Tanti annunci ma… l’Italia potrebbe essere fuori dalla Coppa AmericaTempo di lettura: 4'

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In Italia si fanno annunci di sfide di Coppa America e giri del mondo, ma poi non si fa nulla. Probabilmente a questo giro i team del tricolore saranno fuori gara

a cura di Andrea Falcon

l'Italia potrebbe essere fuori dalla Coppa America
FLOP. Il presidente della FIV Carlo Croce, al centro, con Giovanni Soldini, a destra, e John Elkann il giorno della presentazione di Italia 70. Il suo progetto di una barca italiana alla Volvo Ocean Race è fallito.

L’espressione “low profile” (con cui si definisce la capacità di stare sotto il livello dell’apparire) fu introdotta nel mondo della vela nel 1997 da Patrizio Bertelli. Il fondatore di Luna Rossa, sin da quando iniziò la sua prima campagna di Coppa America, ridusse la comunicazione al minimo. Fu sempre molto cauto nel lanciare proclami. Al contrario di quanto accade ora, nel mondo della vela agonistica. In Italia si annunciano grandi eventi e svolte, anche legate alla Coppa America, ma poi non si fa nulla.

Perché ci manca Luna Rossa

Luna Rossa entrò nel cuore degli italiani navigando sull’acqua e vincendo le regate. Pure dopo aver messo qualche coppetta in bacheca, Bertelli e i suoi hanno sempre mantenuto un profilo basso, ben consci del fatto che l’obiettivo per il quale erano partiti, ovvero vincere l’America’s Cup, non era stato raggiunto. Ecco, lo “stile Luna Rossa”, che per tanti anni è stato perfino incompreso, oggi ci manca un po’. Ultimamente arrivano grandi annunci da più parti, ma di fatti se ne vedono ben pochi, anzi proprio nessuno. A dare retta alle parole, in Italia avevamo un team che doveva partecipare alla regata attorno al mondo (la Volvo Ocean Race). E ancora, un sindacato che deve partecipare all’America’s Cup e uno che dice di partecipare. Probabilmente nessuna barca con il tricolore sventolante a poppa parteciperà ad alcuno di questi grandi eventi.

Mascalzone Latino sembra avere difficoltà a portare avanti la sfida di Coppa America.

L’Italia è tristemente fuori dai grandi giochi

L’operazione messa meno peggio è quella di Mascalzone Latino, il sindacato di Vincenzo Onorato che per primo ha lanciato la sfida a Oracle Racing per la 34esima America’s Cup. Ebbene, per ammissione del suo stesso fondatore, Mascalzone Latino sta incontrando enormi difficoltà per sostenere l’impresa. Onorato probabilmente sta iniziando a mettere cautamente le mani davanti. Il suo ritiro avrebbe del clamoroso, dato che la sua sfida era stata annunciata addirittura con il ruolo di Challenger of Record. Ovvero con il compito di decidere insieme al defender (il detentore) della Coppa (Oracle Racing), le regole e il formato della prossima edizione (che si disputerà nel 2013 a San Francisco con la nuova classe AC 72, i catamarani di 22 metri con l’ala rigida).

Il paradosso Onorato e gli altri team della Coppa America

In pratica, Onorato corre il rischio di cadere nel paradosso di non riuscire a partecipare a un evento che lui stesso ha attivamente contribuito a creare. Speriamo di no. E lo speriamo vivamente, di tutto cuore, perché Onorato è appunto quello messo meno peggio. Infatti, per dare un’idea di come siamo messi, le speranze di vedere un team italiano in Coppa America sarebbero altrimenti legate a un non ben definito team chiamato Venezia Challenge.

Il fantomatico Venezia Challenge

Il suo logo è stato depositato presso la Camera di Commercio di Milano, ma che non hai mai versato la tassa d’iscrizione alla Coppa America. Il suo ideatore, Carlo Magna, sconosciuto al mondo della vela, ha tentato un’operazione di marketing, producendo un marchio che rappresentasse l’idea di un prodotto italiano da esportare in ambito internazionale. Insomma, fuffa. Venezia Challenge, in quasi un anno di lavoro, si è fatta un po’ conoscere. Quando ha finalmente annunciato qualcosa che riteneva di veramente importanza, ovvero la scelta di essere rappresentata dalla Società Canottieri Marsala, ha scatenato le ire del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni.

Incidenti di percorso in Laguna…

Orsoni è anche il Presidente della Compagnia della Vela di Venezia, che a quel punto ha proibito a Magna di usare il nome di Venezia per la sua operazione di marketing (altro che sfida di Coppa America). Anche Carlo Croce, presidente della Federazione Italiana Vela e presidente dello Yacht Club Italiano, ha dovuto battere in ritirata.

… e in Liguria

Nel settembre del 2009 aveva annunciato a Genova la sfida di Italia 70 alla Volvo Ocean Race, con una presentazione che aveva visto la sede dello YCI gremita come non mai. Al suo tavolo c’erano da un lato lo skipper Giovanni Soldini e dall’altro John Elkann, il nipote di Giovanni Agnelli e presidente di Fiat Group, che aveva già comprato la barca (l’ex Ericsson3, quarta classificata all’ultimo giro del mondo) mettendoci 2,5 milioni di tasca propria. Croce e Soldini hanno detto di non avere raggiunto il budget necessario (circa 15 milioni).

L’importante è partecipare

Alla scorsa edizione della Volvo Ocean Race, Delta Lloyd (con una barca di seconda mano) e Green Dragon hanno regatato con un budget al di sotto dei 10 milioni di euro e con il vecchio motto che forse ogni tanto bisognerebbe ricordare: “L’importante è partecipare”. Diversi di quelli che erano su quelle barche, ora affronteranno un secondo giro del mondo in condizioni migliori o sono impegnati in altre avventure. L’ex Ericsson3 di Italia 70 è ancora ferma su un piazzale a La Spezia.

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