Le vostre lettere: Tricase, dove ormeggi gratis solo se paghi, e la regata GiragliaTempo di lettura: 5'

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Alcuni spunti dalle vostre lettere al Giornale della Vela: a Tricase il posto barca è gratuito ma è vietato ancorare ed il corpo morto si affitta. Intanto alla regata della Giraglia tra classifiche e premi vincono un po’ tutti

di Mario Oriani

Bordo a terra durante le regate preliminari della Giraglia che si sono disputate nella rada di Saint Tropez in Francia.
Vi propongo in questo mio 360° due lettere su cui conviene riflettere. La prima l’ha scritta un amico e grande giornalista, Giovanni Porzio, orgoglioso proprietario di un Baltic 42. Dopo anni di Grecia, ha riportato il suo Blue Gal in Italia. E si è imbattuto in un luogo meraviglioso, Tricase, e in una brutta storia italiana, la nazione dove tutto è possibile. Anche pagare un ormeggio che dovrebbe essere gratuito. Nella seconda lettera, il lettore Bo spulcia le classifiche della regata della Giraglia e… ci sono talmente tanti premi che non ci si capisce più niente.

LA LETTERA DI PORZIO: ESTATE A TRICASE, TRA ORMEGGI GRATIS E CORPI MORTI DA AFFITTARE

“Ormeggio in Puglia a Tricase in un giorno di maestrale. Il minuscolo approdo è un incanto. Le poche case di pietra leccese sono immerse nei boschi di pini, l’acqua è trasparente e il lungomare gronda di bouganville e di oleandri rosa. Sembra l’atterraggio ideale dopo dieci anni di navigazioni in Grecia e Turchia. In testa al molo ci sono corpi morti, 3 metri di imbarcazioni, motoscafi, vele latine, lance da pesca, gommoni. Tanto che un’ordinanza della Capitaneria vieta l’utilizzo di ancore all’interno del porto.

Divieto di ancore in porto

E allora? Di colpo eccomi ripiombato in una delle trappole che nel 2001 mi avevano convinto a lasciare l’Italia e che spingono migliaia di diportisti a disertare le nostre coste. Un intreccio kafkiano di burocrazie borboniche, regolamenti assurdi, costi ingiustificati, conflitti di competenze. Se il turismo è una delle (poche) risorse di questo Paese, e del Salento in particolare, ci sono sistemi migliori per promuoverlo. O almeno per non scoraggiarlo! Tra una discussione e l’altra se ne va gran parte della giornata.

Un salto a Tricase e poi… sorpresa al ritorno in barca

Ne approfitto per visitare il paesino a monte del porto (che meraviglia la piazza con le due chiese barocche!). Vengo accompagnato in auto perché non esistono trasporti pubblici. La cortesia della gente, dal farmacista con cui intrattengo una fugace chiacchierata ai ragazzi degli ormeggi, prodighi di comprensione e solidarietà, è straordinaria. Tornato in barca si profilano fondo e un cartello che recita: “Tratto di banchina riservato alle unità in transito. Massimo giorni 3 (tre) di permanenza. All’arrivo presentarsi, con relativi documenti, all’autorità marittima”.

L’ormeggio gratuito

Transito? Qualcosa non quadra. L’”esperto locale” indicato dalle Pagine Azzurre, contattato per assicurarmi un posto, mi aveva detto che per Blue Gal, la mia barca, avrei dovuto pagare 70 euro. “Niente affatto” conferma il gentilissimo comandante della Capitaneria di porto. “Fino a tre giorni l’ormeggio, escluse acqua ed elettricità, è assolutamente gratuito”. L’affare si complica. L’esperto, che risulta essere il gestore di una delle cinque concessioni del porticciuolo, ribatte che quella banchina è riservata al transito. Ma non il corpo morto, che appartiene alla società Marine Italia, con sede a La Spezia.

Un affare kafkiano: puoi ormeggiare gratis ma devi affittare il corpo morto

Ho dunque il diritto di ormeggiare gratuitamente solo se utilizzo la mia ancora, non richiedo l’assistenza degli ormeggiatori e non usufruisco dei servizi. Maalare l’ancora nel porticciuolo di Tricase è impossibile. Lo specchio di mare è intasato, il fondale è cattivo tenitore e pieno di catenarie. Restano due alternative: rassegnarsi a pagare l’insensato balzello, oppure mollare gli ormeggi e far vela altrove, nonostante mi trovi solo a bordo e con l’anemometro che segna 25-28 nodi.

Un compromesso (a mie spese)

La prima soluzione è quella che alla fine quasi tutti gli italiani accettano, pur di non rovinarsi la vacanza e di non farsi venire il mal di fegato. Anche la seconda è un cedimento, che non sarebbe gradito neppure al comandante della Capitaneria di porto. Ma siamo in Italia, il paese della “terza via”. Così finisce con un compromesso onorevole: pagherò “solo” il corpo morto, 25 euro al giorno. E tutti vissero felici e contenti”.
Giovanni Porzio

LA LETTERA DI FRANCESCO BO: ALLA GIRAGLIA TUTTI VINCENTI

Ecco la lettera di Francesco Bo a proposito dell’ultima edizione della regata della Giraglia e le sue considerazioni.
“Ho letto i risultati completi della regata della Giraglia, mitica competizione velica del Mediterraneo. Ho notato la dovizia di premi assegnati e i vincitori di classe che ingenerano nel pubblico una grande confusione. Ti faccio l’elenco dettagliato delle classifiche dei primi e dei premi e dei trofei della Giraglia ricavato da un comunicato stampa dello Yacht Club Italiano. Ci sono un totale di otto primi classificati in altrettante categorie. Per l’esistenza:

  • Classe IR: shoemaker;
  • Classe ORCA: minda;
  • CLASS 40: Mistral looser;
  • Classe MINI MAXI CROSTINO: aeri;
  • MINI MAXI RACING: shoemaker;
  • Classe MAXI: esisti Europa 2;
  • CLASSIC BOAT IR: Ala Bianca;
  • Classe SWAN 45: taylo.

E veniamo ai premi e trofei della regata della Giraglia

Sono un totale di 13, se non me ne sono perso qualcuno. Il totale dei premi tra trofei e vincitori di classe è quindi di ventuno. Non ti sembra, caro Oriani, che già sia difficile capire una classifica con tante sigle e che ci siano troppi premi a confondere le idee? Come può volere Carlo Croce, presidente della FIVE, che la vela prenda sviluppo consistente nelle regate di altura non soltanto fra poche centinaia di adepti (più duecento barche alla Giraglia sono una eccezione, qui siamo di fronte ad un evento sportivo-mondano di livello europeo) e che tutti questi premi equivoci sulla serietà degli stessi o sulla presunzione che siano un motivo per accontentare sempre gli stessi?”

La risposta di Mario Oriani

Gentile Bo, anch’io credo che bisognerebbe tornare a categorie più semplici senza tante sigle, abolendo nelle classifiche certi raggruppamenti che confondono. Sulla questione dei premi non sono, invece, d’accordo. Si premi anche per altri meriti come il Premio Beppe Croce (al primo che doppia lo scoglio della Giraglia), evitando invece le ammucchiate. Una coppa, un piatto, ma anche un orologio serve a portare avanti nel tempo e nella memoria giorni felici in barca e a favorire una nostalgia che è un tenero piacere e anche attestato di amore per lo sport della vela.

Giornale Della Vela

Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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