K42, il custom yacht di Floating Life per navigare in sicurezzaTempo di lettura: 4'

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K42 è il secondogenito di una famiglia che farà scuola: parliamo della serie K di Floating Life, degli yacht così customizzabili che persino il progetto rispecchia i desideri dell’armatore

K42, il custom yacht caratteristiche serie K di Floating Life
Rompono gli schemi gli scafi della serie K di Floating Life e rivendicano la loro principale caratteristica: quella di essere dei veri custom. Anzi, l’apologia stessa di un custom yacht. Perché in un segmento, quello dei motoryacht tra i 30 e i 50 metri, in cui il semicustom sta diventando la regola, queste barche consentono ai loro armatori di scegliersi addirittura la sovrastruttura. In comune, infatti, le barche della Serie K hanno solo la carena, che non varia nelle diverse lunghezze.

Prima di parlare del secondogenito della famiglia, il K42, occorre però mettere in chiaro le cose. Quando si parla di Serie K, si parla di una serie di barche ideata, progettata e venduta dalla Floating Life e da Andrea Pezzini, che di questa società è il Ceo. Di volta in volta, poi, la loro costruzione viene affidata a un cantiere diverso, scelto dopo un attento lavoro di valutazione anche in base alle richieste dell’armatore.

«E non potrebbe essere diversamente», spiega Pezzini, «le richieste dei nostri armatori sono così diverse una dall’altra che ogni volta è necessario trovare il cantiere giusto».

Nel caso del K42 la scelta è caduta sul Cantiere delle Marche perché era quello che offriva le migliori garanzie e il miglior rapporto qualità prezzo.

Le dimensioni di K42

Questa barca, che sarà lunga 42 metri e avrà un baglio di 9,2 metri è caratterizzata da una sovrastruttura importante che lo stesso armatore ha definito scherzosamente: un vero e proprio “abuso edilizio”. Cinque ponti su un 42 metri del resto sono tanti, inutile negarlo. Ma il bello di questa serie è proprio il fatto che ciascuno può soddisfare i suoi desideri in fatto di yacht. Dove altro si riuscirebbe a trovare una barca di queste dimensioni con una simile sovrastruttura? Il risultato è decisamente intrigante.

Design esterno

Costruito in acciaio e alluminio, il K42 ha linee esterne firmate dallo Studio Sculli di Sarzana. È caratterizzato, oltre che dalla sovrastruttura imponente, anche da una prua alta e possente e dalla zona poppiera lunga e articolata su due livelli: uno dedicato al beach club e quello superiore destinato ad accogliere un tender di dieci metri.

L’insieme ricorda una barca da lavoro del Nord Europa, rivisitata in versione moderna, accattivante e dotata di una mascolinità non trascurabile. È stato pensato per essere un explorer e, anche se su richiesta dell’armatore non avrà la classificazione Ice, è strutturato per navigare in sicurezza anche in zone remote.

La carena è stata progettata con lamiere di spessore sovradimensionato per avere una sicurezza maggiore e questa caratteristica è stata mantenuta anche per l’opera morta. Questo per poter evitare la stuccatura mantenendo un ottimo avviamento dei fianchi e diminuire al massimo i costi di manutenzione. Inoltre, è stata testata nella vasca navale di Goteboerg dove ne sono state certificate le sue doti di robustezza e tenuta di mare. È stato valutato che quella stessa piattaforma può essere utilizzata per un range di scafi che vanno dai 38 ai 45 metri.

Se a tutto ciò si aggiunge che il K42 dispone di un tank deck con grandi spazi per lo storage e di un tunnel per le ispezioni tecniche, non è difficile immaginare quale sia la vocazione di questo yacht.

  

Interni

Il lower deck, che è subito sopra il ponte tecnico, accoglie due delle quattro cabine ospiti e dà accesso alla beach area. Questa è direttamente collegata con la piattaforma esterna, ma al contempo è protetta da una porta stagna, che viene chiusa in navigazione. A dire la verità, essendo certificato All Ocean, il K42 è tutto strutturato a compartimenti che possono essere chiusi a seconda delle esigenze. Inoltre, che evitano l’affondamento in caso di danni. Il main deck è pensato come un unico grande spazio di quasi 250 metri quadrati fino a mezzanave.

Nella parte prodiera accoglie invece le altre due cabine ospiti e i loro bagni. Esternamente questo ponte è anche quello riservato al tender da 10 metri che ha un invaso a scomparsa, trasformabile in prendisole.

Il secondo ponte è quello pensato per il relax. Oltre alla timoneria e alla cabina del comandante, ospita solo una grande sala con divani e intrattenimenti digitali.

Ultimo, e in questo caso più importante, è l’owner deck che si erge sopra a tutti gli altri. «L’armatore lo aveva detto chiaro e tondo: voleva una zona tutta per lui dove nessuno potesse disturbarlo», spiega ancora Pezzini.

Floating Life lo ha accontentato riservandogli un intero ponte, una sorta di attico magico dove rifugiarsi. Ha fatto in modo che questo ponte avesse, oltre a quello usato dall’equipaggio, anche un accesso privatissimo, inacessibile a chiunque altro. Perché il vero lusso, spesso, è avere dello spazio solo per sé.

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