Le dritte dei velisti per migliorare le attrezzature di bordoTempo di lettura: 8'

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Sono tanti gli accorgimenti e i trucchi per ottimizzare le vostre attrezzature di bordo. Dalle rotaie per la randa al paranco fine per regolare la scotta, fino ad imparare come prendere comodamente i terzaroli

Le dritte dei velisti per migliorare le attrezzature di bordo

Abbiamo raccolto in un articolo alcuni trucchi, o accorgimenti, che rendono la vostra esperienza da velista più piacevole. Ecco come migliorare le attrezzature di bordo.

ISSARE SENZA SFORZO

Ecco una soluzione che arriva dritta dritta dal mondo delle regate: la drizza della randa parancata. Si tratta in sostanza di applicare un bozzello sulla tavoletta (penna) della randa. In questo modo la drizza può tornare in alto, fissandola su un punto fisso in testa d’albero, così da creare un paranco 2:1. Oltre a diminuire la compressione esercitata dalla drizza sull’albero, questo sistema consente di dimezzare lo sforzo necessario per issare la randa. Idem per l’eventuale membro di equipaggio da issare in testa d’albero.

Applicare questo sistema alla propria barca è semplice

Occorre sostituire la drizza esistente con un’altra di lunghezza quasi doppia. C’è chi utilizza la vecchia drizza aggiungendoci una coda, ma in quel caso è bene far fare la piomba da un professionista e non utilizzare quella drizza per issare un uomo sull’albero. Poi si deve montare un bozzello sulla tavoletta della randa (ottimo quello fatto appositamente per questo scopo della Antal). Infine realizzare un punto fisso in testa d’albero, nella stessa struttura che serve da attacco al paterazzo. Un consiglio: per evitare che la drizza possa prendere dei giri su se stessa, usate un bozzello che non ruota.

Il bozzello prodotto dalla Antal appositamente per parancare la randa 2:1 senza correre il rischio che una linea della drizza si attorcigli all’altra.

 CAZZARE CON VENTO FORTE

Chi possiede una barca con la scotta randa a paranco sa bene le difficoltà di questo sistema con vento forte, sia per cazzare che per lascare. Può sempre essere d’aiuto rinviare la scotta sul winch primario libero, ma non sempre la direzione di tiro è corretta. Col rischio di far lavorare male il bozzello e romperlo. Le soluzioni al problema sono due.

Il paranco fine

La più semplice è quella di montare sul circuito a paranco principale una seconda linea, detta paranco fine, che riduce notevolmente il carico sulla scotta consentendo di aprire lo strozzatore con più facilità, oltre che di regolare la randa con sforzi più contenuti. Nel caso la modifica del vostro circuito non sia possibile, in commercio si vendono anche paranchi già dotati della seconda linea (ottimi quelli della Harken o della Antal).

La seconda soluzione

Un po’ più complessa ma più efficace, è di rinviare una delle due estremità della scotta parancata su un winch delle drizze (anziché fissarla sull’arricavo), lasciando l’altra a comporre il circuito del paranco. In sostanza: dal bozzello sotto il boma una estremità della scotta va verso il piede d’albero (correndo lungo il boma). Poi dal piede d’albero viene rinviata su un winch delle drizze. L’altra estremità compone invece il circuito del paranco ed esce dal bozzello con relativo strozzatore sul trasto. In questo modo, con vento leggero si può continuare a regolare la scotta con il suo solito paranco a portata di mano del timoniere. Con vento forte, lasciando strozzata la scotta sul paranco, si regola l’altro capo servendosi del winch delle drizze e dello stopper sulla tuga.

Vantaggi del paranco

Il paranco 2:1 dimezza letteralmente lo sforzo necessario per issare la randa, ma non solo: allo stesso modo si può tirare fino in testa d’albero un membro d’equipaggio.

Non è solo una questione di fatica, ma la presenza di un paranco fine aumenta anche la sicurezza per le mani del randista.

LA RANDA STECCATA

La randa steccata ormai è diventata di uso comune sulle barche a vela. Tutti gli armatori che vogliono avere una vela con una ottima forma e quindi con performance sicuramente superiori a quelle delle rande avvolgibili nell’albero, scelgono questa soluzione. Il sistema con la randa steccata ha infatti tanti vantaggi rispetto alle rande tradizionali.

I vantaggi della randa steccata

Prima di tutto si issa con grande facilità e con altrettanta velocità scende. Anche se la barca non è prua al vento la randa scende ugualmente. Pure terzarolare è molto facile, grazie allo scorrimento dei carrelli a sfere che non si “incastrano” mai in discesa. Anche una persona da sola è in grado di eseguire la manovra di issata e ammainata della randa, grazie allo scarso attrito e all’alto scorrimento dei carrelli. In più, c’è un discorso di mantenimento e usura dei materiali. La randa inoltre dura di più perché le stecche lunghe quanto la vela la rendono più rigida e con minori sforzi.

Come fare

Ogni randa tradizionale può essere sostituita con una steccata, basta montare sull’albero il sistema apposito. Una rotaia viene fissata sulla faccia posteriore dell’albero, in corrispondenza della canaletta esistente. Una serie di carrelli (meglio a sfere) viene inserita nella nuova rotaia e la randa viene poi fissata a questi carrelli. In breve è questo il sistema per rande steccate. Ovviamente la randa deve essere dotata di attacchi ai carrelli compatibili con il sistema adottato. I prezzi del sistema completo (carrello della tavoletta della randa carrelli per stecche carrelli intermedi rotaia terminali varie) per una barca con una randa di circa 40 metri quadri può costare dai 2500 ai 3500 euro.

MIGLIORARE LA RANDA

Che per l’uso crocieristico la randa full batten sia migliore di una randa a stecche corte è assodato. Non fosse altro perché dura più a lungo, essendo meno soggetta a fileggiare (specie nelle navigazioni a motore controvento). Se armata di lazy jack risulta inoltre più pratica da ammainare, raccogliendosi ordinatamente sul boma con minimo intervento dell’equipaggio.

C’è però un problema nella randa full batten

La pressione esercitata dalle stecche verso l’albero e la conseguente minore scorrevolezza dei cursori in issata e ammainata. Se in condizioni di vento leggero questo pone poche difficoltà, con vento forte la manovra può diventare complessa. E lo è ancor più se ci troviamo a prendere una mano di terzaroli (magari con vento al traverso…). La soluzione a questo problema consiste nel dotare la randa di carrelli al posto dei cursori.

La rotaia per la randa

In commercio se ne trovano vari tipi, tra cui anche quelli che possono adattarsi alla gola della canalina. Ma, volendo semplificare le manovre con qualsiasi condizione di vento e mare, il sistema più efficiente e affidabile è quello della rotaia esterna con carrelli a sfere o con pattini di materiale autolubrificante. I sistemi di cursori interni alla gola, seppure sofisticati, non garantiscono infatti la scorrevolezza del sistema con carichi radiali come quelli esercitati dalle stecche, specie con vento forte laterale.

Vantaggi

I sistemi con rotaia per la randa garantiscono una notevole scorrevolezza in ogni situazione. Sono diversi i tipi di sistemi presenti in commercio, tra cui quelli che si possono adattare alla gola della canalina, anche se il più semplice rimane quello con rotaia esterna con carrelli a sfere.

 CARRELLO DEL GENOA

Sono davvero poche le barche da crociera di serie dotate del circuito di regolazione dei carrelli del genoa. E pensare che questo utilissimo sistema evita di dover lascare la vela ogni qual volta occorre spostare il punto di scotta, nonché muoversi dal pozzetto per sganciare e riagganciare il fermo del carrello. Dovrebbe ancor più essere di complemento a un genoa avvolgibile. Basta infatti rollarlo di un paio di giri ed ecco che la scotta non ha più la corretta direzione di tiro.

Come applicarlo

Applicarlo alle rotaie di una barca che ne è sprovvista è tutto sommato semplice. L’importante è tenere presente che, per funzionare bene manualmente, il paranco deve essere almeno a quattro vie per una barca oltre i 10 metri. Il più semplice paranco 2:1 vi costringerebbe a utilizzare un winch, con tutte le problematiche che può comportare.

Le dritte dei velisti per migliorare le attrezzature di bordo
Poter regolare in sicurezza il genoa dal pozzetto, ma anche poterne avanzare e arretrare il carrello senza essere costretti a lascare la scotta è un vantaggio non indifferente: soprattutto se si è solo in due a bordo.

I TERZAROLI RAPIDI

Si tratta di un sistema che permette di ridurre la superficie velica, ma bisogna apporre delle modifiche alla randa. Chi vuole far da sè può realizzare il circuito facendo un cunningham per ciascuna mano di terzaroli. È una cima da rinviare ai winch delle drizze, che serve per abbassare l’inferitura della randa. Per realizzare questo sistema occorre montare due golfari sull’albero all’altezza della trozza del boma, che fungono da punti di mura per ciascuna mano di terzaroli, in sostituzione del classico gancio in acciaio.

Alcuni accorgimenti

In qualche caso si possono montare i golfari nella stessa trozza, evitando di praticare fori sul profilo dell’albero. L’importante è che la mura della mano di terzaroli si trovi in posizione tale da mantenere l’inferitura della randa il più possibile vicina alla rotaia dell’albero, così da non sollecitare i carrelli o i garrocci. Il circuito dei cunningham dunque parte dai golfari, dove si fissano le cime con una gassa o un nodo del cappuccino, entra negli occhielli sull’inferitura della randa, ridiscende a piede d’albero e da un bozzello vanno a uno stopper in pozzetto. Per ridurre la randa basterà quindi agire sui singoli cunningham delle mani e sulle borose della vela.

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