Dehler 35: i nostri voti per caratteristiche e provaTempo di lettura: 8'

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Il cantiere tedesco Dehler rilancia la sua linea attraverso il restyling di uno dei suoi fast cruiser di punta. Ecco Dehler 35: abbiamo dato i voti per caratteristiche e prova 

di Simon Mastrangelo

dehler 35 caratteristiche prova
Emilio Bianchi
Una splendida giornata primaverile di sole con poco vento ci accoglie a Lignano Sabbiadoro. La tipica situazione in cui la barca, può fare la differenza tra una navigazione lenta e sofferta e un agile bordeggio a cavallo del vento apparente. Al molo del Marina di Punta Faro la barca del cantiere tedesco di Meschede- Freienohl, acquisito dal Gruppo Hanse, sembra avere il look giusto per farci divertire. Ha slanci quasi assenti, ampia ruota del timone e una sensazione di “leggerezza” sull’acqua data dalla prua che tende a tirare fuori il “naso” ad ogni sciacquettio. Ma evitiamo di fare gli “italiani” facendoci conquistare dall’estetica prima ancora di essere saliti a bordo. Ecco i voti per caratteristiche e prova.
dehler 35 caratteristiche prova
Pulita la coperta grazie a manovre e oblò incassati. Gli ombrinali di questi ultimi vanno controllati durante l’inverno per evitare infiltrazioni d’acqua.
Il verricello orizzontale nascosto nel gavone dell’ancora. Notare sulla sinistra il rinvio della cima dell’avvolgifiocco che ne aumenta l’attrito durante l’uso.

Progetto 8/10

Il Dehler 35 è l’aggiornamento del Dehler 34 varato nel 2007. Il “nuovo” scafo è uguale in tutto e per tutto a quello precedente. Si distingue per la posizione delle lande, prima interne al passavanti e adesso esterne, e per la finestratura laterale della tuga. Questa da due oblò è passata a tre per evitare di avere la paratia del bagno a mezza finestra. I progettisti Simonis & Voogd, esperti in barche on-off da regata come Nicorette (vincitore della Sydney Hobart nel 2004), hanno sviluppato uno scafo con DNA da crociera veloce che presenta diversi cromosomi da regata. Ad esempio entrate di prua sottili; immersione del corpo canoa limitata soprattutto nella parte prodiera; timone ellittico allungato. E poi murate svasate che diminuiscono la superficie bagnata e mantengono una maggiore simmetria dei volumi immersi nelle andature sbandate rispetto a uno scafo con murate verticali. Il baglio massimo, non esagerato, è arretrato, ma senza prolungamento sino all’estrema poppa.

Il confronto

Confrontiamo le polari del Dehler con quelle di uno scafo “Open” della stessa taglia e tipologia. Il 35 piedi tedesco ha un angolo migliore di bolina, delle prestazioni paragonabili con quelle dell’Open sino ai 130° di angolo e delle velocità potenziali nettamente più basse poggiando e con venti superiori ai 16/20 nodi. Qual è lo scafo migliore? Dipende dal tipo di percorso, dal meteo e dalle scelte tattiche. I primi risultati sono confortanti per il Dehler 35 che nella versione RS (con mobilio alleggerito e chiglia a T da 2,15 m) ha conquistato in tempo compensato il German Inshore Championships (categoria ORC II) caratterizzato quest’anno da venti leggeri e variabili.

Costruzione 7/10

La coperta è lo scafo sono in sandwich di balsa realizzato attraverso laminazione manuale e resina poliestere. Un giusto mezzo tra ricerca della leggerezza e contenimento dei costi. Infatti la laminazione manuale con poliestere è più economica del sacco a vuoto con vinilestere o epossidica. La struttura con anima non è utilizzata nella parte bassa dello scafo dove per garantire la solidità nelle zone di chiglia, timone e attacco delle lande si è optato per un laminato pieno. L’interno dello scafo è irrigidito con madieri e longheroni fazzolettati (lavorazione più costosa ma più efficace del controstampo strutturale) a cui si aggiunge un controstampo non strutturale che funge da base per impianti e mobilio. La chiglia è in acciaio con parte terminale in piombo (più pesante e costoso della ghisa). La giunzione scafo/coperta, per una maggiore solidità, avviene con lo scafo ancora negli stampi.

dehler 35 caratteristiche prova
La sezione poppiera svasate per un migliore equilibrio della carena sbandata.

Coperta 8/10

La tuga, ben dimensionata rispetto alle murate, si fa notare per la gradevole sovrapposizione di forme nella zona di incontro/ intreccio con il paramare. Le linee decise ma leggermente smussate, ricorrenti in tutta la coperta, riprendono il carattere da “racer ammorbidito”. Le forme risplendono al sole anche, purtroppo, per la mancanza di antiscivolo. Carenza solo parzialmente risolta dalla presenza di un solido tientibene in acciaio sui lati della tuga.

Pozzetto di Dehler 35

Il pozzetto è dominato, nel bene e nel male, dalla grande ruota (150 cm di diametro) del timone. Nel “bene”, in navigazione, quando in piedi o seduti a cavalcioni della ruota si gestisce facilmente il carrello, la scotta randa (con paranco 6:1) e, allungandosi, anche il paterazzo e il genoa. Nel “male”, in rada, quando si è costretti a fare il salto dell’ostacolo per passare dalle sedute alla plancetta di poppa. Ben studiato il pozzetto, che risulta confortevole a barca sbandata grazie alle panche vicine, dove ci si può puntellare con i piedi, e ai poggiatalloni sulle sedute utili quando si sta sopravento a cavallo del paramare. Un pozzetto compatto e ben dimensionato che in regata potrebbe, soprattutto nella versione con scotta alla tedesca con quattro winch sui paramare, risultare un po’ stretto per due tailer corpulenti.

Finestrature e oblò

Tutte le manovre sulla tuga, gestite attraverso dieci stopper spinlock e due winch Harken 35.2STA, scorrono incassate sino al piede d’albero. A filo anche le due sottili finestrature che corrono lungo il cielo della tuga e i due oblò a poppa e a prua dell’albero. Questi ultimi, molto belli esteticamente, hanno bisogno di cura durante il periodo invernale per evitare che si ostruiscano gli ombrinali di scolo e possa trafilare l’acqua piovana stagnante. Anche l’elegante triangolo di prua sgombro da verricello e avvolgifiocco ha qualche leggera controindicazione per l’avvolgitore che, messo sotto al calpestio, diventa difficile da ispezionare e faticoso da usare durante l’apertura/chiusura della vela a causa dell’attrito dei rinvii.

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Il quadrato molto luminoso, anche per le piccole finestrature opzionali presenti ai lati degli oblò, ha il mobilio in teak, il paiolo in simil-wengé e una finitura a murata in alluminio.

Caratteristiche degli interni 7/10

La volumetria interna, leggermente inferiore ai concorrenti First 35 e Comet 35 S, è ben sfruttata soprattutto nella zona giorno dove trova posto, appena si scendono le scale, una cucina a L con carteggio contrapposto e, più avanti, una dinette a U trasformabile in letto a babordo e un divano a murata (corto – 162 cm – per essere utilizzato come cuccetta di navigazione) a dritta.

Cabine

Più compressa la cabina di prua che, in ragione delle entrate dello scafo sottili, ha una larghezza ai piedi del letto di 50 cm. Spazio invece a poppa, dove trova posto a sinistra la seconda cabina e a dritta l’ampio bagno (con armadio per le cerate), che difetta solo per l’apertura della porta ostacolata dalla scala di discesa. Sullo stesso lato, sotto alla seduta del pozzetto, c’è un gavone “cala vele” a tutta altezza. Ampio stivaggio esterno che bilancia quello interno dove, in particolare verso prua, gli stipetti diventano difficili da sfruttare perché poco profondi.

Piano velico 8/10

L’armo è a 9/10 con albero Selden in alluminio passante con randa di dimensioni generose accoppiata a un fiocco al 105%. L’albero con lande in falchetta, diverso da quello sul precedente Dehler 34, permette di aumentare l’efficienza dei due ordini di crocette rendendo l’albero più rigido. Lo spostamento delle lande non diminuisce la percorribilità dei passavanti che sono liberi dalle sartie basse. Complete e di buona qualità le attrezzature di coperta. Nel prezzo base sono comprese: randa con due mani di terzaroli e fiocco della North Sails, Rullafiocco Furlex TD200, paterazzo in spectra con paranco 48:1, vang rigido, drizze in Dynema e carrello del genoa regolabile dal pozzetto.

Impianti e dotazioni 8/10

Come già visto per l’armo, le dotazioni di base sono complete. In coperta è di serie la doccetta calda/ fredda, il teak sulla tuga, sul pavimento del pozzetto e sulle sedute. Anche all’interno gli impianti sono ben assortiti, si contano tra gli altri: il boiler da 20 l, il serbatoio acque nere, il caricabatterie e l’impianto 220V. In sintesi, per avere la barca “alla boa” si dovrà aggiungere il costo del pacchetto crociera, all’interno del quale gli elementi veramente indispensabili sono il salpancora, due batterie servizi AGM da 95Ah, l’elettronica e il kit ancora. I più agguerriti potranno optare per il pacchetto performance con randa con scotta alla tedesca e attrezzatura da regata. Buona l’accessibilità degli impianti e in particolare quella del motore che una volta levata la scala, purtroppo non incernierata, rimane completamente a nudo.

Piano velico allungato con armo a 9/10. Il fiocco grazie a una sovrapposizione praticamente nulla permette di virare con grande facilità. Notare a prua l’angolo di ingresso stretto e una superficie di carena apparentemente piatta nella prima parte del galleggiamento.

Prova a vela 9/10

Mentre usciamo dalla Laguna di Marano, con soli 3 nodi e mezzo di vento, ci immaginiamo intorno a un tavolo con un bel piatto di fritto di paranza davanti. Issiamo le vele e, per non lasciare nulla di intentato, ci mettiamo a regolare di fino randa e fiocco. Lo scafo, nonostante un dislocamento non ultraleggero, si inclina e di bolina lambisce la velocità del vento reale a 3,4 nodi. La frittura sembra sfumare. Ci entusiasmiamo a cavalcare le ariette risentendo del dislocamento solo nelle virate quando basta stare un po’ poggiati per far prendere il passo alla barca e stringere nuovamente fino alla velocità target. Il timone lungo e stretto è leggero, reattivo e in queste condizioni comprensibilmente poco sensibile. Il vento sale a 6 nodi e l’agilità della barca aumenta anche in virata. Al traverso raggiungiamo 5.3 nodi, ci stiamo divertendo e alla frittura ormai non ci pensiamo più.

Prova a motore 7/10

Benché la barca in prova fosse dotata del motore standard da 20 cavalli, abbiamo sfiorato 7 nodi a 2900 giri. Solo durante le manovre in retromarcia o in navigazioni controvento, vista l’elica a pale abbattibili, i 30 cavalli del motore opzionale potrebbero fare comodo.
Tante altre barche, con le loro caratteristiche, sul Giornale della Vela.

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