Staffa, il novellino che attraversò l’Atlantico grazie alla tecnologiaTempo di lettura: 12'

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Senza alcuna esperienza, Gian Piero Staffa in un anno ha percorso 15.000 miglia e attraversato l’Atlantico due volte. Grazie alla tecnologia

Gian Piero Staffa, il novellino che attraversò l'Atlantico grazie alla tecnologia
Gian Piero Staffa, a prua dell’Amel 54 Now or Never, non riesce a contenere la propria gioia in vista della Martinica. All’età di 54 anni sta completando il sogno della sua vita: la prima traversata atlantica in solitario in barca a vela.

Fino all’anno scorso non era praticamente mai salito su una barca a vela e non sapeva fare un ormeggio. Ancora oggi non sa terzarolare una randa (e non ha nessuna voglia di imparare a farlo). Eppure, negli ultimi quindici mesi, ha navigato per 15.000 miglia, di cui la metà in solitario, attraversando due volte l’Atlantico da solo: all’andata (dalle Canarie ai Caraibi) e al ritorno (dai Caraibi al Mediterraneo).

Curriculum

Gian Piero Staffa, 54 anni di Roma, trapiantato da oltre vent’anni a Bologna dove si occupa di progettazione e marketing nel settore dell’audio professionale, ha realizzato il sogno della sua vita riponendo totale fiducia nella tecnologia sviluppata fino a oggi per le attrezzature e le strumentazioni delle barche a vela.

Dopo avere compiuto 50 anni si è preso una pausa dal lavoro per realizzare il sogno della vita che stava diventando un’ossessione: attraversare l’Atlantico in barca a vela in solitario.

“La traversata, senza l’aliseo, non è la bella passeggiata che tanti raccontano. Ci sono giornate di bonaccia che pare impossibile stare in oceano, o di bolina da star male”

In mare la tecnologia è fondamentale

“I velisti, anche quelli che hanno scritto i libri, sostengono che in barca meno apparecchiature ci sono e meglio è, perché quello che non c’è non si rompe”, spiega Staffa. “È vero, ma anche i primi airbag esplodevano e i sistemi abs si rompevano, mente oggi sono affidabili.

La tecnologia è indispensabile ed è sbagliato farne a meno. Soprattutto se permette di andare in Atlantico in barca a vela a idioti come me”, aggiunge Staffa, che ha un profilo su Facebook che si chiama proprio Atlantic Crossing for Idiots, pur non essendo affatto un idiota.

Dall’età di 20 anni ha sempre letto libri e riviste di vela, diventando un grande esperto di teoria: “So come si danno i terzaroli, ma non lo so fare”, ma per nulla di pratica. Le sue esperienze si limitavano a una crociera ai Caraibi nel 2006, con la moglie Mara e i due figli, a bordo di un catamarano charterizzato con skipper e hostess, a un trasferimento in Sardegna, ormai trent’anni fa, con un amico che aveva un Comet 1050 e all’esame della patente nautica presa tre anni fa.

Per tutti questi anni Gian Piero Staffa ha coltivato la passione per la vela, intesa come un’idea di viaggio, con il sogno di attraversare l’Atlantico in solitario. “Dopo avere compiuto 50 anni, mi sono reso conto che alcune cose che continuavo a rimandare a domani le dovevo fare ieri. I sogni che avevo nel cassetto hanno iniziato a trasformarsi in ossessioni e mi ha preso il panico”.


Sopra, Gian Piero Staffa lascia il porto di Lanzarote a bordo dell’Amel 54 Now or Never. Per la prima volta nella sua vita si trova in barca a vela da solo e ha davanti a se l’oceano Atlantico. Per attraversarlo ha deciso di navigare con un ketch, che con due alberi (più corti di quello di uno sloop su un’imbarcazione di pari misura) ha un piano velico più facile da gestire.


Comandante… senza esperienza

Staffa cita Oscar Wilde: “L’unico modo per liberarsi di un’ossessione è cedervi”. All’inizio del 2010 ha deciso di prendersi una pausa e ha trovato un Amel 54 che aveva bisogno di un comandante, chiamato Now or Never (ora o mai più).

“Era a Varazze e, per portarlo a Ravenna, è venuto con me uno skipper che, solo dopo essere partiti, ha capito la sfortuna che gli era capitata: in barca avrebbe dovuto fare tutto lui. Prima di salpare gli avevo dato l’impressione di avere esperienza, perché a parole sapevo tutto, ma una volta in mare è parso evidente che io non sapessi fare nulla. Ho provato grande imbarazzo, ma alla fine Mario Brunacci è stato il mio vero istruttore”.

Ormeggiata (dallo skipper) la barca a Ravenna, Staffa non l’ha toccata per tre settimane. Poi una mattina ha preso coraggio e, con la moglie, ha fatto un piccolo giro davanti a Ravenna.

Così è partita l’avventura

“A giugno, con Mara e uno skipper, sono andato a Rovigno e tornato. Poi, ad agosto, sono andato in crociera con la famiglia in Croazia. Dare ancora in rada oppure ormeggiare la barca mi metteva ansia, ma navigare no. Allora ho capito che per attraversare l’Atlantico non c’era bisogno di aspettare un altro anno”.

Un momento di piatta atlantica. In alto, Gian Piero Staffa al passaggio di Gibilterra. Sopra, in crociera ai Caraibi lo scorso Natale, dove è stato raggiunto da familiari e amici al termine della sua prima traversata.

Il 7 ottobre è partito da Ravenna con un amico e, fermandosi prima a Hyères per fare carena e controllare la barca alla base dell’Amel, poi a Torremolinos, il 13 novembre ha raggiunto Lanzarote alle Canarie, da dove, dieci giorni dopo, è partito per la traversata in solitario.

La barca giusta

“Quando mia moglie e i miei amici mi hanno mollato le cime a Lanzarote, ho provato una forte emozione”, racconta Staffa. “Per la prima volta in vita mia ero in barca da solo e avevo l’oceano davanti. Non avevo nessuna idea di come sarebbe stato, ma mi sentivo sicuro perché stavo su una barca tecnologica”.

Che poi, l’Amel 54 sul quale naviga, è esattamente come lo consegna il cantiere. Quando Staffa parla di barca tecnologica, intende un modello con tutte le moderne attrezzature, montate di serie, che fanno storcere il naso ai velisti esperti e puri, ma che lui trova molto utili: “Ho quasi 55 anni e girare la manovella di un winch è il massimo sforzo che voglio fare, perché non sono uno sportivo o un marinaio. Per me la barca a vela è un mezzo per viaggiare”.

Staffa, conoscendo i propri limiti, si affida a un’imbarcazione che gli consenta di navigare come e dove vuole. “Deve avere un pozzetto centrale da dove posso manovrare, regolare le vele e controllare la strumentazione. Deve essere un ketch, perché il piano velico frazionato è più facile da gestire di quello di uno sloop, che ha un albero più alto e prima di ridurre vela faccio in tempo a disalberare”.

Poi, deve avere una serie di accessori che fa inorridire i puristi

“Genoa, trinchetta e randa devono essere rollabili elettricamente; sono vele con sistemi affidabili anche con vento forte, e tra dieci anni le vedremo su tutte le barche. I winch devono essere motorizzati”. In caso di malfunzionamento o guasto? “Ho il telefono satellitare: una volta ho dovuto effettuare una riparazione, ho chiamato la ditta e il tecnico mi ha indicato cosa fare. In cinque minuti avevo risolto il problema”.

Indispensabile il pilota automatico: “Durante le traversate, ho timonato al massimo un’ora. I piloti di oggi possono essere impostati su diversi programmi a seconda del mare e del vento e hanno gli allarmi collegati al Gps”.

Se si rompe? “Ne ho due, con le bussole e i sistemi elettronici indipendenti, ma intersecabili. Comunque, dopo 15000 miglia, il secondo non è ancora stato utilizzato”.

C’è anche da dire che Staffa naviga con prudenza, perché “non mi corre dietro nessuno, quindi non forzo mai la situazione. La sera mi metto il pigiama, mi infilo sotto il piumone, guardo due film e dormo tutta la notte.

Il murale di Now or Never sull’isola di Faial, alle Azzorre che, come vuole la tradizione testimonia il passaggio di una barca che attraversa l’Atlantico.

In cabina ho la strumentazione visiva degli strumenti che ho in pozzetto e al carteggio: stazione del vento, radar, vhf e AIS. Se suona l’allarme perché sono cambiate bruscamente le condizioni meteo, la barca ha cambiato velocità, è in arrivo un’onda grossa o c’è una nave nei paraggi, in qualsiasi parte della barca mi trovi vedo subito di cosa si tratta”.

Anche per quel che riguarda le insidie naturali, Staffa si fida della tecnologia

“Le burrasche sono segnalate in anticipo sui programmi meteo. Guardando le previsioni tutti i giorni, è impossibile finirci dentro per sfortuna: si muovono più o meno alla velocità della barca e c’è sempre tempo per evitarle. I groppi, con le tempeste di fulmini, sono letti dal radar”.

Se centrano la barca i fulmini bruciano l’elettronica di bordo e sono guai. Non per Staffa: “Su un computer portatile ho configurato il sistema di navigazione con il programma Time Zero della MaxSea. Quando ci sono i fulmini, lo isolo dentro al forno, che è una gabbia di Faraday.

Se l’elettronica dovesse bruciarsi, lo collego a un’antenna portatile per continuare a studiare la mia rotta e visualizzare la mia posizione. L’alimentazione ce l’ho assicurata da un generatore di riserva da 700 watt, uno di quelli da bricolage, che con cinque litri di miscela va avanti una vita”.

Staffa al Peter’s Café Sport di Horta, dove si è fermato nella traversata di ritorno.
Staffa simula il mal di mare, che colpisce chiunque navighi tante miglia, senza scalfire la passione per il mare.


Vela e musica

A sinistra, Staffa con la chitarra che si porta in barca. “Tutti i giorni contiamo sempre su qualcuno. Ho voluto navigare in oceano per vedere come me la sarei cavata da solo”, racconta.

La sua esperienza la sta scrivendo in un libro che trae ispirazione dalle parole di una canzone di Francesco Guccini: Nel suo cuore la Nina, la Pinta e la Santa Maria. “A differenza di Colombo sapevo che di là avrei trovato i Caraibi, ma non sapevo cosa avrei trovato dentro di me”.

Da destra, il paragone tra il tramonto in oceano e in Adriatico.

atlantico  

Comfort a bordo

Gian Piero Staffa è abituato alla comoda vita di casa e sa che in mare, quella che sulla terraferma sarebbe una innocua situazione di disagio, dopo 24 ore porta all’insofferenza: “Dopo averla fatta due volte, posso dire che, se non c’è l’aliseo, la traversata atlantica non è la bella passeggiata romantica che tanti raccontano.

Andando dalle Canarie ai Caraibi, pur partendo a fine novembre, i primi undici giorni delle tre settimane di navigazione sono stati di bolina con onda lunga. In quelle condizioni la prua sbatte in continuazione, la barca ti scuote e ti devi sempre aggrappare a qualcosa.

Mi prende quello che chiamo il maressere, una forma di mal mare che non ti fa vomitare, ma che ti fa passare le giornate senza voglia di fare nulla, tantomeno di cucinare. In barca ho un forno a microonde per riscaldare delle porzioni di zuppa surgelata di lenticchie o ceci così, sforzandomi, riesco a mangiare un pasto ricco di proteine e liquidi”.

“Se ce l’ho fatta io…”

Staffa, per stare bene in barca durante le lunghe navigazioni, se viene inzuppato da un’onda, si fa la doccia in cabina con l’acqua calda e si asciuga i capelli con il phon. I lupi di mare magari rideranno di lui (anche se quelli che ha incontrato non l’hanno fatto), ma grazie alle comodità e agli accessori tecnologi, in poco più di un anno ha macinato 15000 miglia di navigazione.

Non male per uno che fino all’anno scorso non sapeva ormeggiare la barca. “Se ce l’ho fatta io, lo possono fare tutti”, ammette prima di citare Bertrand Russell: “All’uomo possono succedere due cose terribili: non realizzare i sogni e realizzare i sogni”. Infatti, dopo l’Atlantico in solitario, ora Gian Piero Staffa sta pensando al Pacifico e al prossimo sogno: il passaggio a Nord Ovest.

Andrea Falcon

I LUOGHI PREFERITI DI GIAN PIERO STAFFA

Durante la traversata atlantica bisogna fare tappa obbligata al Café Sport alle Azzorre. Salina e Stromboli sono tra le isole più belle di tutto il Mediterraneo

Horta
Il porto sull’isola di Faial (Azzorre). Regala la sensazione di arrivo nella traversata da ovest a est. Birra obbligata al Peter’s Café Sport.


Isole Les Saintes
Si trovano a sud dell’isola di Guadalupa, alle Antille. Sono isole molto piccole, senza moli e poco battute, dove si può fare il bagno in rada.


Isola di Lavezzi
A sud est della Corsica, con tanti scogli affioranti e baie minuscole. Affascinante a sud quella del cimitero dei marinai del Sémillante.


Stromboli
Lasci la barca e sali fino alla cima al vulcano. Stai a guardare un po’ l’eruzione e poi scendi di nuovo fino al mare nella cenere di lava.

Salina
Tra le isole più belle del Mediterraneo, dove ti senti Ulisse. Una spiaggia magnifica come Pollara non si trova neanche nelle cartoline.


Incoronate
Le isole della Croazia, dove all’ancora in rada di notte, con la luna piena e l’acqua piatta, ti sembra di stare in un quadro di Friedrich.

I CONSIGLI DI GIAN PIERO STAFFA

L’AIS annulla la paura di navigare in rotta di collisione con le navi. Con il Time Zero è come avere un navigatore esperto a bordo che ti consiglia sempre dove andare

Carteggio accessoriato

La navigazione di Gian Piero Staffa è totalmente strumentale e prevede l’utilizzo di Gps, stazione del vento, radar, vhf, telefono satellitare e chart plotter. Sui due computer portatili c’è il back-up di tutto il sistema, dei dati e dei programmi.


Sonni tranquilli con l’AIS

Una delle maggiori preoccupazioni per chi naviga in solitario è la collisione con le navi. Con l’AIS, l’Automatic Identification System, che segnala la rotta, il nome e la dimensione delle navi che navigano nei paraggi, passa
la paura.


MaxSea Time Zero

È il programma per tracciare la rotta più favorevole, veloce, corta o tranquilla che si voglia seguire. Inserendo i dati meteo e le condizioni con le quali si vuole navigare, fornisce la traccia come farebbe un navigatore professionista. Segnala con un’icona anche la posizione in tempo reale della propria barca.

Forno a microonde

Nelle giornate in cui si naviga di bolina senza soluzione di continuità, cucinare è impossibile e il fastidio toglie la voglia di mangiare. Se si hanno delle zuppe di lenticchie o ceci preparate prima e surgelate, riscaldandole nel microonde si riesce comunque ad assimilare un pasto caldo e carico di proteine e liquidi.

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