superficie dell’acqua. All’interno di un campo di regata non esistono tracciati da seguire e intervengono fattori esterni quali il moto ondoso e il vento. I cervelloni della Coppa America: la tecnologia auto a servizio della vela

Vento, onde e… un supercervellone

Facile a dirsi ma molto complesso nella realtà quando si ha a che fare con uno scafo di questa potenza. E con un dislocamento di qualche tonnellata che sfreccia a 85 km/h. Ecco dunque che il progetto si arricchisce di nuovi contenuti legati all’aerodinamica, alla fluidodinamica computazionale, all’interfaccia uomo-macchina. Rendendo sempre più sottile la linea di confine tra il mondo dell’auto e quello della vela. Un tema, questo, sul quale Land Rover ha fatto sentire il suo peso.

I cervelloni della Coppa America: la tecnologia auto a servizio della vela
I tecnici della casa britannica hanno lavorato sulla gigantesca ala, alta più di 23 metri, con tutte le conoscenze di aerodinamica e di tecnologia informatica acquisite nella progettazione di automobili, inclusa la nuova Discovery.

Nel dettaglio, grazie a un programma, è stato possibile esplorare e analizzare nel dettaglio le prestazioni dinamiche dell’ala. Osservando in ciascun test 80 milioni di celle computazionali, che forniranno risultati decisivi per ottenere le migliori prestazioni.

«Questo procedimento è simile a quello che impieghiamo in Jaguar Land Rover per studiare la risposta dei veicoli alle alte velocità», afferma Tony Harper, Director of Research di Jaguar Land Rover. «Il nostro obiettivo è minimizzare gli effetti della deformazione aerodinamica sulle superfici dell’auto, per limitare i consumi».

Gli ACC hanno vele con forma e dimensioni dell’ala di un Boeing 737

I cervelloni della Coppa America: la tecnologia auto a servizio della vela

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