Day off a bordo del First 30: prova e caratteristicheTempo di lettura: 9'

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Lui: trentenne, italiano, giurista in carriera. Lei: francese, una delle barche più attese dell’anno. L’attrazione è stata fatale. Si sono incontrati a Les Sables D’Olonne

di Giorgio Murnik

first 30 prova caratteristiche
Giorgio Murnik, 33 anni, giurista con la passione sfrenata della vela, ha rubato un giorno alle pratiche del suo studio ed è scappato a bordo del First 30, il nuovo 9 metri firmato Kouyuomdjian.

Eccomi a sud della Bretagna, pronto a salire in barca nel mezzo di una settimana di lavoro. Stooop! Facciamo un passo indietro: di lavoro io faccio il giurista… malefico mestiere! Qualche mese fa, al largo di Minorca con il mio amico Ale, che lavora per il Giornale della Vela, parlavamo del più e del meno. Ale mi lancia l’amo: “Ti piacerebbe provare una barca per noi?”. La risposta non poteva che essere affermativa, “tanto è uno scherzo” pensai. E invece… invece eccomi qui a Saint Gilles, a qualche miglio da Les Sables D’Olonne, davanti al First 30. Una barca che è quanto di più vicino a ciò che sto cercando per me.
first 30 prova caratteristiche

CI SIAMO, SONO PRONTO A SALIRE A BORDO DEL FIRST 30

Mentre scendo sul pontile basso per la marea ancora in abito da studio ma a piedi nudi, l’emozione è forte. Dopo qualche decina di metri eccola! È ormeggiata di prua, da qui lo spigolo è davvero evidente, le murate dritte la snelliscono parecchio. L’albero senza paterazzo con le crocette acquartierate ha una bella preflessione. La barra del timone in tubolare cromato mi dice che questa barca è stata sviluppata da Juan Kouyuomdjian, il progettista che ha ipotecato i premi della grande vela oceanica, e messa a punto da Michel Desjoyeaux, il più grande navigatore oceanico vivente. Come mi confermano gli uomini del cantiere, la barca richiama i Figaro, che da queste parti non sono solo barche, ma uno stile di vita.

In barca in giacca e cravatta

Emozionato come alla mia prima udienza, salgo a bordo. Uno degli uomini del cantiere, che non era mai andato in barca con un giurista in “divisa”, mi domanda se può chiamarmi “Maitre JiorJio”. Non sto nella pelle: non tolgo nemmeno la giacca, mi infilo i pantaloni da vela, i guantini che proteggeranno le mie manine da “hom de pena” e metto in chiaro le cime del pozzetto.

QUELLO CHE SERVE È A PORTATA DI MANO

Tutto quello che serve a regolare le vele come comanda il Signore è a portata. Salvo il cunningham che manca e il tesabase con fischietto sotto al boma, temo sia praticamente impossibile da regolare con aria senza scaricare la randa. Sono abituato alla mia derivetta, che da fuori sembra una ragnatela più che una barca e se la uso come termine di paragone qualcosa manca sempre. Qui il pozzetto è ben organizzato: all’estrema poppa c’è il trasto della randa a tutta ampiezza (facilmente regolabile sia dal timoniere sia dal randista). Insieme al vang a cascata demoltiplicato, non fa sentire troppo la mancanza del paterazzo. La posizione del timoniere è comoda e tutte le vele si vedono bene. Gli strumenti di navigazione messi in fondo ai paramare delle sedute non sono invece il massimo.

Pozzetto, tuga, sartie

Le panche del pozzetto sono sufficientemente lunghe per tre persone sedute comode. Vado alla consolle, la posizione non è niente male: posso puntellarmi con schiena, ginocchia e piedi quando devo lavorare e il passaggio non è né troppo ampio né angusto. Sulla tuga trovo a portata di mano tutte le manovre del drizzista: due winch Harken e i circuiti di vang e caricabasso del “pallone” sdoppiati, ideali quando i tempi di manovra devono essere rapidi. Poco dietro all’albero si incontrano le sartie con le lande a murata: le basse, come spesso accade, sono un po’ d’intralcio. L’antiscivolo controstampato è efficace. La falchetta, in legno massello, è un buon supporto puntapiedi. A prua il pulpito è aperto (evitando gli intralci con il tangone).

IN ROTTA VERSO IL MARE APERTO

Usciamo dal nostro posto barca in retromarcia, noto che tutte le barche qui sono ormeggiate di prua. I due tecnici di Beneteau mi spiegano il motivo: in questo porto-canale la corrente è spesso forte a causa delle maree. Prima di invertire il senso di marcia procediamo una cinquantina di metri, la barca governa bene e con agilità. Giunti nel mezzo del canale un colpo di marcia avanti e barra a sinistra per accostare. L’elica non spinge l’acqua sulle pale del timone, che non sono in asse con la stessa e per evoluire bisogna cominciare a muoversi un poco.

Buone prestazioni

Il motore è ben dimensionato per la barca, forse leggermente rumoroso in coperta, ma penso già alle vacanze con il mio prodiere “Giacomino” e alle dormite che mi farò nel lettone di poppa con il conciliante ronzio nelle orecchie durante i miei turni di riposo con poco vento. Buone le prestazioni: a poco più di 2000 giri, contro vento (circa 40° sul reale di 16 nodi) e contro corrente, procediamo a circa 5 nodi.

FINALMENTE ALZIAMO LE VELE

All’uscita del canale di Saint Gilles il mare è mosso, l’onda lunga oceanica si somma a corrente e vento spingendo verso terra. Per fortuna è pomeriggio avanzato, la corrente di marea diminuirà e non falserà la prova della barca. Appena alziamo la randa la barca leggermente traversata al vento sbanda e comincia a procedere circa a 5 nodi, con motore ancora acceso e marcia avanti al minimo. Visti i 15-20 nodi di vento restiamo un po’ conservativi e alziamo randa piena e un fiocco all’85%.

A motore spento

Spegniamo il motore e mi metto di bolina con le vele a segno. La barca non batte, lo scafo si appoggia sullo spigolo per tutta la sua lunghezza e scivola sulle onde con delicatezza, l’onda non ci fa rallentare per nulla, la prua vi si infila, la fende e ne esce senza sobbalzi. Nonostante la sua snellezza ha evidentemente dei buoni volumi. Le condizioni sono ottime e con lo stick in una mano e il circuito di fino della scotta randa nell’altra, mi rendo conto di sfoggiare uno dei miei migliori sorrisi. Una volta regolati vang e carrello, il timone è neutro e la rotta stabile, unico neo è che dando barra oltre a un certo angolo il timone diventa un po’ duro, sensazione che si acuisce quando la barca rallenta. Mi stupisce come una barca con questa forma possa stringere tanto il vento senza risentire in velocità.

La prova a vela

Con mare formato si riesce a tenere una bolina intorno ai 40°, con delle velocità che si attestano sui 6 nodi. Per poggiare mi aiuto lascando un po’ di randa con il circuito rapido. Ne approfitto per guadagnare un po’ di scotta sul circuito di fino che se non sto attento finisce alla prima cazzatona. Sulla raffica lavoro di carrello e l’angolo di sbandamento quando aumenta, lo fa in modo assai graduale e comunque non di molto. Con i puntapiedi armati riesco a regolare bene il circuito della randa, ma per farlo devo far passare la scotta tra la panca e il tubolare dei puntapiedi. “Se fosse mia”, penso, “cercherei una soluzione: andando da solo questo ostacolo può diventare fastidioso in manovra”. A 65° sul vento, il timone sempre neutro, mi fa faticare un poco mentre lavoro sull’onda e la barca nonostante sia di quasi un nodo più veloce (6,8 nodi) sembra un po’ pesante. In questa andatura avrei preferito avere un genoa più potente al posto del fiocchetto che abbiamo armato.

In velocità

A 90° con una progressione sorprendentemente rapida, la velocità si attesta a 7,6 nodi e a 120° si tengono costantemente i 7,8 nodi con le vele bianche. Da qui in poi a ogni poggiata la barca rallenta. A 150° va a 6,1 nodi e lavorare le onde è difficile. Alziamo un “gennakerone”, la barca si assetta sollevando leggermente la prua e una planatina fa toccare la velocità di 9,5 nodi a 130°. È il momento più appagante del pomeriggio: timone leggero, una sensazione di potenza docile che risponde a ogni variare delle microregolazioni, la barca senza praticamente uscire mai dalla planata surfa un’onda dopo l’altra.

Il First 30 torna in porto

È tardi, bisogna rientrare, il gennaker rientra nel suo sacco e a riva sale il fiocco. Mentre percorriamo a vela il lungo canale d’ingresso al porto, devo orzare un po’ e questo gioiellino mi regala l’ultima emozione della giornata: 30° all’orza rispetto al gran lasco e quasi due nodi (SOG) guadagnati in meno di 10 metri sulle acque tranquille. Accendiamo il motore e disarmiamo velocemente, è giunto il momento di esaminare un po’ più da vicino anche gli interni di questa “barchetta” insieme a Simon, il provista ufficiale che mi ha accompagnato.
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UN’OCCHIATA ALLE CARATTERISTICHE DEGLI INTERNI PRIMA DI PARTIRE

Salutiamo i nostri anfitrioni, che ci lasciano le chiavi della barca per farcela visitare a fondo. Gli interni realizzati con Nauta Design strizzano l’occhio alla crociera a corto raggio. Alcuni dettagli sono di pregio, come le modanature di carteggio e cucina in massello, altri lasciano un po’ a desiderare (occhio agli spigoli vivi degli stipetti e delle porte della cabina di prua). A poppa del carteggio si trova il bagno (grande per essere un 30 piedi). La cucina a L ha due fuochi, il frigo da 100 litri e un lavello in inox. La cabina di poppa a dritta ha un ampio letto sotto al quale si apre un vano dove mettere i borsoni di tutto l’equipaggio.

Dinette personalizzabile

Nella dinette si trova una delle soluzioni più ingegnose. Spostando un cuscino dello schienale a prua si apre un vano nella paratia che divide la cabina di prua dal quadrato: Profondo più di 40 centimetri, consente di allungare la dinette per ricavare altre due cuccette. La cabina di prua è dotata di letto centrale a V dall’ampiezza limitata verso prua, che è la contropartita delle linee sottili in questa sezione della carena. Il mio tempo a bordo è concluso e a malincuore con Simon ci dirigiamo verso il nostro alberghetto a due stelle (quasi tre), sul porto di Les Sables D’Olonne. Qui esploreremo porto, città e ristoranti. Domani mi aspettano 13 ore di viaggio per tornare a Milano e lì 13 metri cubi di pratiche da studiare.

Voglia di prendere il largo

Mentre scrivo sono in viaggio, Simon è partito prima di me con un’altra destinazione e io ripenso a tutte le emozioni provate. La voglia di prendere il largo è tanta. Se faccio caso alla signora italiana che mi siede a fianco in aereo in impermeabile Burberry e parla rumorosamente al cellulare, la mia vita da giurista perde un po’ di appeal. L’aereo stacca, posso riprendere a scrivere, socchiudo gli occhi e la sensazione sotto gennaker mi accompagna verso la fine di questa splendida avventura.
 

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Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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