Furto della barca, la giusta assicurazione può salvartiTempo di lettura: 7'

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Vi avevamo raccontato del furto della barca in Grecia per trasportare 70 migranti. Giuditta, poi spiaggiata in Calabria, era stata distrutta dalle onde. Una storia con rischi penali ed economici. Ma grazie all’assicurazione, il danno non si è tramutato in beffa

di Antonio Galassi

Una storia allucinante, quella del furto di una barca in un porto greco per trasportare un carico di migranti, conclusa con lo spiaggiamento della barca lungo le coste calabre. Questa disavventura ve l’avevamo raccontata nel numero di dicembre/gennaio. Ora vi diciamo com’è andata a finire e come l’armatore è riuscito a non avere nessuna conseguenza penale (sì, ha rischiato anche questo!).

Soprattutto scopriamo come la disavventura del furto di una barca piuttosto complicata, si possa risolvere senza danni economici grazie a una buona polizza assicurativa e ad un avvocato esperto. Per finire, considerazioni per non avere problemi, nel caso vi accada qualcosa del genere.

Premessa: il furto della barca

Il Sun Odyssey 43 del 2007 Giuditta, dopo aver navigato in estate in Grecia, per passare l’inverno viene ormeggiata a Porto Heli. È una rada vicino alle belle isole di Spetze e Hydra, un porto al sicuro dalle burrasche e con prezzi ragionevoli.

Una mattina di novembre 2010 Giuditta, dopo essere stata rubata dal porto greco, arriva sulla spiaggia della riserva di Capo Rizzuto con un carico di migranti clandestini. Si parla di 70 persone stipate su un 13 metri!

La barca è posta subito sotto sequestro come oggetto del reato. Ma la Capitaneria intima la rimozione, subordinata al sequestro, perché è finita all’interno dell’area marina protetta di Isola di Capo Rizzuto. Per settimane non si può toccare nulla e la barca rimane semisommersa (il mare l’ha riportata verso il largo) con un fianco sfondato. Poi una burrasca la demolisce del tutto. Quando arriva il provvedimento di dissequestro non resta che raccogliere e smaltire qualche pezzo di resina e metallo.

Le cose si complicano

Nel porto greco non si erano accorti di nulla, è l’armatore a informare il cantiere che l’aveva in custodia. L’autorità portuale greca fatica a riconoscere che era in porto, perché non trova traccia dei timbri sul transit log, rubato con la barca.

Giuditta era stata acquistata tramite contratto di leasing acceso con la Selma Bipiemme ed era assicurata con una polizza di tipo “all risks” attraverso il broker assicurativo ASSITECA. Subito dopo l’incidente, vista la complessità dei fatti, con risvolti non solo assicurativi ma di diritto penale (possibile complicità con i trafficanti di migranti) e marittimo (responsabilità oggettive per potenziale inquinamento dell’area marina), è stato scelto per l’assistenza lo Studio Boglione di Genova.

Sul piano economico la storia è quasi a lieto fine. La barca è scomparsa e ne resta solo un ricordo, ma l’assicurazione liquida rapidamente la perdita totale all’armatore e si fa carico delle spese per il recupero, rimozione e smaltimento del relitto.

Furto di barca, i consigli dell’avvocato

Tra i diversi problemi di un furto così, il problema assicurativo è “caldissimo”. È stato subito chiaro che si andava verso una perdita totale della barca, non solo per la difficoltà del recupero ma anche del sequestro disposto dalle autorità.

Di fatto era “intoccabile” per l’armatore, che ha incaricato l’avvocato Giandomenico Boglione che ci racconta: “Gli armatori sono presuntivamente responsabili di tutti i danni che l’imbarcazione provoca a terzi anche quando non sono a bordo. Siamo venuti a conoscenza del caso quando il reato era consumato.

È la prima volta che mi occupo di un caso come questo, ne ho visti diversi nei quali le imbarcazioni erano state rubate per traffico di droga. Purtroppo, per i proprietari si possono configurare ipotesi di reato
a loro carico, in particolare se il furto viene scoperto dalle autorità che li inseriscono nella lista degli indagati.

Bisogna intervenire subito per chiarire l’estraneità all’evento ed ottenere al più presto il dissequestro dell’imbarcazione perché non subisca ulteriori danni e soprattutto non ne crei a terzi o all’ambiente”.

Scelta della polizza, ecco cosa considerare

In questo caso la collaborazione tra armatore, attraverso l’avvocato, e compagnia di assicurazione è stata determinante per arrivare rapidamente alla liquidazione del danno. Prosegue l’avv. Boglione: “Le polizze corpi sono redatte su formulari di non facile lettura e offrono agli assicuratori diversi ambiti di difesa; poche coperture prevedono la rimozione del relitto e ancora meno l’assicurazione contro i danni da smaltimento o da inquinamento.

Nel caso di Giuditta abbiamo incontrato un assicuratore serio ed una copertura assicurativa ampia. La compagnia ha nominato un proprio perito per limitare i costi di rimozione e smaltimento. Abbiamo preliminarmente risolto amichevolmente alcune criticità di natura giuridica, in primis la complessa tematica relativa all’abbandono della nave.

A chi deve assicurarsi posso dire di fare attenzione alle condizioni contrattuali: talvolta il termine “all risk” è usato a livello commerciale ma non nella sostanza. Spesso la copertura assicurativa riguarda alcuni rischi nominati, con clausole molto complicate. Attenzione anche alle polizze RC, coprono le persone ma a volte non includono le cose di terzi”.

Ecco i consigli degli assicuratori

Matteo Berlingieri, di Assiteca: “Ci siamo trovati a dover gestire delle stranissime circostanze con uno strumento assicurativo che era all’altezza. La perdita totale è un rischio coperto dalla quasi totalità delle polizze. Quello che non lo è sono alcuni tipici danni indiretti come quelli occorsi nel caso di Giuditta.

Le spese di recupero e smaltimento del relitto possono superare di molto il valore dell’imbarcazione mentre le coperture standard garantiscono (quando lo fanno) il risarcimento solo per un terzo del valore stesso. Nel nostro caso il preventivo iniziale per recupero, distruzione e smaltimento era di 130 mila euro. Oltre il valore della barca (risarcibile), ne sono stati spesi circa 50 mila. Un massimale capiente non è solo una tutela in caso di costi rilevanti ma permette un coinvolgimento dell’assicuratore che può ridurre le spese”.

Per non avere problemi

Se lasci la barca all’estero, è necessario avere la prova che la barca sia affidata a un porto o cantiere con una ricevuta che attesti giorno e ora in cui la barca è stata presa in carico. Fondamentale perché consente agli assicuratori l’azione di rivalsa. E agevola l’assicurato a percepire l’indennizzo.

Occhio ai massimali. Attenzione alle “coperture di stile” ovvero massimali risibili per danni consistenti. Una buona polizza anche se di compagnia straniera deve avere la clausola di competenza nel nostro paese: foro italiano e legge applicabile italiana.

All’estero sì, ma non per la controversia. L’estero deve rappresentare solo il soggetto che paga il danno, ma in caso di controversia non bisogna intraprendere una causa all’estero. È essenziale che la stessa sia “stimata” in modo che la liquidazione dell’indennizzo avvenga sulla base del valore dichiarato in polizza”.

ASSICURAZIONI le parole chiave da sapere

ALL RISK Così vengono contraddistinte le polizze assicurative che coprono qualunque evento tranne quelli esplicitati in polizza. Purtroppo è usato spesso impropriamente a livello commerciale ma non nella sostanza.

NAMED PERILS Termine contrapposto ad all risk: definisce una polizza assicurativa a “rischi nominati” ovvero che copre unicamente i rischi elencati nella stessa.

ABBANDONO Antico istituto del diritto marittimo attualmente disciplinato dagli art. 540 e seguenti del codice della navigazione a disposizione dell’assicurato che “abbandona” l’imbarcazione alla Compagnia Assicurativa che ne diventa proprietaria e sue sono le conseguenze. Può dare luogo a tempistiche e costi del procedimento giudiziale che ne deriva dal momento che spesso scaturisce un contraddittorio quando la Compagnia declina la richiesta di abbandono instaurando un processo ordinario.

BROKER Intermediario assicurativo che cura il rapporto tra l’assicurato e la compagnia per l’assunzione del rischio con lo scopo di ridurre l’ammontare del premio e in caso di sinistro per garantire la pronta liquidazione del danno.

STIMA Termine specifico nel diritto assicurativo marittimo. Una polizza stimata implica che il valore indicato nella scheda di copertura – dichiarato dall’armatore – sarà il massimale di polizza. Al contrario in una polizza non stimata il valore risarcibile per la perdita totale sarà il valore commerciale dell’imbarcazione al momento del danno (quindi deprezzato da IVA e usura) In tal caso la dichiarazione del contraente nella scheda di copertura avrà la sola funzione del calcolo del premio e non di valore indennizzabile.

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