Barche usate, nuove quotazioni post crisi nel mercato second handTempo di lettura: 5'

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Il mercato delle barche usate volta pagina ed entra nell’era “post crisi”, ora che le quotazioni si sono adeguate alla realtà. Scoprite quali sono le corrette curve di svalutazione e le quotazioni

di Antonio Galassi
Barche usate, nuove quotazioni post crisi nel mercato second handBenvenuti nel nuovo mondo del mercato delle imbarcazioni usate. Un mondo dove le barche valgono il giusto, dove si valuta con più attenzione lo stato di conservazione della barca. Dove non si specula, dove non si ritira la vecchia barca a una cifra gonfiata per vendere un modello nuovo. Una bella notizia per il sofferente mondo della nautica, di buon auspicio per una ripresa che si annuncia dietro l’angolo. Un nuovo panorama positivo per chi vuole comprare o vendere una barca usata nel 2011. Il mercato “post crisi” delle barche usate finalmente si annuncia equilibrato, senza eccessi dalla parte di chi acquista, ma neppure da chi invece cede. Come si è finalmente arrivati a un mercato maturo ed equilibrato, che si ispira a settori più avanzati come quello immobiliare o automobilistico? Con un lungo cammino nel deserto, quello degli ultimi tre anni, a partire dal fatidico settembre 2008.

Cosa era accaduto nel mercato delle barche usate?

A partire dall’inizio del nuovo millennio il mercato era impazzito, la barca usata praticamente non si deprezzava, se non marginalmente, rispetto al prezzo di acquisto per chi voleva acquistare una nuova barca. Nuovo e usato praticamente allo stesso prezzo. Perché? Il cantiere e il rivenditore erano disposti a ritirare, sopravvalutandolo, un usato pur di vendere subito un nuovo modello. Tutto magicamente quadrava (ma la malattia poi si sarebbe conclamata), con la connivenza degli istituti finanziari, che allora prestavano denaro con allegria e avventatezza, sicuri di guadagnarci con gli interessi praticati a chi vendeva e a chi acquistava. Ma alla fine questo sistema perverso si è inceppato.

IL MECCANISMO NON FUNZIONA PIÙ

Chi, invece di una nuova, voleva comprare una barca usata, che per definizione dovrebbe essere un “occasione”, trovava dei prezzi che erano fuori mercato, troppo alti. Così, o rinunciava a comprare la barca o si orientava, per forza di cose, verso un modello nuovo. Tanto quest’ultimo costava praticamente la stessa cifra, a parità di dimensioni. E, comprando un’imbarcazione appena uscita dal cantiere, trovava un accesso più facile al credito rispetto all’acquisto di un usato.

Il risultato di quegli anni folli

Sicché i piazzali si sono riempiti di barche usate sopravvalutate, senza alcuna possibilità di trovare un compratore. E la storia del mercato nautico (ma anche di quello automobilistico) insegna: se si ferma l’usato entro breve tempo entra in sofferenza anche quello del nuovo. Così è stato, complice la crisi economico-finanziaria odierna, la più profonda da quella del ’29. Dalla fine del 2008 si è consumata un’acerrima battaglia dei prezzi, dove chi voleva vendere una barca usata pensava di poter spuntare un prezzo irreale, vicino a quello che aveva speso inizialmente, con una quasi nulla svalutazione del bene.

Una situazione irragionevole

Per fare un esempio, molti venditori volevano spuntare svalutazioni minime, dell’ordine del 10% dopo un anno dall’acquisto o di un massimo del 30% dopo dieci anni di vita della barca. Ma non c’era più nessuno disposto a comprargliela a quel prezzo, ovviamente. I cantieri poi, finito il tempo delle vacche grasse e con i bilanci ammaccati dalla riduzione anche del 50% delle vendite, hanno definitivamente abbandonato la politica folle del ritiro dell’usato a qualsiasi costo, pur di vendere una barca nuova.

L’ANNO DEL PREZZO GIUSTO

Così si è arrivati all’anno zero, il 2011, quello del prezzo giusto con una reale svalutazione del bene, dove le differenze di valore tra barche dello stesso modello si giocano sullo stato di conservazione, sugli accessori non obsoleti installati a bordo. Senza dimenticare il sano principio della trattativa serrata tra chi vende e chi compra, alla ricerca della reciproca soddisfazione. Ma allora, quali sono oggi dei corretti criteri di svalutazione, validi per tutte le barche prodotte in serie, escludendo modelli particolari come le barche d’annata che sono state oggetto di totali refitting, quindi come nuove? Oppure di barche che hanno più di dieci anni che hanno quasi esaurito la loro curva di perdita di valore.

I PARAMETRI DI VALUTAZIONE CORRETTI

Abbiamo stilato un criterio generale, seguendo l’andamento dei prezzi da un osservatorio privilegiato, quello delle centinaia di annunci di barche usate nella rubrica Compro& Vendo, che vengono pubblicati sia sul nostro giornale ogni mese sia, con costanti aggiornamenti, sul nostro sito.

La regola generale per il prezzo delle barche usate

La regola generale, condivisa oggi dalla maggior parte dei broker, è che dopo il primo anno di vita una barca dovrebbe perdere tra 20 e il 30% del suo valore di acquisto (compresi IVA e spese per accessori, attrezzature, impianti non compresi nel prezzo di listino) compresa. La forbice tra il 20 e il 30% è determinata dalla maggiore o minore tenuta di prezzo di un determinato modello e, soprattutto, dal marchio del cantiere. Esattamente come accade nel mondo automobilistico o in quello immobiliare, dove il valore di acquisto di una casa è influenzato dalla zona dove si trova.

Dal secondo al quinto anno

Dal secondo al quinto anno la curva di svalutazione rispetto al costo iniziale si attenua, attestandosi tra il 5 e l’7%. Dopo cinque anni il valore del bene si attesta tra il 60% (svalutazione bassa) e il 40% (svalutazione alta) del prezzo iniziale. Da qui in avanti, dal quinto al decimo anno, le cose cambiano. Infatti la perdita di valore di una barca si attenua sensibilmente, attestandosi attorno al 2/4% annuo. Cominciano a entrare in gioco fattori importanti come le condizioni effettive di conservazione della barca, l’efficienza dei suoi apparati. E poi l’obsolescenza o meno delle attrezzature, il grado di inserimento a bordo di nuovi accessori al passo con i tempi.

Dopo dieci anni cambiano le quotazioni

Questi fattori diventano essenziali quando la barca supera i dieci anni di vita. Questo è il vero spartiacque che stabilisce il valore residuo, che può rimanere tale per decenni, al netto della svalutazione. Se la barca è stata curata e rinnovata così da mantenerla come “se fosse nuova”, allora conserva praticamente inalterato il prezzo, senza ulteriori svalutazioni. Se invece negli anni la barca è stata lasciata andare, senza effettuare reali interventi di manutenzione, con conseguenti gravosi oneri di “refitting” per chi l’acquista, tutto cambia. È necessario stabilire qual è il costo per riportare la barca in perfetta efficienza. Questo costo va detratto da quello che sarebbe il valore della barca “non degradata”.

Giornale Della Vela

Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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