L’esplosione degli explorer yacht: storia e mitiTempo di lettura: 19'

0

In origine fu Itasca: il primo explorer yacht fu varato nel 1961. Da allora questi giganti degli oceani si sono evoluti per essere non solo sicuri, ma anche piacevoli, ecologici, lussuosi. Ecco la storia degli yacht da esplorazione

by Matteo Zaccagnino

L’esplosione degli explorer yacht: storia e miti

Oggi, nell’era di Google Maps e in un mondo sempre più connesso, gli orizzonti per vivere l’emozione della scoperta si sono ridotti drasticamente. Rimangono pochi luoghi remoti, raggiungibili per lo più via mare. Ecco perché il sesto continente è tornato al centro degli interessi di armatori disposti a compiere lunghe navigazioni pur di raggiungere mete poco conosciute. La conferma arriva dal crescente numero di progetti di yacht che sposano la filosofia degli explorer.

La rivincita degli explorer

Non c’è cantiere o studio di progettazione che non abbia almeno una proposta in tal senso. Una tipologia di barca che risponde a precisi requisiti in termini di contenuti sia tecnici sia estetici. E che oggi, da prodotto di nicchia, sta diventando un fenomeno di tendenza. Qualcosa che va oltre il concetto di moda e incarna un approccio diverso all’utilizzo della barca.

È la fine di un’era che negli ultimi 15 anni ha visto il proliferare di megayacht firmati dalle archistar? È presto per dirlo. Di sicuro, e questo è il fatto nuovo, questa tipologia di barca sta incontrando sempre più consensi perché riesce a coniugare diverse esigenze: dai consumi ridotti alle elevate autonomie, fino alla possibilità di poter ospitare tantissimi toys.

ITASCA Primo explorer yacht dell’era moderna nel 1994 compì il Passaggio a Nordovest

In origine fu la Itasca

La data d’inizio di questo fenomeno non c’è sebbene molti concordino sull’idea che il fenomeno nacque per coronare un sogno. “Il Passaggio a Nordovest”. Un progetto ambizioso che aveva bisogno di un mezzo adeguato.

Qui entra in scena la barca che rappresenta l’inizio dell’era degli explorer. Itasca, parola che deriva dalla contrazione dei termini (ver)itas + ca(put). È un rimorchiatore d’altura oceanico costruito in Olanda dai cantieri J & K Smits Scheepswerven nel 1961. Nel 1980 questo 53,6 metri fu riconvertito in yacht e nel 1994 subì un altro refit eseguito per coronare il sogno del suo proprietario William Simon di navigare in aree remote. Una scelta giustificata dal fatto che all’epoca non c’erano cantieri di scafida diporto che costruissero barche con quei requisiti, che divennero poi la carta d’identità degli explorer.

Nuovi trend e pezzi che hanno fatto la Storia

L’impresa di Itasca avviò un nuovo trend, con in primo piano i rimorchiatori d’altura, che fece vivere un momento d’oro all’industria del refit. Tra questi spiccano gli esempi del 77 metri Simson S. Varato nel 1973 dal cantiere tedesco Schichau Unterwasser, riconvertito in yacht nel 1994, e tutt’ora navigante con il nome di Sea Ranger.

Dallo stesso cantiere arriva Arctic P altro rimorchiatore oceanico di 87 metri varato nel 1970 e trasformato in yacht tra il 1993 e il 1994. Il filone dei rimorchiatori annovera altri nomi celebri come Giant I, un 77 metri che oggi naviga con il nome di Legend. Ai rimorchiatori si è poi aggiunto anche il filone delle navi pilota o expedition yacht.

La scuola olandese

Anche qui l’Olanda la fa da padrona con Amels ,diventata oggi una tra le firme più importanti nel settore dei megayacht. Il cantiere olandese a metà anni 70 varò diverse unità che poi a distanza di 20 anni sono diventate l’oggetto del desiderio per molti armatori con il pallino per l’avventura quali Altair e Akula.

La scuola olandese ha lasciato il segno su altre unità quali Capella C forse il primo expedition yacht a trovare una nuova destinazione d’uso come superyacht oppure altri oggi in attesa di trovare una nuova vita come il 60 metri Wega costruito da Vuyk nel 1968 e il 59 metri Blommendal varato nel 1973 da Boeles.

Gli Anni 80 furono un periodo di grande fermento

Esattamente un anno dopo che Itasca fu trasformato in yacht privato, venne varato l’F-100, prima barca ad essere costruita pensando a un mezzo da lavoro. “Si tratta di un’imbarcazione con una filosofia diametralmente opposta” raccontò in un’intervista apparsa a suo tempo su Yacht Capital l’Avvocato Gianni Agnelli.

F-100 Commissionato dall’Avvocato Agnelli fu varato dal cantiere CRN nel 1983. Misura 30 metri di lunghezza

“È stato concepito come mezzo di servizio. La barca è nata per garantire il massimo del comfort e dei servizi nelle minori dimensioni possibili. Ha il ponte per l’elicottero, un’autonomia immensa, nessun rumore, ed è monomotore”, spiegò l’Avvocato. “Quando arrivarono i primi disegni di Gerhard Gilgenast, ci venne un colpo” racconta William Giommi consulente storico di CRN.

“Ci siamo trovati di fronte a una delle prime barche minimaliste della storia. Gli interni erano in teak sbiancato, ma soprattutto, era la prima barca con imbonaggi fluttuanti di gomma per renderla più silenziosa”. Itasca ed F-100: grazie alla visione di William Simon e Gianni Agnelli si deve la popolarità crescente che sta conoscendo il fenomeno explorer.

Due visioni ma anche due rotte diverse

Se in una prima fase hanno visto i mezzi da lavoro trasformati in yacht, in un secondo tempo hanno prediletto progetti concepiti seguendo i canoni estetici e tecnici propri degli explorer. Una nuova frontiera sulla quale si sono cimentati via via designer e cantieri che si sono così costruiti una reputazione in questo ambito.

A iniziare dal geniale Gerhard Gilgenast un vero mago della matita che sulla scia dell’F-100 ha firmato le linee di Margaux Rose. È un 50 metri varato nel 1985 dal cantiere Schweers che ripropone la formula sperimentata con successo sullo yacht dell’Avvocato. Ovvero una sovrastruttura appoppata con un’ampia superficie sgombra a prua destinata ad accogliere mezzi di servizio e perfino una mongolfiera.

Yacht da spedizione

L’avvento sulla scena di Margaux Rose introduce due elementi degni di attenzione: il primo vede, dal punto di vista estetico, la definizione di una tipologia di yacht che riprende la filosofia tipica più degli expedition che dei rimorchiatori d’altura. Il secondo fa emergere il lavoro di progettisti che attingono direttamente da un’esperienza legata a yacht concepiti per uso privato. Una rotta questa che in seguito vedrà cimentarsi dopo John Munford, autore degli interni di Margaux Rose, altre celebrità dello yacht design.

Se all’inizio sono stati gli expedition a ispirare armatori e designer, con il passare degli anni la formula degli explorer ha preso sempre più piede fino a diventare un punto di riferimento. Gli Anni 90 hanno visto così salire alla ribalta delle cronache il 34 metri Kiring, costruito dal cantiere inglese Brooke con linee esterne firmate da Terence Disdale.

KIRING Firmato da Terence Disdale. Fu costruito nel 1993 dal cantiere inglese Brooke
SENSES Misura 60 metri ed è disponibile per il charter con Y.CO, www.y.co
MAUPITI Oggi naviga con il nome di Karima. Misura 49 metri di lunghezza

Maupiti, Senses

Nel 1993 è stata la volta del 46 metri Maupiti (oggi Karima), realizzata da Amels con le linee esterne curate sempre da Disdale mentre gli interni hanno messo in luce l’estro di Peter Marino. Qualche anno più tardi è toccato a Senses. Progettato da Martin Francis con di Philippe Starck con successivi interventi di Therese Baron Gurney, questo 60 metri rappresenta ancora oggi uno degli esempi più riusciti di explorer. Costruito in Germania dal cantiere Schweers e oggi disponibile per il charter attraverso Y.CO, Senses si distingue per lo spazio destinato ai toys. Dopo aver avviato questo trend con l’F-100, il made in Italy lascerà il segno con Tribù.

Tribù

Varato nel 2007 da Mondomarine questo 50 metri che ha già all’attivo due giri del mondo introduce un tema importante: la sostenibilità. “Tribù” commenta Luca Dini che ha curato il progetto delle linee esterne mentre gli interni sono di Piero Lissoni “è stato concepito per andare incontro al desiderio dell’armatore di avere una barca rispettosa dell’ambiente. È stato uno stimolo e ha aperto una nuova strada nel mondo della progettazione navale” conclude Dini. Uno sforzo ripagato con l’assegnazione della prima certificazione Green Star del Rina.

OCTOPUS Le linee di questo 126 metri strizzano l’occhio a quelle di un supply vessel
LE GRAND BLEU Il megayacht di 112 metri si distingue per la grande quantità di toys imbarcati

I giganti del mare

La febbre da explorer ha lasciato il segno anche sui cosiddetti giga yacht. In questa famiglia rientrano a pieno titolo Le Grand Bleu, 112 metri costruito nel 2000 da Bremer Vulkan con gli interni di Luciano Di Pilla. Octopus il gigante di 126 metri costruito da Lurssen che nel 2003 consacra all’attenzione un giovane Espen Oino autore degli esterni. Oppure Alfa Nero, un 81 metri concepito nel 2007 da Nuvolari-Lenard; fino ad arrivare a Luna, un 115 metri con esterni firmati da Newcruise, varato nel 2010 dal cantiere Lloyd Werft.

Vitruvius

Il successo della filosofia explorer ha permesso poi di inaugurare nuove strade progettuali che hanno visto nascere il concetto Vitruvius. Autore di questo approccio il cui principio scaturisce dall’esperienza maturata nella vela e poggia sull’efficienza della carena è Philippe Briand.

Partendo da questo presupposto il designer francese ha firmato i progetti di tre yacht costruiti da Picchiotti di cui due in particolare, il 50 metri Exuma e il 55 metri Galileo G, si distinguono per le linee meno tozze e molto più filanti. A coniare un nuovo stile ha contribuito anche il lavoro di Gregory C.

Marshall autore del progetto di Big Fish. Il 45 metri costruito nel 2010 in Nuova Zelanda da McMullen&Wing si distingue per un design che strizza l’occhio a forme molto squadrate. Qualcosa di diverso da quanto visto fino a quel momento e che soddisfa le richieste di un armatore con le idee molto chiare: «Voglio una barca in grado di navigare almeno tre mesi in completa autonomia girovagando per le più remote isole del Pacifico», aveva detto.

E aveva raccomandato: «Una barca che possa ispirare un senso di avventura; una barca diversa, perché su una barca diversa anche gli ospiti si sentono differenti». Dopo Big Fish il cantiere è oggi alle prese con la costruzione di un’unità simile ma lunga 50 metri.

ATLANTE Il 55 metri di Nuvolari-Lenard, varato nel 2015 dal cantiere CRN

Un fenomeno in crescita

A sostegno della tesi che il fenomeno degli explorer è destinato a durare a lungo le cronache ci raccontano dei vari che nel 2015 hanno visto scendere in acqua Atlante, il 76 metri Yersin e il 107 metri Ulysses. Da sottolineare come negli ultimi due casi si tratti di barche costruite da due cantieri, il francese Piriou e il norvegese Kleven, specializzati in scafi commerciali e che mai prima di allora si erano cimentati in progetti simili.

Un percorso questo seguito invece già da qualche anno dai Cantieri navali di Chioggia. La realtà veneta ha concepito la gamma Ocean King nata proprio dalla loro esperienza nella costruzione di navi commerciali e rimorchiatori d’altura.

Un successo italiano

E in questo scenario s’innesta un’altra realtà italiana che sul concetto explorer ha costruito il suo successo: il Cantiere delle Marche che in soli sei anni ha conquistato il 60 per cento del mercato degli explorer, nella fascia 80-130 piedi, tanto da diventare una case history in questo ambito.

“La crisi del 2008 ha selezionato il mercato e ha fatto tornare al centro dell’attenzione una clientela ridotta in termini quantitativi ma migliore a livello qualitativo” sottolinea Vasco Buonpensiere, amministratore delegato di Cantiere delle Marche.

“All’epoca c’erano due strade: quella che seguiva il concetto delle imbarcazioni plananti e l’altra orientata sul semi-dislocante o dislocante. Con il Cantiere delle Marche e la linea Darwin”, prosegue Buonpensiere. “Ci siamo ritagliati uno spazio in quest’ultimo segmento di mercato grazie a una proposta nuova e dall’impronta riconoscibile”.

Intuizione vincente che con il tempo ha conquistato consensi diventando una valida alternativa alla navetta, fino ad allora unica opzione per chi desiderasse un’imbarcazione dislocante.

Punti di forza

Il segreto di questo successo è stato saper riportare nel segmento tra gli 86 e i 130 piedi gli elementi di un explorer. “Attenzione non stiamo parlando solo di un’operazione di styling ma di veri e propri contenuti tecnici” prosegue Buonpensiere.

A iniziare dall’acciaio per lo scafo per continuare con il tema delle ridondanze degli apparati, il sovradimensionamento, le aree destinate all’equipaggio e ai servizi di bordo, la capacità di stivaggio, l’autonomia e la tenuta in mare. “Con il Cantiere delle Marche siamo riusciti a far convivere la disciplina di un progetto per una nave destinata a navigare, con uno stile che incarna i valori del Made in Italy”, aggiunge Buonpensiere.

In poche parole una barca con i muscoli ma che indossa un abito di alta sartoria. Oggi l’offerta del cantiere marchigiano comprende la linea Darwin firmata da Sergio Cutolo e declinata in tre modelli (86, 102 e 107) alla quale si affiancano il 90, 108 e 130 della gamma Nauta Air sviluppata da Nauta Design.

CLAYDON REEVES Cosmos è il progetto del 70 metri firmato dallo studio inglese

Ma cos’è, in definitiva, un explorer yacht?

In questi ultimi anni c’è stata una proliferazione di termini coniati per definire uno yacht sviluppato sul concetto di una barca da lavoro. Così ecco fioccare parole prese in prestito dall’inglese e spesso usate a sproposito come expedition, supply, research, ed explorer per l’appunto.

Soffermandoci su quest’ultima si può affermare, osservandone le linee esterne, che gli explorer yacht attingono ai rimorchiatori oceanici d’altura da una parte e ai supply vessel dall’altra. Il primo elemento che salta all’occhio è la sovrastruttura avanzata, che permette di sfruttare la zona di poppa completamente aperta per alloggiare tender, mezzi di servizio, i toys e l’rrinunciabile elicottero.

Altri elementi distintivi sono l’acciaio utilizzato per lo scafo, la prua alta e voluminosa, la poppa quadra e la carena a spigolo, che permette di contenere il rollio nelle andature lente, migliorandone la stabilità. Altri elementi distintivi sono la zona di comando posta sul ponte più alto con una visibilità di 360 gradi e dotata delle alette utili durante le manovre.

Un discorso a parte riguarda le finestrature. Queste, aprendosi verso l’alto, devono avere un’inclinazione di 20 gradi e non devono essere costituite da un’unica fascia così da offrire un’efficace resistenza in caso di urto con masse d’acqua imponenti.

La storia continua con nuovi progetti

Sulla scia degli scafi già varati sono stati realizzati anche moltissimi progetti nuovi. Tra questi meritano attenzione le proposte di Hydro-Tec una realtà che ha all’attivo collaborazioni con cantieri quali Mondomarine, Cantiere delle Marche e Palumbo Group.

“L’aspetto più interessante” commenta Sergio Cutolo titolare dello studio “è osservare come la formula degli explorer, pur salvaguardando i contenuti tecnici propri di questa tipologia di barca, sia in continua evoluzione, soprattutto per quel che riguarda la fruibilità degli spazi di bordo”.

“In poche parole” prosegue Cutolo “lo sforzo progettuale in atto è quello di rendere le superfici all’aperto utilizzabili a seconda delle diverse condizioni in cui ci si trova a navigare”. Non solo. “Altro tema importante riguarda l’incremento dei volumi e l’idea di adottare sistemi di propulsione ibrida”.

SEAXPLORER La gamma di yacht concepita dal cantiere Damen si compone di tre modelli con lunghezze di 65, 90 (nel rendering) e 100 metri. Questi explorer sono stati pensati con l’idea di poter navigare nelle aree più remote e anche in presenza di ghiacci. I SeaXplorer saranno costruiti tenendo conto degli standard fissati dall’IMO per la navigazione in acque polari. Le dotazioni contemplano l’elicottero e svariati tender di servizio o per le escursioni.

Kilkea e Seaxplorer

In poche parole siamo di fronte a uno scenario destinato a cambiare in fretta. E basta scorrere i progetti selezionati in questo servizio per rendersene conto. Il progetto Kilkea, sviluppato dallo studio Bannenberg & Rowell Design di Londra prende non solo lo spunto ma perfino la piattaforma navale da un supply vessel della linea Vard 1-08 concepita come mezzo di supporto per le installazionivpetrolifere marine.

Il lavoro dello studio londinese si è concentrato su un progetto che negli 82 metri di lunghezza coniugasse gli elementi tipici di un megayacht alla filosofia explorer.

Un filone questo sul quale si è cimentata lo scorso anno anche Damen che ha presentato Seaxplorer, linea che si compone di un 65, 90 e di un 100 metri.

FINCANTIERI YACHTS L’85 metri si distingue per le linee disegnate da Pininfarina

Italiani: ancora un successo

Un filone quello degli explorer che vede il talento italiano distinguersi con le proposte di Baglietto che ha presentato un progetto per un 48 metri firmato da Francesco Paszkowski, oppure CCN che grazie al contributo dello Studio Vallicelli ha proposto Phileas yacht di 35 metri. E ancora Fincantieri Yachts che ha concepito un 85 metri sviluppato in collaborazione con Pininfarina.

BAGLIETTO Il 48 metri del designer fiorentino Francesco Paszkoswki

Tra gli studi di progettazione emergono i lavori di Federico Santa Maria e Valentina Magnolfi, talentuosi designer distintisi per Pangea, un progetto per un 70 metri, vincitore di un premio. Senza contare il lavoro di un cantiere come C-Boat che si è proposto all’attenzione per i progetti di un 27, 31 e 33 metri tutti da vedere. Proposte queste destinate a varcare i confini della carta per affrontare gli oceani di tutto il mondo in cerca di quel gusto di avventura che solo l’Explorer oggi può dare.

GALILEO G Secondo esemplare della serie Viturvius è stato costruito da Picchiotti

BIG FISH Explorer di 45 metri firmato da Gregory C. Marshall

YERSIN Varato nel 2015 è un explorer di 77 metri costruito dal cantiere Piriou

BABBO Explorer yacht di 31 metri della linea Darwin firmata dal Cantiere delle Marche

CCN Il progetto del 35 metri della linea Phileas dello Studio Vallicelli

CANADOS Le linee della gamma Oceanic che annovera anche un 43 metri s’ispirano a quelle di un explorer

SILVER YACHT È in alluminio l’83 metri SilverLoft firmato da Espen Øino


MONDOMARINE Acciaio e alluminio per il 45 metri firmato Sergio Cutolo


SANTAMARIA MAGNOLFI Pangea è un 70 metri con un volume unico senza i ponti

 

EXPLORER YACHTS LA MIA OPINIONE

Carlo Nuvolari (Fondatore insieme a Dan Lenard dell’omonimo studio)

Mi piacciono gli “explorer”. Mi piace il concetto di costruire una nave privata – uno yacht – che garantisca sicurezza, comfort e privacy al di fuori dei canoni . Soprattutto mi attrae l’idea di costruire con cantieri commerciali. Un vero “explorer” per me non deve necessariamente assomigliare a una baleniera. Ma deve avere alcune caratteristiche precise.

L’explorer, secondo me, deve avere lunga autonomia, uno scafo capace di muoversi in mari piuttosto duri, un sistema di stabilizzazione super perché gli ospiti non soffrano, un apparato di propulsione semplice che richiede poca manutenzione, molta potenza per uscire da ogni difficoltà, tender grandi e in gran numero, e un eliporto sicuro.

High budget? Non per forza

Tanto più il “budget” disponibile sarà elevato tanto più la finitura esterna sarà elaborata e le forme potranno essere elaborate e complesse. A parte tutte queste caratteristiche abbastanza ovvie e oltre al fatto che uno yacht così potrebbe anche costare molto meno di uno yacht tradizionale, soprattutto rinunciando alla verniciatura lucida e al Marchio, la principale caratteristica di un Explorer è proprio quella di essere progettato “fuori dal mucchio”, liberamente.

Conosco armatori che hanno percorso la strada del vero Explorer e sono enormemente soddisfatti. Hanno finalmente uno yacht in cui hanno potuto lavorare liberamente con il designer, far trovare posto a tutte le loro idee, tutti i loro accessori tutte le loro soluzioni. Senza compromessi e senza che nessuno del tradizionalissimo e supponente mercato dello yachting li abbia potuti giudicare o peggio consigliare.

Eppure la maggior parte degli armatori, quando proponiamo questa via progettuale, dopo un entusiasmo iniziale ci cominciano a chiedere di “ammorbidire” il concetto. Fare un layout simile a quello di uno yacht, fare la barca più sportiveggiante, filante, verniciata lucida. E soprattutto farla da un fabbricante di yacht famoso.

La maggior parte della clientela è tradizionale, ha paura del nuovo e del giudizio del mercato e degli amici. È comprensibile. Peccato però che non abbia più coraggio. Se provasse la strada del vero “explorer” non tornerebbe indietro.

MC YACHT INT L’OceaNemo è un 44 metri che s’ispira agli explorer e ha molti tender a poppa

HOT LAB Si riferisce a Days l’explorer di 66 metri dello studio milanese
NUMARINE Nuova gamma denominata XP comprende un 24, un 32 e un 40 metri

LP YACHT DESIGN Ocean Atrium 50 è la proposta explorer dello studio inglese

HYDRO-TEC

Global Explorer il nome del progetto riferito a un 73,5 uscito dallo studio di progettazione ligure guidato da Sergio Cutolo. Tra gli elementi distintivi il layout che prevede il ponte inferiore adibito a zona di servizio e per l’equipaggio mentre le cabine per gli ospiti sono a prua del ponte di coperta. All’armatore è dedicato un intero ponte posto sul livello superiore. Il Global Explorer è stato concepito per avere un’autonomia di 7 mila miglia a una velocità di crociera di 13 nodi.

OCEAN KING Ammiraglia di 43 metri della gamma explorer proposta dai Cantieri Navali Chioggia

PIRIOU Progetto di 95 metri sviluppato dal cantiere francese che ha costruito il 77 metri Yersin


HUMPHREYS YACHT DESIGN Concept per un explorer di 60 metri concepito per accogliere a poppa una coppia di daysailer

ROYAL DENSHIP Lo studio Kroes & Poortinga ha firmato il progetto per questo nuovo 42 metri


BANNENBERG & ROWELL DESIGN

Lo studio inglese è partito da VARD 1-08, unità d’appoggio per le piattaforme petrolifere per la base progettuale su cui ha concepito un explorer di 82 metri commercializzato attraverso Edmiston. Interessante la soluzione adottata per i layout che vede le zone tecniche e quelle riservate all’equipaggio concentrate a prua e distribuite su cinque ponti. Il resto dello spazio è riservato agli ospiti (36) che hanno a disposizione ambienti ricavati all’interno di quattro ponti a iniziare dal main deck che occupa 668 mq. di superficie. Kilkea, questo il nome, è accreditato di una velocità di crociera di 12 nodi.


ZUCCON INTERNATIONAL PROJECT il 50 metri semicustom Teseo sviluppato per CRN


VRIPACK Point Break è il progetto di Vripack per il Passaggio a Nordovest


EGGANDDART DESIGN Ranger è un 58 metri che ospita anche un aeroplano Lisa-Akoya


WALLY Ammiraglia della linea Ace (43 m) reinterpreta il concetto explorer


BERING YACHTS 35m e autonomia di 6 mila miglia per il progetto di Sabdes Yacht Design


ER YACHT DESIGN Progetto di refit di un 60m per navigazioni oceaniche

LUCA DINI DESIGN Dall’esperienza maturata con Tribù il designer fiorentino ha sviluppato il progetto per un explorer di 55 metri

C-BOAT I progetti per due explorer di 27 e 33 metri ideati dallo studio Phi Design Lab

Top Yacht Design

The ambition of the Top Yacht Design publishing system is to enter into dialogue with owners and potential owners, with the world of designers and architects, with the yards and also with the companies that operate in the furnishing business. The result is that it will not only be a thoroughly enjoyable read but also an essential tool for sector professionals when it comes to keeping abreast with developments.

Leave A Reply

Altro... Nautica
Sanlorenzo SL 78, l’era Perotti continua all’insegna della luce
Anteprime: ecco Revolution, il nuovo 47 metri di Jongert
La tecnologia dei multiscafi è trasferibile al diporto?
Chiudi