Come manovrare in coperta per fare meno faticaTempo di lettura: 9'

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Non è vero che la vela è sempre fatica. Certo, bisogna sapere come manovrare, soprattutto se a bordo non si ha un equipaggio completo. Leggete qui e scoprite se sapete davvero fare la cosa giusta al momento giusto

Come manovrare in coperta per fare meno fatica

Se avete poco equipaggio a bordo, non siete costretti a soffrire! In questo articolo vi spieghiamo come manovrare correttamente e senza fatica.

L’ISSATA

Per la randa o il genoa portatevi con la prua al vento con un angolo di 15-20°. A velocità ridotta, lascate vang e scotta randa in modo che il boma sia libero. Una persona all’albero issa la drizza, intanto il timoniere recupera l’imbando con un giro sul winch e lo stopper aperto in modo che se la vela si incastra la si possa lascare. In alcuni casi può essere conveniente avere anche uno strozzatore sull’albero, per bloccare temporaneamente la drizza. Per quanto riguarda il genoa e a bordo avete il rollafiocco, c’è un’avvertenza da seguire che vi semplifica la vita. Attenzione alla scottina del tamburo: deve essere tenuta in tensione su un winch e lascata piano, per evitare che si avvolga sul tamburo con delle spire troppo larghe, rischiando di bloccarlo.

TERZAROLARE SENZA FATICA

Vi abbiamo consigliato di adottare la randa di tipo steccato con i carrelli a sfere. Questo sistema si rivela particolarmente comodo anche in caso di presa di mani di terzaroli. Il consiglio è quello di evitare di portarvi prua al vento, anzi completamente il contrario. Allargate l’andatura per tenere la barca più piatta possibile, in modo che chiunque debba lavorare in coperta possa essere stabile. Lascate tutta la scotta randa e procedete ad ammainarla per prendere la mano di terzaroli. Una volta raggiunto il nuovo punto di mura, fissatelo alla trozza del boma e tornate in pozzetto. Recuperate la drizza e occupatevi della borosa.

Se avete i garrocci nella canaletta dell’albero

La stessa manovra in realtà si può eseguire anche se avete i garrocci nella canaletta dell’albero. La manovra di ammainata sarà più faticosa, ma non sarete in pericolo. Per aiutarvi potete applicare, prima di salpare, una piccola cima dalla penna della randa al piede d’albero, è un aiuto in più per ammainare la vela sotto carico. Una volta finita la manovra occupatevi di ripiegare al meglio la vela in eccesso con i matafioni o con il lazy bag e il lazy jack.

SALIRE IN TESTA D’ALBERO

Per non fare la minima fatica, scegliete un drizza e preparate il bansigo, ricordate di fare una gassa e non fidatevi dei moschettoni. Togliete la drizza dagli stopper in pozzetto e portatela a prua, lasciandola ovviamente passare dal bozzello a piede d’albero. A questo punto, passatela sul barbotin del salpancora e, una volta pronti a salire potrete azionare il salpancora con la drizza; il vostro compagno di equipaggio arriverà in testa d’albero in un attimo.

NAVIGARE  E MANOVRARE DI BOLINA

In due o in equipaggio le regole sono le stesse. Certo è che con vento sostenuto più si naviga in assetto più l’equipaggio è al riparo da eventuali cadute. Di bolina la regolazione delle vele è abbastanza standard, e per diminure la tendenza all’orza bisogna cercare di aumentare lo svergolamento della randa. Tesate bene la drizza e la base per appiattire la vela (potete aiutarvi con un cunningham), e cazzate il paterazzo più che potete per spostare il grasso in avanti. Lascate carrello sottovento quanto basta e allo stesso modo regolate anche la scotta. Se prima di salpare sapete già che le condizioni saranno impegnative conviene allentare la tensione delle stecche, in modo che la vela rimanga piatta.

Fiocco e genoa

Per quanto riguarda il fiocco o il genoa, tesate sempre la drizza e spostate indietro il carrello per appiattire la vela. Cazzate il più possibile la scotta in modo che la vela abbia una forma corretta. In caso di straorza, o suo principio, non allarmatevi, lascate tutta randa e assolutamente non il fiocco. Se lascate anche la vela di prua non farete altro che “sdraiare” ulteriormente la barca. Se la straorza ahimè è giunta alla fine, non è una tragedia. Tenete la randa lasca facendo attenzione al boma che potrebbe andare in acqua, aspettate qualche secondo che il momento raddrizzante della barca faccia il suo compito. Spesso per navigare di bolina e con vento forte la tentazione è quella di allargare l’angolo per appiattire la barca.

Provate a fare l’esatto contrario

Cioè cazzate bene la randa e navigate al limite della massima bolina. La barca sarà più piatta perché l’incidenza del vento sulla vela ha un angolo ininfluente e navigherete praticamente solo di fiocco. Attenzione però che tale andatura dipende dall’intensità del vento.

NAVIGARE ALLE PORTANTI

Ad andature portanti, la forza di vento percepita è minore rispetto all’andatura di bolina. Il motivo è semplice, il vento apparente è minimo ed è nella stessa direzione del vento reale. Per questo motivo la navigazione spesso è più piacevole ma non dimenticate di tenere sotto controllo lo strumento del vento, per evitare di sollecitare troppo l’attrezzatura. Con vento sostenuto per avere la barca più stabile conviene utilizzare solamente la vela di prua, la perdità di velocità non è significativa e sarete più rapidi in caso di manovra. Se invece lasciate la randa issata, potete utilizzare un freno di boma che evita il passaggio involontario dello stesso in caso di strambata involontaria.

L’importanza del pilota

In questa andatura il pilota ben regolato e calibrato è fondamentale. Di norma le onde arrivano da poppa provocando rollio e sbandamenti di rotta. Un buon pilota automatico con sensore giroscopico è in grado di assecondare al meglio le “sbandate” causate dalle onde, ma fate attenzione sempre al livello delle batterie, il lavoro del motorino in questi momenti è elevato e rischiate di scaricare la corrente. Per limitare il più possibile la mole di lavoro del pilota potete:

1. Evitare di essere sovrainvelati

2. In funzione del vento, dell’onda e della meta, cercare la rotta che permetterà di mantenere l’imbarcazione piatta e la barra il più neutra possibile; spesso 10 gradi in più o in meno cambiano tutto.

LA VIRATA CORRETTA

Con solo due persone a bordo potete sfruttare le “magiche” funzioni dell’auto pilota. Se è collegato con la stazine del vento, potete lasciare il timone, preparare le scotte e una volta pronti alla manovra, premere per la funzione “virata” o “tack”. Di norma l’angolo di viratà è preimpostato in base al vento apparente o reale. Se volete farla al timone fate preparare la scotta sul winch sopravento e tente in mano la scotta sotto vento con il minimo di colli sul winch possibili. Eseguite la manovra lentamente, in modo che la vela rimanga all’interno delle draglie e che chi deve cazzare, possa farlo con facilità.

Quando dovete virare, preparate la scotta genoa in anticipo, così da poterla lascare senza intoppi. É qui infatti che si riscontrano il maggior numero di problemi in questo tipo di manovra.

ISSARE E AMMAINARE LO SPI

L’andatura migliore per issare lo spi, che in questo caso cosideriamo asimmetrico quindi tipo gennaker, è il gran lasco, ben poggiati, con la randa bene aperta. Il vento apparente in questo caso sarà minore e si sentirà solo il reale. Prima di issare, si installa il pilota cercando ovvimanete di fargli mantenere un’andatura stabile. Se il vento o il mare impediscono alla barca di rimanere in assetto sotto pilota, non vale la pena di issare lo spi: si rischia di mettersi in una situazione senza via d’uscita. Se la barca invece è stabile, si va su! Quando si tratta di issare, il fatto di essere soli non fa una gran differenza. Ma bisogna essere ancora più rigorosi nella preparazione della manovra.

Prima di manovrare

Occorre verificare tutto, dalla piegatura della vela (se c’è un po’ d’aria conviene giuncarla), al passaggio della scotta, del punto di mura ecc. E per issare, bisogna fare in fretta, altrimenti, una piccola raffica di vento può far gonfiare anticipatamente la vela, che a quel punto farà “pallone” e… si gonfierà con 3 o 4 metri di drizza liberi, tirando sulla testa dell’albero, sbandando la barca e sganciando il pilota. In questo caso ammainate tutto e ricominciate. Una volta pronti poggiate lascando la randa in modo che nascondi il gennaker in issata. Fissate la mura al musone o, se l’avete, al bompresso senza cazzarla troppo. Legate il sacco alla battagliola e recuperate già la scotta come per “stracazzare” la vela, in questo modo ne stenderete una pare in coperta.

Quando siete pronti

Una volta pronti o usate il pilota e fate la manovra in due, altrimenti uno sta all’albero e chi è al timone recupera l’imbando come visto per la randa, (ma ora tenete lo stopper chiuso). Così facendo, la vela salirà senza gonfiarsi perchè è stracazzata e coperta dalla randa. Un gennaker di poppa non ha praticamente portanza, quindi siete al riparo da intoppi. Una volta in testa d’albero potete prendere la scotta e regolarla correttamente. Così facendo il genoa, aperto o chiuso, è praticamente indifferente anzi, meglio se è avvolto, così il rischio di fare dei nodi è minore. In navigazione se il gennaker è regolato bene, il vento è stabile e non c’è troppo mare, il pilota svolgerà il suo compito al meglio. In quest’andatura è essenziale la sua calibrazione; il consiglio è quello di impostarlo con un angolo al vento, piuttosto che con un waypoint o una rotta precisa, eviterete strambate involontarie.

Per ammainare la vela 

Qui entra in gioco l’abilità di chi sta a prua ma il timoniere può fare la differenza. Qualsiasi sia la vostra manovra il consiglio più sentito, per chi sta a prua, è di lavorare sempre da seduto; in piedi l’equilbrio è precario e si rischia di cadere. Ricordate inoltre di portare con sé dei gerli da usare in caso di dover legare la vela. Una manovra d’ammainata poco utilizzata è quella di tirarla giù strambando. Se fatta bene noterete i vantaggi. Viene usata anche in regata (si chiama “KiwiDrop” perchè i neozelandesi furono i primi a farla in Coppa America) ma che in crociera risulta più che funzionale.

Gennaker e randa

Cazzate a ferro il gennaker e iniziate la strambata solo con la randa, lasciandola al centro in modo che non abbia portanza. Non appena vi trovate in poppa, quasi filo, il gennaker tenterà di passare sulle altre mura. A questo punto il timoniere mollerà rapidamente 1/3 della la drizza, e la vela cadrà tutta a in barca. Una volta che la persona a prua ha buona parte della vela in mano si mollerà la restante drizza. Bisogna essere rapidi a lasciare la drizza per evitare che vada a finire sulle crocette. In alternativa usate la calza o un frullone. Buon divertimento!

Leggi anche i trucchi di easy sailing per navigare con poco equipaggio.

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