Dieci (+1) domande sulla presenza di Autorità e controlli in mareTempo di lettura: 6'

0

Quante sono le Autorità che sorvegliano il mare? Guardia Costiera, Carabinieri, Capitaneria, ora persino la Forestale… In un mare di controlli, a farne le spese è sempre il velista appassionato, come ci racconta un lettore

di Mario Oriani

domande autorità controlli mare forestale
CHI CONTROLLA COSA In Italia i controlli per mare vengono effettuati dai più svariati Corpi dello Stato e per i più svariati motivi. In Francia, ad esempio, per mare si viene fermati solo in caso di infrazione, i controlli si fanno, eventualmente, a terra.
La documentata, puntuale denuncia dal titolo “Truffa all’italiana” pubblicata sul Giornale della Vela ha avuto grande eco al Salone di Genova. Il tema? “Resoconto della disavventura dell’esperto marinaio Umberto Verna che ha preso 344 euro di multa nel parco marino dell’Arcipelago Toscano, con assalto del barchino della Forestale a sirene spiegate al suo 10 metri…”  Anche il presidente dell’Ucina, Albertoni, in un convegno ha fatto riferimento al problema che di anno in anno è andato estendendosi e ora è una seria minaccia al turismo nautico.

IL PROBLEMA: TROPPE AUTORITA’ E UN TRATTAMENTO AGGRESSIVO

In buona sostanza, è l’anomalo, anzi scorretto, sistema con il quale viene gestito in Italia il rapporto a mare della autorità con gli utenti. Cioè per chi va in barca per turismo, passione, per vivere in libertà il suo tempo libero. Abbiamo formulato alcune domande alle quali vorremmo avere risposta (ma francamente non sappiamo da chi). Tanti sono quelli che sono interessati.

LE NOSTRE DOMANDE

Prima domanda: chi, per conto di chi e perché, tante forze differenti sono delegate a occuparsi in mare della vigilanza, il controllo, l’eventuale trasgressione?
Seconda: perché è tanto scarsa e imprecisa l’informazione?
Terza: perché dove sarebbe facile manca anche la minima segnaletica (boe ad esempio)?
Quarta: chi incassa le eventuali multe?
Quinta: Dove finiscono i soldi?
Sesta: Chi stabilisce le regole?

E ancora…

Settima: Chi paga gli addetti e come vengono scelti?
Ottava: Chi e come si coordinano i vari corpi dello Stato delegati più o meno giustamente al controllo sul mare?
Nona: Chi e come stabilisce le norme di comportamento
Decima: chi, dove e come, si provvede alla istruzione degli addetti?
Finale: quanto costa e quanto rende tanto impiego di forze differenti?
A questo punto ci sembra importante riepilogare cosa è accaduto a Umberto Verna. È un esempio emblematico, che deve però servire a capire come ci sia bisogno di mettere ordine.

LA DISAVVENTURA DI UMBERTO VERNA

“Quattro agosto 2010. Navigo su una barca di un amico con bandiera francese. Provenienti dalla Corsica entriamo in acque italiane. Notte in rada al Giglio. Di buon mattino si salpa a vela… Equipaggio io, mia moglie, le nostre figlie di 16 e 14 anni e due loro amici coetanei. Essendoci tutte le condizioni, decidiamo di fermarci in rada a Giannutri. Navighiamo prima a motore poi a vela (3,4 nodi). Proprio perché informato sul fatto che stanno nascendo come funghi le aree protette, prima di salpare da Giglio Marina passo alla Delegazione della Guardia Costiera e chiedo se a Giannutri vi sono restrizioni particolari.

Chiede anche alla Capitaneria

Particolari? No. Alla risposta del sottufficiale, chiedo un pianetto dell’area protetta. Non ne avevano! Ci avviamo e durante la navigazione, chiamo la Capitaneria di Porto Santo Stefano. Chiedo conferma e se è ancora possibile ancorare in rada a Cala Maestra. Mi passano l’ufficiale di guardia il quale mi dice che si può ancorare. Arriviamo in zona, ma nella piccola baia c’è un mega yacht ancorato e un via vai di barconi di turisti. Quindi, a vela, dirigiamo verso l’altra parte dell’isola, nella rada più grande dove ormeggeremo per la notte.

A un tratto arrivano polizia e Forestale

Non sono passati cinque minuti e scatta il frastornante suono di una sirena della polizia. Guardando verso terra sbuca un barchino con le luci lampeggianti blu che ci insegue in velocità e rallenta bruscamente perché noi andiamo a due-tre nodi. Compare un omino a prua in divisa del Corpo Forestale dello Stato, con un retino. Vorranno fare un controllo, non vedo alcuna boa gialla di area protetta. Mi intimano di fermarmi. Noto già la differenza con i francesi che quando ti controllano i documenti non ti fanno fermare, prendono i documenti con la retina e ti seguono a distanza. Mi fermo. Metto la carta d’identità, il libretto e (richiesto) la patente nel cestino.

La contravvenzione

“Lei è in contravvenzione perché sta navigando nell’area marina protetta” mi viene detto. “Ma dove sono le boe?”, mi sento rispondere, “qui non ci sono, basta guardare sul GPS cartografico”. “Su questa barca non c’è Gps cartografico, non è obbligatorio”. Penso alla piccola nautica minore, a chi noleggia una barchettina col fuoribordo: a questo servono le boe! In questo Stato dove vengono messi dei limiti si fa di tutto per indurre al cittadino a non rispettarli, partendo dal principio che la legge non ammette ignoranza.

Il mare non è una autostrada

In mare non è come in terra, il marinaio non è un guidatore ma un Comandante. Ma chi è colui che decide il divieto di parcheggio e non mette il cartello? Perché qui non hanno messo le boe? Il brigadiere della “forestale” mi dice: Non ci sono soldi! “Noi l’abbiamo anche chieste le boe, ma ci dicono così”. Morale della storia: la sanzione è di 344 euro di multa, non so con che criterio. “Ma papà – dice mia figlia – se mettono le boe poi non danno più multe!”. In attesa che venga approvata la legge sulla Nautica che dovrebbe dare una esauriente risposta alle noistre domande, suppongo che i lettori si siano chiesti perché a multare Verna sia stata la Forestale.

Che ci fa la Forestale a mare?

Si può dare una risposta subito. Semplicemente il mare è stato lasciato, oltre opportunamente alla efficiente Guardia Costiera, a molti altri Corpi che esercitano le più disparate funzioni. La Guardia di Finanza, ad esempio, si occupa del controllo fiscale e legale dei mezzi navali. La Guardia Forestale delle riserve marine assimilate a quelle di montagna. I Carabinieri e la Polizia per gli aspetti di ordine, disciplina e reati in generale, e poi i Corpi Regionali e locali e così via. Giannutri in quanto “riserva marina” è affidata alla Forestale, ai suoi spazi marini che, pare, sono ricchi di fitti boschi.

L’Inquisizione marittima e le troppe autorità di controllo

Il problema è che tutti vogliono operare in mare e spesso lo fanno con atteggiamenti inquisitori senza tenere conto che il diporto nautico è turismo, quindi cordiale accoglienza. Tutte, insomma, esercitano la loro la loro autorità in navigazione, sia per le barche grandi che quelle piccole, per controlli che nei paesi civili avvengono nei porti. Come nel caso di Verna, si danno multe dove l’infrazione è colpa dell’arroganza altrui. Se n’è accorto anche il ministro Matteoli che ne ha parlato a Genova. Speriamo che almeno lui se ne occupi davvero coinvolgendo altri ministeri (vedi turismo) colpevolmente assenteisti.

Giornale Della Vela

Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

Leave A Reply

Altro... Nautica
Melges 17, uno scow di 5 metri per volare a più di 20 nodi
Elan 350, una vela adatta per crociera e regata. Ecco i voti per le caratteristiche e la prova
Bavaria 40 Cruiser: prova superata per il nuovo 12 metri e mezzo tedesco
Chiudi