La lettera di Davide Besana sulle regate d’alturaTempo di lettura: 8'

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Davide Besana ci scrive una appassionata lettera sulla situazione delle regate d’altura. Non si può che condividere le sue lamentele, che sono quelle di un vero appassionato

Ecco le nuove lettere al Giornale della Vela. Apriamo con l’appassionata missiva di Davide Besana, dedicata alle regate d’altura.

LA LETTERA DI DAVIDE BESANA

Davide Besana sulle regate d'altura e le vostre lettere al Giornale della Vela
DAVIDE BESANA ARMATORE DELL’ANNO Davide Besana, 47 anni di Milano, direttore creativo dell’agenzia di comunicazione Besanopoli, è un volto ben conosciuto della vela italiana, della quale è protagonista come velista, giornalista e comunicatore. Con oltre 30 anni di regate sulle spalle, dalle piccole derive me il Vaurien e i catamarani sportivi Formula 18, alle classi Altura e i maxi oceanici, dal 2006 è al timone del suo Midva, con il quale lo scorso anno è arrivato aggiudicarsi il premio Armatore dell’Anno, assegnato dall’UVAI (l’Unione Vela d’Altura Italiana), grazie ai successi di classe ottenuti alla Settimana di Alassio, al Trofeo Pirelli di Santa Margherita Ligure e al secondo posto al campionato italiano assoluto di Gaeta.

Caro Mario Oriani, io continuo ad andare in barca perché mi diverto più che stare a terra, ma devo confessarti che la attuale gestione della Vela d’altura non mi convince. Comincio a capire quegli armatori che hanno vinto tante regate e poi, di colpo, hanno smesso di partecipare. Il sistema vela sta facendo una serie di errori, senza la responsabilità di nessuno, ma con l’aiuto di tutti. Ti sarei grato se mi lasciassi lo spazio per elencarli.

Gli errori della vela

Chi organizza le regate in un mondo post culturale come quello di oggi vuole avere dei numeri da mostrare in “power point” a un paio di assessori del comune e ai potenziali partner. Quindi, fa di tutto per avere tante barche iscritte, per avere lo sponsor anche l’anno prossimo. O per avere un aiutino dal Comune con la pratica demaniale… Gli organizzatori mettono in palio premi per tutti, a volte uno per ogni partecipante. Come se noi velisti fossimo così tonti da non accorgerci che ci stanno prendendo in giro. Svalutano la nostra fatica e umiliano lo sport. I circoli velici si contendono le barche migliori per dare lustro alle loro regate e per dire che c’era Tizio o Caio. Un altro sbaglio che fa perdere tutti.

Una guerra tra poveri

È una battaglia fra poveri che va risolta istituendo regate di diverse categorie che permettano ai team una pianificazione ragionevole. Non bisogna fare regate importanti nelle stesse date e nello stesso mare. Ma bisogna garantire ormeggi, spazio a terra, alberghi a prezzi controllati e parcheggi. Ho il dente avvelenato con la Capitaneria di Sanremo che mi ha multato per 200 Euro per aver parcheggiato davanti al circolo durante le regate, una sabato e una domenica. Grazie Capitaneria, dalla Gente di Mare vera, quella che non ha il culo al caldo. I circoli che non possono garantire la qualità, facciano pure le loro regate. Ma sia chiaro che saranno regate locali, che non portano punteggio e non possono avere più di un premio ogni dieci scafi.

Un altro problema: le prove

L’altro feticcio è il numero delle prove disputate, per cui si stilano delle classifiche improbabili e si mette il buon senso nel cassettino del cruscotto. Io sono ancora arrabbiato per aver perso il podio del Trofeo Pirelli grazie a una sesta (sic!) prova partita con aria calante che solo sette barche su trentacinque hanno finito. Grazie tante: avevamo già scartato un DNF per la prima prova (solo dodici arrivati). Ci voleva anche questo per dimostrare che Pelaschier e Besana non sanno andare in barca!

Decisioni ad personam

Il mio vecchio Midva del 1982 è un mito per caso. Una carena adatta ai regolamenti di oggi che ha avuto la fortuna di essere ben portata ed attrezzata. Tre anni fa l’ORC ha modificato i parametri per cercare di impedire ai vecchi scafi come il mio Holland (il progettista) di vincere le regate, ma abbiamo continuato lo stesso a collezionare piattini. Quest’anno hanno segato gli abbuoni per età e penalizzato le prue slanciate.
Prue slanciate? Si riferivano a qualcuno in particolare? E se semplicemente fossimo bravi? In questo caso dateci un handicap, ma anche un abbuono per la nostra età biologica!

Segui i soldi

Caro Direttore, al di là dei piattini mancati, temo che noi velisti anonimi stiamo sul fegato al sistema vela, perché non facciamo girare soldi. Non facciamo cambiare barche, dimostriamo che il regolamento è valido. Ci sono delle barche imprendibili, gli M37, che possono fare quel che vogliono e vincono sempre. Ma non vengono penalizzati per far rottamare la flotta e far ripartire il mercato… Così pensa qualcuno, che non vuole rassegnarsi a un mercato saturo di barche destinate a un ceto in via di estinzione, che anno dopo anno si può permettere meno follie finanziarie e si sta rendendo conto che fra barca e barca non val la pena tirar fuori 100.000 euro. Infatti una barca come la mia si trova per 30.000 euro.

E che dire delle regole?

Tralasciando le stazze ad personam, parliamo dell’applicazione delle regole: noi studiamo i certificati, modifichiamo la barca e la ristazziamo. Controlliamo i bordi liberi, pesiamo la cassetta dei ferri dal pescivendolo, ci portiamo dietro la farmacia, i salvagente e tutto quello che è obbligatorio, oltre a una cassa di vino. L’ho imparato sui Formula 18 e funziona: coscienza pulita e barca leggera. In tre anni non abbiamo avuto nessun controllo di stazza, ma soprattutto ne abbiamo visti ben pochi a chi vinceva. Ho corso di recente su una barca che aveva sbarcato la cucina, il tavolo, tutte le ancore, il materiale di emergenza… ma come si fa?! L’armatore pensa che sia giusto così, crede che tutti facciano così.

Davide Besana sulle regate d'altura e le vostre lettere al Giornale della Vela
Midva, in regata al Trofeo Pirelli di Santa Margherita Ligure, regata che ha vinto nella sua classe (la quarta ORC) nel 2008 e nel 2009. A bordo ci sono l’armatore e timoniere Davide Besana, Mauro Pelaschier, Giovanni Querci, Fabrizio Sirena, Michela Fabbro, Anne-Soizic Bertin ed Edo Crispiatico.

I controlli per tutti

Siamo nell’Italia delle sanatorie e dei ricorsi, prima mi devono beccare, poi smentisco: fammi causa. No, io non sono d’accordo e mi offendo a sentire le insinuazioni senza mai vedere i fatti. Un centimetro e te ne vai a casa, dieci chili e te ne vai a casa. Mettiamo la cassetta delle delazioni e chi prende più denunce lo si controlla a spese di tutti. Oppure, senza diventare forcaioli, prima di ritirare il premio ti fai pesare, mi fai guardare cosa c’è in barca (con testimoni, dato che i comitati non hanno più la sufficiente credibilità), eccetera. Proprio come si fa negli sport più seri.

Una conclusione amara

Mi piace andare in barca, Mario Oriani, ed è per questo che ti ho scritto. Amo il silenzio del mattino e la barca lurida all’alba quando è arrivato il pestone e si diventa animali marini per portare le chiappe a casa. Mi piace la solidarietà fra equipaggi e fra marinai, adoro combattere la paura per far vincere il mio team. Credo che dobbiamo darci da fare per salvare i valori veri della vela per poter essere fieri di quello che facciamo e del nostro piccolo mondo.

Davide Besana

LA RISPOSTA DI MARIO E LUCA ORIANI

Caro Davide la tua mozione di affetti per il mondo della vela d’altura, per le barche che sono “vere” barche, per un modo più pulito ci riempie di speranza. È vero, nel mondo delle regate le cose vanno spesso come tu ben descrivi. Ma siamo certi che ci sono più velisti veri, come te, che velisti falsi, come quelli che tu descrivi. E poi ci ha fatto scendere la lacrimuccia la tua descrizione dell’essenza dell’andar per mare. Ve la facciamo rileggere: “Mi piace andare in barca. Mi piacciono il silenzio del mattino e la barca lurida all’alba quando è arrivato il pestone e si diventa animali marini per portare le chiappe a casa”.

Si Davide, è per questo che siamo con te

Anche il Giornale della Vela vuole salvare i veri valori della vela. Anche, e soprattutto, quelli di chi si confronta in regata, una delle cose più belle che un armatore possa fare per se e per la sua barca. Come dici tu, non importa che la barca sia la più veloce, la più nuova, la più “di tutto”. Conta la voglia di confrontarsi ad armi pari. Per divertirsi e non farsi venire, invece, il fegato marcio.

Mario e Luca Oriani

UNA BARCA DI 28 ANNI ANCORA COMPETITIVA

Midva è un Three Quarter Tonner lungo 10,61 metri costruito nel 1982 da Petronio e Pecarich di Trieste su progetto di Ron Holland.
Fu realizzato negli anni del regolamento di stazza IOR, ma è sopravvisuto all’era dell’IMS e si sta rivelando competitivo anche con l’ORC, l’attuale formula con la quale si disputano le regate di Vela d’Altura. Midva, di Besana e dei soci Crispiatico, Pozzi e Sirena, è un fenomeno eccezionale: con lo scafo anacronistico, con slanci di prua e di poppa, realizzato in lamellare di mogano (è soprannominata la “cassapanca”), rompe le scatole ai moderne barche in composito con alberi in carbonio e piani vele immense. Oppure è un fenomeno da imitare: un esempio di come una barca datata, se ben progettata all’origine e messa bene a punto, con un budget relativamente limitato, possa regalare tante soddisfazioni.

PARLIAMONE INSIEME. Scrivete a Mario Oriani, sul sito www.giornaledellavela.com nella chat quotidiana “Vento di Mare”

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Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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